Un tuffo nel passato visitando il Villaggio Operaio di Crespi d’Adda, Patrimonio dell’UNESCO.

Metti un giorno qualunque di voler fare un tuffo nel passato e passeggiare in un antico villaggio operaio bergamasco dell’Ottocento, lungo il fiume Adda, nell’Isola Bergamasca. L’idea vi solletica? Ecco, basta andare a Crespi d’Adda, patrimonio UNESCO e il gioco è fatto: grazie alle visite guidate che vengono organizzate si può vivere un vero e proprio viaggio nel tempo e riportare le lancette dell’orologio al 1890 nel pieno della rivoluzione industriale quando il Villaggio Crespi era in pieno fervore. Quindi segnatevi  tra le 101 cose da fare in provincia di Bergamo almeno una volta nella vita: visitare Crespi d’Adda, villaggio operaio Unesco. Non ve ne pentirete!

Il Villaggio Crespi  di Crespi d’Adda è oggi quello che si definisce un gioiello di archeologia industriale. E’ frutto dell’idea di un imprenditore tessile illuminato di Busto Arsizio, Cristoforo Crespi, che in pieno fermento industriale aveva deciso di impiantare la propria azienda lungo le rive del fiume Adda e di costruirvi intorno un villaggio per farvi vivere i propri dipendenti, sfruttando le caratteristiche di un luogo pieno di energia e la proverbiale operosità dei bergamaschi.

Passeggiando tra le villette operaie a pavillon si possono ancora comprendere i criteri che guidarono la progettazione di questo villaggio: pulizia, ordine e gusto estetico. Accanto alle abitazioni sono presenti i servizi per gli abitanti, mentre la fabbrica, con la sua notevole estensione e le sue alte ciminiere, rappresenta ancora oggi il fulcro di tutto il villaggio e stabilisce il primato del lavoro operaio su ogni cosa.

Villaggio Crespi: cos’è

Il villaggio di Crespi d’Adda rappresenta la più importante testimonianza in Italia del fenomeno dei villaggi operai e per questo è stato inserito nella Lista dei Patrimoni Mondiali dell’UNESCO in quanto “Esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, il più completo e meglio conservato del Sud Europa”.

Situato in prossimità della confluenza dei fiumi Adda e Brembo, fu realizzato nell’arco di pochi anni alla fine dell’Ottocento dalla famiglia Crespi come “Villaggio ideale del lavoro” per i dipendenti dell’opificio tessile dei Crespi. Il villaggio di Crespi d’Adda si è conservato fino ad oggi completamente integro, mantenendo pressoché intatto il suo aspetto urbanistico e architettonico.

Nel villaggio potevano abitare solo coloro che lavoravano nell’opificio e la vita di tutti i singoli e della comunità intera ruotava attorno alla fabbrica stessa, ai suoi ritmi e alle sue esigenze. Ancora oggi, visitando questo affascinante villaggio, si nota la netta divisione tra la zona residenziale, la zona con gli edifici di interesse pubblico, la zona industriale e quella con le ville dei capireparto e dei dirigenti.

La fabbrica rimase in funzione fino al 2003, sempre nel settore tessile cotoniero, mentre l’abitato ancora oggi ospita una comunità in gran parte discendente di coloro che vi vissero o lavorarono. Passeggiando per le sue vie potete scoprire com’era la vita centocinquant’anni fa, quando era nel pieno della sua attività, quando era un luogo abitato da uomini, donne e bambini, operai e impiegati, tutti legati a doppio filo all’industria tessile.

