Luogo Pio Colleoni sala uno

Alla scoperta dell’Istituto Luogo Pio Colleoni, un gioiello medievale lungo la Corsarola

Ci potete passare davanti mille volte e mille volte trovarla chiusa. Ma quando finalmente la troverete aperta, non lasciatevela scappare: entrate a visitare la casa di città di Bartolomeo Colleoni, un vero e proprio gioiello nascosto, sulla via principale di Città Alta, oggi sede del più antico istituto di carità di Bergamo ancora esistente, l’Istituto Luogo Pio Colleoni (o Luogo Pio della Pietà Istituto Bartolomeo Colleoni).

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Come tutte le domeniche stavo facendo la mia passeggiata lungo la Corsarola (via Colleoni) quando mi sono accorta che il portone della casa del condottiero bergamasco era aperta per una mostra mercato NEPIOS  e mi ci sono infilata. Dopo una rocambolesca caduta nel corridoio che porta all’ingresso (fate attenzione, quando è bagnato il muschio che si è formato sulle piastrelle piatte, diventa una lastra scivolosa traditrice) sono finalmente entrata e ho cominciato a osservare le meraviglie di questo luogo storico.

La casa di città di Bartolomeo Colleoni

Nato come la casa di città di Bartolomeo Colleoni, questo palazzo alla sua morte fu trasformato per suo volere in istituto di carità dedicato alle giovani fanciulle senza dote. Oggi è uno dei più antichi d’Europa ancora in attività, racchiude opere di interesse artistico e porta il nome del valoroso condottiero…

Non si potrebbe fotografare, ma come si fa a non immortalare queste meraviglie per riguardarle mille e mille volte, visto che non è sempre aperta al pubblico?
Per questo ho scritto e ho chiesto di poter utilizzare le foto che ho scattato e quelle che ho trovato in rete (mostrandole in anticipo) e non avendo ricevuto risposta ho deciso di prendere quelle presenti sul sito internet.

La storia dell’Istituto Luogo Pio Colleoni, il più antico istituto caritatevole

L’edificio era originariamente di proprietà della famiglia Suardi, una delle più antiche e importanti di Bergamo. Quando passò ai Colleoni divenne la residenza di città del condottiero Bartolomeo Colleoni, il quale lo affidò al suo uomo di fiducia, tal Vanotto Colombi, con l’incarico di amministrarlo insieme a tutte le sue proprietà nella città di Bergamo. Nel 1475 Colleoni fondò l’Ente Caritatevole della Pietà assegnandone la sede, con l’obbligo di non alienazione. Il condottiero non aveva avuto eredi maschi, e già nel 1466 aveva elargito alla città di Bergamo una donazione inter vivos comprendente beni immobili, affitti e diritti sulle acque. Questa donazione fu affidata appunto  all’Istituto Luogo Pio che doveva ogni anno, con il ricavato, assegnare alle giovani donne povere in età da marito, o con la devozione monacale, la dote necessaria per potersi maritare o entrare in convento.

La targa che vedete qui sotto e che trovate a destra del portale d’ingresso è stata posta nel 1953 agli Amici di Città Alta, gruppo che si proponeva così di segnalare i luoghi importanti di Città Alta e fornire a tutti una memoria storica sulla storia di Bergamo che altrimenti avrebbe potuto andare perduta. Non è l’unica targa che si trova in città: fateci caso, vengono firmate A.C.A (Amici di Città Alta).

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Nel testamento redatto del 1475, Colleoni affidò inoltre sempre all’ente il completamento della Cappella Colleoni e la sua manutenzione, così come la gestione delle funzioni religiose. Il palazzo divenne così quello che si difinisce Domuns Pietatis e fu decorato con gli affreschi che si possono vedere e ammirare ancora oggi entrandovi.

L’ente benefico continua a essere attivo e oggi è uno dei più antichi, se non addirittura il più antico presente in Italia. Ma nel 1975 ha modificato la modalità della sua donazione, abolendo il diritto alla dote che evidentemente oggi non è più una pratica contemplata e l’ha sostituito con un aiuto economico assegnato alle donne che per vari motivi sono emarginate e private dalla dignità sociale.

