Muovere il Giroscopio di Arnaldo Pomodoro e finire nello Spazio con George Lucas

Quella che sto per suggerirvi  è una di quelle cose che, se vi trovate a Bergamo bassa un giorno, non sono impossibili da fare, che non costano nulla e che potrete serbare semplicemente come ricordo o raccontare ai vostri amici. Una di quelle cose che potreste fare insieme a loro, se sapete che può sorprenderli e farli sorridere: spingere con una mano il Giroscopio di Arnaldo Pomodoro per farlo girare su se stesso… e partire per le Guerre Stellari con George Lucas. Tutto questo a Bergamo, in un cortile di Via Tasso in pieno centro cittadino.

Sembra impossibile, ma questa statua in bronzo e ferro intitolata Giroscopio, può davvero muoversi e girare con una semplice spintina. Se nessuno ve lo dice, voi continuerete a guardarla, magari girandoci intorno come ho fatto io per molto tempo. E invece no, con un semplice movimento della mano, una spinta decisa, è lei che può girare lasciandovi fermi, quasi sorpresi, ad ammirarla.

E quando la farete girare contemplatela e contemplate tutto quello che un’opera complessa come questa può trasmettere: il movimento che dà vita alla scultura. La luce che si riflette sulle parti lisce e sulle parti spaccate, quelle che in alcuni punti sembrano lame e fendenti e possono trasmettere inquietudine. Le specchiature che raccolgono le immagini dall’ambiente. Le parti ruvide, che mostrano tutta la forza della materia. Le superfici curve che portano all’infinito. Quelle tagliate, che ricordano la geometricità della natura, come le trame degli ossi di seppia, che hanno caratterizzato l’opera di Pomodoro sin dagli esordi quando ancora faceva il suo apprendistato nei laboratori degli orafi…

Il Giroscopio

Il Giroscopio è l’opera mobile di Arnaldo Pomodoro, una forma geometrica racchiusa dentro fasce circolari esterne che  sembra citare in prima battuta i globi girevoli  rinascimentali. Avete presente i globi di Coronelli? Ne abbiamo uno nella sala tassiana alla Biblioteca Angelo Mai di Città Alta che merita senz’altro una visita .

Ma non fermatevi a questo accenno di citazione. L’impulso di memoria deve volgere al contemporaneo. E’ lo stesso Pomodoro infatti a citare Smith a Calder  rivendicando l’originarietà  e la coerenza del suo interesse per i dinamismi interni delle forme, e non solo virtuali.  Quasi ad attestare  la storicità di questo approccio, l’artista propone un’opera che riprende la Sfera concepita nel 1966: un globo posato per terra, con una sezione centrale che accentua la sensazione dinamica, realmente girevole, grazie ad un perno nella  base.

Nel corso degli anni ne sono state realizzate parecchie versioni: diverse per forma, materiali e dimensioni.


A Bergamo una scultura moderna 
collocata in una corte neoclassica

Questa importante opera fu commissionata allo scultore Arnaldo Pomodoro nel 1986 dall’imprenditore bergamasco Camillo Cefis e fu collocata al centro del cortile di Palazzo Zanchi (ex palazzo Mazzola) in Via Torquato Tasso nel 1989.

In questa corte neoclassica nel centro di Bergamo trova infatti collocazione una delle sculture monumentali dell’artista che, sin all’inizio degli anni Settanta cominciò ad affrontare con energia il problema della grande dimensione e della scultura ambientale, con una nuova consapevolezza e un senso dello spazio inedito.

L’aspirazione di Pomodoro è da sempre ambientare le proprie opere in un confronto con il tessuto urbano e con il paesaggio. “La scultura è infatti – come dice Hegel e come ama ricordare Pomodoro – una presa di un proprio spazio e ha senso se riesce a trasformare il luogo in cui è posta“.

Come scriveva Argan: “In bilico tra metafisica e meccanica, tra cosmologia e orologeria le macchine monumentali di Pomodoro sono anche strani congegni urbanistici. Sono sculture piene di valenze aperte, hanno bisogno di siti significativi con cui combinarsi.” Ecco, qui nel centro di Bergamo, tutto questo ha preso vita ed è a disposizione di tutti.