Villaggio Crespi: dove si trova

Situato quasi a metà strada tra Milano e Bergamo, Crespi d’Adda si trova nel comune di Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo, proprio sul confine con Milano, sulle sponde del Fiume Adda. Potete raggiungerlo percorrendo l’autostrada A4 – uscita Capriate, a 20 km da Milano e 15 da Bergamo –  seguendo le indicazioni per Crespi Villaggio Operaio

 

Villaggio Crespi: la storia

Era il 1876 quando Benigno Crespi decise di acquistare un lotto di terreno e di impiantare il suo cotonificio in provincia di Bergamo, nel territorio che oggi chiamiamo Isola Bergamasca, un triangolo di terra compreso tra l’Adda e il Brembo. Chiamò i migliori architetti dell’epoca da Milano e Bergamo e commissionò loro il progetto  non solo della fabbrica ma anche delle case per gli operai, i cosiddetti Palazzoni. In poco meno di un paio d’anni i lavori per la costruzione di quello che sarebbe diventato il primo nucleo del villaggio Crespi cominciarono e furono portati avanti dal figlio del fondatore, Silvio Crespi.

Nel giro di cinquant’anni quel lotto di 80 ettari, in un lembo di terra compresa tra l’Adda e il Brembo, divenne un villaggio operaio con tanto di case, fabbrica e servizi sul modello di quelli inglesi. Un unico cosmo sociale e imprenditoriale, che deve la sua fortuna anche alla particolare struttura del paesaggio, isolato dal resto del mondo; la stessa struttura che è rimasta così fino ad oggi.

 

Crespi d’Adda: utopia o progetto di welfare ante litteram

La vita degli operai era legata a doppio filo con quella della fabbrica e dell’imprenditore che mettevano a disposizione dei propri dipendenti quello che oggi definiremmo welfare aziendale. Nel villaggio di Crespi d’Adda il padrone “regnava” e provvedeva come un padre a tutti i bisogni dei dipendenti: dentro e fuori la fabbrica e “dalla culla alla tomba”, anticipando le tutele dello Stato stesso. Tutto era ordinato (a ovest la fabbrica, a est le abitazioni e al centro i servizi) e tutto doveva servire per rendere accogliente e autosufficiente il paese e i suoi abitanti, dal giorno in cui mettevano piede a Crespi al giorno in cui se ne andavano.

L’idea fu di Cristoforo Benigno Crespi e di suo figlio Silvio Benigno, filantropici capitani d’industria, il cui intento era di riprodurre un piccolo feudo, dove l’abitazione e il padrone stesso fossero simbolo sia dell’autorità che della benevolenza verso gli operai e le loro famiglie. Il concetto non era nuovo perché i Crespi (prima Benigno e poi Silvio) si erano ispirati ai villaggi operai inglesi, ma nella bergamasca era un’assoluta novità. E negli anni che seguirono altri imprenditori lo imitarono, con risultati più o meno positivi.

Le fasi della costruzione del Cotonificio Crespi e del villaggio

I lavori per il cotonificio Crespi cominciarono nel 1878 e la costruzione del paese fu cronologica. I primi edifici furono la fabbrica (reparto di filatura, poi di tessitura e in ultimo di tintoria) e la centrale a turbina per alimentarla, la chiesa e i tre palazzotti più grandi dove vissero i primi operai arrivati da Busto Arsizio portati da Crespi per iniziare l’attività. Poi fu la volta delle case del medico e del curato in posizione più elevata, per prendersi cura dei corpi e delle anime degli abitanti dell’antico nucleo.

La villetta del medico e del parroco che dominano su Crespi d'Adda

Poi fu costruita la Chiesa di Santa Maria, di ispirazione neorinascimentale, esatta riproduzione della Chiesa di Santa Maria di Busto Arsizio (città natale del fondatore) e di fronte la villa padronale, Villa Crespi, costruita in stile neomedievale.

Poi fu la volta delle villette per gli operai (piccole unità bi o tri-familiari con giardino e orto che gli abitanti avevano l’obbligo di curare se volevano avere la casa), quelle dei capireparto e quelle più sontuose per i dirigenti. In mezzo i servizi: la mensa, la scuola, il negozio degli alimentari, i bagni pubblici, il dopolavoro con il gioco delle bocce, il lavatoio con l’acqua calda.

