L'ingresso della fabbrica di Crespi d'Adda ormai chiusa da anni

Un viaggio nel passato al Villaggio Operaio di Crespi d’Adda, Patrimonio dell’UNESCO.

Metti un giorno qualunque di voler fare un tuffo nel passato e passeggiare in un antico villaggio operaio bergamasco dell’Ottocento, lungo il fiume Adda, nell’Isola Bergamasca. Ecco, basta andare a Crespi d’Adda, patrimonio mondiale dell’UNESCO e il gioco è fatto: grazie alle visite guidate di Terre di Bergamo che si organizzano spesso in questo luogo si può vivere un vero e proprio viaggio nel tempo e riportare le lancette dell’orologio al 1890 nel pieno della rivoluzione industriale. Quindi segnatevelo tra le 101 cose da fare in provincia di Bergamo almeno una volta nella vita: non ve ne pentirete.

La fabbrica e la ciminiera di Crespi d'Adda

La storia di Crespi d’Adda, gioiello di archeologia industriale

Crespi d’Adda è un vero gioiello di archeologia industriale.  A pochi passi da Milano e Bergamo, fu voluto da un imprenditore tessile illuminato di Busto Arsizio, Cristoforo Crespi, che in pieno fermento industriale aveva deciso di costruire la propria impresa e la propria città ideale sfruttando le caratteristiche di un luogo pieno di energia e la proverbiale operosità dei bergamaschi.

Il Ponte che collega la sponda milanese a quella bergamasca sul fiume Adda

Nel 1876 Crespi decise infatti di acquistare un lotto di terreno e di impiantare la propria impresa tessile lungo le sponde dell’Adda. Chiamò i migliori architetti dell’epoca da Milano e Bergamo, commissionò loro il progetto, e in poco meno di un paio d’anni i lavori per la costruzione di quello che sarebbe stato il primo nucleo del villaggio cominciarono. Nel giro di cinquant’anni quel lotto di 80 ettari, in un lembo di terra compresa tra l’Adda e il Brembo che oggi chiamiamo Isola Bergamasca, divenne un paese operaio con tanto di case, fabbrica e servizi sul modello di quelli inglesi. Un unico cosmo sociale e imprenditoriale, che deve la sua fortuna anche alla particolare struttura del paesaggio, isolato dal resto del mondo; la stessa struttura che è rimasta così fino ad oggi.

La statua del fondatore di Crespi d'Adda

L'ingresso della fabbrica di Crespi d'Adda ormai chiusa da anni

La costruzione del paese

I lavori cominciarono nel 1878 e la costruzione del paese fu cronologica. I primi edifici edificati furono la fabbrica (reparto di filatura, poi di tessitura e in ultimo di tintoria) e la centrale a turbina per alimentarla, la chiesa e i tre Palazzotti più grandi dove vissero i primi operai arrivati da Busto Arsizio portati da Crespi per iniziare l’attività. Poi fu la volta delle case del Medico e del Curato in posizione più elevata, per prendersi cura dei corpi e delle anime degli abitanti dell’antico nucleo. Della Chiesa del Nome di Maria, di ispirazione neorinascimentale, esatta riproduzione del santuario di Busto Arsizio (città natale del fondatore) e di fronte la villa padronale, costruita in stile neomedievale.  Poi arrivarono villette per gli operai (piccole unità bi o tri-familiari con giardino e orto che gli abitanti avevano l’obbligo di curare se volevano avere la casa), quelle dei capireparto e quelle più sontuose per i dirigenti. In mezzo i servizi: la mensa, la scuola, il negozio degli alimentari, i bagni pubblici, il dopolavoro con il gioco delle bocce, il lavatoio con l’acqua calda.

La villetta del medico e del parroco che dominano su Crespi d'Adda

La chiesa di Crespi d'Adda posta di fronte all'ingresso della fabbrica

Le scuole di Crespi d'Adda

Dalla nascita alla morte: tutta la vita a Crespi

Tutto era ordinato (a ovest la fabbrica, a est le abitazioni e al centro i servizi) e tutto doveva servire per rendere accogliente e autosufficiente il paese e i suoi abitanti, dal giorno in cui mettevano piede a Crespi al giorno in cui se ne andavano. E proprio per la dipartita fu realizzato in fondo al paese, verso il bosco, il cimitero visitabile ancora oggi, che ricalca la suddivisione sociale di tutto il paese, con le lapidi più spoglie degli operai, quelle più decorate degli impiegati e via via a crescere, fino al mausoleo ancora oggi della famiglia Crespi caratterizzato da due braccia che accolgono simbolicamente il luogo e tutto il paese. Il Cimitero fu costruito e progettato da Gaetano Moretti, architetto del tempo, che aveva partecipato alla realizzazione del villaggio.

La cancellata del cimitero di Crespi  realizzata da Mazzuccotelli

Le fortune di questo luogo dipesero in tutto e per tutto da quelle del complesso industriale. La vita degli operai era legata a doppio filo con quella dell’imprenditore. Tutto quello che si vede fu costruito nell’arco di 50 anni dai fondatori (che però dovettero venderlo nel 1929 a causa della crisi che li mandò al collasso).

