Val Seriana | Luoghi della cultura del lavoro: un itinerario tutto da scoprire

Val Seriana, luoghi della cultura del lavoro. La Val Seriana offre da sempre spunti di viaggio insoliti e avvincenti. Questa volta vi porterò alla scoperta di quelle tracce indelebili della cultura del lavoro che hanno plasmato il tessuto stesso di questa valle.  Ci immergeremo nelle radici profonde della Val Seriana, un itinerario emozionante che ci condurrà attraverso i luoghi simbolo di questo territorio laborioso.

Inizieremo il nostro viaggio nell’antica cartiera Pigna (oggi spazio FASE), dove le pagine della storia si intrecciano con le fibre di carta, testimoni di fatica e innovazione. Esploreremo l’imponente ex cementificio Italcementi, dove il cemento diventa memoria di un’epoca. Ci sposteremo poi negli antichi cotonifici e negli stabilimenti per la tintura dei capi filati di Gandino, percepiremo il battito costante della produzione tessile che ha dato forma a questa valle. Proseguiremo verso la parte alta della valle, toccando anche stabilimenti che hanno saputo costruirsi un ecosistema tutto intorno. Un affascinante percorso tra macchine e laboratori, un viaggio nel cuore pulsante della cultura del lavoro della Val Seriana.

 

Ex cartiera Pigna (oggi Spazio Fase) di Alzano Lombardo

Spazio FaSE è un complesso di edifici industriali recuperati da una splendida cartiera di Alzano Lombardo dismessa di fine 800 (Fabbrica Storica ex-Pigna).  La sua storia così legata al passato e la sua forte inclinazione verso il futuro rendono Spazio FaSE una location unica e pregna di spirito; dalle arcate imponenti, agli affascinanti sotterranei, dalle grandi vetrate alle piazze interne, ogni angolo racconta una storia e ne scrive di nuove.

Leggete: Visitare l’ex fabbrica delle Cartiere Paolo Pigna ad Alzano Lombardo, oggi Spazio FaSE.

Spazio FaSE è portavoce di un nuovo modello d’impresa in cui creatività, sostenibilità e comunità convivono fino a diventare un’unica realtà. Situato nel cuore di Alzano Lombardo, ne è il landmark. Nasce non solo come punto strategico e unico per ospitare differenti esperienze, ma anche come contenitore di idee, promotore di cultura e coscienza ambientale, con un occhio attento e recettivo sul territorio. Si propone come modello sperimentale per la rigenerazione economico-sociale del territorio.

Leggete anche: Spazio Fase: i videoclip girati negli spazi dell’ex Cartiera Pigna di Alzano Lombardo

Ex Cementificio Italcementi di Alzano Lombardo

Il cementificio di Alzano è un rarissimo esempio di officina per la produzione di cemento naturale, rimasta pressoché intatta. L’imponente complesso è stato costruito e modificato dai Fratelli Pesenti, tra il 1883 e il 1966, anno di spegnimento dei forni.

Per approfondire la storia di questo monumento di archeologia industriale, leggete anche: Riscoprire l’ex Italcementi di Alzano Lombardo.

Il complesso si divide in due nuclei principali. Il complesso orientale era costituito dai forni e dai silos per la macinazione, la stagionatura e l’insaccamento, mentre in quello occidentale si trovava l’area destinata a magazzino, alle spedizioni e agli uffici amministrativi.
Il nucleo occidentale è stato restaurato e riportato a nuova vita: oggi ospita delle realtà artigianali e per un certo periodo ha ospitato un museo di arte contemporanea privato, l’ALT.
Se volte visitare on line il museo ALT (la permanenza museale si è conclusa), leggete: Ricordare attraverso le foto l’ALT di Alzano Lombardo, il museo d’arte contemporanea che non c’è più.

 

La Ciodera Torri di Gandino

La Ciodera Torri è probabilmente l’ultimo edificio industriale di questo tipo ancora esistente in Italia. Fu utilizzato fino a qualche decennio fa per la stesura e l’asciugatura dei panni lana di cui Gandino fin dal 1400 era produttore fiorente. E’ stato recuperato per uso espositivo e didattico nel 2012.

Dopo la lavorazione e la feltratura, i pannilana venivano stesi per l’asciugatura. Le strutture a ciò demandate erano le “ciodere”, enormi stenditoi rettilinei (diverse decine di metri) esposti a Sud e collocati sui ripidi pendii che raccordano la valle del Romna con l’altopiano su cui è adagiato Gandino.

Il panorama della Val Gandino ne era ricchissimo, ma nel tempo sono andati dispersi o recuperati ad uso abitativo. Erano costituiti per lo più da tre lati in muratura, mentre il versante Sud era completamente aperto. La struttura era di legno con aste orizzontali mobili, alle quali venivano fissati i pannilana. Le aste erano dotate di lunghe file di chiodi forgiati manualmente uno per uno, da cui deriva il nome ciodera.