Chi è Arnaldo Pomodoro

Arnaldo Pomodoro (vivente) è un famoso artista, scultore e orafo italiano nato il 23 giugno 1926 a Morciano di Romagna. Fratello dello scultore Giò Pomodoro con cui lavorò per una decina d’anni.

Arnaldo Pomodoro a 90 anni.jpgE’ senza dubbio uno tra i più importanti scultori contemporanei italiani, ed è molto noto e apprezzato anche all’estero, soprattutto per le sue “sfere di bronzo”: questo metallo è il più usato dall’artista per le sue opere, dotate di un meccanismo interno. Ad esempio le sfere si aprono davanti allo spettatore, rendendo manifesto il contrasto tra la semplicità e la levigatezza del materiale esterno e la complessità degli Interni dell’opera.

Arnaldo studiò da geometra, ma abbandonò quasi subito questo percorso per dedicarsi all’arte e alla scultura agli inizi degli anni Cinquanta. All’inizio usò l’oro e l’argento per creare gioielli, poi impiegò il legno, il ferro e il cemento per approdare alla fine al bronzo. Al tempo stesso passò dalle piccole sculture alle opere monumentali che l’hanno reso famoso. Vive e lavora a Milano dal 1964, nella zona della darsena di Porta Ticinese. Ha insegnato in numerose università americane all’interno dei dipartimenti arte (Stanford, Berkeley, Mills College), ha ricevuto numerosi premi (ad esempio il premio internazionale del Carnegie Institute nel 1967) e dal 1990 dirige il centro TAM per la formazione dei giovani.

Perchè le opere di Arnaldo Pomodoro sono così moderne e affascinanti

Ogni volta che mi trovo davanti a un opera di Pomodoro in giro per il mondo, la mia  mente corre e mi ritrovo a pensarlo come  ad un moderno Michelangelo capace di tirare fuori qualcosa che già si trova nella materia. Perchè le erosioni che caratterizzano le sue opere non sono prodotte dalla casualità del gesto che vuole imitare la natura, ma dal gesto condotto dalla volontà di riportare alla luce una complessa architettura di segni nascosta nella pienezza delle forme geometriche.

La ricerca continua di Pomodoro, partendo dall’informale e dall’amicizia milanese con Lucio Fontana, suo mentore e amico, lo ha portato all’esplorazione totale delle forme geometriche e del soggetto rappresentato. Sfere, coni, piramidi, i solidi euclidei, la sua principale fonte d’ispirazione, che vengono ogni volta materialmente scomposti e trasformati in pieni e vuoti. La bellezza della forma viene distrutta nelle sue geometrie con fratture, che sono espressione delle corrosioni delle inquietudini, della difficoltà quotidiana, attraverso le quali è possibile vedere il buio e la luce e il nucleo interno.

Se Fontana ha bucato la tela (ne ho parlato in un altro post dedicato ad una recente mostra che ho visitato alla GAMEC proprio qui sul blog), Pomodoro ha perforato e lacerato la sua sfera, passando al di là della forma, mostrando gli intrecci che ci sono all’interno. Ha lavorato la terra e i materiali con curiosità, tratto distintivo dell’uomo. Così ha inventato cosa poteva esserci dentro le sue sfere e ha dato origine agli ingranaggi, al groviglio delle forme, che altro non sono che il groviglio della vita.

mostra-pomodoro_le-sfere

Arnaldo Pomodoro “inventò” il suo stile a Lovere

Non so quante opere di Arnaldo Pomodoro si trovano nella bergamasca (bisognerebbe fare un censimento), ma ogni volta che passo in via Tasso entro nel cortile di Palazzo Zanchi e mi ritrovo a pensare che questa provincia ha giocato un ruolo importante nell’opera di Pomodoro. E’ stato proprio nell’Italsider di Lovere che ha avuto luogo la prima colata monumentale dell’opera che segnò la svolta di questo straordinario artista. Infatti nelle officine della fabbrica di Lovere prese vita la Colonna del Viaggiatore.

