Come diventare parte di una performance d’arte concettuale alla GAMeC di Bergamo

img_1029Partecipare ad un’opening di arte contemporanea può essere una delle cose più particolari e insolite che ci si può ritrovare a fare in una città come Bergamo. Perchè le mostre d’arte contemporanee, come quelle della GAMeC di Bergamo sono spesso particolari e insolite. E perchè io non ho quella conoscenza tale dell’arte per cui so reagire o comprendere un artista contemporaneo senza sentirmi destabilizzata o perplessa davanti a certe opere. Ma proprio per questo motivo sono sempre felice quando scopro che c’è una nuova mostra da andare a vedere.

Così quando ho ricevuto l’invito a partecipare all’Opening della GAMeC di Bergamo l’ho subito messa in agenda, ripromettendomi di andarci a qualunque costo, anche da sola. Ma mai avrei immaginato di ritrovarmi ad essere parte di una performance d’arte concettuale e diventare per mezz’ora uno degli Eroi Anonimi di Tonia Bruguera.

So per esperienza che quando vai ad un’opening, se sei fortunato, puoi incontrare gli artisti e vederli all’opera; puoi stringergli la mano, dialogare con loro o assistere a qualche performance – in genere di arte concettuale (dalla più contenuta alla più folle) – e che devi essere pronto a vivere tutto quello che accade con il giusto stupore e accettazione, senza preconcetti o pregiudizi. E vi assicuro che a volte è una vera sfida perché sei combattuto tra l’applaudire a cuor contento o scuotere la testa con sarcasmo.

Come quella volta che ho visto uno degli artisti che esponeva in una collettiva ad Amsterdam aggirarsi per le sale della galleria, tenuto al guinzaglio e strattonato dal suo mercante d’arte ogni qualvolta abbaiava (letteralmente abbaiava!) ai giornalisti che tentavano di avvicinarlo per intervistarlo. Mi guardavo intorno e notavo che molti dei presenti erano estasiati, mentre altri erano assolutamente annoiati e cercavano solo di strappare un verso dell’artista da appuntare sul loro taccuino. Io invece ero semplicemente curiosa e mi chiedevo non solo perché, ma anche come si sentisse ad abbaiare, con un guinzaglio al collo, a quelli che come me stavano cercando di mettere insieme un articolo. Mi interessava quel punto di vista, quello del reale, quello fatto di sensazioni, di esperienza e fatto anche di pensieri normali, come ad esempio “questo collare stringe, avrei dovuto mettere della vasellina. Guarda questo come mi guarda, avrà capito qualcosa? Domani mi scriverà per intervistarmi? Sta andando tutto bene. Se abbaio più forte si spaventeranno. Adesso ci provo.
Cerco sempre di capire, fino a che punto l’artista performer è dentro la sua opera o quanto invece la stia solo “rappresentando”.

L’opening 2018 della GAMEC

L’Opening della GAMeC inaugurava le mostre estive di arte contemporanea che proseguiranno fino a settembre. Per chi non lo sapesse, la GAMeC è la galleria d’arte moderna e contemporanea , uno dei musei cittadini di Bergamo,  tutti caratterizzati dal fatto di essere nati e cresciuti grazie alle donazioni dei mecenati o degli artisti che negli anni sono passati da qui. Questo evento era un momento importante per la città e per sue le istituzioni museali: 4 mostre estive inaugurate all’indomani della fortunata mostra dedicata a Raffaello Sanzio.

img_1045C’era molta gente. Sapevo che l’evento era stato molto pubblicizzato e sentito perché apriva ufficialmente l’era del nuovo direttore, Lorenzo Giusti, arrivato da pochi mesi a Bergamo con l’obiettivo di dare una nuova impronta al museo e “avvicinarlo ai nuovi linguaggi contemporanei nel solco della lettura del passato più recente”.

D’ora in avanti la GAMeC avrà uno sguardo puntato al contemporaneo sperimentale, ai nuovi linguaggi dei giovani artisti, con l’apertura degli spazi museali al territorio, concepiti come laboratori oltre che “vetrine” artistiche, e l’obiettivo di realizzare una rete tra le diverse realtà espositive della città, senza dimenticare il network internazionale.

Diventare una performance d’arte concettuale

mio ingresso in Gamec.png

Come sempre le occasioni della vita hanno diversi piani di lettura. Il mio è quasi sempre esperienziale: fare, provare, vivere, raccontare. Ecco perché, quando mi è stata offerta l’occasione di diventare per mezz’ora parte di una performance d’arte concettuale trascorrendo mezz’ora della mia vita (mezz’ora che all’inizio pensavo di trascorrere guardando e cercando di capire le opere d’arte in esposizione) senza fare nulla, seduta su uno sgabello mentre uno scultore si sarebbe dedicato a realizzare il mio busto in creta, prestando semplicemente la mia immagine ad un momento d’arte, non me lo sono lasciata sfuggire.

