Muraglioni di Ca Marta mistero

Antiche strade bergamasche: trekking lungo la Strada Taverna alla scoperta dei misteriosi Muraglioni di Ca’ Marta

La Strada Taverna è un’antica via di comunicazione che, partendo da Almenno San Salvatore, raggiungeva le contrade alte della Val Brembilla, salendo per il versante sinistro del fiume Brembilla. L’escursione che vi propongo oggi, è facile: è adatta anche a famiglie con bambini che amano camminare e non è particolarmente lunga. Come sapete, ormai, sono quella che si definisce una trekker principiante di buona volontà e i percorsi che prediligo sono quelli che possono fare davvero tutti purché siano un po’ curiosi e che raccontino la storia e, perché no, qualche mistero. Questa antica strada bergamasca è molto più di un tracciato escursionistico: è un vero e proprio sentiero della storia, che vi guiderà già dai primi chilometri in un viaggio alla riscoperta di luoghi e borghi spesso sconosciuti. Perché è proprio qui che incontrerete i Muraglioni di Ca’ Marta: misteriose costruzioni raggiungibili a piedi con mezz’ora di camminata, di cui non si è ancora riusciti a rintracciare l’origine e la funzione.

I Muraglioni di Ca’ Marta: un mistero intrigante

I Muraglioni sono muri a secco composti da massi di notevole grandezza: pietre squadrate a mano, ognuna molto pesante, fino a diversi quintali, ma perfettamente incastrate e sovrapposte. Questo ha stuzzicato la fantasia degli abitanti della zona che hanno cominciato a tramandare una leggenda: una storia secondo la quale a realizzare le misteriose costruzioni sarebbe stato un unico, fortissimo gigante.

Insomma, dopo averne letto un po’ qua e un po’ là, potevo non andarci? Così la mia curiosità è diventata il motivo per una bella escursione in Val Brembana, all’insegna del mistero.

Dove si trovano i Muraglioni di Ca’ Marta?

Ma eccoci alle informazioni più pratiche. Dove si trovano la Strada Taverna e i Muraglioni di Ca’ Marta?

I Muraglioni e la Strada Taverna si trovano nel comune di Val Brembilla, in mezzo alle Orobie Bergamasche, tra dolci pendii e torrenti della Valle Brembilla, che collega la Valle Brembana alla Val Taleggio.  A 20 km da Bergamo e poco distante da San Pellegrino Terme, questo comune sparso nato dall’unione di Brembilla e Gerosa, è conosciuto soprattutto per gli importanti insediamenti industriali che spiccano tra boschi e prati. 

Muraglioni di Ca Marta e Chiesina di San Gaetano visti dal satellite

Una località con più di 150 contrade, incastonate nei boschi o abbarbicate sulle cime delle montagne. Sentieri e mulattiere che si snodano tra verdi prati e sottoboschi magici, dove la flora e la fauna locale sanno sorprendere anche i più appassionati. Specie di fiori rarissimi e animali che si muovono liberamente nel loro habitat. Case in pietra, stalle e bivacchi fanno da cornice a questo paradiso della natura.

Una storia che profuma di fieno, di fatica, di transumanza. Un paese con una storia tutta da raccontare, dalla cacciata dei Brembillesi al Castello di Cornalba con la sua leggenda, dal Santuario della Madonna della Foppa ai Muraglioni di Cà Marta di età preistorica.

La Strada Taverna, un tempo Strada Meneghina

La Strada Taverna, oggi sentiero 592, era una via prevalentemente commerciale e di transumanza, la cui importanza viene testimoniata già in epoca rinascimentale. Non è mai stato considerato azzardato il termine “strada”, in quanto il tracciato, aggirando le impegnative gole del torrente Brembilla, prima che questo confluisca nel fiume Brembo, ha reso possibili i collegamenti perenni con i territori della media e bassa Val Brembana e con gli importanti centri economici, ecclesiali e burocratici di Zogno e di San Giovanni Bianco.

In origine questa mulattiera era chiamata Strada Meneghina di Brembilla, dato che il primo abitato ad essere raggiunto è quello di Cà Meneghina. Successivamente, anche sulle antiche mappe catastali lombardo-venete, viene indicata come Strada Taverna, in virtù della “presenza di due antiche taverne sul percorso, tra cui quella posta nella contrada Cais di Sant Antonio che reca incisa sullo stipite in pietra la data 1607 (errata è quella 1507 riportata su un pannello adiacente al caseggiato che ospita la taverna, che merita tuttavia una visita, perché ha conservato ancora il fascino di quei tempi)”. Queste sono le parole di  Oliviero Carminati, volontario del Gruppo sentieri amici della storia, che mi ha contattato dopo aver letto l’articolo e che mi ha aiutato a integrare la storia con le informazioni in mio possesso.

