Ponte del Cappello: un ponte bellissimo e un volto misterioso che faceva spaventare i bambini

E’ uno dei ponti medievali più belli della Val Brembana ed è anche uno dei ponti con più misteri non ancora del tutto svelati. Si tratta del Ponte del Cappello (o Put del Capel, o ancora Ponte Cappello), all’imbocco dell’antica Strada Taverna. Costruito in età incerta, ma documentato nel XII-XIII secolo, lo si può ammirare lasciando la statale della valle Brembana all’uscita verso Brembilla in località Ponti. Parcheggiate poco dopo l’accesso all’omonima valle in prossimità del cartello che spiega brevemente la sua storia. Qui troverete anche tutti i percorsi che si possono ancora fare a piedi lungo le antiche strade.

L'arrivo al Ponte del Cappello

Il Ponte del Cappello è un ponte che nasconde un mistero, a filo d’acqua, alla base di uno dei due piloni che lo sostengono: una figura, forse un volto. Gli occhi rotondi, la bocca semiaperta, il naso pronunciato: un volto non proprio rassicurante che poteva appartenere a un uomo spiritato o a un diavolo. Si dice che in passato per spaventare i bambini si minacciasse proprio di portarli davanti a quel volto e di lasciarli lì, in balia di chissà quale spirito maligno.

Un ponte medievale che ci fa viaggiare nel tempo

Anche il nome è particolare. Sul cartello turistico trovate la definizione ponte medioevale (del Cappello). Pare per via del cognome di una delle ultime famiglie che viveva in una casa vicina, sulla riva sinistra del torrente Brembilla, demolita vari decenni fa. In realtà ebbe diversi nomi e sulle mappe ottocentesche si scopre che  lì nelle vicinanze c’era Ca’ Negri e che quello veniva chiamato il Ponte del Negro.

Mappe ottocentesca con Ponte del Cappello chiamato Ponte del Negro

Questo ponte a schiena d’asino si trova all’imbocco dell’Antica Strada Taverna (oggi sentiero CAI 592) una via che permetteva il collegamento tra la bassa Val Brembana e Zogno aggirando le gole del torrente Brembilla prima della sua confluenza col Brembo. Il ponte del Cappello perse lentamente importanza dopo la costruzione della Strada Priula (tra il 1592 e il 1594) e fu abbandonato con la costruzione nel 1910 della nuova strada carrozzabile tra Ubiale e i Ponti di Sedrina.

Il Ponte del Cappello verso l'Antica strada Taverna

Percorrerlo è emozionante ancora oggi: sembra di fare un viaggio nel passato in compagnia degli antichi mercanti. Prima che realizzassero la via Priula per risalire la valle, quelli che arrivavano da Almenno, l’antica Lemine, passando per Ubiale dovevano superare il torrente e lo facevano grazie al Ponte del Cappello. Camminarci sopra è un po’ come tornare indietro di cinquecento anni.

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Raffaella sull'antico Ponte del Cappello in Val Brembana

Il primo mistero: cos’è quel volto alla base del ponte?

Se vi avvicinate dal greto del fiume con una macchina fotografica e zoomate riuscite a vederlo. La scultura è larga circa 25 centimetri, alta 35, profonda 6 e si trova al centro di una grande pietra squadrata larga 60 centimetri e alla base del corpo del ponte compreso tra la spalla destra e l’arcata vera e propria.

E veniamo dunque al primo mistero di questo ponte: cos’è quel volto alla base del ponte e cosa voleva rappresentare?

Ponte Cappello e il volto misterioso

Il mistero che avvolge quel volto scolpito alla base del ponte, di cui va detto non si conosce con esattezza neppure l’epoca della costruzione, ha fatto fiorire negli anni molte ipotesi fantasiose. Ci viene tuttavia in aiuto la ricostruzione dello storico Giuseppe Pesenti che alcuni anni fa ha pubblicato su Quaderni Brembani (il numero 12, titolo “Un antico marchio di fabbrica veneto“) un’interessante scoperta.

Il volto misterioso alla base del Ponte Cappello in val Brembana

La spiegazione dello storico: non è un volto umano, ma è un leone

La misteriosa maschera  è in realtà l’incisione su pietra del muso di un leone ripreso frontalmente con la bocca semiaperta, con un largo naso e con due grandi occhi tondi.
Di certo è un leone veneto, che allora veniva usato come marchio per eccellenza di propaganda politica, e testimoniava che l’opera era stata costruita con contributi economici governativi.

