Ghiaie di Bonate: dove da 15 anni la Divina Commedia parla il linguaggio della Street Art

A poche settimane dalla data presunta della nascita di Dante, il Sommo Poeta, ecco una passeggiata virtuale alle Ghiaie di Bonate nell’Isola Bergamasca, lungo il murale che racconta la Divina Commedia alla maniera della Street Art. Ovviamente se avete voglia di farla davvero io la consiglio: non solo perché qui potete fare delle belle foto con uno sfondo particolare, ma anche perché poi, se avete voglia, potete anche andare a fare una bella passeggiata fino al Parco del Brembo, incrociando altri murales.

Perché la Bergamasca è piena di murate dipinte, alcune davvero molto belle. Se volete vedere, seguire e scoprire  opere come questa girate per i nostri paesi e le città col naso all’insù e dietro ogni angolo potreste scoprire cose inaspettate. In fondo la ragione di essere di quest’arte è proprio farci riscoprire lo spazio urbano, riuscendo a rendere diverso e particolare quello che fino a ieri era stato identico a se stesso, grigio e senza un vero senso.

Ma veniamo a questo murale (o murales, visto che molti usano la s finale anche se è singolare)…

(ri)Scoprire la vita di un murale è un’avventura

Era qualche anno che passavo accanto alla murata dipinta che dalla rotonda di Bonate Sopra porta alle Ghiaie e mi chiedevo che cosa rappresentasse. Così, armata di macchina fotografica e connessione internet, un pomeriggio ho deciso di andare a fare delle foto e a raccogliere tutte le informazioni possibili. Ho parcheggiato la macchina vicino al piccolo cimitero e ho iniziato a camminare.

Mentre camminavo ho incrociato diversi ragazzini in bicicletta e mamme con propri bambini nel passeggino. Mentre io fotografavo loro mi guardavano stupiti, come se scoprissero per la prima volta che c’era qualcosa di interessante, che poteva essere fotografato e che forse loro non se ne erano ancora accorti.

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Chi sono gli autori della Divina Commedia

La prima cosa che ho scoperto è che a questo murale hanno lavorato diversi street artist e writer. Tra questi ho riconosciuto Wiz Art, street artist molto attivo nella bergamasca, coordinatore del progetto del Rondò delle Valli (che ho subito contattato via Social) di cui vi racconterò presto; Ale Senso, street artist bergamasca ideatrice del concept e della parte figurativa dell’opera che oggi vive a Berlino ed è autrice di numerosi lavori presenti a Bergamo e in provincia; Kasi 23, street artist bergamasco con una storia che vale la pena di essere raccontata e che vi racconterò…

(Comunque, questa introduzione è un annuncio a tutto quello che scriverò prossimamente. Ma è anche un impegno solenne: se l’ho detto, lo faccio)

Ma non sono gli unici street artisti che hanno preso parte a quest’opera. Nella foto potete leggere i nomi dei componenti della crew (gruppo) che ha lavorato sulla murata.

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La Divina Commedia compie 15 anni

Se la Divina Commedia di Dante si avvicina ai 7 secoli, questa Divina Commedia è comunque antica a suo modo, visto che nell’ambiente della Street Art e dei graffiti un’opera che raggiunge i 15 anni ha un’età di tutto rispetto. Il progetto e la sua realizzazione risalgono infatti al 2004 ed è questo il motivo per cui si trovano poche informazioni in Rete. Infatti nel 2004 i social non c’erano ancora (Fb è del 2008 e Instagram è venuto nel 2011), gli street artist comunicavano tra loro attraverso le piattaforme fotografiche o le fanzine e le uniche notizie che circolavano le troviamo in qualche blog e sui siti dei giornali.

Se volete vedere com’era nel 2004, ecco la pagina del blog Wiz Art, uno degli autori, che al tempo aveva fotografato tutta la murata e l’aveva rimontata per tenerne traccia. E’ stato lui che, dopo essere stato contattato via Social, mi ha suggerito di chiamare Ale Senso per saperne di più. E così ho fatto.

Intervista ad Ale Senso sul murale Divina Commedia e sulla Street Art

Non è la prima volta che mi imbatto in un murale di Ale Senso e che ne scrivo. Lo scorso anno, proprio in questo periodo, in occasione del quarantesimo anniversario del film L’Albero degli Zoccoli ero andata a vedere il murale di Castel Cerreto realizzato da Ale Senso per scriverne.

Anche Divina Commedia sul muro delle Ghiaie di Bonate è una sua idea. Suo infatti è il concept e tutte le parti figurative che trovate sul murale delle Ghiaie. Purtroppo il murale è stato attaccato da intemperie e dal muschio e quindi non tutto si legge benissimo, ma se lo dite ad Ale Senso lei vi dirà che “così è meglio”.

Artista bergamasca che oggi fa la spola tra Berlino (dove vive e lavora), Bergamo e il resto del mondo, Ale Senso è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera; non fa solo street art ma è anche curatrice di iniziative d’arte e performance aggregative, come il suo progetto Apartment A

Qualche giorno fa l’ho contattata e le ho chiesto di raccontarmi un po’ di questo murale. Siamo state al telefono un’ora e ho scoperto un mondo davvero affascinante e pieno di aspetti di cui si parla troppo poco.

