Palazzo Bazzini a Lovere in Primavera

Alla scoperta di Palazzo Bazzini, il palazzo fortezza cinquecentesco, a Lovere sul Lago d’Iseo

Confesso che non lo conoscevo eppure sono stata tanti anni a Lovere quando ero ragazzina a trascorrere le mie vacanze estive.Per questo devo ringraziare gli eventi organizzati da FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) se ho scoperto Palazzo Bazzini  e l’ho potuto visitare.

Palazzo Bazzini è una massa imponente ed elegante, proprio di fronte all’ingresso laterale della grande basilica di S. Maria in Valvendra, lungo la parte più elevata di via Fratelli Pellegrini che dal lungolago sale verso la zona collinare del nucleo orientale di Lovere. Oggi è di proprietà della parrocchia e non è aperto al pubblico, ma in occasione delle Giornate di Primavera del FAI questo prezioso palazzo è stato aperto al pubblico per raccontare una storia lunga oltre cinquecento anni.

Si tratta di un’apertura eccezionale, perché tranne gli ambienti a pianterreno, destinati ad uffici ed abitazione del parroco, tutto il resto del vasto l’edificio è da anni chiuso e vale certamente la pena di visitarlo quando possibile.

La famiglia Bazzini

La Famiglia Bazzini, originaria di Clusone, era presente a Lovere agli inizi del ʼ400. Erano produttori di panni ma in seguito alla crisi del 500 si convertirono all’estrazione del ferro, entrando anche nel mercato delle armi.
Raggiunse il massimo splendore nella seconda metà del XVI sec., grazie alle fortune militari di Adorno, gentiluomo alla Corte dei Farnese di Parma e capitano di ventura che ottenne dal papa il titolo di Conte, un titolo non ereditabile ma comunque prestigioso. L’amicizia con i Farnese fu comunque una costante di questa famiglia che ottenne nei secoli per i vari discendenti di Adorno lo stesso titolo.  Ottavio, ad esempio, primogenito di Adorno rimase al servizio dei Farnese e nel 1646 ottenne dal duca Ranuccio II gli stessi titoli di Conte e Cavaliere che il padre aveva avuto da Ranuccio I nel 1616.

Antonio Bazzini, musicista di fama internazionale

Tra i Bazzini si annoverano anche uomini politici, letterati e musicisti tra cui Antonio Bazzini, violinista e compositore di fama europea, vissuto nella seconda metà dell’Ottocento e maestro (tra gli altri) di Giacomo Puccini.

Antonio Bazzini ritratto in mandorlaBresciano di nascita, Antonio Bazzini (1810-1897)  fu allievo di Faustino Camisani. Girò l’Europa: studiò quattro anni a Lipsia, dove approfondì la conoscenza dell’opera di Bach e Beethoven e da lì non si fermò più. Iniziò prestissimo la sua carriera internazionale come violinista e si esibì in Germania, Danimarca, Polonia, Spagna e Francia. Robert Schumann, di lui scriveva: Da anni nessun virtuoso mi ha dato una gioia così intima e momenti così piacevoli e felici, come Antonio Bazzini. Mi pare ch’egli sia conosciuto troppo poco, e anche qui non sia stato degnamente apprezzato nel grado ch’egli merita”. E ancora: “È italiano in tutto, nel senso migliore; egli sembra venire non da un paese di questa terra, ma da un paese del canto, da un paese sconosciuto, eternamente sereno”.

antonio-bazzini-libretto-turandaAntonio Bazzini fu tra i direttori del Conservatorio di Milano ed ebbe tra i suoi allievi Giacomo Puccini di cui ho avuto modo di scoprire il luogo in cui visse mentre la sua amante era incinta, vicino a Caprino Bergamasco e forse non fu un caso che dopo la Turanda di Bazzini, Puccini si cimentò con la Turandot, sua opera incompiuta.

La famiglia si estinse nel 1938 con la morte di Odoardo che nel 1934, per la somma simbolica di lire 100.000, vendette alla Parrocchia l’edificio e l’area annessa.

La storia di Palazzo Bazzini

Non si hanno documenti che indichino con precisione la data di costruzione di Palazzo Bazzini, ma le caratteristiche strutturali e gli elementi decorativi lo collocano verso la fine del XVI secolo. Sappiamo che il committente fu Adorno Bazzini e che il progettista potrebbe essere di provenienza emiliana.

La costruzione ha un carattere severo e imponente secondo i canoni dello stile “eroico” tipico della fine del ʼ500 con un “effetto a fortezza” enfatizzato dagli alti muri di cinta e dalla ottagonale torretta d’angolo con feritoie, sporgente verso la strada.

