Alla scoperta delle case a righe “come maglioni” di Ponte Selva e dell’antico stabilimento Pozzi

Non so quante volte sono passata davanti alle case a righe di Ponte Selva, frazione di Parre in Valle Seriana, sorte per dare alloggio agli operai che lavoravano nell’antico stabilimento Pozzi. E ogni volta mi chiedevo il motivo di quella decorazione muraria così particolare. Poi proseguivo sulla mia strada ripromettendomi di cercare di scoprire la storia di questi edifici così particolari. Siamo su uno degli snodi più importanti della Valle Seriana: a destra si va verso Clusone, il Pora e il Passo della Presolana, a sinistra verso la Val Bondione e l’antico stabilimento Pozzi, oggi in piccola parte ancora in funzione. Impossibile non vederle e non rimanerne affascinati. Sono le case operaie volute dalla famiglia Pozzi per ospitare gli uomini e le donne che lavoravano nell’industria tessile di famiglia, una realtà economica ancora esistente che ha significato moltissimo per lo sviluppo del paese.

Dove si trovano le case a righe come maglioni

Le tre palazzine a righe si trovano a Ponte Selva in corrispondenza dei tornanti sulla provinciale che porta a Clusone. Si affacciano su un piazzale antico e un campo di calcio con l’erba tagliata ma usato poco. Sono tre edifici (un tempo erano quattro) che per via delle loro righe orizzontali possono ricordare degli enormi maglioni. E’ questo infatti quello a cui penso ogni volta che ci passo e le guardo.

Case operaie industria tessile Ponte Selva.jpeg

Per fortuna alcuni anni fa sono state messe sotto vincolo architettonico e oggi nessuno può modificarne i colori o la decorazione. Quasi certamente se non ci fosse stato questo intervento, qualcuno le avrebbe fatte dipingere in modo più anonimo a tinta unita, di quel rosino o giallino che vanno tanto di moda. E invece grazie al vincolo possiamo annoverare questi edifici tra le case a righe più particolari disseminate in Italia e nel mondo.

Sotto trovate una carrellata di case colorate e a righe tra quelle più instagrammate al mondo che mi piacciono di più e che mi hanno ispirato questo articolo. Partendo dall’alto a sinistra troviamo:
1. Nottting Hill, Londra.
2. New Orleans, USA.
3. Valparaíso, Cile.
4. Hundertwasserhaus, Vienna.
5. Houten Olanda
6. Costa Nova do Prado, Portogallo
7. Madrid
8. Casa Maveri, Italia

 

Le case a righe che fanno venire voglia di fotografarle

Le case di Ponte Selva sono molto particolari, con quelle righe orizzontali color mattone che si alternano alle righe ocra scuro. I balconi, gli infissi e tutte le finiture invece sono di color verde bottiglia brillante. Furono costruite tra il 1918 e il 1928 ed erano case decisamente moderne per l’epoca se pensiamo che la maggior parte degli edifici non erano dotati di servizi igienici. Ciascuna infatti era dotata di un corpo di servizi igienici comuni all’interno (i servizi per ciascuna famiglia arrivarono più tardi). Erano abbastanza vicine alla fabbrica, che poteva essere raggiunta a piedi con qualche minuto di cammino o in bicicletta, e venivano affittate agli operai a prezzi molto convenienti. Accoglievano due famiglie per piano e dovevano essere un microcosmo vociante considerando che al tempo le famiglie erano composte in media da 7/8 persone: padre madre, a volte nonna o zie sole, e almeno 5 figli. 

 

Se pensate che questa decorazione sia stata fatta per caso, vi sbagliate: si tratta quasi di un marchio di fabbrica, la cifra di riconoscimento di tutto quello che fu costruito dai Pozzi, gli industriali del tessile che svilupparono il territorio e il paese di Ponte Selva. Essi credevano fortemente nell’importanza di creare coesione sociale tra i propri dipendenti ed è per questo che si adoperarono per realizzare strutture e servizi che creassero senso di appartenenza in un perfetto connubio tra azienda e territorio. E per creare senso di appartenenza tutto quello che veniva costruito doveva essere riconoscibile, identitario, così si inventarono le righe. Oggi si chiamerebbe brand identity, allora erano semplicemente “i righe“.

Se non fosse che ci quando ci passo sono quasi sempre alla guida, mi fermerei ogni volta a fotografarle. Sono andata a vedere su internet ma non ho trovato moltissime immagini di questi tre edifici: segno probabilmente che la posizione non aiuta gli instagrammer o i fotografi in erba a scattare al volo le foto. Ma sono certa che se fossero in una posizione più agevole per fermare le auto, avremmo i Social pieni di immagini.

Una storia legata all’economia della valle

Da quelle casette a righe si può ricostruire la storia e la fortuna del paese dalla fine del 1800 ai giorni nostri. Infatti si tratta di uno degli esempi di quartiere operaio realizzato intorno alle fabbriche dagli industriali illuminati della bergamasca che qualcuno definì “Poeti del Lavoro” per lo spirito che li animava. La fabbrica famiglia, la fabbrica comunità, la fabbrica che ti accompagna per tutta la durata della vita.

