All’abbazia di Fontanella, immaginando di incontrare Adso da Melk e Guglielmo da Baskerville

Immersa nei silenziosi boschi del monte Canto, l’abbazia di Fontanella ha mantenuto intatta la sua austera e affascinante architettura romanica, ancora impreziosita da frammenti degli affreschi che un tempo decoravano i suoi muri. Tanto intatta da poter immaginare addirittura di incontrare uno dei personaggi di Nel nome della Rosa, Adso da Melk o il suo maestro Guglielmo d Baskerville, in visita all’Abbazia dai monaci rimasti o le vestigia di quella che in fasi alterne era stato un luogo di culto e di preghiera.

E’ un luogo di eccezionale bellezza, immerso nel silenzio; un luogo carico di storia; un luogo che invita al raccoglimento e alla meditazione, che merita di essere conosciuto e visitato almeno una volta nella vita.

Una storia lunga più di mille anni. 

La chiesa fu fondata nel 1080 da Alberico da Prezzate, nobile bergamasco che per meritare la salvezza della sua e delle anime di Teiperga, Isengarda e Giovanni, forse suoi consangui­nei o forse soltanto persone a lui particolar­mente care, donò un appezzamento di terre­no che si trovava sul monte Vergese, antico nome del monte Canto, nel luogo detto Fontanella, per edificare un monastero in onore di S. Egidio. Alberico era un uomo d’armi, molto ricco, che ad un certo punto della sua vita aveva deciso di dedicarsi alla vita religiosa entrando nella regola di Cluny. Dopo aver fatto costruire il monastero di Pontida, fece costruire questa piccola abbazia.

Questo monastero non fu sempre un luogo di culto: dopo i primi 200 anni di attività, alla fine del trecento fu abbandonato dai monaci che a causa delle lotte fra Guelfi e Ghibellini che imperversavano, non sentendosi più al sicuro, preferirono trasferirsi ed essere ospitati dai confratelli di Borgo Canale. Tornarono nel monastero, ma Papa Sisto IV tolse la vita monastica da Fontanella. Nel 1575 sotto il dominio Veneto, venne annessa ai beni della Basilica di San Marco e, nel 1630, tornò sotto la diocesi Bergamasca. Ci furono diversi momenti nell’arco di questi mille anni, in cui l’Abbazia da luogo di culto diventò magazzino per il fieno e gli attrezzi agricoli e poi di nuovo luogo di preghiera e monastero.

La sensazione di essere catapultati nel libro Nel nome della Rosa

In questo incantevole luogo i monaci cluniacensi conducevano una vita raccolta, tra meditazione e preghiere in favore dell’anima del fondatore e della sua famiglia. Ora i religiosi non ci sono più, ma camminando fra gli edifici retrostanti la chiesa non è difficile immaginare come doveva essere la vita nel Medio Evo.

Venticinque anni fa sono stata ad una letio brevis di uno dei teologi del gruppo di Padre Turoldo; eravamo in pochi, era sera ed eravamo seduti in una stanza con i muri in pietra e le finestre nelle nicchie illuminate dalle candele. Ci avevano fatto sedere su delle sedie in legno dalla foggia antica e avevamo ascoltato in religioso silenzio la lettura e la spiegazione teologica. Questo ricordo, ammetto, è un po’ confuso, ma ricordo come fosse oggi la sensazione di essere stata catapultata tra le pagine del romanzo Nel nome della Rosa di Umberto Eco. 

nel nome della Rosa

Ero seduta e ascoltavo la Sacra Lettura e mi guardavo intorno e mi immaginavo la voce narrante di Adso da Melk, il monaco protagonista del romanzo insieme a Guglielmo da Baskerville. I personaggi e le forze che nella vicenda narrata si contrapponevano rappresentano in realtà due epoche e due mentalità che in quel periodo storico si erano trovate a fronteggiarsi: da un lato il medioevo più antico, col suo fardello di dogmi, preconcetti e superstizioni, ma anche intriso di una profonda e mistica spiritualità, dall’altro lato il nuovo mondo che avanza, rappresentato da Guglielmo, con la sua sete di conoscenza, con la predisposizione a cercare una verità più certa e intelligibile attraverso la ricerca e l’indagine.

Oggi a distanza di tanti anni, mentre cammino intorno all’abbazia ho ancora quella sensazione di sospensione e forse è proprio questo che la rende così irresistibile e carica di mistero.

La bellezza del romanico bergamasco a due passi da Bergamo

La cappella di Sant’Egidio costituisce un esempio di romanico bergamasco che trova espressione anche nella vicina rotonda di San Tomè di Almenno San Bartolomeo.

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La chiesa è orientata a ovest, da cui si entra, secondo i dettami dell’epoca in cui fu costruita. L’ovest era infatti il buio, la morte, e i fedeli entravano dal lato del buio e guardavano verso l’altare, orientato a Est,  vedevano la luce e la vita eterna… Dalle strette monofore poste nell’abside entrava una luce che illuminava direttamente l’altare e il Cristo Pantocratore, segno che la luce era Dio. All’esterno della chiesa è possibile vedere la decorazione con sole e luna della monofora su cui entrava la prima luce del mattino.

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L’edificio presenta una struttura basilicale con tre navate separate da due file di archi a tutto sesto poggianti su colonne lapidee con capitelli scolpiti; sia la navata maggiore, sia la navata centrale sono coperte con soffitto a capriate lignee, ad eccezione della zona finale (area in cui, al di sopra della navata mediana, si eleva la torre campanaria a base quadrata. Una torre campanaria molto particolare, perché la sua caratteristica di essere posta sulla chiesa e non di fianco serviva a dimostrare che le preghiere dei fedeli sarebbero arrivate prima a Dio.

