La Madonna dei Campi di Calvenzano

Visitare la Madonna dei Campi di Calvenzano, piccola gemma bergamasca che celebra l’universo femminile

Il suo delizioso volume bianco e rosso, il campanile trecentesco e gli archi che scandiscono il portichetto spiccano nella distesa verde dei campi  E’ la Madonna dei Campi di Calvenzano (più precisamente Oratorio della Beata Vergine Assunta di Calvenzano), nella Bassa Bergamasca, al confine con Crema. Non credo di essermi mai spinta con i miei racconti delle bellezze della terra bergamasca così nella Bassa. Mi ha contattato una sera Silvia del FAI invitandomi a venire a visitarla e mi ha incuriosito al punto di chiederle di organizzare una visita per avere la possibilità di raccontarvelo prima dell’ultima apertura della stagione, il 20 ottobre.

La bellezza di questo luogo potrebbe bastare, ma è solo entrando e ammirando gli splendidi affreschi che rendono unico e speciale questo scrigno d’arte che ci si può sentire al centro di un viaggio dedicato alla donna. Tutto l’interno è rivestito, fino all’ultimo centimetro, da una pelle dipinta nel 1623 dal pittore cremasco Tommaso Pombioli. Un unico e articolato ciclo delle Storie di Maria e la rappresentazione dei suoi emblemi. Con la presenza di Sante intercessorie, Sibille, Profeti e angeli musicanti.

Volete saperne di più? Seguitemi in questa visita guidata virtuale e, se potete, andate a farci un giro a ottobre: ne vale la pena.

L’origine dell’edificio e il perché del nome Madonna dei Campi

Il nome «Madonna dei Campi» è molto diffuso soprattutto tra le chiesine costruite a cavallo tra XVI e il XVII secolo, perché l’aumento demografico dalla metà del ‘500 richiese di aumentare notevolmente la produzione agricola, e quindi diventò fondamentale la protezione della Madonna tramite la costruzione di edifici a lei dedicati.

Non si hanno notizie certe sulla fondazione di questo edificio a Calvenzano: è possibile che in origine fosse un semplice punto di devozione, forse un’edicoletta sacra, che nel tardo ‘500 fu modificato e impreziosito fino a diventare santuario.  Purtroppo non ci sono prove o documenti scritti che ci rimandino a un’epoca precedente: gli archivi parrocchiali del paese andarono distrutti in un incendio. Le notizie ricavabili dalle visite pastorali si hanno solo a partire dal 1600 e questo oratorio risulta già esistente. Quello che si sa è che era lontano dal centro abitato e che era circondato di campi e boschi, tanti boschi che oggi non ci sono più.

Calvenzano-Madonna-dei-Campi

Una chiesa che “parlava” ai pellegrini

Vi renderete subito conto che si tratta di una chiesina di campagna che un tempo doveva essere meta di pellegrinaggi o anche solo di processioni. L’edificio è preceduto da un portico destinato all’accoglienza e al riparo. Qui si poteva certamente andare a pregare anche quando la chiesa era chiusa, infatti ai piedi delle due finestre si trovano due inginocchiatoi in pietra. Ancora oggi sulle grate delle due finestre troviamo dei segni devozionali lasciati da qualche fedele.

Questo portico non serviva solo all’accoglienza. Alzando lo sguardo si trova il complesso ciclo del Giudizio Universale: una doppia vela con il Paradiso e, capovolto, l’Inferno; ai lati 8 spicchi con angeli. Ricordava con le immagini ai pellegrini il destino che attende tutti inevitabilmente.

Guardate tutto con attenzione. Nella vela tra Paradiso e Inferno uno squarcio del cielo corrisponde a Maria Assunta, sopra il portale. Nella lunetta laterale di sinistra troviamo i santi Pietro e Paolo, che rappresentano la comunione con Roma (sono anche i Santi cui è intitolata la Parrocchia di Calvenzano). A destra, una santa martire con la palma del martirio. Accanto a lei un Santo Vescovo, forse Imerio, proto-Vescovo di Cremona, di cui però non si è riusciti a recuperare informazioni più precise.

Questi affreschi sono forse dovuti ad un artista locale, circa della prima metà del XVII secolo. Nella relazione della visita pastorale del 1624 si parla infatti solo di “portico con quattro pilastri in laterizio“, mentre in quella del 1641 di “atrio dipinto e porticato“.