Pare che il palazzo inizialmente avesse una pianta a L e solo nella seconda metà del ‘600
venne aggiunta l’attuale ala sud. Recenti modifiche sono avvenute nel 1920 con la realizzazione della veranda, nel 1948 quando furono eseguiti lavori di adattamento dell’ultimo piano a scuola di catechismo e nel 1989 con la ridistribuzione interna dei locali al primo piano.

Nel 1968 è stato restaurato il portale d’ingresso a cura dell’arch. Luigi Cottinelli attraverso un lavoro di pulitura e ripassatura degli elementi lapidei e la sostituzione di quelli più deteriorati; nel 1994 è stato rifatto il tetto, mentre recentemente è proceduto il restauro delle decorazioni pittoriche di alcune sale, tornate al loro antico splendore.

Dal marzo 1915 Palazzo Bazzini è vincolato per il suo pregio storico-artistico.

Com’è fatto Palazzo Bazzini

Il bel portale d’ingresso, caratterizzato da due poderose semicolonne e da un arco a tutto
sesto, è sovrastato da una finestra a serliana con poggiolo a colonnette, al di sopra della quale vi è una doppia arcata cieca con pilastrini in pietra grigia di Sarnico. La finestra a serliana era un simbolo di ricchezza e importanza. Il fatto che fosse direzionata sopra l’ingresso di fronte alla Chiesa di Valdendra, aveva un chiaro significato di importanza e linea diretta con il potere ecclesiastico.

La pianta del palazzo è composta da un corpo centrale e da due ali laterali simmetriche ma di differente larghezza che racchiudono il cortile su cui affaccia il portico con pilastri bugnati che sostengono sette arcate a tutto sesto i cui conci di chiave sono scolpiti a mascheroni. Sono anche pertinenza del palazzo un orto a sud dal cortile e a est un ampio prato con costruzioni rustiche per i cavalli e le carrozze, cui si accede da una porta carrabile separata che un tempo non c’era e che oggi delimita l’appartamento del Parroco.

La decorazione pittorica esterna, ormai quasi completamente scomparsa ma ancora visibile nelle foto storiche, esaltava l’aspetto militaresco del palazzo, ponendo due cavalieri a grandezza naturale in abito secentesco a fianco del portale d’ingresso e due guerrieri a fianco delle porte sul cortile interno. Sotto i mensoloni di gronda si possono intuire altri elementi decorativi riferibili sia all’arte delle armi sia alla musica.

Il pianterreno del palazzo della Famiglia Bazzini

Il pianterreno, in origine con funzioni di rappresentanza, è suddiviso in diciassette locali,
alcuni dei quali riccamente affrescati, oggetto della nostra visita. Il Salone detto del Camino, posto subito a sinistra dell’ingresso principale, presenta la decorazione dei primi decenni del ʼ600 e, nello spazio tra i mensoloni del soffitto, vi sono scorci architettonici in cui è facile riconoscere i palazzi e le ville dei Farnese di Parma, la nobile famiglia con cui, come si è detto, i Bazzini sin dal  sedicesimo secolo ebbero importanti legami. Appena sopra la porta si riconosce il palazzo del Quirinale che apparteneva al Papa.

Segue un salone detto della scimmia con volta affrescata a motivi naturalistici.  Fu fatta affrescare in seguito ad un fatto di sangue che coinvolse la famiglia Bazzini e la famiglia Barboglio, diretti antagonisti per la supremazia in paese. In seguito ad una morte che colpì una delle due famiglie si decise per una tregua alla quale nessuno dei due casati potesse sottrarsi, e la frase di monito la troviamo proprio negli affreschi di questa saletta. La scimmia non è l’unico animale dipinto ad avere un significato particolare: troviamo infatti anche un pavone.

Il primo piano del Palazzo Bazzini

Corridoio del primo piano di Palazzo BazziniIl primo piano comprende ventotto ambienti, con affreschi e pavimentazioni di pregio. Una sala di vaste proporzioni dal soffitto ligneo a cassettoni conserva la decorazione più antica con bei rosoni a tempera, databile alla fine del sedicesimo secolo, cioè ai tempi dell’impianto originario dell’edificio.