Una fotografia della scultura scattata da un’angolatura differente e con pochi ingrandimenti mostra in modo chiaro l’esistenza di una larga corona di peli che si sviluppa da un lato all’altro della testa, dettaglio questo non molto visibile ad occhio nudo stando sulla parte del greto del torrente più facilmente accessibile. Proprio da quella posizione, infatti, che è spostata rispetto alla linea frontale, la figura si vede un po’ di profilo e se non si notano i particolari dei peli sembra di vedere un viso umano con due grandi occhi spalancati e fissi nel vuoto, in un atteggiamento che esprime e incute paura. Ecco quindi anche la spiegazione dell’origine della credenza che quello fosse un volto di un uomo spiritato o di un diavolo:  chi si trovava sul greto del fiume a pescare o a giocare, non poteva certamente notare la criniera del leone.

Il secondo mistero: perché un volto alla base del ponte?

Un altro aspetto curioso (o misterioso) è la posizione in cui si trova la scultura. Una volta appurato che si tratta di un leone, ci si chiede, quindi, che cosa ci fa in quel punto il volto di un Leone di Venezia? Tanto più che spesso viene ricoperto dalla vegetazione. La spiegazione è legata essenzialmente alle vicende di questo ponte, alle sue fortune e sfortune.

Il tratto dell’incisione, paragonato con altri presenti in manufatti edili della Lombardia, fa risalire la presenza del ponte in pietra in un periodo a cavallo tra il 1500 e il 1600 (Pesenti, Quaderni Brembani 12), e quindi un’origine ancora più antica, forse addirittura nel 1200 (ma non esistono documenti che lo provino).

Nel 1796 ci fu un crollo e poi una lenta e faticosa ricostruzione da parte del comune di Ubiale, in tempi di ristrettezze economiche, all’inizio dell’Ottocento, impiegando le stesse pietre: forse per questo, visto che si era ormai in epoca napoleonica, il Leone venne ricollocato in posizione visibile ma defilata.

Il Ponte Cappello in Val Brembana

Altre storie affascinanti di ponti presenti nella Bergamasca

Non è la prima volta che mi imbatto in un ponte con una storia affascinante. Vi ricorderete certamente la vicenda del Ponte di San Michele (o Ponte di Paderno), lo storico ponte in ferro che sta tentando la scalata verso il riconoscimento UNESCO, pieno di storie da raccontare o la storia dei Tre Ponti di Clanezzo. Se volete saperne di più vi invito a leggere:

A passeggio sui ponti di Clanezzo, il borgo all’incrocio di tre valli bergamasche

Scopri cosa c’è di vero nella sinistra leggenda del Ponte San Michele detto anche Ponte di Paderno

 

Note: le foto sono mie e sono state scattate il 28 giugno 2020.

 

17 commenti

  1. Effettivamente, se fosse stato un volto umano sarebbe stato un pò inquietante. A guardarlo meglio si vede che è un leone! Mi piacciono queste piccole curiosità che spesso passano inosservate ad una prima occhiata!

  2. Mi piace tantissimo questo ponte! Ha decisamente un aspetto così antico da farmi immaginare i tempi medievali quando i mercanti trasportavano merci con i carri. Davvero molto pittoresco!

  3. I tuoi articoli e le ricche notizie annesse mi affascinano tantissimo, soprattutto quando trattano di antiche leggende e misteri. Effettivamente guardando il volto da vicino, sembra proprio un leone.

  4. Quanta storia dietro ad un ponte, adoro questi piccoli aneddoti! Sicuramente una visita molto suggestiva 🙂

    1. Grazie dell’ottimo lavoro che avete fatto. Il sentiero è davvero perfetto. Io mi sono divertita tantissimo, nonostante le mie gambe siano poco allenate.
      Spero di avere l’occasione di incontrarvi di persona, prima o poi. 🙂

  5. Il volto di una persona sarebbe stato parecchio spaventoso, non solo per i bambini, ma anche per chi come me si lascia impressionare facilmente! Il leone fa un po’ meno paura, ma io immagino comunque di dover passare di lì per qualche motivo in una notte buia e tempestosa… e anche il leone mi spaventerebbe!

    1. In effetti si mimetizza nella pietra. L’idea di questo post era proprio quella di raccontare qualcosa che altrimenti non sarebbe stato notato. 🙂

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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