Via Crucis di Viveka Assembergs Sotto il Monte

Sotto il Monte | La Via Crucis realizzata dall’artista Viveka Assembergs nei luoghi di Papa Giovanni XXIII

E’ un sentiero, un ricordo, un luogo di fede, ma è anche un luogo d’arte, un museo a cielo aperto. Si tratta della Via Crucis realizzata dall’artista Viveka Assembergs per il Sentiero di Papa Giovanni che potete scoprire e ammirare a Sotto il Monte (BG). Quindici piccoli gruppi scultorei bronzei, pezzi unici, realizzati con fusione a cera persa per le 15 stazioni della Via Crucis che raccontano il mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù.

Tutte le opere sono state installate permanentemente a Sotto il Monte, lungo il sentiero che collega Cà Maitino alla Torre di San Giovanni. Un viaggio di fede, dolore e resurrezione che si percorre nelle 15 stazioni della Via Crucis salendo 300 gradini di pietra, 270 metri, dalla casa natale di Papa Giovanni XXIII fino alla Torre di San Giovanni.

A questo colle Angelo Roncalli era davvero molto affezionato al punto che, appena diventato Papa, in un’udienza a Castel Gandolfo disse all’allora Sindaco e capogruppo degli alpini di Sotto il Monte, Pier Carlo Carissimi: «Carleto, mi raccomando: non fate crollare San Giovanni», riferendosi proprio al luogo che gli era tanto caro. E devo dire che è un luogo davvero suggestivo, in qualsiasi stagione dell’anno e con qualsiasi tempo.

Una Via Crucis vibrante e coinvolgente

Percorrere la Via Crucis, nelle 15 stazioni impreziosite dai gruppi scultorei di Viveka Assembergs è un’esperienza immersiva che regala emozioni e pathos. Che siate credenti o meno, se amate l’arte, vi troverete di fronte ad un invito a cambiare prospettiva rispetto al dolore e al percorso di solitudine che si vive a volte nella sofferenza. Basterà alzare gli occhi verso l’alto per trovarsi in una dimensione spirituale coinvolgente e commovente. Passo dopo passo, di stazione in stazione, quella che siamo invitati a percorrere non è solo la Via Crucis di cristiana memoria, ma è il mistero del dolore, della sofferenza, della solitudine, della speranza e della gioia.

Un capolavoro non solo artistico, ma anche emotivo. Percorrere questa Via Crucis da soli è il modo giusto per viverla, sia in silenzio che in preghiera. Questi gruppi scultorei sono in grado di trasmettere ognuno con la propria potenza espressiva, ognuno con la propria storia, il Calvario dell’Uomo, il Calvario del Figlio di Dio.

Via Crucis a Sotto il Monte di Viveka Assembergs ph Gianni Canali
Via Crucis a Sotto il Monte di Viveka Assembergs ph Gianni Canali

 

Le 14 stazioni (più una) della Via Crucis di Viveka Assembergs

L’intervento artistico di Viveka Assembergs per la Via Crucis di Sotto il Monte Papa Giovanni XXIII si articola nelle 14 stazioni tradizionali della Via Crucis, cui si aggiunge una stazione finale dedicata alla Resurrezione di Gesù.

La Via Crucis (dal latino, Via della Croce – anche detta Via Dolorosa) è un rito della Chiesa cattolica con cui si ricostruisce e commemora il percorso doloroso di Gesù Cristo che si avvia alla Crocefissione sul Golgota. La Via Crucis rappresenta un momento di preghiera, di riflessione e un cammino penitenziale, ma percorrerla in solitudine fermandosi a riflettere non solo sul significato Cristiano cattolico non è l’unico modo per viverla. Anche un non-credente, davanti a questi gruppi scultorei può comprendere il significato di Dolore, Solitudine, Speranza e Rinascita. Sarà che l’ho potuta ammirare in un momento della vita molto particolare per me, ma ho potuto vivere davvero questo percorso e mi sono sentita in comunione con il percorso di sofferenza rappresentato stazione dopo stazione. Qui ho rivisto il dolore mio e quello di tutti.

Qui sotto trovate i temi dei gruppi scultorei e alcune note raccolte durante l’inaugurazione della Via Crucis, dalle parole dell’artista Viveka Assembergs, autrice dell’opera.

La condanna a morte di Gesù

Tutto il popolo disse: «Il Suo Sangue ricada sopra noi e sopra i nostri figli!». Allora Pilato liberò Barabba e consegnò Gesù ai soldati perché fosse croci. fisso (Mt. 27,, 2526).

“Gesù viene condannato a morte. Ponzio Pilato libera Barabba e Gesù si avvia verso il suo destino. Gesù è già di spalle, pronto a percorrere la strada del calvario. In questo gruppo scultoreo di Viveka Assembergs il tempo è dilatato, i volti non si distinguono, ma sono i gesti e i movimenti a rappresentare la drammaticità del momento. Gesù si avvia da solo e chi lo guarda lo può solo seguire”.

