Bergamo Città dei Mille

Famolo strano (1000 volte) | Scopri perché Bergamo è detta Città dei Mille

Entrando a Bergamo molti notano un cartello di quelli marroni turistici che segnala Bergamo Città dei Mille. Ma non solo. La stessa scritta si trova sul gonfalone del Comune di Bergamo. A tutti quelli che si chiedono perché Bergamo è detta Città dei Mille, è giusto dire che non è la trovata di un geniale pubblicitario. Questo motto fu scritto addirittura da Giuseppe Garibaldi. Lo testimonia Cesare Abba nelle sue memorie garibaldine «Da Quarto a Volturno».

Bergamo fu definita “Città dei Mille” dall’Eroe dei Due Monti non solo per il numero dei volontari (tra 170 e 180) che nella notte tra il 5 e il 6 maggio del 1860 salparono alla volta della Sicilia, ma per il contributo che Bergamo diede alle lotte risorgimentali. Fonti storiche inoltre rivelano che all’impresa siciliana presero parte molti più dei volontari bergamaschi che si imbarcarono al seguito di Garibaldi.

Garibaldi e i bergamaschi: un sodalizio che durò diversi anni

La prima volta in cui Garibaldi entrò in contatto con i bergamaschi fu con i moti del ’48. Il 29 luglio di quell’anno (il re Carlo Alberto era già stato sconfitto a Custoza) al comando di 3.700 uomini Garibaldi si diresse su Bergamo per la difesa contro gli austriaci. In questa occasione, alloggiando nel loro palazzo, conobbe i Camozzi, in particolare i fratelli Gabriele e Giovan Battista, protagonisti del Risorgimento bergamasco. Tra l’altro, questi aiutarono Garibaldi anche materialmente finanziandolo e acquistando armi per i volontari.

A Bergamo giungeranno poi Carlo Cattaneo e Giuseppe Mazzini. Ed è diretto ai bergamaschi uno dei proclami di Garibaldi: «Bergamo sarà la Pontida della generazione presente e Dio vi condurrà a Legnano». L’armistizio firmato da Carlo Alberto lo blocca.

Le radici del grande concorso dei bergamaschi alla spedizione dei Mille affondano in questi vivissimi rapporti. Ancora di più dopo l‘8 giugno del 1859 quando Garibaldi entrò nella città, sgomberata rapidamente dagli austriaci, passando per la porta che gli venne poi intitolata: Porta San Lorenzo detta da molti Porta Garibaldi. Molti dei volontari che si erano fatti avanti in quei giorni furono sicuramente con lui in Sicilia, e anche nella sfortunata campagna del 1866 quando Garibaldi guidò la spedizione in Trentino conclusa da un amaro «Obbedisco».

Porta San Lorenzo diventa Porta Garibaldi

Porta San Lorenzo e la targa dedicata all'ingresso di Garibaldi

Sulla facciata esterna di Porta San Lorenzo, nel 1907 fu apposta una targa che ricorda l’entrata di Giuseppe Garibaldi a Bergamo, liberata dagli austriaci, l’8 giugno 1859. Da qui il motivo per cui Porta San Lorenzo è detta Porta Garibaldi. Lo storico Giuseppe Locatelli Milesi scrisse che i garibaldini giunsero dalla Val Brembana verso le sette di mattino presso la porta e che vennero accolti dall’impiegato del dazio, come gloriosi liberatori dal dominio austriaco e che le guardie subito presentarono le armi, già avvisate e preparate da Francesco Nullo e Antonio Curò entrati in città dalla porta nascosta detta del Soccorso la sera precedente.

Porta San Lorenzo, o visto che parliamo di garibaldini Porta Garibaldi, è la porta più rustica, la meno curata, quella che doveva essere il passaggio del popolo, tanto che il toro che corre orizzontalmente lungo le mura e che separa la parte superiore a quella inferiore, qui si interrompe; qualcuno sostiene che il popolo che avrebbe usato questa porta non avrebbe apprezzato certe finezze artistiche.

L’arruolamento dei Mille in via Borfuro

Tornando al nostro quesito e al motivo per cui Bergamo è definita Città dei Mille, dopo Calatafimi, Palermo e Milazzo, Francesco Nullo  (il patriota di orgine bergamasca che aveva studiato al Collegio Celana di Caprino Bergamasco) venne inviato a Bergamo per procedere a nuovi arruolamenti. Siamo nel 1859, Bergamo era già stata liberata dagli Austriaci e Nullo sapeva che non avrebbe incontrato nessuna difficoltà nel trovare degli uomini pronto ad unirsi alla causa “italiana”. Già subito dopo la liberazione di Bergamo, infatti, in poco meno di un paio di giorni era stata composta una colonna di mille volontari, che dopo l’armistizio di Villafranca furono tutti rimandati a casa.

