A Bergamo, alla ricerca del batacchio più bello e instagrammabile di Città Alta

Ogni volta è un’esclamazione di sorpresa, la mia. Sono uno più bello dell’altro e non riesco a non fotografarli. Ecco perché, tra le 101 cose da fare almeno una volta nella vita a Bergamo, oggi vi suggerisco questo: andare alla ricerca del batacchio (o battiporta) più bello e instagrammato di Città Alta. 

Da alcuni anni la domenica mattina mi piace fare una bella passeggiata che da Piazza Pontida arriva fino in Piazza Vecchia per lasciarmi sorprendere dalle cose che vedo guardandomi intorno. Percorro via Sant’Alessandro, fino a Porta San Giacomo e da via San Giacomo fino a tutta via Gombito (quella della torre) passando per Piazza delle Scarpe.

La cosa che mi piace di più è sbirciare attraverso  i portoni che, quando sono aperti, svelano affreschi ricchissimi sulle volte, bellissimi cortili e giardini curatissimi. Ma che, quando sono chiusi, sono impreziositi da quei curiosi batacchi capaci di attirare gli sguardi di tutti.

Guardate la galleria qui sotto, non ho ragione? Ogni batacchio racconta una storia. Da quello più nuovo a quello più antico, a quello più usato, a quello che addirittura è pieno di ragnatele!

Tanti modi di indicare il battiporta

Battiporta, batacchio, battente o picchiotto, ma anche, a seconda del luogo di origine, battaglio,  mazzapicchio, o bussarello. Tante parole diverse e tutte per indicare l’antenato del campanello e del citofono.

Da quando l’uomo ha sentito l’esigenza di proteggere sé, i propri cari e i propri valori all’interno di una casa, è nato non solo il bisogno di chiudere, ma anche l’esigenza opposta: quella di sapere che qualcuno fuori dall’abitazione ha bisogno di entrare. Ciò ha portato l’invenzione di uno strumento che negli anni è stato perfezionato e abbellito tanto da diventare addirittura un oggetto d’arte.

Come sono fatti i batacchi

I batacchi o battiporta sono generalmente in bronzo, ghisa o materiale simile. Sono applicati alla porta e usati per essere “sbattuti”, ossia per colpire la porta facendo udire dall’interno dell’abitazione la presenza di qualcuno all’esterno della medesima, che si annunciava bussando alla porta.

Originariamente il battiporta consisteva in una forma semplice, un martelletto o un anello di ferro. Solo col passare del tempo, è diventato un vero e proprio oggetto dalla forma sempre più ricercata.

Si trovano in moltissime città e cittadine e se cercate in rete, sulle varie piattaforme di fotografia ne trovate migliaia, in tutti gli stili e di tutte le fogge. Bergamo ne ha di bellissimi e io non sono certo la prima che ne scrive: prima o poi tutti i blogger sono caduti in questa tentazione e li hanno fotografati e raccontati. Ed è proprio per questo che vi invito a fotografarli e a farne una bellissima gallery: non ve ne pentirete perché è come fotografare delle opere d’arte.


Come sono cambiati nel tempo

Variamente decorati e in uso già al tempo degli antichi Romani, di battenti picchiotti se ne conservano esemplari di diversa tipologia, nei musei archeologici. Si tratta di esemplari in bronzo o in ferro, alcuni antropomorfi; ma in genere sono a forma di testa di leone che tiene nella bocca un anello, oppure sono costituiti da una semplice sbarra sagomata.

Nel Medioevo si ebbero batacchi modellati in forma di figure di santi o di personaggi biblici. In particolare dal XV secolo (1400) ne vengono realizzati  moltissimi esemplari sia in ferro battuto finemente scolpito, sia in bronzo. Nel Rinascimento furono realizzate sculture in bronzo da celebri artisti, come il Sansovino, il Giambologna e Andrea Briosco detto il Riccio. Il battiporta assunse la forma di delfino, di angelo, di figura femminile, di serpente.

Nell’Ottocento, in epoca neoclassica, si diffusero in Europa molti modelli di battenti in ghisa dalle molteplici forme. In particolare alcuni esemplari sono  ispirati all’antico Egitto, come quelli con le sfingi, altri suggeriti dal mondo animale, come leoni o meduse, e altri ancora a decoro floreale, con testa di donna o rappresentanti una mano nell’atto stesso di battere alla porta.


Da oggetto pratico a oggetto d’arte

I battenti, così come molti altri elementi decorativi in ghisa, le cancellate, le ringhiere e gli scansaruote, sono un chiarissimo esempio di come l’arredo esterno delle abitazioni e l’arredo urbano fossero elementi inscindibili della stessa realtà: rendere gli spazi abitativi privati o pubblici più belli e funzionali.

Nato come oggetto di uso estremamente pratico, il picchiotto ha assunto via via nei secoli  una valenza quasi esclusivamente artistica e decorativa. Soprattutto dal ventesimo secolo in poi, quando a seguito della diffusione dell’elettricità nelle città e dall’arrivo dei campanelli, la loro principale funzione venne meno, ma rimase quella artistica per mostrare il prestigio delle dimore e dei suoi abitanti.


La funzione magica e protettiva

Fin dai tempi più antichi, inoltre, ai picchiotti delle porte, oltre alla normale funzione di segnalare la propria presenza al di fuori dell’abitazione e di ausilio nella chiusura di porte spesso pesantissime, è stata data una funzione magica.  Ad essi viene attribuito il potere prodigioso di allontanare e vanificare le influenze cattive che potessero danneggiare la casa e i suoi abitanti. Per questo motivo spesso i battenti sono decorati con facce umane minacciose o animali feroci.

Anche se non devo entrare, ogni volta ho la tentazione di prenderne uno con la mano e picchiarlo contro il portone, urlando “Ehi di casa, c’è qualcuno?” E mi chiedo se porterà fortuna anche a me toccare questo leone (o aquila, o serpente). Ma non lo faccio per non essere presa per matta e perché ormai sono una donna adulta, ma sono certa che se avessi avuto 30 anni di meno forse…

 

 

Note

Le foto sono mie e sono state scattate una domenica di maggio.

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