tradizioni bergamasche della Settimana Santa

Tradizioni popolari | Scopri riti e tradizioni bergamasche della Settimana Santa

Tradizioni bergamasche della Settimana Santa. Rileggendo i libri di storia locale – dagli «Usi e costumi di Pasqua e Natale» di Antonio Tiraboschi alle «Effemeridi» di Padre Donato Calvi – si scopre che la Bergamasca è ricchissima di tradizioni legate alla Settimana Santa, talvolta davvero insolite, arrivate fino ai nostri giorni. Alcune sembrano figlie del folclore, ma altre hanno un senso religioso fortissimo.

A dire il vero si comincia 9 giorni prima di Pasqua con la tradizionale processione del Madunù di Dossena. E’ la festa più importante del paese, con una processione lungo le vie del borgo con la grande Statua lgnea della Madonna che sorregge il Cristo Morto. Ma da lì in poi le processioni vanno avanti in tutta la provincia.  T

Domenica delle Palme: la tradizione dei rametti d’ulivo

La domenica delle Palme la gente si reca in chiesa per ricevere l’ulivo benedetto. Io stessa domenica sono andata in Duomo, a Bergamo, per portare a casa l’ulivo benedetto. Ho visto uscire dalla chiesa persone con mazzi di rametti di ulivo e mi sono chiesta in effetti cosa se ne facessero di tanti rami di albero: che volessero avviare una piantagione di ulivi?

In effetti è sempre stato così: nessuno controlla quanti rametti la gente si porta via.  Si fa affidamento sul buon cuore delle persone sperando che non esagerino e lascino dei rametti per chi viene dopo. Non dovevano pensarla così a Vertova, in Val Seriana che sul buon cuore dei fedeli ci facevano poco affidamento: gli Statuti di Vertova (XIII secolo) vietavano di portare a casa o al cimitero più di due ramoscelli di ulivo che erano stati consegnati «dal Curato di Vertova, o dalli chierici, o da consoli». Chi avesse contravvenuto la disposizione, sarebbe stato condannato alla pena pecuniaria di «dinari sei per cadauno» ramoscello.

Senza andare così in là nei secoli, nella Bergamasca rimane la tradizione di  conservare a casa un rametto di ulivo per attirare la buona sorte. In alcune zone della provincia questo rametto si bruciava, e si brucia, davanti all’ingresso o sul balcone durante la pioggia per scongiurare l’arrivo di grandine e tempesta.


Le tradizioni del Mercoledì Santo: il frastuono delle raganelle

Il Mercoledì Santo è il giorno del tradimento di Giuda, il giorno che porta alle tenebre. Dopo il rito religioso, nelle chiese si spegnevano tutte le luci e sotto le navate rimbombava il frastuono di raganelle (crèlées o grì), di metalli battuti su tavolette di legno. Così facevano i ragazzi che si avviavano verso l’uscita.

Cosa significava quel rumore? Per alcuni così si simulava il tumulto dei soldati che arrestarono Gesù, per altri le urla dei giudei contro Gesù.

Le tradizioni del Giovedì Santo

Corde, ferro, legno sono elementi che rimandano emblematicamente al momento della Crocefissione, attorno a cui si è costruita una ritualità secolare che non cessa di pulsare. E lo si nota soprattutto in quei riti mantenuti vivi grazie all’impegno dei campanari che il Giovedì Santo legano le campane e tirano fuori strumenti diversi per richiamare i fedeli alle funzioni. Le campane torneranno a suonare nuovamente sabato sera, per annunciare la Resurrezione del Signore.

Ci sono tradizioni ancora radicate soprattutto a Gandino e a Leffe che fanno parte dei riti normali della Pasqua e che riportano ad un linguaggio antico: il rumore di ferro e legno che replica il rumore dei chiodi che battono sulla Croce.

A Leffe si richiamano i fedeli con le Tòle

A Leffe dalla sera del Giovedì Santo cala il silenzio. Le campane delle chiese vengono legate: metaforicamente quelle azionate dai motori elettrici, realmente, con un nodo, i bronzi a fune. Ci sono però altri strumenti che, rimasti nei cassetti delle sacrestie per un anno intero, tornano protagonisti nei giorni del Triduo pasquale.

Sono fatti di legno, ferro, chiodi e sono veri e propri strumenti musicali: sono i gri o ringhècc (le raganelle) e le bàtole o tòle, tavole di legno con battenti in ferro o martelli in legno che, scosse, fanno risuonare il loro richiamo in sostituzione di quello delle campane, legate.

Venerdì Santo per dieci, 15 minuti vengono fatti suonare con tutto il baccano di cui sono capaci, per richiamare i fedeli alla funzione delle 15. Poi il silenzio totale fino al Gloria del Sabato Santo, all’annuncio del Resurrexit.

A Gandino si richiamano i fedeli anche con le grida dall’alto del campanile

A Gandino questi strumenti sono accompagnati dalla voce dell’uomo: dal ballatoio del campanile della basilica, ancora oggi il sacrista o chi per esso richiama i fedeli a gran voce, urlando “la funziù”, “la prèdeca”», accompagnandosi con quella che da queste parti chiamano tòla.

Si tratta di una tradizione antica, che risale al tempo in cui i Gandinesi, nella loro attività di mercanti attraversavano l’Europa e il Medio Oriente per vendere i loro panni lana. Probabilmente, recandosi nelle zone più orientali si resero conto che i muezzin erano soliti richiamare i fedeli alla preghiera con la propria voce dall’alto del Minareto. Per traslato pensarono di importare questa consuetudine nelle celebrazioni che precedevano la Pasqua. Da allora in poi, divenne tradizione.