Uno scultore aspettava i visitatori del museo nello Spazio Zero, con un busto già realizzato e un secchiello di creta per terra, vicino a uno dei due piedistalli sotto le luci. Dietro i piedistalli uno sgabello. Sapevo che ci sarebbe stata questa performance ma non capivo come mai non ci fosse l’artista (donna) che l’aveva ideata. Mi sono fermata per cercare di capire.  Ad un certo punto, lui ha visto che lo guardavo e mi ha chiesto se volevo dedicare mezz’ora del mio tempo a farmi ritrarre.  E io ho accettato.

Mi sono seduta e lui ha cominciato a prendere le misure del mio viso con uno strumento in legno che si apriva e chiudeva: la fronte, il mento, il naso, le tempie… All’inizio non parlavo ed ero immobile, un po’ intimorita. Poi mi sono sciolta e ho cominciato a rilassarmi e a sorridere. Anche troppo. Tanto che poco dopo mi sono resa conto che stavo dondolando le gambe avanti e indietro in modo ritmico. E che avevo perso la mia fissità.

Nel frattempo guardavo le persone che passavano e si fermavano a guardare. Erano interessate, volevano capire, ma non mi sentivo osservata. Sapevo che stavano osservando la scena (io seduta e uno scultore che modellava il mio volto con la creta).

L’artista e  la sua opera

Isasthenai, di Tania Bruguera, prevedeva la realizzazione di un busto in creta – simile a quelli dedicati a eroi o personaggi illustri – che avrebbe assunto di volta in volta le sembianze dei visitatori come me che volevano farsi ritrarre. Ciascuna rappresentazione avrebbe avuto però una durata effimera, andando così ad attivare un ciclo continuo di “eroi anonimi” che componevano la versione finale del lavoro.

Tania Bruguera, l’artista cubana che ha concepito l’opera di cui ero parte, considera l’arte come un’esperienza (sia fisica che psicologica), come uno spazio libero dove esistono delle possibilità anche se solo in un lasso di tempo specifico, un luogo o per un particolare gruppo di persone. Il suo lavoro tratta spesso del genere effimero per il suo utilizzo di azioni viventi e/o di materiali fragili, ma anche per la condizione effimera di qualsiasi “verità” .

Francesco, questo il nome dello scultore che stava modellando la creta, mi ha spiegato che lui era solo l’esecutore di questa opera concettuale: “Io non sono l’artista, io sono l’esecutore. Perché con l’arte concettuale si può: tu puoi concepire e realizzare un’opera d’arte che usa la scultura senza essere uno scultore. Semplicemente la fai eseguire ad uno scultore. Oppure puoi concepire un’opera d’arte in cui devi andare a cavallo, ma non sai andare a cavallo e quindi lo fai fare a qualcun altro per te“.

E’ evidente che l’abbia molto semplificata per farmela capire. Certamente dietro ci stava un concetto di pensiero ed esecuzione molto più complesso, ma in quel momento mi è sembrato lapalissiano e molto moderno. Un po’ come nelle aziende in cui ci sono quelli che pensano e definiscono le strategie e i manager e gli specialisti che si attivano perché tutti i meccanismi della strategia funzionino e tutti i pezzi dell’azienda marcino in quella direzione.

Essere per mezz’ora parte di un’opera d’arte

Man mano che il tempo trascorreva cercavo di scorgere nei volti di quelli che passavano se quello che stava modellando era un volto uguale al mio o se era qualcosa di diverso, se c’erano delle somiglianze o se non mi ci sarei rivista. Non riuscivo a capire. Nessuna espressione, nessun commento. C’erano solo persone che guardavano o che riprendevano con i loro cellulari per fare video, foto e stories.

Poi ho avuto un’illuminazione e ho pensato che non era necessario che fossi uguale, non per chi osservava quella creta modellata. Io non ero nessuno per il pubblico, ero un “eroe” davvero “assolutamente anonimo”. Io non mi sarei considerata tale, perché ho una storia, un ego, ma per loro non ero nessuno, ero solo una modella messa lì per farsi ritrarre. Ed ero completamente sola: nessun amico, nessun conoscente, nessuno che potesse testimoniare la mia storia. Il mio “essere eroico” era quella semplice mezz’ora sotto le luci di una sala del museo a farmi ritrarre da uno scultore. Mezz’ora soltanto. La durata della performance e la durata di quel busto commemorativo, che dopo mezz’ora sarebbe diventato il busto commemorativo di qualcun altro, modellato sull’immagine di un nuovo modello.

