Alla (ri)scoperta dell’Hotel Commercio di via Tasso

Ex Hotel Commercio L'ingresso dell'ex hotel Commercio di via Tasso a Bergamo Bassa

Gli ultimi clienti se ne sono andati nel 2004 e da allora ha smesso di essere quello che era.  Era un due stelle, qui gli artisti andavano e venivano dal Teatro Donizetti. L’ingresso e le finestre che danno su via Tasso sono spesso sprangate e sul chiostro interno si affacciano mura scrostate. L’Hotel Commercio, ormai ex, è avvolto dal silenzio. Sulla facciata accanto all’ingresso, quando non viene cancellata, fa capolino una scritta di ispirazione politica opera di imbrattatori di muri. La via dove si trova, invece, è una delle più belle e più centrali di Bergamo Bassa: in via Tasso, a due passi dal Donizetti e dal Balzer (il locale in cui si inventò la Torta del Donizetti), troviamo il Palazzo della Provincia con il suo Parco della Scultura, una biblioteca, l’archivio cittadino, diversi androni affrescati, addirittura un cortile con una scultura di Giò Pomodoro al centro ad accogliere i visitatori…

Hotel Commercio a Bergamo
La hall dell’Hotel Commercio vista da dentro

L’ex Hotel Commercio è chiuso e nonostante qualche anno fa lo si volesse trasformare in un hotel a quattro stelle, è lì, con le sue finestre e l’ingresso sbarrato e non racconta più nessuna storia, non raccoglie più le confidenze di clienti e viaggiatori, non accoglie più nessun abitante della zona a lavorare…

Ma può capitare un sabato pomeriggio, mentre stai facendo una passeggiata con le tue amiche, di trovarlo aperto. Anzi, di trovarlo addirittura pieno di bambini che giocano con i Lego, accompagnati dai loro genitori. E non credo di andare troppo lontano dal vero, se dico che probabilmente sono del tutto inconsapevoli di trovarsi all’interno di un pezzo di storia della città e del centro cittadino.
Può capitare di non saper resistere e, anche se non hai nessun bambino da accompagnare, decidi di entrare e di fare un tuffo nel passato di Via Tasso.

Mi sono aggirata per quelle stanza fotografando ogni cosa per imprimere un ricordo nel mio iphone e nella mia mente: i muri, le tappezzerie strappate, i pavimenti geometrici, le boiserie che contornavano i serramenti, i soffitti ad ombrello, i caminetti in marmo, mentre al centro della stanza c’erano bambini che giocavano sui tavolini pieni di Lego.

 

Ho sbirciato al di là delle porte e delle finestre. Le sale dell’albergo si affacciano su uno dei due chiostri del convento, adiacenti alla chiesa di Santo Spirito. Un tempo dovevano essere coltivati a orto.
Ho tentanto di immaginare come doveva essere la vita in quel luogo, con i suoi clienti, artisti, agenti di commercio, turisti di passaggio (pochi), magistrati (uno)…

Ormai l’atmosfera è sospesa in uno spazio rivestito di affascinante decadenza, trattenuta tra le volte e gli stucchi rinascimentali dell’architetto Pietro Isabello, detto Abano (1490-1550), anche autore della facciata dell’hotel, la tappezzeria floreale logorata dagli anni e i pavimenti geometrici in marmo di Zandobbio.

Tra i più antichi luoghi di accoglienza della città, di proprietà della Fondazione Istituti Educativi, l’ex Hotel Commercio appartiene al perimetro del monastero che, fondato nel 1311 e affidato all’ordine dei Padri Celestini, insieme alla chiesa e all’annesso ospedale e ricovero, due secoli più tardi passò ai Canonici Regolari Lateranensi.

Sandra Milo negli anni OttantaIl palazzo un tempo ospitava l’Orfanotrofio dei Poveri di San Martino – ecco il legame con gli Istituti -, poi ha cambiato destinazione. È stato Hotel Elefante, punto di riferimento di viaggiatori, compagnie di ballerini e musicisti, poi trasformato in «Commercio», con la gestione alla famiglia Daleffe, dal 1979 al 2004. Eccetto Sandra Milo e qualche artista arrivato in città per gli spettacoli al Donizetti, i maggiori frequentatori dell’hotel erano della classe media.

ex Hotel Commercio BergamoOn line è possibile leggere i ricordi di Massimo Daleffe, figlio dell’ultimo gestore, che narra di quando da bambino giocava a   biglie lungo la striscia di sabbia tra i filari di alberi o giocava a tennis contro il muro della chiesa.  Del cortile dice che «era un luogo di fascino, che invita a passeggiate di meditazione». Lo raccontò a qualche giornalista alcuni anni fa, durante la conferenza di apertura di una mostra d’arte contemporanea organizzata da Contemporary Locus (l’associazione culturale che restituisce temporaneamente luoghi dimenticati alla città e trasformandoli in luoghi d’arte), riferendosi al chiostro, un tempo «giardino pieno di giunchiglie», che Gian Battista Angelini dice assomigliare «alle stelle, di spalliere di viti, melaranci… verdure ed erbaggi coltivati in ordine».

Nicolò Amato anni OttantaSempre on line ho potuto scoprire che Mario Daleffe, l’ultimo gestore e padre di Massimo, aveva trascorso un paio di serate chiacchierando, davanti a un bicchiere di vino, con l’affabile Nicolò Amato, ospite dell’hotel. Erano gli anni di piombo e la questura chiese ai Daleffe di non registrare quel nome per motivi di sicurezza. Amato, magistrato italiano, era titolare di inchieste sui Nuclei Armati Proletari, sull’attentato a Papa Giovanni Paolo II e sull’omicidio Aldo Moro, e anche direttore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

Ecco, queste sono le storie che amo leggere e raccontare. Quelle che nessuno ricorda più perché non sono quelle della storia dell’arte, ma sono quelle di una Bergamo operosa, di un’Italia che si muove attraverso il tempo e gli eventi. E l’ex Hotel Commercio racconta tutto questo e forse molto di più.

 

Note
Quasi tutte le foto degli interni sono mie, ad eccezione di alcune che ho trovato in rete e che non avrei potuto fotografare (ingresso chiuso dall’interno, chiostro e stanza intera).

Ho trovato in rete anche la foto di Sandra Milo e del magistrato Nicolò Amato.
Le informazioni sull’Hotel Commercio le ho trovate in rete.

Sono entrata personalmente nell’Ex Hotel  durante l’iniziativa della Lego.