Alcune curiosità: sull’atrio e sul custode della chiesa

Sapete che amo raccogliere le storie dei luoghi. Per alcuni sono semplici curiosità, ma per me sono immagini che mi scorrono davanti agli occhi come film. Guardate il muretto che chiude il portico a destra dell’ingresso: le parti della pietra sono consumate in modo particolare. Non è così per colpa delle intemperie, ma per via dell’uso che se ne faceva. Si è scoperto infatti che quel muretto serviva anche ad affilare le lame delle falci con cui si mietevano grano e erba da fieno, e che veniva utilizzato proprio come pietra cote. Quando l’ho saputo mi sono immaginata i contadini che prima di andare nei campi venivano ad affilare le lame dei falcetti sul portico della chiesa per raccomandare a Dio e alla Vergine i raccolti e il lavoro in campagna o nei boschi.

La seconda curiosità (o storia) è che essendo abbastanza lontana dall’abitato, questa chiesina veniva abitata da un custode che se ne prendeva cura. Veniva chiamato Eremita e alloggiava in quella che oggi è la sede del Gruppo Alpini. Pare che quest’uomo trascorresse molto tempo da solo, soprattutto dal calar del sole quando i contadini lasciavano i campi e tornavano verso il paese. In alcuni documenti ritrovati si narra che uno degli eremiti aveva preso con una certa “allegria” il proprio compito: non indossava la veste nera d’ordinanza e amava il vino in fiaschette. Così un giorno lo ripresero e gli intimarono di togliere i fiaschi di vino dalla sacrestia, di vestirsi in modo consono e di andare a ritirare la licenza. Insomma, gli fecero il pelo e contropelo, come si dice! Ma evidentemente non ne fu particolarmente impressionato perché la richiesta di andare a ritirare la licenza si ripetè altre due volte, in anni diversi.

Ma le curiosità non sono finite qui. Se guardate il campanile, noterete due particolarità:  una cuspide a pigna (con decorazione a scaglie) e strutture cieche decorative (specchi e archetti ciechi) che sono palesemente più arcaici rispetto alla decorazione esterna.
Ma anche il fregio con grandi mensole di ordine ionico sopra l’ingresso è un’altra particolarità.  Infatti risulterebbe essere più in linea con le architetture più ricche e moderne che non con le chiesine di campagna.

L’interno della Madonna dei Campi

Varcate l’ingresso della Madonna dei Campi e guardavi intorno: è un tripudio di affreschi e di simboli femminili.

All’interno l’unica decorazione non ad affresco (fine XVI secolo) è rappresentata dalla pala d’altare, palesemente derivata per la parte inferiore da un modello di Simone Peterzano, allievo di Tiziano, maestro di Caravaggio. La Madonna indossa una veste rosa, che riconduce al rosso, simbolo della condivisione della passione di Cristo, e un manto azzurro che la identifica come Regina del Cielo, Signora dell’Universo.

Sopra alla pala è affrescata l’immagine del pastorale del 1624 la chiesa è detta anche “del Padre Eterno”. Si pensa che quando vennero gli ispettori  ecclesiali dalla diocesi di Crema, la pala non fosse stata ancora collocata e quindi chi entrò vide l’immagine di Dio Padre sopra l’altare. Da qui l’appellativo.

Esso è completato sulla sovrastante volta a crociera dai 4 evangelisti, che vengono raffigurati con i loro emblemi: Matteo con l’angelo, Marco con il leone, Luca con il toro e Giovanni con l’aquila. Particolare è la raffigurazione di San Matteo con le gambe accavallate, ripreso quasi certamente ancora da modelli di Peterzano e del suo allievo Caravaggio.
Non sappiamo con precisione a quando risalgono questi affreschi. Una possibile ipotesi di datazione potrebbe portare agli anni 1598-99, per la preparazione del Giubileo del 1600.

Nel ‘700 viene fatta la nuova inquadratura attorno all’altare con finte lesene ionico corinzie, e due figure: a destra la Fede, con la corona mariana dell’Immacolata sotto la quale si apre il passaggio verso la sagrestia; a sinistra la Prosperità agricola sotto la quale è rappresentata una finta porta, simmetrica a quella vera posta sulla destra. Le finte statue poggiano su finti piedistalli marmorei che si antepongono ad un fondale creato con un’illusione ottica: si intravvedono due lesene retrostanti la pala, sormontate da una balaustra che simula una balconata sopra la quale si intuisce l’esistenza di una cupola.