Gesù è caricato della Croce

Presero dunque Gesù e lo condussero via. Ed Egli, portando la Croce, uscì verso il luogo chiamato Calvario, in ebraico Golgota (Gv. 19,16-17).

“Gesù è solo, di spalle, con la Croce. E’ solo nel suo dolore, sotto il peso della croce. Nessuno è accanto a lui. Nel dolore nessuno può esserci veramente accanto perché il dolore è qualcosa di molto intimo e non è condivisibile. Gesù è visto di spalle perché lo stiamo seguendo, lo accompagniamo nel suo viaggio”.

Gesù cade la prima volta

Il Signore fece ricadere su di Lui l’iniquità di noi tutti ed Egli ha portato il peccato della moltitudine (Isaia 15, 6 e 12).

“Ecco la prima caduta. Questo è un momento difficile perché Gesù è solo. Chi soffre è solo”.

Gesù incontra la Madre

Guardate e vedete se c’è un dolore simile al mio! (Lam. 1, 12).

“Maria incontra Gesù. Anche lei è sola. Vorrebbe aiutarlo e proteggerlo da tanto dolore. In questa scultura è il movimento a rappresentare l’amore di una Madre che si protende verso il Figlio. Lui è nell’energia che le solleva il velo.”

Gesù è aiutato dal Cireneo

Nell’uscire trovarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e i soldati lo costrinsero a portare la Croce di Lui (Mt. 27,1-32).

“Guardate le due figure: sono simili nelle dimensioni. Quando si porta la croce in due si diventa uguali. I volti non si distinguono, ma Gesù si riconosce per la Corona di Spine. L’energia e la drammaticità è tutta riassunta nel movimento dei corpi”.

Veronica asciuga il volto di Gesù

Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori, familiare con il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia (Isaia, 53, 2-3).

“Veronica asciuga il volto di Gesù che soffre, in un gesto di amore e compassione. L’uomo che soffre è solo nel dolore, ma si avvicina alla donna accettando questo piccolo atto di sollievo. Il corpo della donna è proteso in avanti. L’uomo tenta di avvicinarsi, ma il dolore lo tiene “richiuso” su se stesso, concentrato.

Gesù cade la seconda volta

Io sono prostrato nella polvere; dammi vita secondo la tua parola! (Sal 118, 25).

Gesù cade per la seconda volta. E’ sempre di spalle. E’ sempre solo.

Gesù consola le donne di Gerusalemme

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltatosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma su voi stesse e sui vostri figli» (Lc. 23, 27-29)

In questo gruppo scultoreo, le Pie Donne ci parlano. Sono rivolte verso di noi.

Gesù cade la terza volta

Gesù Cristo. pur essendo di natura divina umiliò se stesso, rendendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce: per questo Dio lo ha esaltato (Fil. 21 5-9).

 

Gesù è spogliato delle sue vesti

«Giunti sul luogo detto Golgota, cioè luogo del Cranio, gli diedero da bere del vino mischiato con fiele; Gesù lo assaggiò ma non ne volle bere. Quando l’ebbero crocifisso, si divisero le sue vesti tirandole a sorte. Poi, sedutisi, rimasero lì a piantonarlo». (Matteo 27, 33-36)

Io sono un verme e non un uomo, infamia degli uomini e rifiuto del mio popolo. Quelli che mi vedono mi scherniscono, mi guardano, mi osservano: si dividono le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte (Sal 21).

 

Gesù è crocifisso

E giunsero al luogo detto Golgota, che tradotto significa luogo del teschio. Gli offersero del vino con mirra, ma Egli non ne prese. Poi lo crocifissero. Era l’ora terza quando lo crocifissero. Gesù diceva. «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno!» (Mc. 15, 22-25; Lc. 23, 34).

In questo gruppo scultoreo i due ladroni sono vicini a Gesù: uno lo guarda e guarda verso l’alto. Lui lo sovrasta passionevolmente.

Gesù muore in croce

Era verso mezzogiorno quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Gesù. gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito!». E, detto questo, spirò (Lc. 23, 45-46).

Siamo soli nella morte. Gesù è di spalle ancora una volta perché si protende verso un nuovo Cammino.  Tutti noi assistiamo alla morte e lo accompagniamo in quest’ultimo anelito di vita.

Gesù è deposto dalla croce

Uno dei soldati gli trafisse il costato con la lancia: e subito ne uscì sangue e acqua… Poi Giuseppe d’ Arimatea, comprato un lenzuolo, calò Gesù dalla Croce (Gv. 19, 34; Mc. 15, 46).

Gesù sta per essere deposto dalla Croce. Maria è ai piedi della Croce col sudario aperto, pronto per accoglierlo e dargli l’estremo saluto. In questa immagine c’è tutta la disperazione e rassegnazione della vita che è scivolata via e della Madre pronta ad abbracciare e accarezzare il Figlio per l’ultima volta.

 

Gesù è sepolto nel sepolcro

Giuseppe d’Arimatea, avvolse Gesù nel lenzuolo e lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro (Mc. 15).