Per approfondire la storia di Gandino e delle sue eccellenze, leggete: Scopriamo Gandino e il Mais Spinato con il documentario di Daniele Gangemi andato in onda su Raitre (Geo 10.10.2022)

Antica Condotta a Gandino

L’Antica Condotta della Valle Concossola era un tempo vitale per gli Opifici del fondovalle e località balneare sui generis per i ragazzi del primissimo dopoguerra. L’acqua era elemento primario e indispensabile per le tante industrie tessili poste lungo il torrente Romna e la Valle Concossola.

L’approvvigionamento idrico era assicurato da un antico condotto, un’opera di ingegneria non comune con soluzioni architettoniche da valorizzare. Il recente intervento di recupero ha ripristinato ponti e canali creando un percorso didattico, ma anche un itinerario suggestivo per escursionisti, evidenziando le potenzialità di una zona che comprende anche il laghetto Corrado, le antiche sorgenti, la Val Busa, aziende agricole e agrituristiche e l’antica Tintoria degli Scarlatti dove furono tinte le divise dei Mille di Garibaldi (ne parlo nel prossimo punto).

La Tintoria degli Scarlatti di Gandino

GANDINO-Tintoria-degli-Scarlatti

Il Fondovalle di Gandino conserva anche la Tintoria degli Scarlatti, oggi cascina privata di proprietà della famiglia Franchina. Qui, nel 1860, fu avviata la tintura delle stoffe con cui furono confezionate le camicie rosse dei Mille di Garibaldi. Un primato che ha fatto dello Scarlatto di Gandino una vera e propria star in occasione delle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia, quando le camicie sono state riprodotte con metodi e foggia delle originali grazie a un pool di aziende della valle.

Se volete saperne di più sui Mille e sulle Camicie Rosse, leggete anche: Famolo strano (1000 volte) | Scopri perché Bergamo è detta Città dei Mille

Complesso industriale ex Cantoni di Ponte Nossa

Nella seconda parte del XIX secolo, contestualmente all’Unità d’Italia, si verificò uno sviluppo dell’industria, favorito dall’attività dei magli che permettevano di alimentare numerose attività legate alla produzione e al commercio di materiale siderurgico. Il principale elemento estratto era la calamina. Ad esse si affiancarono numerose realtà operanti nell’ambito tessile che in breve si insediarono e radicarono sul territorio, la principale delle quali fu il “Cotonificio Bergamasco”.

Fondato nel 1870 esplose letteralmente sul finire del secolo, toccando quota 2213 lavoratori nel 1901. A partire dalla seconda metà del secolo gli stabilimenti tessili (rinominati prima De Angeli-Frua e poi Cotonificio Cantoni), si ridimensionarono gradualmente fino ad arrivare alla completa chiusura, situazione che influì sul numero dei residenti, che dalle 2543 unità del 1961 scese sotto “quota 2000” nei primi anni del nuovo millennio.

Stabilimento Pozzi di Ponte Selva

La storia dello Stabilimento Pozzi (oggi Pozzi Electa) inizia il 18 novembre 1889, la ditta Fratelli Pozzi fu Pasquale acquista nel comune di Parre, località Ponte della Selva, gli stabili con la “Fucina Nuova”. A questo termine corrispondono dei terreni con un mulino e i “diritti d’acqua” del fiume Serio.
Qui, l’azienda plasmò il proprio ecosistema. Prima sostituiscono l’antiquato sistema idraulico, poi costruiscono case per operai e impiegati, una chiesa, un convitto, adattato poi a scuola, asilo e, infine, oratorio. Prende forma il paesino di Ponte Selva, frazione dei comuni di Parre e Clusone. Il primo impianto dei Fratelli Pozzi conta 6.300 fusi ring o ad anello e 130 operai, suddivisi in 35 uomini e 95 donne.

I periodi della Prima e della Seconda Guerra Mondiale sono segnati da grandi difficoltà e ostacoli in apparenza insormontabili, quali la mancanza di manodopera specializzata e di materie prime. Nonostante ciò, l’azienda incrementa la propria produzione fino a impiegare 250 operai e amplia lo stabilimento esistente: 4 piani per 18.900 fusi ring. Inoltre, la sede legale viene trasferita a Milano, vertice strategico del triangolo industriale. Nel secondo dopoguerra, l’azienda continua il suo sviluppo, che culmina con la costruzione di una nuova filatura a Clusone.

 

Note: Le foto sono in parte mie e in parte recuperate in rete. Parte delle informazioni contenute in questo articolo sono tratte dal sito cosedafare.net in provincia di Bergamo. 

 


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