Aggirarsi nelle sale dell’Accademia Carrara in compagnia di Eszter, La sposa di Attila.

Ho sempre amato la lettura e i libri che sono ambientati nei luoghi che conosco: Milano, Parigi, Londra, Barcellona… e, oggi, anche Bergamo.

Avventurarmi tra le pagine di un racconto immaginando e guardando dal vivo il luogo che lo ospita è una delle cose che preferisco e poterlo fare addirittura aggirandomi attraverso le sale, alla scoperta delle opere esposte all’Accademia Carrara, è quanto di meglio potessi sperare.

Perché grazie al racconto La sposa di Attila, questa cosa è successa e non posso non raccontarla e inserirla all’interno della lista delle 101 cose da fare a Bergamo almeno una volta nella vita: visitare l’Accademia in compagnia della protagonista del libro.

Il racconto di Alessandro Zaccuri è stato davvero una bella sorpresa e un bell’incontro. La trama è all’apparenza molto semplice, ma riserva un finale che vi lascia senza fiato.  Estate 1935. Attila Szakváry e la sua bellissima moglie Eszter, elegante coppia di turisti ungheresi, sono in viaggio in Italia. Una digressione non prevista nel loro Grand Tour li porta a Bergamo. Se ne innamorano, come me ne sono innamorata io anni fa, e decidono di fermarsi qualche giorno in più.

Eszter (come me) è appassionata di storia dell’arte italiana, ed è fatalmente attratta dai capolavori dell’Accademia Carrara: Baschenis, Hayez, Moroni, Pelizza da Volpedo, Raffaello

 

 

 


Ma in particolare c’è un dipinto quattrocentesco che la attrae più di tutti. Si tratta di Le storie di Griselda, l’enigmatica eroina dell’ultima novella del Decameron di Boccaccio che resiste con ferma virtù alle crudeli e inspiegabili umiliazioni a cui la sottopone il marito.

 

 

 

Mentre leggevo quelle pagine, la descrizione delle giornate di Eszter e Attila, del loro amore, le descrizioni delle opere ammirate da entrambi o solo da uno dei due, sono stata trasportata in tutti quei luoghi di Bergamo che conosco e che amo: le Mura, la Corsarola, il Duomo, Piazza Vecchia… Ho apprezzato e mi sono identificata in Eszter che durante il suo soggiorno decide di visitare tutti i giorni l’Accademia Carrara per ammirarne le opere e scoprire il significato e la vera storia di quadri che potevano sembrare la rappresentazione di atti d’amore cortese e che invece nascondevano storie terribili di sacrificio inaudito.

E, pagine dopo pagina, quel viaggio che avrebbe dovuto essere romantico, in realtà è l’inizio della fine della storia d’amore di quei due giovani turisti. Perché è proprio a Bergamo che il rapporto tra Eszter e Attila inizia a incrinarsi. Una notte, nella camera d’albergo dell’Agnello d’Oro, Eszter chiederà allo sposo una prova d’amore. Ma la vera risposta l’avrà solo nove anni dopo, nell’ottobre del 1944, quando a Budapest si insedia il governo filonazista delle Croci Frecciate.

Ma non vi voglio svelare il finale.

Sappiate solo che, dopo averlo letto, non ho potuto fare a meno di tornare all’Accademia Carrara per (ri)visitare la pinacoteca di Bergamo con gli occhi di Eszter. Cercando di farlo con gli occhi e l’anima sospesa che Eszter aveva prima di quel fatidico ottobre 1944.

 

 

La sposa di Attila, di Alessandro Zaccuri
Bolis Edizioni
Brossura
euro 12

 

Note: 
Il libro è parte della mia personale biblioteca e l’ho letto tutto d’un fiato. 
Le immagini sono mie e sono state scattate all’indomani ripercorrendo la visita e i commenti che ho trovato nel libro.
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