Visitare il castello di Barbò a Pumenengo, nella Bassa Bergamasca Orientale

Chi ama i castelli non può proprio perdersi il ciclo di visite ai 18 castelli della bergamasca chiamata Castelli, Palazzi e Borghi Medievali. E’ un’occasione davvero straordinaria di scoprire non solo luoghi che altrimenti rimarrebbero nascosti, ma anche per approfondire la storia e la cultura del territorio bergamasco.

Ed è proprio grazie alla prima giornata di quello che molti chiamano anche Castelli Aperti 2018, che ho sentito parlare per la prima volta di Pumenengo e del suo castello.

Pumenengo è un paesino piccolo piccolo, situato all’estremo confine della Bassa Bergamasca Orientale. Il castello si trova su un terrapieno lambito dal Naviglio Pallavicino, sovrastante la vallata che conduce al fiume Oglio, a pochi passi da Palazzo Sauli.

Un castello visconteo a pianta trapezoidale

Le notizie storiche relative al castello risalgono al XVI secolo, ma è molto probabile che quanto vediamo noi oggi sia l’ampliamento di una precedente fortificazione ancora più antica, resasi necessaria a causa dei continui conflitti che si generavano a causa del controllo sul passaggio del fiume con il borgo di Rudiano.

La costruzione faceva parte di un sistema difensivo di arroccamento disposta a lungo la sponda bergamasca dell’Oglio. Sul fiume si fronteggiavano fortilizi di parte avversaria: calcio, Pumenengo, Torre Pallavicina e Soncino sulla riva destra si contrapponevano Urago, Rudiano, Roccafranca, e Orzinuovi.

Il castello non presenta la classica pianta quadrata con una torre per angolo come, invece, ritroviamo in tutto gli altri edifici fortificati di pianura. La pianta del castello di Pumenengo è trapezoidale e presenta solamente tre torri, di cui di una, quella di nord-est, rimane solo qualche traccia, mentre le altre due sono ancora ben visibili. Alla mancanza della torre di sud-est si sopperiva con una massiccia scarpatura realizzata con una tessitura muraria differente da quella impiegata nel resto della costruzione. La merlatura è di tipo ghibellino.

 

L’accesso al castello avviene da ovest, più precisamente da un ponte, che va a sostituire il vecchio ponte levatoio. Particolare del ponte levatoio era il passaggio pedonale stretto e quello carrale per i carri, a misura di ruota. Potevano essere aperti e chiusi in modo indipendente. Sono ancora ben visibili i resti della pusterla, sorta di passaggio pedonale che conduceva anch’essa al rivellino, ancora ben visibile e conservato, che permetteva di isolare i nemici qualora riuscissero a superare la prima barriera di difesa, il ponte levatoio. Una volta chiuso il rivellino tramite ponte levatoio e, dalla parte opposta, tramite una grata, i malcapitati si sarebbero trovati impossibilitati a proseguire nel loro attacco.

 

Nel torrione si trovavano ancora le due stanze per le guarnigioni a guardia del castello che in tempo di guerra soggiornavano all’interno. Sono due camere con la zona giorno in cui si trovava un camino per cucinare i pasti, una zona dispensa e una stanza per dormire. La cosa si ripeteva su due piani.

 

I corpi a nord e ad est ospitavano locali di servizio e per uso agricolo. La torre di nord-ovest veniva utilizzata come prigione (o in periodo più recente diventata stanza per la stagionatura dei salami).

Le merlature della parte superiore del torrione e quelle della torre che si erge sull’angolo di nord-ovest, sono originarie. L’accesso a un’ultima è situata nel cortile ed è realizzato mediante una scala esterna.

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I quattro lati sono occupati dal corpo di fabbrica. Sul lato sud al primo piano, che doveva essere il piano nobile, vi è un grande salone con pareti internamente affrescate, oggi usato come sala consiliare.

 

 

La parte a sud è l’unica a avere subito dei rimaneggiamenti: nei locali al piano terra che oggi ospitano la biblioteca comunale si possono vedere ancora le stanze con una particolarissima volta ad ombrello, realizzate nel XVII secolo.

 

I piani superiori sono stati decorati nell’Ottocento e presentano vedute del complesso nel medesimo secolo. L’ala meridionale era inoltre dotata di portico, come dimostrano gli archi a tutto sesto che si vedono in quest’ala.