Guardate le due porte. Quella di sinistra non è reale, ma io ho davvero stentato a capire quale fosse la parte vera e quella finta. Se ne avete la possibilità avvicinatevi e scoprirete la meraviglia di una prospettiva tanto sapiente da ingannare gli occhi più esperti.

22 madonna del latte

Nella parete destra del presbiterio è dipinta l’immagine della Madonna del latte, che sembrerebbe posteriore agli affreschi del Pombioli. La datazione risulta difficile a causa dei notevoli danni provocati in questo settore dell’edificio dalle infiltrazioni di umidità. Il cartiglio, quasi completamente cancellato, recita: “La S. Vergine dal cui purissimo latte volle esser nutrito il sommo re del cielo”.

La celebrazione della figura femminile

La cosa che colpisce di più di questa chiesina è la celebrazione della figura della donna nel ciclo di affreschi del Pombioli dedicati alle Storie di Maria e di tutti i simboli che si possono ritrovare in ogni decorazione dedicati alla figura e all’universo femminile.

Da notare sono i cartigli in volgare: in questo periodo solo poco più di un terzo della della popolazione era alfabetizzata e i cartigli, associati alle immagini, assolvevano proprio al compito di esercitare i fedeli alla lettura.

Le Storie di Maria

Il ciclo comincia sulla parte destra del presbiterio con la Cacciata di Gioacchino dal Tempio (che NON è Zaccaria, come erroneamente indicato dalla scritta: probabilmente l’umidità aveva cancellato il cartiglio originario e forse durante i lavori del ‘700 è stata aggiunta la didascalia ora visibile, sbagliando però il riferimento e infarcendolo di qualche errore ortografico).

Nel riquadro successivo abbiamo l’Angelo che appare a Gioacchino: a conferma di quanto detto a proposito della scena precedente, è evidente l’identità di fattezze del protagonista. Egli viene informato della futura nascita di Maria da Anna: il telo bianco ricorda che Maria è l’immacolata, cioè concepita senza alcun peccato.

ciclo di affreschi dedicati alla Storia di Maria

Segue l’incontro di Anna e Gioacchino alle porte di Gerusalemme, la Nascita di Maria e il suo primo lavacro, la Presentazione di Maria al tempio, lo Sposalizio della Vergine con richiami a Raffaello e al Perugino, e infine l’Annunciazione. Dopo la controfacciata, il ciclo della vita di Maria continua sulla parete di sinistra, dove troviamo la Visitazione (San Giuseppe è vecchissimo e pieno di rughe – come viene spesso rappresentato – per garantire la verginità di Maria), il Sogno di Giuseppe, la Natività e la Circoncisione, che era il momento dell’imposizione del nome e che stranamente viene utilizzato in una chiesa, visto che non si tratta di una pratica cristiana.

Nel pannello successivo troviamo appunto un cartiglio in latino, espediente con il quale, sfruttando una porzione di parete decurtata dalla presenza di una porta laterale (oggi chiusa), Tommaso Pombioli collega il nome di Gesù con i nomi dei committenti e dell’esecutore delle pitture parietali, in modo quasi ben augurante.

14 cartiglio in latino dedicato ai committenti degli affreschi


Per Giovan Battista Sangallo e Giovanni Paolo de Reduzzi, custodi del tempio, Tomaso 
Pombioli ha dipinto questo sacro edificio con i vari misteri di Maria 1623.

Questo sarà l’unica scritta in latino che troverete in questa chiesina, poi tutte le altre saranno in italiano stampatello dell’epoca. E’ stata senz’altro una scelta dell’autore per essere più vicino al popolo dei fedeli.

Si riprende poi la narrazione con l’Adorazione dei Magi e, tornando nel presbiterio, con la Presentazione al Tempio: è l’antica festa popolare della Candelora, e nel pannello è ben visibile una candela votiva portata da un inserviente. La narrazione si conclude poi con la Fuga in Egitto, unico riquadro privo di qualsiasi tipo di cartiglio o scritta.