Qui siamo davanti al sepolcro. Un disco d’argilla con una fessura, una rottura, qualcosa che lascia presagire che si riaprirà nel Mistero della Resurrezione.

 

Resurrezione – Noli me tangere

Si aggiunge, infine, la quindicesima stazione contenente due momenti importanti: il primo, La Resurrezione di Gesù, qui raffigurata con la pietra del Sepolcro spostata, in presenza delle Pie Donne e il Sepolcro è vuoto; il secondo, a chiusura, con il momento del “Noli me tangere”, in cui la Maddalena è protesa nella ricerca del contatto con Gesù non visibile nella sua corporeità.

L’artista racconta il percorso emotivo per giungere all’opera

Ho omaggiato la tradizione riproponendo le stazioni canoniche, mantenendo un linguaggio figurativo immediatamente riconoscibile. L’originalità può essere colta piuttosto nell’interpretazione di alcune stazioni: alcune infatti precedono l’attimo o, a volte, contengono nel medesimo nucleo uno spazio temporale più dilatato.

Nelle altre stazioni Gesù è solo, caricato della croce e raffigurato nell’atto del cadere: in questa fatica umana non possiamo non rivedere e riconoscere le nostre difficoltà terrene.

La Via Crucis si chiude, volutamente, con un anelito di speranza, che aiuterà me e chi ne verrà “ferito” a proseguire il proprio cammino terreno con maggior consapevolezza che la Resurrezione di Gesù è la vittoria definitiva sulla morte.

Una Via Crucis d’artista che valorizza i luoghi legati alla memoria di Papa Giovanni XXIII

La realizzazione e l’installazione della Via Crucis è un importante passo nella valorizzazione dei luoghi legati alla memoria di papa Giovanni XXIII.

Per realizzazione dell’opera la Parrocchia di Sotto il Monte ha bandito un concorso di idee, di cui Viveka Assembergs è risultata vincitrice. L’artista che vive nella Bergamasca ha lavorato per due anni a stretto contatto con il parroco di Sotto il Monte monsignor Claudio Dolcini e con l’architetto Paolo Belloni, che ha curato la progettazione del Giardino della Pace di cui la Via Crucis è ideale prosecuzione.

Per saperne di più su Viveka Assembergs, cliccate qui.

La scultura moderna per trasmettere il pathos della sofferenza

«La Via Crucis di Viveka Assembergs – dice Don Giuliano Zanchi, direttore scientifico della Fondazione Bernareggi – è frutto di un importante gesto di committenza che la lega alla memoria di Giovanni XXIII, il papa di Manzù e della Pacem in terris, e si iscrive nella tradizione moderna della scultura, che il Novecento ha reso emblematica come sede dei valori umanistici e delle qualità plastiche, gli uni inscindibili dalle altre».

«Ha saputo tradurre i temi della Passione in un’opera concreta che è capace di trasmettere il movimento e il pathos della Via Crucis. In questi ultimi anni di lavoro e confronto, l’artista ha prestato grande attenzione e si è saputa immedesimare nella sofferenza e nel clima dei tragici momenti precedenti la morte di Cristo.

Non c’è enfasi retorica, c’è piuttosto la leggerezza della sintesi pur nello svolgersi di gesti drammatici. Il racconto della Passione di Cristo messo in scultura da Viveka Asembergs procede per sottrazione, a volte suggerendo le presenze in absentia.

Le figure, sbozzate e innalzate a un metro e ottanta da terra, ispirano un pensiero che, nella sua umanissima misura, va comunque oltre la fisicità contingente della materia, ed entra in contatto con una dimensione trascendente.


Dove si trova la Via Crucis di Sotto il Monte (BG)

La Via Crucis si trova lungo il sentiero che dalla residenza estiva dell’allora cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, ovvero l’attuale casa museo di Ca’ Maitino, sale sino al colle San Giovanni, luogo molto suggestivo in cui sorgeva, sino al 1904, la prima chiesa parrocchiale di Sotto il Monte.

È un sentiero speciale, non tanto per la sua lunghezza, ma perché era nel cuore di papa Giovanni XXIII e di tutta la comunità di Sotto il Monte che ha dedicato una cura particolare, riqualificando i 270 metri che da Ca’ Maitino raggiungono San Giovanni.

Dalla parrocchia al Comune, dagli Alpini alle associazioni e alle aziende del territorio, nessuno ha fatto mancare il suo contributo al cantiere del Sentiero di Papa Giovanni, che ha richiesto 11 mesi e 12.000 ore di lavoro. La Via Crucis di Assembergs è quindi il coronamento di un progetto di recupero condiviso dall’intera comunità locale.

 

Note: le immagini della Via Crucis all’aperto sono mie. Le due immagini con lo sfondo grigio sono state realizzate dal fotografo Gianni canali per la mostra dedicata alla Via Crucis di Viveka Assembergs al Palazzo della Ragione a ottobre 2021. 

 

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