 

Ponte Cappello: inizia l’escursione verso i Muraglioni

L’escursione sul tracciato storico inizia in località Ponti di Sedrina, sul lato a monte della strada provinciale per la Val Brembilla, nelle vicinanze del ponte storico denominato “Cappello” (285 m), anticamente utilizzato da coloro che, provenienti da Almenno, sede della Corte e del potere centrale, volevano raggiungere la valle attraverso Ubiale.

1. Ponte Cappello

Per saperne di più sul Ponte del Cappello, leggi: 
Ponte del Cappello: un ponte bellissimo e un volto misterioso che faceva spaventare i bambini

L’accesso alla Strada Taverna è ben riconoscibile ed è indicato con il segnavia CAI 592. Il percorso risale il versante sinistro e congiunge le contrade di Cà Meneghina, Cà Marta, Pratonuovo (che è dove ci fermeremo questa volta) e Maroncella, fino a raggiungere Sant’Antonio Abbandonato, Catremerio e, poco oltre il valico di Crosnello, le contrade alte dei comuni di San Pellegrino Terme e San Giovanni Bianco.

Se tutto il percorso lo potete fare in circa quattro o cinque ore, state tranquilli che nel giro di mezz’ora raggiungerete gli enigmatici Muraglioni di Ca Marta di cui vi parlo quest’oggi. Si tratta di manufatti decisamente particolari e pieni di misteri che nessuno è ancora riuscito a decifrare del tutto e che vale la pena di andare a vedere di persona con una bella passeggiata immersi nella natura.

Ai Muraglioni di Ca Marta, direzione Pratonuovo

Continuando a camminare, il sentiero si snoda in leggera salita nel bosco lungo l’antica Via Taverna. Si costeggiano santelle e muri e secco abilmente costruiti negli anni da contadini e pastori. Ogni volta che mi trovo di fronte ai muri a secco la prima cosa che mi viene in mente è che l’arte di costruire i muretti a secco dal 2018 è diventato uno dei patrimoni immateriali dell’Unesco e, quindi, siamo di fronte ad un’arte da proteggere e preservare. 

Se i muretti a secco ti hanno incuriosito e vuoi saperne di più, leggi: Muretti a secco: patrimonio immateriale dell’UNESCO. La Valle Imagna fa scuola.

I Muraglioni: impossibile non notarli

Superati i casolari balzano subito all’occhio delle enormi muraglie, esattamente cinque costruzioni composte da pietre sovrapposte una sopra l’altra, come a formare un grande terrazzamento o uno sbarramento. Siamo finalmente arrivati ai Muraglioni di Ca Marta: imponenti strutture apparentemente senza senso, che rappresentano forse l’elemento più misterioso della strada. Una serie di muri ciclopici costruiti lungo il pendio e delimitati da scalinate che salgono dal fondo fino alla sommità.

Si capisce benissimo che non si tratta dei classici muri a secco che spesso delimitano i confini tra pascoli e comuni, ma di qualcosa di ben più antico, quasi mistico. Queste enormi pietre, squadrate a mano, arrivano a pesare anche alcuni quintali ciascuna e sono perfettamente incastrate e sovrapposte. I muraglioni sono paralleli e disposti a distanze regolari tra loro, con una lunghezza che varia dai 16 ai 21 metri. Due scalinate, sempre in pietra, risalgono ai lati delle costruzioni.

 

Muraglioni: tante domande poche risposte certe

Trovandosi di fronte a queste misteriose costruzioni, sono tante le domande. Anche se attualmente gli spazi tra i Muraglioni sono coltivati con vite e alberi da frutto, appare improbabile che queste impegnative costruzioni fossero originariamente dei semplici terrazzamenti per le coltivazioni. I Muraglioni di Ca Marta potrebbero essere segno di antiche civiltà o di mura di difesa erette nel XIII secolo.

A che epoca risalgono i Muraglioni di Ca Marta?

L’origine di queste mura è quasi certamente preistorica, anche se poi sono state rimaneggiate più volte in epoche successive. Negli anni ’70 sono state ritrovate alcune caverne non lontano dai muraglioni, dove sono stati rintracciati numerosi reperti: pendagli di collane, ciotole di ceramica, vasi di cinque-seimila anni fa, del Neolitico o del tardo Mesolitico.

Numerosi studiosi in questi anni hanno provato a dare una risposta alle “mura megalitiche” di Ca Marta ma il mistero a oggi non è ancora stato risolto.

Muraglioni di ca marta

A cosa servivano i Muraglioni di Ca Marta?

Secondo l’ipotesi più plausibile e accreditata, i muri costituirebbero le fondamenta di una fortificazione degli inizi del 1400, costruita dai ghibellini brembillesi per difendere l’entrata della valle dall’avanzata dei guelfi veneti. Alcuni fori, presenti lungo il paramento murario, permettevano di alloggiare eventuali travi portanti per strutture e tetti.