Gli emblemi Mariani e i simboli del femminile

18 simboli mariani

 

Sui pilastri che reggono l’arco di accesso al presbiterio sono rappresentati angeli recanti i simboli legati agli appellativi della Madonna: Specchio della Santità Divina, Rosa Mistica, Torre di Davide, Porta del Cielo (ianua coeli), Fonte sigillata, ecc.

decorazioni con motivi vegetali

 

Ma non solo. Nel decorare la chiesa Pombioli non ha lasciato nulla al caso e anche le volte riportano delle decorazioni  che si rifanno alla simbologia femminile. Troveremo infatti delle zucche, simbolo della donna, e in particolare vedremo una zucca tagliata simbolo della maternità.

 

Le Sante Intercessorie: Sant’Agata, Santa Lucia e Sant’Apollonia

Sempre di Tomaso Pombioli sono le raffigurazioni delle tre sante intercessorie che non a caso sono state scelte nell’universo femminile delle martiri e rispondono alle esigenze del tempo di protezione della donna e del suo ruolo di madre.

Sant’Agata con le mammelle tagliate. La storia di Sant’Agata martire è molto nota, si tratta infatti di una delle figure più amate e venerate. Fu uccisa nel 261 a soli 15 anni per essersi rifiutata al proconsole di Sicilia Quinzano, che la condannò al martirio accusandola di vilipendio alla religione pagana.
Subì ogni sorta di torture: fustigazione, carboni ardenti e il celebre taglio delle mammelle, supplizio che è valso ad Agata il patronato sulle madri che allattano i figli e sulle puerpere. La vergine è poi ancora oggi implorata nei casi di malattie alle mammelle.

Santa Lucia con gli occhi sul piattino. Lucia è una giovane donna di una buona famiglia, fidanzata ad un concittadino e destinata ad un buon futuro di moglie e madre. La mamma si ammala e Lucia si reca in preghiera a Catania, sulla tomba di Sant’Agata, per invocarne la guarigione. Qui la Santa le appare e le chiede di dedicare la sua giovane vita all’aiuto dei più poveri e deboli, predicendole il martirio. Lucia torna a Siracusa e trova la mamma guarita. Rompe il fidanzamento, e decide di andare tra i poveretti che stanno nelle catacombe, con una lampada alla testa, e di donare loro tutta la sua dote.
Il fidanzato non comprende, si arrabbia e decide di vendicarsi, denunciando pubblicamente quella che avrebbe dovuto essere la sua futura sposa, con l’accusa di essere cristiana.  Lucia ammette e ribadisce la sua fede, irremovibile anche sotto tortura, affermando che la sua forza viene non dal corpo, ma dallo spirito. Al momento di portarla via, l’esile corpo da ragazzina assume una forza miracolosa e né uomini, né buoi, né il fuoco, né la pece bollente riescono a smuoverla. Lucia viene così condannata a morte.

Santa Apollonia con un dente strappato in mano. La storia dei santi racconta che la giovane Apollonia, dimostrando poteri miracolosi, ridusse in polvere alcuni simulacri pagani; per punirla le furono strappati i denti con una grossa tanaglia arroventata. Per questo martirio è invocata contro il mal di denti e tutte le malattie della bocca (pare anche per il mal di testa). È raffigurata, oltre che con la palma, simbolo del martirio, con tenaglie che trattengono un dente. Le tenaglie erano infatti adoperate per estrarre i denti malati.


Angeli Musicanti

Sulle volte della navata sono rappresentati angeli con strumenti musicali: per noi sono immagini ormai consuete, ma per l’epoca gli strumenti musicali erano molto moderni, quasi sconosciuti alle persone che vivevano in campagna, quindi l’autore si dimostra decisamente innovativo. Si noti in particolare l’Angelo suonatore di liuto (2° campata), caratteristico per la gamba destra vista con un ardito scorcio prospettico.

Sibille e profeti

Tutti i popoli hanno un seme di verità, che permette di raggiungere la salvezza anche senza la conversione. Ciò è rappresentato nel mondo antico dalle Sibille, donne esponenti del paganesimo, e nell’Antico Testamento dai Profeti, uomini esponenti dell’ebraismo. Qui sono raffigurate quattro sibille: due sull’arco mediano (eritrea ed europea) e due sull’arco d’accesso al presbiterio. La prima delfica e l’altra di cui si è cancellata la scritta.