Dopo mezz’ora il mio posto è stato subito preso da una ragazza indiana vestita con il suo abito da sera tradizionale. Anche questo forse era parte della performance. O forse era solo la performance del caso, quella che succede quando la vita scorre e succedono delle cose che sembrano straordinarie. Come quell’abito, quel vestito, la sua storia e la sua cultura diversa che andava a sostituire la mia in un continuum.

Quello che era importante era che la creta prendesse vita e diventasse una scultura, un volto, un busto, l’immagine di qualcuno di cui non si sa nulla, che è eroe per un attimo, e che l’attimo successivo tornasse ad essere creta e a diventare base per una nuovo busto.

Lasciata la performance della Bruguera ho ripreso a visitare le mostre della GAMeC. partendo dalle opere di eNCHANTeD BODIES/ FeTISH FOR FReeDOM.

La GAMeC di Bergamo e le sue mostre (im)permanenti

Inaugurata nel 1991 la GAMeC  è lo sviluppo in senso moderno e contemporaneo della Galleria Carrara, diventando con essa un unico polo dell’arte, che percorre un arco di tempo che dal Duecento arriva fino ai giorni nostri. La Collezione Permanente della GAMeC  di Bergamo si è formata nel tempo attraverso acquisti, depositi e, soprattutto, donazioni da parte di artisti, collezionisti ed istituzioni, simbolo di un’importante tradizione di mecenatismo della città. Le raccolte si compongono di dipinti, sculture, incisioni, fotografie, medaglie, opere video e pellicole cinematografiche articolate in diversi nuclei.

 

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La mostra allestita nello Spazio Zero, eNCHANTeD BODIES/ FeTISH FOR FReeDOM, curata dal brasiliano Bernardo Mosqueira raccoglie le opere di diciassette artisti, di diverse nazionalità, in gran parte sudamericani, che si sono espressi su un massimo comune denominatore: sono tutti migranti, che lavorano sulla contaminazione tra la cultura d’origine e quella del paese ospitante.

Spazio zero gamec

L’allestimento è in forma di ellisse con le opere una di seguito all’altra, circondate da stuoie di paglia, tipiche degli spazi sacri della cultura afro-brasiliana. L’idea del giovane Curatore è quella di immaginare uno spazio nel quale il visitatore entra in rapporto di partecipazione interattiva con le opere e gli artisti.

Curiosa la presenza di piante di basilico, di origine africana e molto diffuse nel Mediterraneo, sono strettamente legate allo spirito più importante della religione Candomblé, trasformano lo spazio in un luogo magico, ricordando ai visitatori che il sacro può celarsi anche negli oggetti più comuni.

Ma non fermatevi al primo piano. Le mostre continuano e sono piene di opere straordinarie. Troviamo infatti la prima personale in un museo italiano del celebre scultore Gary Kuehn; la nona edizione del Premio Lorenzo Bonaldi per L’Arte – EnterPrize; La Collezione Impermanente #1, con un progetto site-specific di Dan Perjovschi, e la rassegna di opere video Artists’ Film International.

E da notare anche l’allestimento, che è davvero molto moderno e provocatorio in un’era in cui i Social hanno pervaso gli spazi museali e stanno cambiando il modo di fruire l’arte.

 

Quanto costa visitare la GAMeC?

Per tutta l’estate, dall’8 giugno al 9 settembre 2018, sarà possibile visitare le mostre di Gamec e Accademia Carrara con un biglietto congiunto al prezzo speciale di 12 euro (ridotto 10 euro) .

Un’occasione imperdibile per visitare con un unico biglietto le collezioni di Accademia Carrara (e un progetto speciale dedicato a Giovanni Busi detto il Cariani a partire dal 15 giugno) e le mostre della GAMeC.

 

 

Note
Le foto (ad eccezione di quella dell’ingresso dove sono ripresa di spalle che è di Paolo Biava,  fotografo ufficiale dell’evento e quella dello Spazio Zero senza visitatori che è tratta dall’account instagram del curatore) sono mie e sono state scattate con il mio iphone. 
Le informazioni sulla mostra e sulla Gamec si possono trovare in rete e nei comunicati stampa. 
La cronaca della performance alla quale ho preso parte è mia e, siccome ogni giorno mi torna in mente qualcosa e la aggiorno, non garantisco che quello che avete letto ora sarà uguale a quello che troverete scritto tra qualche giorno, o tra qualche settimana. Quindi vi consiglierei di rileggerlo, ogni tanto, se vi è piaciuto: potreste trovarci qualcosa di diverso e illuminante.