Un grande ambiente voltato a botte nel seminterrato meridionale con asse est- ovest si trova accanto ad una cappella castellana, in cui si possono ammirare tracce di decorazioni parietali, piuttosto degradate, raffiguranti decorazioni e una Madonna con Bambino in trono che, per quanto di difficile lettura, sembra risalire ai primi anni del XVI secolo.

La storia del castello di Pumenengo

Il castello è conosciuto da tutti come il Castello di Barbò, in quanto questa famiglia vi rimase quasi ininterrottamente all’interno dell’ala meridionale dell’edificio, tranne che per un breve periodo di circa vent’anni, dal 1400 al 1425, quando il castello viene preso da Cabrino Fondulo, originario di Soncino, appartenente ad una famiglia della fazione opposta, quella ghibellina.

Il castello faceva in origine parte di un feudo della Calciana del quale era feudataria, fino al 1360, Regina Della Scala, figlia di Mastino II della Scala, maritata col duca Barnabò Visconti, duca di Milano. Egli provvide a fortificare i confini dei suoi possedimenti facendovi edificare numerose opere di difesa; una di queste fu appunto il castello di Pumenengo.

Nel 1380 Regina Della Scala donò il feudo di Pumenengo ad Alberto Barbò, appartenente ad una illustre famiglia bavarese, scesa in italia poso dopo il 1070 al seguito di Enrico IV. Alberto Barbò fu il primo castellano di Pumenengo.

Sotto al sua saggia guida il borgo raggiunse un benessere raro a quei tempi: i cai erano irrigati da una fitta rete di canali, il bestiame era numeroso e ben nutrito, i tributi erano infine così contenuti da non pesare che in modo esiguo sulla popolazione.

A lui succedette il figlio Cristoforo che continuò nella saggia politica paterna. I diritti acquisiti sul feudo furono confermati con decreto del 1395 da Gian Galeazzo Visconti, da un decennio unico regnante nel governo di Milano.

Nel 1407 Cabrino Fondulo, signore di Cremona, dopo aver conquistato Soncino, proseguì verso Pumenengo, ponendo l’assedio al castello che si arrese solo dopo quattro mesi di furiose lotte. Il signore di Pumenengo, Cristofono Barbò fu fatto prigioniero e ucciso insieme al figlio Lancelao e a un cugino.

I Barbò riconquistarono in seguito il feudo e ripararono i danni che gli assalitori avevano arrecato al castello e ne rimasero signori fino alla metà del XX secolo, anche se trasformato in casa colonica, abitazione rurale e residenza estiva per i signori.

Per un certo periodo il castello divenne anche abitazione per le famiglie meno abbienti del paese: alcune stanze furono trasformate in piccoli appartamenti e oggi se ne trovano alcune tracce.

 

Oggi il castello accoglie la sede della biblioteca e gli uffici comunali.

Il fantasma nel pozzo

E come ogni castello che si rispetti, anche quello di Pumenengo ha il suo mistero. Si tratta del pianto di una bambina che ogni anno, in una particolare data, si sente piangere dal fondo di un pozzo all’interno della zona che fu abitata e che oggi ospita la biblioteca.

Note:
Le foto sono mie. I testi sono una rielaborazione di materiale trovato in rete e dell’opuscolo ricevuto durante la visita dai volontari del Comune di Pumenengo.
Il Comune di Pumenengo è raggiungibile comodamente con la Brebemi, uscita Calcio. Consiglio a tutti una passeggiata lungo il Naviglio: è davvero un luogo molto suggestivo.

19 Comments

  1. A me piace molto visitare i castelli, mi sembra di aver capito che non è sempre visitabile ma solo in particolari occasioni. Davvero un peccato perché trovo che sia molto bello.

  2. Dici castello e io arrivo di corsa! Pensa che in alcune foto somiglia ad un castello visto in Scozia! Sai che una leggenda molto simile riguarda un castello dalle mie parti nell’entroterra romagnolo?

    1. Si. Purtroppo se non arrivano fondi dalla Regione o dallo Stato, difficilmente un paese di mille anime riuscirà ad avere i fondi per un restauro. Purtroppo i volontari non bastano.

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