In parallelo alle Sibille nelle lunette troviamo otto profeti:
1) Mosé e Geremia: (parete di destra) il primo, costruttore dell’Arca dell’Alleanza, rappresenta il ritorno alla Terra Promessa dopo la fuga dall’Egitto; l’altro è, di contro, il testimone della distruzione del tempio e il nasconditore dell’Arca dell’Alleanza. Quindi insieme rappresentano l’inizio e la fine della storia ebraica. Anche in questo caso le scritte sono in volgare dialettale e i fedeli potevano leggere distintamente (e comprendere) i 10 comandamenti.
2) Gioele ed Eliseo.
3) Isaia e Daniele (parete di sinistra).
4) Davide e Salomone: padre e figlio, con l’arpa il primo e con lo scettro del potere il secondo, capostipiti della dinastia di Gesù.

La controfacciata

Interno Madonna dei Campi di CalvenzanoIl completamento del racconto della salvezza, concluso con la fuga in Egitto vede la
raffigurazione della Strage degli Innocenti, nella lunetta della contro-facciata.
Drammatica, di forte impatto emotivo, è una sorta di contraltare tragico al tripudio dei misteri gaudiosi narrati in tutto il resto dell’edificio.

Sotto si legge un cartiglio: Perché Cristo non viva a mille morte dai. Sotto il cartiglio troviamo la testa mozzata di San Giovanni Battista.
Nella parete sottostante abbiamo due riquadri, sopra le finestre, forse pensati come ex voto: a sinistra della porta d’ingresso, la Madonna appare a due devoti giudicare dall’abbigliamento, mentre a destra un signore apparentemente borghesia (calze lunghe, veste alla spagnola già demodé al tempo), cagnolino, emblema di povertà.

16 lunetta affrescata nella controfacciata interna

Per saperne di più

Se volete visitare la Madonna dei Campi di Calvenzano, non dovete fare altro che recarvi il 20 ottobre a visitarla in occasione dell’ultima apertura della stagione. Poi non essendo riscaldata verrà chiusa e riaperta la prossima primavera.
Per approfondire vi consiglio di leggere il libro sulla Madonna dei Campi. Qui troverete anche il racconto degli studi che sono stati portati avanti negli anni per ricostruire la storia di questa chiesa e del territorio che la ospita.

La Madonna dei Campi si trova a Calvenzano, a pochi chilometri da Caravaggio, appena fuori dal paese.

 

Note

Le foto contenute in questo articolo, ad eccezione di quelle diversamente segnalate, sono mie e sono state scattate nel mese di settembre durante la visita organizzata dal Gruppo FAI Bassa Bergamasca.

Ringrazio la signora Ilaria Possenti (Gruppo FAI) che mi ha contattato invitandomi a visitare la chiesina e che ha organizzato la mia visita, il signor Angelo del Gruppo Alpini di Calvenzano che è venuto ad aprire la chiesina, e Laura Gibillini, volontaria del Gruppo FAI che mi ha accompagnato in questo viaggio dentro il “mondo” della Madonna dei Campi. E’ stato davvero entusiasmante scoprire tanta bellezza. 

 

9 commenti

  1. Gli interni sono tenuti benissimo. Anch’io, leggendoti, ho immaginato i pellegrini intenti a pregare curvi sui duri inginocchiatoi di pietra, e i contadini che si raccomandavano alla grazia del Signore per fruttuosi raccolti, mentre affilavano le lame degli attrezzi da campo.

  2. Trovo sia interessante che una chiesa di quel periodo, in un contesto di campagna, sia così fortemente portatrice di un cristianesimo “al femminile”. Ancora oggi sono davvero pochi i luoghi così.

  3. Ho letto con molto interesse questo articolo sia per la storia dell’edificio sia per tutto il simbolismo racchiuso negli affreschi che ne decorano l’interno. Grazie al FAI si scoprono sempre luoghi stupendi e tante leggende particolari!

  4. Queste chiese immerse nella campagna sono piccoli gioielli spesso sconosciuti. Il FAI si fa custode di parte di questo patrimonio e ci permette di scoprirlo! Attendo il prossimo weekend per le giornate FAI d’autunno =)

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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