Era il 1962 e Arnaldo Pomodoro era stato chiamato con altri 10 artisti a partecipare alla mostra Sculture in città curata da Giovanni Carandente e sponsorizzata dall’Italsider che mise a disposizione degli artisti le proprie officine. All’Italsider di Lovere, in provincia di Bergamo, si fondevano le ruote dei treni e le eliche delle grandi navi da crociera delle flotte italiane e Pomodoro andò proprio lì per realizzare la sua opera.

Pomodoro aveva già capito che la strada della pittura non gli era congeniale, e che era attratto dalla materia che poteva davvero toccare e trasformare. La Colonna del viaggiatore fu una vera e propria sfida, un esperimento: si trattava infatti della sua prima opera volumetrica in ferro colata a staffa. A differenza delle sculture che aveva realizzato in bronzo con il metodo della fusione a cera persa, che consentiva di scavare i diversi sottosquadri per creare ombre e giochi di luce, con quest’opera aveva dovuto affrontare nuovi aspetti tecnici di scultura e fusione dei materiali.

Fino ad allora Pomodoro aveva sempre lavorato con l’argilla in negativo, usando coltelli e attrezzi che pigiava sull’argilla per ottenere rientranze e sporgenze: si trovò  invece a dovere operare con una sabbia speciale che veniva dal Kenya, miscelata con olio, perché diventasse più compatta e solida, sulla quale comunque era molto difficile lavorare. La colonna fu fusa in quattro pezzi, poi saldati tra di loro. Fu un’esperienza emozionante e stimolante non solo per lui, ma anche per gli artigiani dell’Italsider, felici di lavorare con un artista come Pomodoro.

Fu un momento incredibile, ricordato così anche dall’artista. Anni dopo, in un’intervista disse “Fu [proprio nell’Italsider di Lovere, nda] che inventai il mio stile. Ho scelto i solidi della geometria intervenendo come una termite, per separare e togliere, per entrare all’interno della forma, per distruggerne il significato simbolico“.

Arnaldo Pomodoro e Star Wars

Pomodoro spiegava che uno dei problemi della scultura è la fissità, data anche dalle basi che la fanno apparire, ancorata a terra. Uno dei suoi obiettivi principali, quindi, era quello di togliere la base, di dare movimento continuo all’opera. Il cielo e lo spazio sarebbero il luogo ideale per le sue opere.

Un giorno uno studente chiese a Pomodoro se per realizzare le sue opere si era ispirato a Star Wars di Lucas. E lui rispose ridendo: “Guarda, quando ho fatto la prima sfera nel 1963, Lucas forse non era ancora nato. Certamente non aveva ancora realizzato il suo film”.

Un critico del New York Times, anni dopo, confermò che certamente Lucas si era ispirato ad Arnaldo Pomodoro per ambientare i suoi mondi in Star Wars, soprattutto nelle scenografie fantascientifiche come il Ritorno dello Jedi.

 

Come congegni meccanici provenienti da un altro pianeta, giunti sulla terra per immergersi nel paesaggio o nel tessuto urbano diventando passaggi attraverso cui guardare o mezzi di collegamento tra questa dimensione terrena e l’altra ignota.

Guardate le immagini di StarWars e quelle delle opere di Pomodoro ditemi se non sono un perfetto “dialogo” tra due mondi, due arti e due epoche?


Da Christie’s quotazioni stellari per le opere di Pomodoro 

Volete sapere quando può costare un’opera come il Giroscopio di Arnaldo Pomodoro? Prendete questa informazione con le pinze perchè non è riferito all’opera di via Tasso e fa riferimento ad un’opera con diverse misure, ma in un’asta da Christie’s si è avuto un finale con applauso in sala per Arnaldo Pomodoro che ha visto il suo Giroscopio IV volare a 560 mila dollari partendo da una stima di 250-350 mila. Non male, vero?

Note
Le immagini sono state recuperate in rete. Il video che trovate su FB è mio. Le informazioni sono recuperate in rete e sono in parte estrapolate dalle interviste fatte ad Arnaldo Pomodoro negli ultimi anni e raccolte nell’archivio della Fondazione Arnaldo Pomodoro.