L’esterno della casa di Bartolomeo Colleoni

Portale Luogo Pio ColleoniIl portale d’accesso su via Colleoni ha la caratteristica policromia della Cappella Colleoni,  in pietra arenaria, ha le basi delle paraste, i capitelli e il fregio della trabeazione  in marmo rosso di Verona scolpito con stemmi e cornucopie parzialmente cancellati. L’architettura ricorda quella di palazzo Brembati del 1467 e  il portale è probabile opera di Alessio Agliardi e delle stesse maestranze che lavorarono alla realizzazione e decorazione della cappella.

Nel XIX secolo l’immobile passò di mano e divenne proprietà della famiglia Secco Suardo che fece ristrutturare le facciate e che in parte lo modificò demolendone un’area per realizzare il giardino che si trova ancora oggi. Nel 1891 l’ente ricomprò la parte d’immobile rimasta e la riassegnò alla gestione delle opere caritatevoli.

L’ingresso presenta sopra la porta principale l’immagine che è anche il simbolo dell’ente, il Cristo in pietà che riporta la scritta ‘PIETATI DICATA DOMUS’, l’immagine di un Cristo flagellato che doveva suscitare compassione, esattamente il principio fondante dell’ente che faceva della compassione il motore per le proprie opere caritatevoli. L’affresco oggi è parzialmente danneggiato perché fu coperto con un  dipinto dal medesimo soggetto che venne poi strappato e conservato in una sala interna.

Gli interni dell’edificio

Al piano terra sono presenti due sale: qui di solito si svolgono le mostre mercato d’arte organizzate da Nepios, l’associazione senza scopo di lucro a tutela dell’infanzia e della famiglia che trova qui il suo luogo ideale.

La sala d’ingresso

La prima sala presenta un grande affresco, rappresentante una Madonna col Bambino tra San Rocco e San Sebastiano attribuita ad Antonio Boselli, immagine successiva alla peste del 1529. La sala conserva le statue originali esposte sulla facciata della cappella Colleoni opera di Giovanni Antonio Amadeo in marmo bianco di Carrara, alcune armature e un dipinto raffigurante Crocifisso adorato da San Francesco e Bartolomeo Colleoni del XIV secolo originario del convento di Santa Maria Incoronata di Martinengo.

Il grande dipinto rappresentante il condottiero a cavallo, presente nella sala, era posto in precedenza in una sala differente, ma venne strappato nel periodo in cui il fabbricato era stato alienato, probabilmente per essere venduto, opera che viene assegnata a Nicola Boneri autore di alcune pitture documentate ma perse della cappella Colleoni.

Il portale in pietra scolpita presenta lo stemma del 1552 dei Colleoni d’Angiò, mentre il soffitto a cassonetti in stile neo-rinascimentale risale al 1800.

E’ presente un calco del busto del condottiero eseguito da Francesco Somaini nel 1840, il bozzetto di gesso è conservato nella Biblioteca Civica Angelo Mai mentre il busto in marmo si trova all’Accademia di Brera. Qui vi mostro anche un dipinto di Giovan Battista Moroni raffigurante il Colleoni e che oggi è diventato un quadro iconico.

Il Cristo Crocifisso

Il Cristo Crocifisso con San Francesco e Bartolomeo Colleoni che si trova in questa prima sala merita una spiegazione: è un affresco strappato dal Monastero dell’Incoronata a Martinengo, ora al Luogo Pio. Sul quadro si può distinguere a fatica l’iscrizione che spiega la sua devozione e le sue opere caritatevoli:

“Il fu Bartolomeo Colleoni, valoroso comandante dell’esercito della Serenissima, nobile bergamasco della casa d’Angiò, signore di Martinengo, Romano, Ghisalba, Malpaga, Cavernago, Palosco, Urgnano, Cologno e Solza, con sentimento devoto per il serafico ordine di San Francesco e condotto da pia compassione, adornò questo tempio di magnifici arredi per il culto divino e, in primo luogo, portò a compimento fino alla calce questo ampio monastero a sue spese. Inoltre, per soddisfare un pio voto della sua benemerita consorte, l’illustre madonna Tisma, costruì, ornò e dotò il monastero di Santa Chiara nel Castello di Martinengo. Morì il nobile e illustre Bartolomeo il 3 novembre 1475 e perciò in quel giorno, ogni anno, i frati e le monache devono celebrare per l’anima sua una messa in suffragio per non peccare di ingratitudine”.