L’ala destra del palazzo prospettante su Santa Maria in Valvendra e in corrispondenza dell’ingresso monumentale, fu ristrutturata completamente nella prima metà dell’800 da un secondo Adorno (1750-1828), importante uomo politico che fu sindaco di Lovere. Egli tra il 1836 e il 1837 incaricò dell’ornamentazione i Salvatoni di Gandino, famiglia di decoratori tra cui si distinse Giambattista (1806-1864) formatosi presso l’Accademia Carrara

Si visita la sala con motivi neoclassici che celebra i fasti eroici del primo Adorno caratterizzata da fregio e soffitto a riquadri che imitano bassorilievi marmorei di tema militare. Lungo il perimetro corre una lunga scritta inneggiante alle glorie del capostipite. Purtroppo è bisognosa di consistenti restauri perché molto ammalorata nell’angolo nord.

Segue un’altra sala “neoclassica” con motivi a grottesche e con un mobile degli anni Trenta tipico dell’Art Deco.

Poi si trova la sala “degli Egizi” le cui le pareti sono completamente affrescate con motivi in stile impero: diversi paesaggi di gusto retour d’egypte con sfingi e piramidi, dune e palme, sono inquadrati da una composizione che si ripete specularmente di fianco a tutte le porte e finestre.

Una suonatrice d’arpa appoggia la schiena ad una colonna dai brillanti colori che termina con il tipico capitello a papiro, mentre su un pilastrino a motivi geometrici si erge la figura statuaria di un soldato egizio. Sul soffitto campeggia un enorme rosone a cerchi concentrici in cui si alternano segni dello zodiaco, figure in abiti esotici e geroglifici.

Le giornate di Primavera del FAI

Ogni anno, dal 1993, il primo weekend di Primavera i volontari del FAI organizzano una manifestazione nazionale dedicata al patrimonio storico, artistico e culturale del nostro Paese.

Una grande festa dei Beni Culturali aperta a tutti e alla quale hanno potuto partecipare più di 10 milioni di Italiani visitando oltre 12.000 luoghi spesso inaccessibili ed eccezionalmente visitabili in più di 5.000 città di tutta Italia.

Dei 1.100 luoghi aperti durante le Giornate FAI di Primavera solo 30 Beni appartengono alla Fondazione FAI. La quasi totalità dei luoghi aperti durante l’evento sono proprietà di enti e istituzioni, pubbliche e private che concedono al FAI l’opportunità di aprirli al pubblico eccezionalmente per un weekend. Per questo le aperture delle Giornate FAI di Primavera rappresentano un’occasione rara e, in molti casi unica, di visitare questi luoghi.

Note

Le foto sono mie e sono state scattate durante l’eccezionale apertura al pubblico durante le Giornate di Primavera del FAI. 

Le informazioni sono un’elaborazione del materiale consegnato all’ingresso e presente in rete, redatto da Valentina Cristini
Bibliografia e Sitografia :
M. Berra, C. Ferrari, Recupero del Palazzo Bazzini a Lovere come centro di formazione universitaria, tesi di laurea, Politecnico di Milano, a.a. 2001-2002.
G.S. Pedersoli, M. Ricardi, Guida dei paesi in riva al lago d’Iseo, Pian Camuno (Bs), 

10 commenti

  1. Interessante la storia della famiglia Bazzini, come interessanti sono gli interni di questo palazzo di Lovere. Mi piace molto la sala degli egizi. Ecco, qui mi sarei fermata a contemplare gli affreschi anche per un ora.

  2. Che bellissimi interni che ha questo palazzo! A vedere le foto da fuori, non lo avrei detto. Io adoro le Giornate di PRimavera del FAI, fanno scoprire gioielli nascosti che altrimenti non vedremmo mai.

  3. È davvero un peccato che questo palazzo sia aperto al pubblico solo in occasione delle giornate del FAI. In Italia ci sono davvero tantissimi gioielli architettonici che non vengono valorizzati come meritano

  4. Decisamente una bellissima scoperta! E’ proprio vero che siamo pieni di bellezze in Italia e spesso non lo sappiamo. Quest anno non sono riuscita a partecipare <;(

  5. Il FAI è una risorsa eccezionale per il nostro paese e questi eventi di “porte aperte” in luoghi normalmente non accessibili sono una ghiotta occasione

  6. Non conoscevo questo palazzo, ancora una volta mi trovo a elogiare lo straordinario lavoro del FAI (e bravissima anche tu per avercelo fatto conoscere attraverso il blog).

  7. Con le giornate FAI si fanno sempre bellissime scoperte. La sala degli Egizi è la cosa che mi ha colpito di più. Già immagino a restare a bocca aperta per ore ammirando ogni dettaglio. Il torcicollo sarebbe stato il mio migliore amico, ne sono certa!

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