Un’altra teoria indicherebbe un’origine molto più antica, forse correlata con le grotte preistoriche presenti a Carnito. Potrebbe essere un luogo sacro o di culto, teoria che avrebbe valenza anche dal punto di vista astronomico.

Adriano Gaspani, dell’Osservatorio Astronomico di Brera, precisa in un suo studio che l’opera è stata sicuramente frutto di una comunità organizzata, probabilmente tra il IV e il V secolo avanti Cristo. Gaspari sottolinea anche che le strutture potrebbero avere un orientamento astronomico, dettato da alcune posizioni connesse con il sole.

A questo proposito vale la pena salire all’ultimo terrazzamento per vedere i due gradoni in pietra a forma triangolare sovrapposti di diversa dimensione disposti sulla mezzeria dei muraglioni e che puntano nella dorsale ad arco della montagna di fronte chiamata Corna del Mesdé, tradotto Pietra del mezzogiorno.

 

Sui Muraglioni anche la leggenda dei Giganti

Negli anni sono fiorite tantissime leggende popolari, tra queste la più comune è quella che attribuisce l’opera di queste misteriose costruzioni a un solo, fortissimo gigante che abitava la valle.

Ad alimentare la fantasia, le pozze d’acqua presenti nella poco distante valle di Carubbo, solitaria e dimenticata.  Queste “marmitte dei giganti”, simili a quelle presenti in Valzurio, sono buche perfettamente rotonde scavate dall’erosione delle acque che si prestano a essere considerate, nella fantasie popolare, delle vere e proprie impronte.

Forse centinaia di anni fa, proprio per la mancanza di spiegazioni plausibili legate alle mura megalitiche, si cercava risposta nelle credenze popolari. Non è la prima volta infatti che ci troviamo di fronte a leggende fantasiose che tentano di spiegare fenomeni o attività che non trovano risposta. Che siano giganti, fantasmi o streghe, la Bergamasca è piena di queste storie.
Se volete saperne di più, ecco: Fantasmi orobici: storie di cavalieri, dame, orchi e misteriose presenze a Bergamo e provincia

Verso  Pratonuovo: una contrada tutta da scoprire

Tra prati e boschi raggiungiamo con pochi minuti di cammino la località Pratonuovo, posta a valle della chiesetta di San Gaetano, protettore della Via Taverna.

Pratonuovo si è formata durante lo sviluppo abitativo del 1700, attraverso una consistente operazione di disboscamento delle selve circostanti. Fino a non molti anni fa il borgo era molto conosciuto e, grazie all’influenza della potente famiglia dei Fustinoni, era il centro di una florida attività manifatturiera. Qui si allevavano i  bachi da seta e si lavorava alla tessitura dei filati su caratteristici telai. La piccola contrada, composta da alcune abitazioni, ha subìto negli ultimi anni interventi di restauro che hanno riportato questo borgo al suo antico splendore.

 

A questo punto potete decidere se proseguire o tornare al punto di partenza. Noi abbiamo deciso di tornare indietro e di lasciare le altre contrade ad una prossima gita. Devo dire che quello che abbiamo visto ci è piaciuto tutto moltissimo.

 

 

Note: le foto sono mie e sono state scattate il 28 giugno 2020.

 

 

 

13 commenti

  1. Articolo molto interessante, il mistero che avvolge questi muri è davvero molto affascinante. Se mi dici che è un trekking facile, magari potrei provarlo pure io!

    1. E’ abbastanza breve da non essere troppo impegnativo. L’importante è avere scarpe davvero molto comode (meglio pedule da montagna) e non farsi spaventare da una mulattiera. E’ pulita ed è tutta all’ombra.

  2. S verrò dalle tue parti, non mancherò di visitare quest’ennesima chicca che ci hai offerto. Mi sembra a dir poco imperdibile (del resto, amo il trekking e i luoghi fuori dalle solite rotte).

  3. Bellissima idea per fare trekking in zona. Mi affascina particolarmente il passaggio con il ponticello in pietra. Muretti a secco simili ci sono anche in Valtellina, nella zona dei vigneti.

  4. La teoria che mi ispira di più è quella del gigante misterioso, un po’ come quella che sta dietro la costruzione/creazione del Giant’s Causeway in Irlanda del Nord. Oppure una specie di Stonhenge tutta bergamasca.

  5. Sul tuo blog trovo sempre spunti veramente interessanti e anche questo trekking lo è soprattutto per chi come me adora i giri non tanto impegnativi…😉

  6. Mi piace che la gente subito pensi ai giganti quando c’è qualcosa di inspiegabile! Anche io volo spesso con la fantasia quando vedo queste costruzioni, soprattutto se antiche come queste!
    Che bello il trekking in queste zone che ovviamente non conoscevo!!! *_*

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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