Per la spedizione dei Mille, assieme all’amico Francesco Cucchi, Nullo istituì un ufficio d’arruolamento in un teatrino in via Borfuro. Garibaldi voleva pochi ma buoni combattenti e fu compiuta una selezione molto severa. Dal treno in partenza da Bergamo ne furono fatti scendere un bel numero. Erano ancora troppi, tanto che a Milano altri furono rimandati a casa.

Quando partì per la seconda volta da Bergamo alla volta della Sicilia, Nullo aveva con sé 300 garibaldini. In un suo messaggio telegrafico del 7 luglio annunciava: «Fissata partenza merce domenica sera da Bergamo». La «merce» arrivò a Genova il lunedì per imbarcarsi nella stessa serata. Altri si aggiunsero ancora in agosto: tra questi il giovanissimo Guido Sylva, che lascerà un prezioso libro di memorie.

Si calcola che i bergamaschi che combatterono per l’unità d’Italia risalendo con Garibaldi la penisola furono 500 o anche più; qualcuno azzarda la cifra di 900, ma dati ufficiali complessivi non ne esistono. Da ciò si comprende perché il generale ebbe un rapporto particolare con Bergamo.

 

Anche le Camicie Rosse vengono da Bergamo

Garibaldi e le camicie rosse realizzate a GandinoLe navi, salpate il 5 maggio 1860, fecero scalo a Talamone, dove vennero distribuite le armi e 500 camicie rosse. Le squadre dell’VIII Compagnia che ebbero l’onore di indossare la camicia rossa furono la Prima e la Quarta.

Si è scoperto che tra i volontari solo 500 indossarono la camicia rossa (e non Mille come comunemente si pensa) e che queste camicie vennero prodotte da un consorzio di ditte della Val Gandino su richiesta dell’intermediario Giovan Battista Fiori. Tra le ditte attive ve ne erano alcune che si occupavano solo della tintura dei pannilana. Si sa poco, invece, della produzione del tessuto. Presso l’azienda Torri Lana (la stessa che recentemente ha realizzato il tessuto della copia certificata della Sindone di Torino) pare siano presenti negli archivi alcuni tessuti prodotti a metà dell’Ottocento, probabilmente usati per il confezionamento delle camicie rosse utilizzate dai Mille.

Per quanto riguarda le tintorie, dove venne dato il colore alle camicie rosse, si sa che al tempo della spedizione, a Gandino ce ne fossero almeno una decina. Le famiglie proprietarie delle varie tintorie erano: Ghirardelli, Radici, Fiori, Crotti, Frana, Pasini,Motta, Bonduri, Rottigni e Radici. La tradizione locale ha individuato ormai da tempo nella Tintoria degli Scarlatti, che ti trova in località Prato Servalli, quella
in cui vennero tinti i pannilana dei garibaldini. Tuttavia, anche se nel Centenario dell’unità nazionale i cittadini vollero apporre una lapide sulla facciata della Tintoria degli Scarlatti, non ci sono fonti certe che attestino che questa tintoria fosse veramente attiva al tempo della spedizione garibaldina.

Riguardo invece il confezionamento delle camicie, Bortolo Belotti (storico e politico bergamasco di cui ho visitato la villa a Zogno, oggi biblioteca e museo) nella sua Storia di Bergamo cita il nome di Cristina Belotti, fidanzata di Nullo, la quale “provvide a cucire le camicie rosse nel suo negozio posto in via Prato a Bergamo”. Gelmi e Suardi, altri storici, fanno il nome di Laura Solera Mantegazza, la quale a Milano “fu molto attiva non solo nel reperimento dei fondi per la causa garibaldina, ma anche nell’organizzazione dei laboratori per la confezione delle camicie rosse“.

 

Tutti i segni del passaggio di Garibaldi e dei Mille che si trovano a Bergamo

Bergamo omaggia Garibaldi e i Mille con targhe e monumenti e toponomastica. Scopriamo le testimonianze più significative.

Museo dell’Ottocento – Museo delle Storie di Bergamo

Museo del Risorgimento Rocca di Bergamo visto dall'altoSe si vogliono ripercorrere le gesta di Garibaldi e dei Mille e saperne di più, basta andare alla Rocca, sul colle di Sant’Eufemia, nel Museo storico di Bergamo – Sezione Ottocento.

Il museo, dedicato al compianto direttore Mauro Gelfi, ha ereditato il patrimonio storico e artistico del Civico Museo del Risorgimento e della Resistenza.

 

Leggete anche: Museo dell’Ottocento alla Rocca di Bergamo 

Il Monumento dedicato a Garibaldi al centro della Rotonda dei Mille

Bergamo Città dei Mille monumento a Garibaldi

Il suo monumento venne commissionato dalla città di Bergamo ai fratelli Alberto e Cesare Maironi da Ponte e posizionato in Piazza Vecchia al posto della Fontana Contarini che fu rimossa e posta in un magazzino.

Curioso è il racconto di Hermann Hesse che visitando Bergamo Alta di sera la sera del suo arrivo, per verificare l’onestà degli italiani e in particolare dei bergamaschi, quando giunse in Piazza Vecchia mise una monetina nella bocca del leone che si trovava sul basamento della statua dedicata a Garibaldi, e il giorno dopo, con sua sorpresa la ritrovò nello stesso punto.