Le mostre sono davvero molto particolari. Le andrò sicuramente a rivedere. 

30 Comments

  1. L’arte contemporanea è sempre la più difficile da capire ed interpretare ma tu non sai quanto mi piacerebbe far parte di una performance, soprattutto se il soggetto divento io per mezz’ora! Dev’essere un’esperienza unica 🙂

  2. Ciao, devo dire che quest’idea di scultura effimera, che dura solo mezz’ora è qualcosa di geniale. Mi da l’impressione di una cosa molto dinamica, sempre in azione, che non muore mai, che si rigenera sempre, almeno fino a quando ci saranno fruitori d’arte.
    Complimenti per aver condiviso questa esperienza.

  3. Che bella esperienza, piacerebbe anche a me essere partecipe! Mi piace l’arte e quest’articolo mi ha affascinata parecchio! Mi sarebbe proprio piaciuto essere li!

  4. Questa è stata sicuramente un’esperienza davvero unica bel suo genere…. questo mondo mi ha sempre affascinato ed ammetto che l’allestimento di stampo moderno mi piace tantissimo!

  5. L’arte contemporanea non è sempre sempre facile e immediata da capire. Però la cosa interessante è che ti spinge a riflettere per capire quello che l’artista voleva comunicare.
    Meno male che ci sono le foto così è rimasto una traccia del tuo busto.

  6. Bellissima questa esperienza dev’essere stata davvero emozionante e particolare. Nonostante sono di Bergamo non sono mai stata alla Gamec..devo rimediare.

    1. E’ un bellissimo museo e adesso che c’è il biglietto combo GAMEC-CARRARA puoi visitare due musei ad un prezzo davvero interessante.
      Approfittane appena puoi.

    1. Certo che non è morta. Solo che oggi usa linguaggi che vanno esplorati con delicatezza e curiosità.

  7. Sembra una esperienza davvero molto interessante e tu l’hai raccontata in un modo che sembra ci stia partecipando anche io.edfendo questo post devo dire che mi sto mangiando le mani. Sono passata tante volte, avendo
    Abitato a Dalmine per poco più di un anno davanti al museo contemporaneo e non sono mai entrata. Cosa diversa l’accademia che ho visitato tre volte. Ho sbagliato.

  8. Complimenti per il tuo lungo articolo, io amo l’arte concettuale più della figurativa e ho trovato nelle tue righe molto da apprezzare!

    1. Prestare il mio volto per fare da modella a una scultura in creta. All’inizio speravo che almeno un po’ mi somigliasse. Poi man mano che passava il tempo, realizzavo che avrei visto qualcosa che assomigliava all’idea che lo scultore aveva del mio viso. Non sapevo nulla del suo modo di plasmare la creta. Sarebbe stata una sorpresa e così è stato.

  9. un modo bellissimo per avvicinare le persone all’arte performativa e all’arte contemporanea: mettere le persone/spettatori al centro della performance stessa. Fantastico!

  10. Amo l’arte e ho trovato questo post molto interessante. È stato piacevole anche leggere la tua onestà nel raccontare gli stati d’animo che ti hanno attraversata. Gli altri erano spettatori della performance e la modella spettatrice di se stessa.

  11. Ma un’esperienza così è fantastica. Diventare parte di un’opera d’arte 🙂 Quando ti ricapita! In realtà spero ancora perché deve essere stata davvero interessante

  12. Wow che bell’esperienza!! Trovo che questo sia un modo molto bello e particolare per avvicinare le persone all’arte contemporanea! Mi piace!

  13. Sono certa che sia stato molto emozionante prendervi parte in prima persona. Quando l’arte si avvicina al pubblico è un gran successo.

  14. Come avrai capito da tutti i miei commenti ultimamente sono un’amante dell’arte. Quindi ho adorato il tuo post. Specie perché hai descritto così bene le tue emozioni che mi è sembrato di avvertirle anche a me. Un articolo interessante, come sempre d’altronde.

  15. Che Emozione incredibile devi aver provato prendendo parte ad un’esperienza simile, essere il soggetto di un’opera d’arte! Wow! Inoltre le mie conoscenze relative all’arte moderna sono limitatissime, ma grazie a te sto imparando moltissimo e inizio a vedere con occhi nuovi! Mi hai aperto un mondo!

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