Nella foto sotto, in una foto del 1950 che ho trovato sul portale Storylab si distinguono gli edifici a tre piani con parti in finto bugnato e altre in intonaco a vista, con strutture
portanti originarie interne in ferro-ghisa.
Convitto a tre piani, 1925
Casa operaia
Villa padronale, 1930

stab-pozzi-paesaggio-febb-1950.jpg

Possiamo dire senza ombra di smentita che il paesino di Ponte Selva fu creato dalla famiglia Pozzi nel corso del tempo, con la costruzione di case operaie, una Chiesa in stile neogotico, ed un convitto che divenne scuola, poi asilo e infine oratorio.  Le case a righe erano dunque la rappresentazione di un progetto imprenditoriale che aveva una forte valenza sociale e comunitaria. Ma non immaginatevi dei benefattori tout court: questi imprenditori avevano capito già allora quanto fosse importante ingaggiare le proprie persone, creare senso di appartenenza e fornire quegli elementi di welfare che oggi vengono promossi dalle aziende come delle innovazioni assolute. All’inizio del Novecento, a differenza di quanto avviene oggi nelle multinazionali in cui si chiedono smart working e convenzioni con assicurazioni sanitarie, centri medici e palestre, erano particolarmente graditi case ad affitto calmierato, servizi igienici, un bar, una locanda, lavatoi coperti per le donne, la casa del medico, un’infermeria. 

Case operaie come quelle di Ponte Selva le troviamo simili (ma non a righe) anche Crespi d’Adda, ad Alzano, a Nembro, ad Albino, e più sù, salendo verso la parte alta della Valle Seriana. La decorazione a righe, invece, la troviamo con quello stile solo a Ponte Selva.

stab-pozzi-paesaggio-febb-1950 storylab.jpg


La storia degli Stabilimenti Pozzi, oggi Electa

Nel 1889 la “ditta Fratelli Pozzi fu Pasquale” acquista in comune di Parre gli stabili con annessi terreni denominati “Fucina Nuova”, contenenti un mulino ed i “diritti d’acqua” del fiume Serio. Ercole e Pietro Pozzi, originari di Busto Arsizio, abbattuti gli edifici costruirono uno stabilimento di filatura del cotone, che all’inizio conteneva 1700 fusi. Nel corso dei due anni seguenti viene installata una turbina ad asse verticale. 

Nel 1899 la ditta rimane di esclusiva proprietà di Ercole, pur mantenendo il nome di “F.lli Pozzi fu Pasquale”. Nel 1906 il figlio di Ercole, Pasquale, che nel frattempo aveva assunto la direzione dell’azienda, porta  la filatura a 14.000 fusi. Per rimediare alla scarsità di manodopera si costruiscono le case operaie che troviamo ancora e i servizi annessi.

ll primo impianto comprendeva 6.300 fusi ad anello, e dava lavoro a 35 uomini e 95 donne. Nel 1902 entrano in azienda i due figli di Ercole, Pasquale ed Angelo, i quali durante gli anni della prima guerra mondiale riescono a sviluppare la produzione dando lavoro a 250 operai. 

Nel 1907 la ditta diventa Società per Azioni, e nel 1930 assume la nuova ragione sociale di “Cotonificio F.lli Pozzi – Electa S.p.A.”, per incorporazione della E.L.E.C.T.A., Ente Lombardo Espansione Commercio Tessile Anonima.

Passato tra mille difficoltà il periodo della seconda guerra mondiale, negli anni 50 entrano in azienda Luigi Pozzi, figlio di Angelo, e Leopoldo Della Porta, nipote di Pasquale, che proseguono l’opera di sviluppo dell’azienda con la costruzione di un nuovo capannone nel 1997 in Clusone.

Nel 2008 hanno ristrutturato la centrale idroelettrica, raddoppiandone la produzione, e nel 2012 hanno installato sul tetto dello stabilimento di Clusone un impianto fotovoltaico di ultima generazione.

Dopo oltre 100 anni dalla fondazione, la società è oggi guidata dalla quinta generazione della famiglia, e la produzione di filati speciali continua nei due stabilimenti di Ponte Selva e di Clusone.

Stabilimento Pozzi di Ponte Selva ancora in funzione.jpeg

Note

Le foto degli anni Cinquanta in B/N sono del portale StoryLab. Le foto delle casette a righe che si trovano nel mondo le ho tratte dai siti degli uffici turistici dei luoghi visitati in passato e da alcuni siti di architettura. Le foto a colori di Ponte Selva e dello Stabilimento Pozzi sono mie. Le info storiche sono una rielaborazione di quanto trovato sul sito dei Beni Culturali e sul periodico VALSeriana & Scalve Magazine (Estate 2019).

8 commenti

    1. Ho trovato la casa a due colori a Lovere. E’ proprio di fronte alla fermata dell’Imbarcadero. Grazie. Senza il tuo stimolo non l’avrei notata. 🙂

  1. Molto interessante Raffi questo articolo!!! non sapevo dell’esistenza di queste tre case a righe! Anche io mi fermerei spesso a fotografarle! Bello anche l’elenco che hai riportato! Sono stata a Madrid, dove tra l’altro ho vissuto anche due mesi l’anno scorso, ma non ho visto il palazzo a righe… dovrò tornarci 🙂

    1. L’elenco ovviamente avrebbe potuto essere molto più lungo, ma ho preferito mettere quelle che mi sono piaciute di più. 🙂

  2. Storia molto interessante: mi piacciono queste vicende in cui, grandi famiglie industriali, lasciavano qualcosa per la gente comune o per i loro operai.

  3. Ho letto l’articolo in pausa pranzo e mi ha fatto tornare in mente delle immagini che però non riuscivo a collegare a un luogo preciso. Poi qualche minuto fa mi è tornato in mente: dalle mie parti le cantine Fontanafredda hanno lo stesso tipo di decorazione, con gli stessi colori. Ora sono curiosa di sapere se c’è una storia simile!

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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