Se volete saperne di più sulla chiesa di Busto Arsizio e della copia voluta da Crespi, leggete: 
Originali, copie o citazioni? Monumenti e opere d’arte bergamasche che hanno uno o più gemelli in giro per il mondo

Anche il cimitero seguiva le regole del villaggio

Il cimitero di Crespi d’Adda si trova alla fine della strada principale, che si trasforma, uscendo dal centro abitato, in un lungo viale alberato che porta a sud della cittadina. Fu realizzato a partire dal 1905 e ricalca la suddivisione sociale di tutto il paese: le lapidi più spoglie degli operai, quelle più decorate degli impiegati e via via a crescere, fino al mausoleo ancora oggi della famiglia Crespi caratterizzato da due braccia che accolgono simbolicamente il luogo e tutto il paese.

Il Cimitero fu costruito e progettato da Gaetano Moretti, architetto del tempo, che aveva partecipato alla realizzazione del villaggio che si occupò anche della costruzione della Centrale Idroelettrica Taccani. Il camposanto ha un impianto di forma quadrata. Sul lato opposto dell’ingresso si innalza l’enorme, austero e, per certi versi, sproporzionato mausoleo della famiglia Crespi, ai cui piedi si collocano, in file ordinate, un tempo circondate da siepi di mirto, le piccole croci degli operai e dei loro famigliari.

Nella fascia centrale, in particolare, si trovano le sepolture dei numerosi bambini, morti per le epidemie di febbre spagnola (1919) e di gastroenterite (1928 – 1932).

Se volete saperne di più sulla Centrale Idroelettrica Taccani, progettata da Moretti, leggete: Trezzo sull’Adda: alla scoperta della Centrale idroelettrica Taccani, gioiello di ingegneria dal gusto Liberty

Il declino del Cotonificio Crespi

Le fortune del Villaggio Crespi dipesero in tutto e per tutto da quelle del complesso industriale. Tutto quello che si vede fu costruito nell’arco di 50 anni dai fondatori (che però dovettero venderlo nel 1929 a causa della crisi che li mandò al collasso). Il cotonificio passò nelle mani dei nuovi proprietari ma il villaggio continuò ad esistere con alterne fortune. Negli anni ’70 le case vennero messe in vendita con diritto di prelazione a chi già le abitava e oggi sono di proprietà degli eredi dei dipendenti della fabbrica.

La fabbrica chiuse definitivamente nel 2003, in seguito a una profondissima crisi: il 20 dicembre alle 16.52, orario ancora visibile sull’orologio all’ingresso principale della fabbrica: le campane del paese suonarono a lutto e tutti uscirono per l’ultima volta dai magazzini del cotonificio. Dieci anni dopo fu acquistato da Percassi, imprenditore bergamasco che ha deciso di trasformare i vecchi edifici nel proprio quartier generale.

Se volete saperne di più, in merito ad altri esempi di villaggi operai nella bergamasca, leggete: Alla scoperta delle case a righe “come maglioni” di Ponte Selva e dell’antico stabilimento Pozzi

Villaggio Crespi, il villaggio dei record

Crespi d’Adda sarà ricordato da tutti come il Villaggio dei record.

Docce calde per tutti, nei bagni pubblici, dove gli abitanti del paese potevano recarsi a turni per lavarsi: il giovedì era dedicato ai bambini che quella mattina non andavano a scuola, ricevevano un gettone e il giorno dopo la maestra controllava se si erano lavati o meno.

I lavatoi riscaldati erano un altro dei servizi unici in paese: l’acqua calda a disposizione delle donne, sia in estate che in inverno, che si ritrovavano in questo luogo coperte da una tettoia senza dover andare a fare il bucato al fiume.

Un altro record fu la linea telefonica che collegava la fabbrica con Milano, città dove risiedeva la famiglia Crespi nei mesi invernali.

Ma non solo: anche l’energia elettrica che alimentava tutto il paese e lo illuminava fu un record unico per quel tempo. Grazie alla centrale idroelettrica costruita dall’altra parte del fiume, tutta la fabbrica e i servizi del paese ne usufruirono.