Il giardino del Pio Luogo Colleoni

Da questa sala è possibile accedere al giardino che vi porta davvero in un angolo nascosto di Città Alta, uno di quei luoghi che non vi aspettate. Non è molto grande, ma è raccolto e silenzioso, adatto alla riflessione.

La Sala Picta

La seconda sala, chiamata Sala picta, era il luogo adibito a consiglio del Pio legato ed ha una volta lunettata. Le pareti presentano affreschi raffiguranti le dieci virtù, mentre nelle lunette ad arco acuto sono raffigurati gli stemmi della famiglia e ritratti di uomini illustri, tutto l’ambiente doveva ricordare le virtù a cui dovevano far riferimento i membri del consiglio. Nei pennacchi sono affrescati i dieci apostoli e nel soffitto l’immagine di Cristo benedicente. La sala fu affrescata dopo la morte del Colleoni. Tutti i dipinti sono stati ridipinti da Giuliano Volpi nel 1896.

Gli affreschi si presentano in uno stato di cattiva conservazione. Tra le virtù, anche se notevolmente deteriorata, la raffigurazione della Prudenza ha la rappresentazione di una donna con tre volti, volendo indicare, come nella cultura classica, che la prudenza sia indice di saggezza, con la capacità di saper vedere il passato, nella giovinezza, il presente, nella maturità, ma saper poi cogliere il futuro nella vecchiaia, con la particolarità che il futuro, rappresenta un volto maschile.

La parte non visitabile dell’Istituto Pio Colleoni

Nelle sale al primo piano – che non ho potuto visitare – si trova l’archivio dell’ente che conserva tutti i verbali dei consigli, alcuni cimeli, la pittura Cristo in pietà con il condottiero in preghiera, erroneamente attribuita al Mantegna ma in realtà di un autore anonimo che rielabora i lavori del Cristo in pietà di Giovanni Bellini (una simile raffigurazione si trova nella chiesa di sant’Agostino).

Sono presenti un ciclo di pitture provenienti dal Castello di Malpaga, e la lunetta raffigurante il Cristo nell’avello, ottocentesco, strappato sul portale di ingresso.

Nella sala adibita a studio, si trova il ritratto del condottiero, copia dell’opera di Giovan Battista Moroni, che da un’effigie di bronzo di Marco Guidizzani e un affresco nella chiesa dell’Incoronata a Martinengo riuscì a raffigurare la figura reale.

Note

Le informazioni contenute in questo post sono rielaborazioni di quanto già pubblicato e trovato in Rete. Alcune delle foto degli interni visitabili sono mie e sono state scattate durante una visita prima di scoprire che non è possibile fare foto (le inserisco perchè sono presenti anche sul sito dell’Istituto Pio) e vanno ad integrarsi a quelle tratte dal sito ufficiali. 

Per qualsiasi modifica o richiesta di integrazioni sono a disposizione.

12 commenti

  1. Mi sembra un posto magico vorrei poterlo visitare
    Quando e in programma la prossima apertura con visita
    Grazie
    Volpi monica

  2. ADoro questo genere di visite, non solo si collegano alla storia della città, ma anche all’arte. Non ho mai capito al contrario il divieto di fare foto. In un mondo social, più una cosa è visibile, più è conosciuta!

  3. Interessantissima la storia di questo luogo e dell’ente, ma soprattutto bellissime le sale e le decorazioni. La Sala Picta sembra un vero gioiello!

  4. La sala Picta è qualcosa di meraviglioso. Mi sarebbe venuto certamente il torcicollo per stare a guardare tutta quella meraviglia il più possibile. Capisco che vietino le foto, meno male che ci sono quelle sul sito!

    1. Pensa che invece io non capisco il divieto. Nell’era dei social non ne vedo il motivo. Me lo devono spiegare.

  5. Un luogo ricco di storia, davvero affascinante. Mi piace scoprire queste dimore di un tempo, mi lasciano sempre a bocca aperta.

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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