Per saperne di più sulla tradizione del Triduo di Gandino, ecco un video molto interessante

Campane legate anche in Val Brembana e richiami a manovella

Tradizioni che, si ipotizza, una volta probabilmente avevano tutti i nostri paesi. In Valle Brembana, a Bordogna (frazione di Roncobello) si fa ancora. Così come a San Pietro d’Orzio, frazione di San Giovanni Bianco, le campane si legano proprio, con le corde che vengono annodate.

E a Foppolo la famiglia Berera custodisce uno strumento di richiamo a manovella, in legno, costruito agli inizi del Novecento: «Arrivavano una settimana prima a prenotarsi, perché nessun altro l’aveva – ricorda una Berera -: fino a quarant’anni fa almeno lo si faceva ogni anno, erano i ragazzi a girare il paese per annunciare le funzioni». Una ritualità secolare che non cessa di pulsare.

Le tradizioni del Venerdì Santo

Il Venerdì Santo è giorno di processioni, di Via Crucis  e Messe Secche. Prima di tornare a parlare di tradizioni bergamasche della Settimana Santa, fatemi ricordare una Via Crucis davvero commovente che è stata da poco inaugurata a Sotto Il Monte, opera dell’artista Viveka Assembergs. Ne ho parlato in questo articolo: se vi va leggetelo.
Sotto il Monte | La Via Crucis realizzata dall’artista Viveka Assembergs nei luoghi di Papa Giovanni XXIII

A Vertova la processione con il Cristo del Fantoni

A Vertova assai conosciuta è la processione del Venerdì Santo che vede la processione dei giudei in abiti sgargianti col turbante rosso. Si tratta della rievocazione della Deposizione di Cristo dalla Croce. Figuranti in costume rappresentano i Giudei che staccano dalla croce la statua di Gesù in legno con le braccia snodabili, realizzata nel 1725 da Andrea e Gian Bettino Fantoni.

Al rituale partecipano numerosi altri personaggi in costume: i Confratelli del Santissimo Sacramento, le «Torce», la «Lanterne», le «Picche» con le alabarde, il drappello di soldati romani, che partecipano anche alla processione per le vie del paese. Oltre al Cristo morto sulla lettiga portata a braccia dai Giudei, per le vie del paese sfilano anche un Cristo vivo, un anonimo fedele vestito di saio rosso, incappucciato e scalzo, con una pesante croce sulle spalle seguito da un disciplino in saio bianco, anch’esso incappucciato e scalzo, che impersona il Cireneo.

A Gromo una processione  che sfila in silenzio

Si cammina nelle vie antiche del paese che sembrano proiettate fuori dal tempo. Come se il tempo davvero si fosse fermato. A Gromo, nel silenzio, nel buio della montagna, sul pendio dove soltanto brillano i lumi a olio che disegnano gli strumenti della passione: i chiodi, la lancia, la croce. Il Cristo morto sfila nelle vie del paese, senza costumi, in un silenzio profondo.

Le processioni con la Pietà in provincia di Bergamo

Processioni con la Pietà, con le figure del Cristo morto e di Maria, sono presenti in diversi paesi della Bergamasca.

Tra le più suggestive quella di Leffe, aperta dalle donne con la croce e il sudario, seguite dai sette stendardi che indicano i «sette dolori» della Madonna, portati dalle bambine. Il Cristo morto, deposto su una portantina coperta da un telo rosso, viene  portata a braccia da 12 giovani celibi (una volta erano i ragazzi che si sarebbero sposati nell’anno) vestiti di tunica bianca e scalzi, che percorrono le vie del paese in una processione notturna illuminata dai ceri, mentre i lampioni del paese vengono spenti per creare un clima di grande suggestione. Al termine del percorso il corteo rientra nella chiesa parrocchiale, dalla quale aveva preso l’avvio, e dove il sacerdote impartisce la benedizione con la reliquia del legno della Croce.

A Clusone è la confraternita dei Disciplini che porta in processione sia il Cristo morto sia l’Addolorata, statue dei Fantoni che fanno parte di un più ampio Compianto. A Zogno si portano in processione i segni della Passione, come a Brignano, Villa d’Almè, Covo, Sovere, Alzano.

La sera si celebra la Messa Secca (senza vino)

Messa Secca (in bergamasco mèsa sèca) fa riferimento ad alcune località dell’Alta Valle Brembana in cui viene celebrata una funzione dove il vino è assente.

Lumini e falò in molte zone della Bergamasca

A Gandosso Carona sulle finestre vengono accesi lumini ricavati da gusci di lumache, nei quali è inserita segatura impastata con olio. Nell’Isola venivano bruciati falò in campagna e alcuni tizzoni si portavano a casa per essere poi disposti nella stanza dei bachi da seta per preservarli dalle malattie.


Le tradizioni del Sabato Santo

A Bossico, dopo la benedizione del fuoco, la cenere veniva portata a casa per essere usata per pulire piatti e pentole o da spargere nell’orto o per la campagna per propiziare un buon raccolto. Al canto del Gloria la gente nei campi sospendeva il lavoro e batteva con un bastone le piante perché dessero frutti.

 

Note: le foto sono state recuperate in rete. 

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