Addentrarsi nel cuore del Centro Piacentiniano, nell’ex Albergo Diurno di Piazza Dante a Bergamo

Esiste una Bergamo nascosta, una Bergamo che custodisce ancora luoghi capaci di suscitare stupore, nostalgia e forse anche curiosità per un tempo che non c’è più e che ci sembra così lontano. Parliamo dell’ex Albergo Diurno di Piazza Dante, nel cuore del Centro Piacentiniano.

Oggi è un luogo in disuso. Entrando si distingue poco di quello che era un tempo questo luogo: umidità, buio, muri scrostati e odore di muffa sono le prime cose che si notano e bisogna fare un grande sforzo di fantasia per cercare di immaginare l’allure elegante che sicuramente lo caratterizzava un tempo.

L’ho visitato una mattina durante una visita organizzata da Contemporary Locus, associazione culturale che si occupa di restituire alla città luoghi chiusi e dimenticati, trasformandoli in luoghi d’arte.

Quando negli anni ’10 l’ingegner Cobianchi importò dall’Inghilterra la novità dei bagni diurni, anche in Italia ci si cominciò a dotare di questi raffinati saloni dedicati alla cura della persona, che rispondevano alle tendenze dell’epoca ma anche alla realtà di una città in cui gran parte delle case erano ancora senza il bagno. I primi alberghi diurni arrivarono a Milano negli anni Venti. Via via, nel corso di alcuni decenni se ne dotano anche città più piccole, tra cui Bergamo.

Siamo agli inizi degli anni Cinquanta e l’Italia è in pieno fermento. Finita la guerra, c’era voglia di modernità ma le città di provincia soffrivano ancora di quella lentezza rassicurante che le metteva al riparo dai cambiamenti repentini. L’Albergo Diurno si inserisce così nella vita di Bergamo con discrezione.

Nato come rifugio antiaereo sotto l’area di Piazza Dante, dopo la fine della Seconda guerra mondiale questo spazio fu trasformato in una struttura con funzionalità igienico-sanitarie, commerciali e ricreative. Si presentava come un elegante e ampio spazio riservato a quei viaggiatori e cittadini che volevano ritemprarsi dopo un viaggio o una lunga settimana di lavoro.

ingresso ex albergo diurno Bergamo

La gente veniva accolta in un corridoio finemente arredato con divanetti e scrittoi, e aperto ai lati su salette adibite ad esercizi commerciali per la cura del corpo, ma anche telefono, ufficio cambio, agenzia viaggi. Quando arrivavano i treni da lontano si riempiva di gente e di rumore poiché c’era il deposito bagagli. C’era anche uno scrivano che aiutava gli analfabeti a scrivere e leggere le lettere che arrivavano dai parenti lontani o che dovevano essere spedite.

planimetria ex lbergo diurno

 In fondo al corridoio un grande salone ipogeo circolare, conduceva alla zona che oggi definiremmo “SPA” e che già allora offriva sia servizi superior con vasca, che bagni semplici, ma tutti dotati di acqua corrente e calda. Un lusso comunque, per quei tempi.

La vita dell’Albergo Diurno bergamasco fu breve – dal ’49 al ’78 – ma intensa: c’era gente che si ritrovava a orari fissi per fare il bagno e la doccia visto che ancora pochi li avevano in casa. E c’erano anche i ricchi borghesi e i nobili che vivevano in Città Alta, che scendevano per la manicure o per andare dal barbiere.

Se proviamo ad immaginarci un tranquillo sabato pomeriggio nel centro di Bergamo degli anni Cinquanta nell’Albergo Diurno, ecco che l’odore del caffè preparato dal bar nel salone principale, si mischiava a quello delle sigarette Nazionali di chi aspettava e del sapone chi era appena uscito lavato e profumato. Il rumore dei cucchiaini del bar si confondeva con quello del gioco delle boccette o del biliardo. I passi delle persone erano mescolati alle voci degli uomini che parlavano di sport, di politica, della vita… Qualche canzone appena accennata dai più esuberanti nel segreto del  bagno, un piccolo lusso temporaneo.

Tutto questo avveniva sotto il piano strada, in un quartiere vivace, stretto tra i palazzi delle istituzioni, il Quadriportico, i bar con la musica all’aperto. C’erano il Balzer, il Savoia e il Nazionale. Le coppie passeggiavano. Qualcuno ballava uno di quei balli antichi di coppia che oggi vediamo sempre più raramente. Il Centro Piacentiniano era un quartiere vivo. E l’Albergo Diurno era il suo cuore più intimo, uno dei luoghi più suggestivi della città.

L’intrattenimento del Diurno negli anni cambiò spesso: prima bar e biliardo, poi flipper, fino a un’agenzia di viaggi. Finché nel 1978 chiuse definitivamente: dal boom economico in poi, le ragioni d’essere di questo spazio diminuirono progressivamente  da quando al bagno su ballatoio si è sostituito, dagli anni Sessanta, quello direttamente nell’appartamento.

L’ho visitato una mattina grazie all’iniziativa dell’Associazione Contermporary Locus che lo ha riaperto temporaneamente organizzando visite guidate e eventi di arte contemporanea.

Pare sia stato acquistato da una società che lo trasformerà in un Club esclusivo simile a quelli americani dove si suona il jazz e si esibiscono stand up comedian.

Nella realtà non sappiamo cosa sarà di questo luogo e quando (ci sono alcuni problemi di infiltrazioni, umidità), ma averlo visitato così, spoglio e in condizione di totale dismissione, è stato comunque un’esperienza unica.
Se vi capita, non lasciatevelo sfuggire.