Alla scoperta dell’antica chiesa di S.Andrea in Catello a Villa d’Adda

Siete mai stati a visitare l’antica chiesa di Sant’Andrea in Catello a Villa d’Adda? Se non l’avete ancora visitata, ecco, vi consiglio di non perdervela e di approfittare delle visite che vengono organizzate ogni mese. E se non potete andarci subito e siete curiosi, leggete questo post sulla visita guidata che si è svolta qualche giorno fa tenuta proprio dal proprietario della chiesetta, Gianpietro Biffi alla quale ho partecipato. Si, perché dovete sapere che questa chiesetta non è sempre aperta al pubblico, in quanto è inserita in un complesso di proprietà privata, e farsela raccontare dal proprietario, da colui che ha voluto e seguito tutti i restauri e che ne conosce tutti i meandri, è un’esperienza davvero imperdibile.

Acquistata nel 1998 in stato di totale degrado e abbandono, è stata riportata al suo antico splendore dopo una serie di restauri importanti volti a recuperare un edificio storico di notevole bellezza. Oggi l’ex chiesa di Sant’Andrea in Catello (dal 1940 è sconsacrata) è uno splendido edificio utilizzato per convegni, concerti di musica classica, eventi privati in cui è possibile godere ancora dell’atmosfera raccolta e delle opere d’arte che arricchiscono questo scrigno di tesori insospettabili e di arte.

La visita ha inizio entrando da quella che un tempo probabilmente era una delle sacrestie e che oggi accoglie la biblioteca di famiglia e qualche collezione di oggetti sacri.

Poi, attraversando una nuova porta si entra in quello che era il presbiterio e qui si rimane incantanti: l’antica chiesa è davvero bellissima.


Caratteristiche dell’edificio

La chiesa S.Andrea in Catello occupa un’area di 230 mq ed è di impianto tardogotico, caratterizzato da un’unica navata con orientamento est-ovest e suddivisa in quattro campate scandite da grandi archi a sesto leggermente acuto.  Fu costruita con materiali della zona come l’arenaria grigia proveniente dalle cave locali del monte dei Frati (in località Faida).

Il presbiterio, inquadrato da un arco a tutto sesto, è coperto da una volta a botte tronco-conica. La pavimentazione a scacchiera si compone di formelle di tre marmi diversi: marmo grigio di Zandobbio, marmo arabescato di San Giovanni Bianco e marmo nero di Ardesio.

Il resto della pavimentazione della navata centrale è in cotto mentre il tetto è in ferro e tavelle di laterizio alla toscana, ricordo di una ristrutturazione necessaria in seguito ad un incendio che distrusse nel 1973 il tetto in legno.

Durante la visita si intuisce da subito che quando era in uso come luogo di culto non ci fosse bisogno di altoparlanti per raggiungere con la voce i fedeli raccolti in preghiera. La chiesa ha lo schema tipico delle chiese dei predicatori: a navata unica, con il tetto a capanna e il pavimento assorbente che rimandano il suono in modo corretto. Ecco perché, ancora oggi, l’acustica di questo edificio fa emozionare così tanto durante gli eventi musicali.

Fa sorridere sapere che proprio sopra il presbiterio si trovi la camera dal letto dell’appartamento abitato dal figlio del proprietario. A dimostrazione di quanto questo edificio si trovi incastonato all’interno di un complesso molto particolare.

La storia dell’ex chiesa di Sant’Andrea in Catello

L’anno di costruzione di questo edificio si attesta intorno all’anno 1150, ma quello che oggi si vede fu costruito successivamente, sulla preesistenza, fra il 1454 e il 1469. Purtroppo gli scavi archeologici non hanno consentito di individuare qualche traccia precisa dell’edificio più antico di epoca altomedievale, ad eccezione di alcune pietre squadrate poste nella parte interrata che  forse delimitavano il sagrato o l’antico cimitero. Se della chiesa precedente in quella esistente non è rimasta quasi nessuna traccia, si pensa che il primo edificio fosse costruito in gran parte di legno. E l’utilizzo di materiale deperibile non sarebbe una novità per quel periodo avendone già individuato un esempio nella prima chiesa funeraria di San Tomè a Carvico.

In età rinascimentale e, successivamente, durante il periodo barocco, tra il 1550 e il 1750 circa, la chiesa fu totalmente ristrutturata: furono realizzati l’altare principale e i due altari orientali, il campanile, la sagrestia delle confraternite, il battistero, le decorazioni interne in stile barocco e l’ampliamento delle camere sepolcrali nel sottosuolo.