Il cambio di arredo di Piazza Vecchia, cuore del nostro millenario centro storico, scatenò una miriade di polemiche, così nel 1922 il monumento dedicato a Garibaldi fu rimosso e collocato in Bergamo Bassa. Il monumento a Garibaldi (opera in bronzo di Alberto Maironi, alta 3 metri e 30) venne inaugurato, con un nuovo basamento, (e per la seconda volta) il 20 settembre.  La statua è rimasta immutata, a differenza del suo basamento. L’originale aveva quattro leoni in bronzo, qualcuno dice che siano stati venduti come rottami nel 1951, altri sostengono che durante la Guerra siano stati fusi per uso bellico.

Dalla rotonda oggi si diramano cinque vie dedicate a personaggi del Risorgimento che sono Giuseppe Garibaldi, Daniele Piccinini, Francesco Cucchi, Vittore Tasca, Francesco Crispi.

 

La dedica sulla facciata di Porta Garibaldi, già Porta San Lorenzo

Porta San Lorenzo Bergamo detta Porta Garibaldi

Abbiamo già parlato di Porta Garibaldi (o Porta San Lorenzo). La dedica alle gesta di Garibaldi risale al 1907, in omaggio all’ingresso avvenuto l’8 giugno 1859 in compagnia dei Cacciatori delle Alpi:
«Sole e libertà arrisero il mattino dell’VIII giugno MDCCCLIX quando Giuseppe Garibaldi fugati col nome gli Austriaci entrò per questa porta restituendo il popolo bergamasco a se stesso e all’Italia. Auspice la Società dei Veterani e Reduci bergamaschi».

 

La targa commemorativa dedicata a Gabriele Camozzi nel cortile della Rocca

Bergamo Città dei Mille e la Rocca

È posizionata nel Cortile della Rocca, all’ingresso del Museo storico sezione Ottocento, e recita: «A Gabriele Camozzi cospiratore milite e proscritto nel MDCCCXLIX al grido della crollante Brescia fu solo a rispondere con un pugno di bergamaschi memoranda fede e ardimento memorando primo esempio alla convulsa Italia di magnanimo ossequio al dovere della solidarietà nazionale».

Monumento dedicato a Francesco Cucchi in Piazza Matteotti

Bergamo Città dei Mille Monumento a Cucchi

Il busto in onore di Francesco Cucchi, realizzato dallo scultore milanese Attilio Prandoni, fu inaugurato il 30 maggio del 1920 e collocato di fronte all’opera in onore di Francesco Nullo: è composto da un basamento in pietra verde su cui si erge la scultura scolpita su un blocco di marmo bianco.

 

 

Il Monumento e la targa dedicati a Francesco Nullo, patriota

Francesco Nullo è quello che sicuramente fu più attivo e che spese la sua vita per Garibaldi. Il monumento a lui dedicato che si trova oggi a Bergamo in piazza Matteotti è opera di Ernesto Bazzaro del 1907.

Nel 1859 si unì a Garibaldi nelle file dei Cacciatori delle Alpi, in qualità di tenente colonnello insieme a numerosi altri bergamaschi, tra cui Gabriele Camozzi e Francesco Cucchi, per combattere contro gli austriaci, ma l’impresa che lo rese celebre fu la Spedizione dei Mille.

Come già detto si occupò personalmente dell’arruolamento dei volontari bergamaschi e a tal proposito sul Libro d’Onore scrisse: «Io sono superbo di appartenere alla valorosa schiera dei figli di Bergamo che fregiano i fogli di questo libro d’onore». Inoltre fu il primo a issare la bandiera tricolore in Palermo e venne nominato Colonnello sul campo, dopo la Vittoria del Volturno dell’1 ottobre 1860.

Celebre il suo grido ai garibaldini bergamaschi vittoriosi con gli altri Mille nella battaglia di Calatafimi: «Ché i Bergamasche, toc interne a me!». Francesco Nullo, in nome della storica collaborazione tra Italia e Polonia, morì eroicamente in terra polacca, dopo essere accorso in aiuto dei patrioti che combattevano per conquistare l’indipendenza dall’Impero Zarista Russo.

In via XX Settembre, a Bergamo Bassa nel cuore del centro cittadino, si trova la lapide commemorativa posata nel 1895 dalla società Veterani e Reduci sulla casa in cui Nullo abitava.

Sulla targa si legge: «In questa casa abitava Francesco Nullo uno dei Mille morto a Krzykawka il 5-5-1863 combattendo per l’indipendenza della Polonia».

 

 

 

 

Note: le immagini sono in parte mie e in parte recuperate in Rete. 
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da
– Eco di Bergamo,
– Bergamonews
– Fatti, personaggi e luoghi dell’Unità d’Italia in Bergamo e provincia (1848-1870)
– Museo delle Storie di Bergamo – Sezione Risorgimento

 

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