Gli edifici erano caratterizzati da decorazioni in cotto lombardo. Sul muro esterno della fabbrica era ripetuto il simbolo della città ideale di Milano (Sforzinda), la nota stella a otto punte. La stessa decorazione si trova sulla cancellata dell’ingresso d’onore della fabbrica, realizzata dall’artista Mazzuccotelli, lo stesso che aveva realizzato i lampadari e le decorazioni in ferro battuto del Casinò di San Pellegrino.

Crespi, il primo Patrimonio dell’Unesco della Bergamasca

Quando divenne Patrimonio Mondiale dell’Umanità, nel 1995, la fabbrica era ancora attiva e nulla di rilevante fu aggiunto o eliminato da allora, tanto da essere il villaggio operaio meglio conservato in Italia e nel Sud Europa.

Secondo i principi dell’UNESCO, Crespi d’Adda rappresenta un esempio di rilevante Villaggio Operaio tipico della fine del 1800 e inizi del 1900, luoghi sorti nelle vicinanze delle fabbriche, testimoni della rivoluzione industriale e di un nuovo concetto di vivere e di lavorare.

Questa la motivazione ufficiale dell’Unesco declamata durante l’assegnazione del titolo nel 1995:

Esempio eccezionale del fenomeni dei villaggi operai, il più completo e meglio conservato del Sud Europa, il villaggio offre un esempio eminente di un complesso architettonico che illustra un periodo significativo della storia umana e rappresentativo di una cultura.

Aggirarsi per le vie di questo villaggio è ancora oggi un’esperienza straordinaria. Le case un tempo dei dipendenti della fabbrica, dalla più squadrata degli operai, a quelle straordinariamente decorate dei dirigenti, oggi sono tutte considerate ville di pregio storico e vengono tenute in gran cura.

Se volete sapere quali sono gli altri patrimoni Unesco che si trovano nella provincia bergamasca, leggete:

Itinerario UNESCO a Bergamo e nella bergamasca, dai siti, ai bioparchi, ai patrimoni immateriali transnazionali 

Mura Venete di Bergamo: dal 2017 sono Patrimonio dell’UNESCO

La transumanza è diventata patrimonio immateriale dell’UNESCO: pastori e Bergamini orgoglio di Bergamo.

Misteri e curiosità legati a Crespi d’Adda

Ci sono molti misteri intorno a Crespi d’Adda: storie di fantasmi e di messe sataniche. Il cimitero offre molti spunti in merito. Si racconta che il fantasma si una donna si aggiri nel camposanto per proteggere le anime dei bambini sepolti. Si racconta anche che la moglie del fondatore si aggiri per le stanze della villa-castello dei Crespi.

Se volete saperne di più sui misteri che aleggiano su Crespi d’Adda leggete: Fantasmi orobici: storie di cavalieri, dame, orchi e misteriose presenze a Bergamo e provincia

Quello che è certo è che Crespi d’Adda è un luogo molto particolare e suggestivo tanto che oggi viene spesso usato come location di video e di film (l’ultimo in ordine di tempo è uscito il 26 settembre 2020 e si intitola Guida Romantica a Posti Perduti, di Giorgia Farina con Justine Trinca). Sul sito di Crespi d’Adda si legge che tra film e video si sono superate le ottanta produzioni: un bel numero, non trovate?

Se volete saperne di più sui videoclip girati a Crespi, leggete: Alla scoperta dei 10 video musicali girati a Bergamo e provincia: itinerario musicale tra ville, palazzi e luoghi iconici bergamaschi. E una chicca.

 

Note Le immagini sono in parte mie e in parte recuperate in Rete. 

 

15 commenti

  1. Tu non lo sai, ma qualche giorno fa ho proprio cercato informazioni su questo paese perché mi attira tantissimo. Spero presto di poterlo visitare😍😍😍

    1. Alessandra, quando pensavi di andare? Potrebbe esserci un evento per instagrammers e blogger che consentirebbe di fare la visita guidata e entrare in posti altrimenti inaccessibili al pubblico. Se vuoi ti avviso…

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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