Sebbene in territorio bergamasco, la chiesa segue il rito ambrosiano fino alla metà del XVIII secolo quando la nuova parrocchiale relega Sant’Andrea in Catello a una posizione sempre più marginale fino al suo completo abbandono.

Nel 1937 si tenta di sconsacrarla ma il Vescovo di allora (Bernareggi) non è d’accordo. Ci riescono nel 1940, quando viene destinata a usi agricoli e diventa un magazzino per le famiglie del circondario. Addirittura, ad un certo punto, diventerà ricovero per una macchina agricola, una trebbiatrice, così pesante da far crollare alcune camere tombali che si trovavano al di sotto della pavimentazione e da lasciare i solchi delle ruote in ferro visibili fino all’intervento di restauro.

L’abbandono sarà quindi inesorabile e distruttivo fino al 1998, quando Gianpietro Biffi acquisterà l’immobile con l’obiettivo di riportarlo a nuova vita. I lavori di ristrutturazione e restauro cominceranno nel 2001 e termineranno 7 anni dopo, con l’intervento e il contatto costante con la Soprintendenza dei Beni Culturali della Lombardia e con la Soprintendenza dei Beni Archeologici.

Gli affreschi dal ‘400 al ‘600

Guardandosi intorno, quando ci si trova all’interno non si può fare a meno di ammirare i numerosi affreschi realizzati in più di un secolo da artisti locali. Tra questi spiccano il Trionfo di Cristo e i Quattro Evangelisti di Cavagna risalenti ai primi del Seicento. Una particolarità: dove c’è l’Evagelista Marco c’era il buco per la corda che muoveva la campana. Col tempo le infiltrazioni d’acqua provenienti da questo buco avevano rovinato l’affresco, ma un sapiente restauro è riuscito a riportarlo all’antico splendore. Ma non solo. Dello stesso autore sono ancora presenti o leggibili in parte sulle pareti delle cappelle laterali del Rosario e del Gesù.

Tutte le campate interne della chiesa sono affrescate e si riconoscono San Bernardino da Siena, Santa Margherita d’Antiochia, Santa Caterina da Siena, San Pietro, l’arcangelo Michele e alcune Madonne con Bambino e Madonne del Latte.

Troviamo anche un’Ultima Cena dove nei 12 apostoli Giuda Iscariota è sostituito da San Mattia.

Il Barocco

San Carlo Borromeo, vescovo di Milano da cui la parrocchia dipendeva a quel tempo, nel 1575 visita la chiesa di Sant’Andrea in Catello e ordina di intervenire con la sistemazione di due cappelle e la realizzazione di un battistero. L’occasione conduce ad una trasformazione dell’interno della chiesa che porteranno non solo stucchi di grande pregio realizzati da Lorenzo e Gerolamo Sporta in stile Barocco, ma anche nuove finestre più grandi (e decorate) di quelle originarie.

Il tempo ha portato al degrado di una parte dei decori, ma oggi, tutto quello che si vede è stato restaurato finemente e riportato ai colori originali: bianco per gli stucchi e i fregi floreali che arricchivano il presbiterio, rosa, verde pastello e azzurro per gli sfondi.

Le opere trasferite al Museo Diocesiano

Quando la chiesa venne sconsacrata nel 1940 diverse tele di gran pregio furono trasferite nella parrocchiale. E’ il caso delle tele del Cifrondi, ma anche di una Circoncisione di Gesù, di una Madonna del Rosario con S.Pio V (presente nella cappella a lui dedicata) e di un San Benedetto vescovo. Tutti questi dipinti per fortuna sono riproposti in copia nelle loro originarie posizioni quindi potete farvi un’idea di quello che si trovava a decorare la chiesa.

Il pulpito originario in legno e la conca del battistero si trovano anch’essi nella nuova parrocchiale, mentre la balaustra a chiusura del presbiterio e lo stesso altare sono stati smontati e portati in un’altra chiesa. Così come l’organo settecentesco.

Sopra l’altare realizzato con una lastra di pietra antica, probabilmente risalente alla chiesa preesistente, troviamo l’immagine di un polittico ligneo  che oggi si trova al Museo Bernareggi di Bergamo e che da solo, se messo all’asta da una casa d’aste specializzata, raccoglierebbe all’incanto qualche milione di euro (forse). Non che sia in programma di venderlo, ma solo per dimostrare la ricchezza di opere d’arte presenti originariamente in questa chiesa.

 

Un’opera moderna: il Cristo di Davide Balossi di Brivio

Mentre visiterete Sant’Andrea in Catello non potrete fare a meno di notare un Cristo Ligneo su piedistallo alla sinistra del presbiterio. Si tratta di un’opera contemporanea dell’artista Davide Balossi, di Brivio. E’ una statua in legno molto particolare, realizzata con un pezzo unico.