Passeggiando tra le villette operaie a pavillon si possono ancora comprendere i criteri che guidarono la progettazione di questo villaggio: pulizia, ordine e gusto estetico. Accanto alle abitazioni sono presenti i servizi per gli abitanti, mentre la fabbrica, con la sua notevole estensione e le sue alte ciminiere, rappresenta ancora oggi il fulcro di tutto il villaggio e stabilisce il primato del lavoro operaio su ogni cosa.

Da Patrimonio dell’Unesco alla chiusura della fabbrica

Quando divenne Patrimonio Mondiale dell’Umanità, nel 1995, la fabbrica era addirittura ancora attiva e nulla di rilevante fu aggiunto o eliminato da allora, tanto da essere il villaggio operaio meglio conservato in Italia. Secondo i principi dell’UNESCO, Crespi d’Adda rappresenta un esempio di rilevante Villaggio Operaio tipico della fine del 1800 e inizi del 1900, luoghi sorti nelle vicinanze delle fabbriche, testimoni della rivoluzione industriale e di un nuovo concetto di vivere e di lavorare.

La fabbrica chiuse definitivamente nel 2003, in seguito a una profondissima crisi: il 20 dicembre alle 16.52, orario ancora visibile sull’orologio all’ingresso principale della fabbrica: le campane del paese suonarono a lutto e tutti uscirono per l’ultima volta dai magazzini del cotonificio. Dieci anni dopo fu acquistato da Percassi, imprenditore bergamasco che ha deciso di trasformare i vecchi edifici nel proprio quartier generale.

Il simbolo della città ideale Sforzinda sul cancello della fabbrica di Crespi d'Adda

Selfie dell'autrice di Cose di Bergamo in visita a Crespi d'Adda

Villaggio Crespi, il villaggio dei record.

Crespi d’Adda sarà ricordato da tutti come il Villaggio dei record.

Docce calde per tutti, nei bagni pubblici, dove gli abitanti del paese potevano recarsi a turni per lavarsi: il giovedì era dedicato ai bambini che quella mattina non andavano a scuola, ricevevano un gettone e il giorno dopo la maestra controllava se si erano lavati o meno.

I lavatoi riscaldati erano un altro dei servizi unici in paese: l’acqua calda a disposizione delle donne, sia in estate che in inverno, che si ritrovavano in questo luogo coperte da una tettoia senza dover andare a fare il bucato al fiume.

vecchio lavatoio coperto a Crespi d'Adda

Un altro record fu la linea telefonica che collegava la fabbrica con Milano, città dove risiedeva la famiglia Crespi nei mesi invernali.

Ma non solo: anche l’energia elettrica che alimentava tutto il paese e lo illuminava fu un record unico per quel tempo. Grazie alla centrale idroelettrica costruita dall’altra parte del fiume, tutta la fabbrica e i servizi del paese ne usufruirono.

Antica Centrale che alimentava la fabbrica di Crespi d'Adda
Aggirarsi per le vie di questo villaggio è un’esperienza straordinaria. Le case un tempo dei dipendenti della fabbrica, dalla più squadrata degli operai, a quelle straordinariamente decorate dei dirigenti, oggi sono tutte considerate ville di pregio storico e vengono tenute in gran cura.

Ingresso di una delle villette di Crespi d'Adda

La vita a Crespi d'Adda oggi: donna che stende i panni nel giardino della villetta

Giardino di una villetta a Crespi d'Adda

Villa liberty a Crespi d'Adda

Gli edifici erano caratterizzati da decorazioni in cotto lombardo. Sul muro esterno della fabbrica era ripetuto il simbolo della città ideale di Milano (Sforzinda), la nota stella a otto punte. La stessa decorazione si trova sulla cancellata dell’ingresso d’onore della fabbrica, realizzata dall’artista Mazzuccotelli, lo stesso che aveva realizzato i lampadari e le decorazioni in ferro battuto del Casinò di San Pellegrino.

Simbolo della Città ideale Sforzinda a Crespi d'Adda

L'autrice di Cose di Bergamo in visita a Crespi d'Adda

Note

Le immagini sono mie e sono state state scattate lo scorso anno durante una visita guidata a Crespi d’Adda. 

Questo articolo è frutto di una collaborazione con la guida turistica Tosca Rossi di Terre di Bergamo.  Se desiderate maggiori informazioni sulle visite guidate, consultate il suo sito internet o contattatela. 

 

8 commenti

  1. Tu non lo sai, ma qualche giorno fa ho proprio cercato informazioni su questo paese perché mi attira tantissimo. Spero presto di poterlo visitare😍😍😍

    1. Alessandra, quando pensavi di andare? Potrebbe esserci un evento per instagrammers e blogger che consentirebbe di fare la visita guidata e entrare in posti altrimenti inaccessibili al pubblico. Se vuoi ti avviso…

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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