La luce filtra dalle strette monofore e svela le pietre grigiastre del cupo pavimento che un tempo era in terra battuta,  simboli e geometrie che sembrano fuoriuscire dalle pareti, scacchiere e fregi, volti scolpiti ai piedi delle colonne.  È come aprire uno scrigno senza sapere cosa vi si troverà.

 

 

Sulla parete di fondo della navata, sopra l’arco absidale si trova un pregevole Crocifisso ligneo opera di Pietro Bussolo (1515).

Ciascuna navata termina con un’abside semicircolare, nella quale si aprono monofore ad arco a tutto sesto: l’abside centrale è più grande rispetto alle due laterali e presenta nel catino un affresco di epoca rinascimentali raffigurante Gesù Pantocratore in trono tra i simboli degli Evangelisti.

 

 

 

L’absidiola di destra venne integralmente affrescata da Cristoforo I Baschenis nel 1574 con al centro della parete San Rocco tra i santi Egidio e Sebastiano, ai lati Scene della vita di San Rocco e nel catino Dio Padre benedicente e angeli.

 

Nel catino dell’absidiola di sinistra, adibita a custodia del Santissimo Sacramento, vi è un Compianto su Cristo morto, mentre sulle pareti Scene della vita di sant’Antonio abate. Da notare il tabernacolo per custodire le particole consacrate fatto con un forno per il cuocere il ‘pane dei poveri’ che viene da Albino.

Altri affreschi si trovano lungo le pareti laterali, tra cui Santi e una Pietà nella navata di sinistra e una Madonna col Bambino in quella di destra.

Un’iscrizione e un monumento funebre: la leggenda di Teutberga di Lotaringia

L’edificazione a beneficio delle anime di Teiperga, Isengarda e Giovanni, fa presumere che fossero personaggi molto vicini ad Alberto, probabilmente fratelli, ma non vi è ulteriore testimonianza storica certa, a solo citazioni indirette, di provenienza degli stessi ambienti monacali del priorato che ne parlano come domine Sancte Teopergie matris nostre et fondatrix monasteri.

Per un certo periodo è stata identificata in Teutberga di Lotaringia, moglie ripudiata del re franco Lotario II, nobilitandola maggiormente ed aumentandone il culto e il mito. Ricerche storiche più attente hanno escluso questa evenienza, lasciandone, tuttavia, intatta la leggenda.

Di lei rimane il monumento funebre costituito da un sarcofago lapideo, di epoca posteriore, coperto da una lastra scolpita riportante in rilievo, a grandezza naturale, la sua presunta effigie, inserito in una cappelletta ora addossata al lato sud esterno della chiesa.

Anche di questo monumento e della sua attribuzione non si ha certezza: è stata notata la differente datazione e la differenza stilistica tra il sarcofago e la lastra di copertura oltre alla non corrispondenza delle loro misure, ed è stato accertato anche che la sua sistemazione originaria era diversa dall’attuale. Non solo. La mitra che si trova nella parte inferiore e la parte superiore rovinata lasciano intendere che si tratta di un sarcofago ricostruito: una parte appartenente ad un prelato della chiesa e una parte presa da una lapide che doveva essere posta a pavimento e calpestata dai fedeli.

Il mistero della sepoltura dell’Antipapa

Sul sagrato della chiesa, proprio davanti al piccolo ingresso sulla destra, è presente un  sarcofago  senza iscrizioni. Le ipotesi sono diverse: che fosse semplicemente la sepoltura dei monaci, che fosse la sepoltura di un cavaliere nobile della zona, oppure che fosse la sepoltura dell’antipapa Vittore IV.

Quest’ultimo era stato infatti riconosciuto papa dall’ordine di Cluny, ma non dal resto della Chiesa. Si narra che grazie a Bernardo da Chiaravalle alla fine fosse stato perdonato e che da Lodi sarebbe giunto al monastero di Sant’Egidio dove concluse la sua vita. Tuttavia studi successivi hanno dimostrato che si tratta di un falso storico perché Vittore VI morì a Lucca.

Un luogo stupendo in ogni stagione dell’anno

Sono stata a Fontanella più di una volta e sempre in periodi dell’anno diversi. Vi assicuro che è un posto bellissimo, con una vista straordinaria sulla pianura. La camminata da Sotto il Monte fino all’abbazia è un po’ ripida, ma nulla che non si possa fare con un po’ di buona volontà e delle scarpe comode.

 

Per saperne di più

Si trova nella frazione di Fontanella del comune di Sotto il Monte Giovanni XXIII, in provincia di Bergamo. Per raggiungerla digitate sul navigatore: 
Via Regina Teoperga, 16, 24039 Fontanella BG

Per sapere quando si svolgono le visite guidate, tenete d’occhio la sezione eventi dell’Eco di Bergamo o contattate la Proloco dell’Isola Bergamasca. 

Tutte le foto sono mie e i testi sono una rielaborazione di quello che ho ascoltato durante la visita guidata e raccolto on line.

Il libro di Umberto Eco citato nel post era nella mia biblioteca personale e  l’ho letto tutto molti anni fa (addirittura al liceo). La foto dei due protagonisti del film Nel nome della Rosa è stata scaricata da google.