Devo dire che è un’opera molto emozionante che si inserisce benissimo nel contesto. Ma la cosa veramente particolare è che il foro sul costato era già presente sul tronco prima che Balossi lo scolpisse. Tutta la scultura ha quindi avuto origine proprio da quel foro.


Le catacombe

Gli scavi del 2005 hanno portato alla luce un’articolata sequenza archeologica di necropoli unica in Lombardia (sicuramente nella Bergamasca): complessivamente sono state rinvenute 46 sepolture, distribuite in arco cronologico compreso tra l’ottavo secolo e il nono secolo.

A scavi ultimati, in accordo tra proprietà e Soprintendenza, si è proceduto alla musealizzazione delle tombe e delle camere tombali. Ne sono risultati tre tipologie particolari di visita che potrete fare guidati dallo stesso Biffi: la prima rende visibile dal piano dell’aula, in piena aria, la gran parte delle tombe altomedievali; la seconda rende possibile la veduta delle tombe transitando sopra un grande ponte in cristallo che collega l’aula della chiesa con l’uscita; infine, la terza possibilità di visita consiste in un percorso catacombale sotterraneo che di fatto interessa tutta l’aula della chiesa, collegando tutte le tombe rinascimentali.

Oltre alle 21 tombe di notabili del paese e parroci vissuti tra la fine del XV e XX secolo – delle quali in parte già si conosceva l’esistenza – nel corso dei lavori di scavo sono emersi, all’altezza dell’ingresso principale dell’edificio (sud-ovest), i resti di 25 tombe dell’VIII e IX secolo d.c. (come accertato gli esami effettuati sui numerosi reperti ossei rinvenuti) che confermano in sito la presenza di un luogo di sepoltura preesistente alla chiesa quattrocentesca.

Alla fase altomedievale risalgono 25 tombe databili tra l’VIII e il IX secolo, tutte inumazioni orientate est-ovest, con la testa a ovest; quindici tombe sono costruite con lastre litiche infisse a coltello con fondo in terra battuta, mentre due presentano spallette realizzate con pietre legate con malta; sei sono in opera a secco e, infine, due in muratura con fondo in lastre di pietra.

Questo complesso gruppo di sepolture è suddividibile in tre fasi principali sulla base dei rapporti stratigrafici e in ulteriori sottofasi in base ai riusi. In particolare, la tomba 11 riutilizza una struttura precedente a cassa con alveo cefalico, costruita a secco con pietre sbozzate di grosse dimensioni, mentre il fondo è in nuda terra.

All’interno è stata poi collocata una cassa lignea, di cui sono rimasti i chiodi ossidati, che conserva il corpo di un adulto che indossa un anello con emblema e i cui vestiti si sono decomposti tranne 2 anelli della cintura.

Le tombe altomedievali sono coperte da uno strato sabbio-limoso spesso 70 cm e, in particolare, alcune di queste sono tagliate dalla fondazione della parete sud e della facciata ovest della chiesa risalente all’età romanica.

E’ quindi possibile che la necropoli altomedievale si estendesse oltre i limiti dell’attuale edificio o, forse, che il luogo di culto originario fosse collocato in un’altra posizione. Quando la chiesa viene costruita in età bassomedievale/romanica, vengono collocate altre quattro sepolture a cassa costruite con pietre e laterizi legati con malta e chiuse con lastre di pietra: insieme agli scheletri non sono stati rinvenuti oggetti di corredo.

All’età rinascimentale sono databili otto grandi camere sepolcrali dotate di copertura a volta e con murature e pavimentazione in pietre e laterizi legati con malta, otto tombe a cassa in muratura con copertura a volta ribassata in laterizio e una tomba in fossa semplice coperta con lastre di pietra. Non sono stati trovati particolari reperti, salvo 3 anellini di bronzo, uno con castone.

Note

Le foto sono mie. Le informazioni le ho raccolte in rete, durante la visita guidata e dalla pagina fotocopiata a disposizione dei visitatori che si trova nel locale biblioteca da cui è partita la visita.
A dimostrazione della mia presenza sul posto, sorrido mostrando la foto pubblicata sul quotidiano di Bergamo che mi vede ritratta in prima fila e che è stata mandata al giornalista che ha scritto l’articolo. 
La visita è davvero molto interessante e la consiglio a tutti. Per conoscere le date tenete d’occhio la pagina eventi de L’Eco di Bergamo, la pagina di Promo Isola e la pagina di San’Andrea in Catello.

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