Cose Di Bergamo – Com’è nata l’idea di questo murale?

Ale Senso – E’ passato molto tempo… Questo murale fa riferimento al periodo in cui iniziava una mia trasformazione personale e iniziava un’ulteriore trasformazione del movimento dei graffiti e della Street Art. Io nasco come writer, ma in quel periodo stavo cominciando a realizzare i miei primi lavori figurativi e a proporli sul territorio. Questo era uno dei primi progetti che avevo presentato in modo ufficiale e per cui avevo curato anche tutta la parte istituzionale: ne avevo studiato non solo il concept (l’idea di realizzare la Divina Commedia, per intenderci, nda.)  e le parti figurative, ma lo avevo presentato, avevo coordinato i ragazzi che avrebbero realizzato con me l’opera e mi ero occupata della parte burocratica come, ad esempio, i permessi .
Il murale La Divina Commedia è la rappresentazione di questo passaggio, dal writing al figurativo, ma non solo. Se guardi l’opera vedi molte porte: sono le porte che si attraversano e che attraversa la (mia) creatività.

CDB – Quali sono le particolarità di questo murale?

A.S. Ce ne sono diverse. Innanzitutto questa è una murata con parti figurative intervallate da graffiti, cosa comune a molte murate. L’arte dei graffiti è di base il modo di scrivere la propria tag (nome d’arte) secondo la propria cifra evolutiva e stilistica. Mentre le parti figurative o astratte non sono semplicemente lo sfondo ma fanno da collante estetico e armonico a tutta la murata.
Ho preso i passaggi dell’opera di Dante che in quel periodo avevano un significato per me: l’artista, Caronte che traghetta le anime, Paolo e Francesca che si abbracciano e rimangono amanti per sempre, gli angeli. Nell’insieme tutto assume un significato attraverso la metamorfosi dei colori che cambiano insieme alla narrazione, dai toni freddi a quelli più caldi, così nell’immaginario, Paradiso e Inferno…

Sotto alcuni bozzetti studio realizzati prima di presentare l’opera che Ale ha tenuto in archivio per tutti questi anni. Gli spazi che vedete tra un soggetto e l’altro sono quelli che vengono occupati dai writer per scrivere il proprio nome nel proprio stile.

Adesso che ho capito cosa sono quegli strani disegni che sembrano esplosioni, ogni volta che ne vedo uno cerco di distinguere lo stile e le lettere. Ale Senso, ad esempio, arrotolava le lettere in volute sempre più strette, come nastri. Questo era il suo modo di firmarsi.

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CDB – Com’è cambiato il modo di fare street art rispetto a 15 anni fa?

A.S. –
E’ cambiato molto: oggi è stata sdoganata nel bene e nel male. Puoi decidere se rimanere nell’anonimato e realizzare le tue opere in modo illegale o lavorare alla luce del sole con tutti i permessi (sull’argomento c’e molta tensione nel movimento). Oggi puoi andare a proporre i tuoi lavori e le istituzioni in generale ti ascoltano. Ovviamente ognuno gioca alle sue regole. Io vengo dal periodo (anni 90) in cui gli spazi bisognava prenderseli e i percorsi bisognava crearli…
La rivoluzione risale al 2007 con una della prime mostre di arte contemporanea sulla Street Art in Italia
(Street Art, Sweet Art al PAC a Milano, nda), dopo ciò in molti sono entrati nei canali ufficiali. Molte delle nuove generazioni non sanno neanche cosa sia organizzarsi per fare un’opera non ufficiale. Ciò nonostante rimangono sempre street artists e graffiti-writers che non passano dai canali istituzionali per lasciare il proprio messaggio, alcuni di loro hanno una tale eco che nessuno si sognerebbe mai di cancellarli. Questa è l’origine della street art.

CDB – A Bergamo ho censito più di 100 murales e in provincia che ne sono almeno 3 volte tanti. Cos’è cambiato a Bergamo rispetto alla Street Art?

A.S. – 
C’è certamente molta più attenzione di una volta. A me capita anche di essere chiamata per realizzare dei murales nelle scuole o per tenere dei workshop con gli studenti. E’ una cosa che mi piace molto perché mi permette non solo di esprimere la mia arte, ma anche di entrare in contatto con i più giovani e spiegare questo tipo di linguaggio che non è sempre immediato.
La città si è aperta un po’ di più a questo tipo di espressione artistica, ma non siamo ancora ai livelli di alcune città italiane o europee che hanno trasformato interi quartieri in gallerie a cielo aperto o che lasciano che avvenga in maniera spontanea. Meriterebbe organizzare più tavole aperte al pubblico e discussioni per quanto riguarda l’arte pubblica in generale e affrontare anche argomenti che sorpassino il suo mero utilizzo a scopo “decorativo”.

CDB – Quali sono le difficoltà che incontra uno street artist?

A.S. – 
Una volta che hai ottenuto lo spazio e il finanziamento (che a volte è autofinanziato) per realizzare il murale, la difficoltà più grande è quella di lavorare all’aperto non sempre in condizioni e temperature favorevoli. Se all’inizio questa cosa è eccitante e ti carica, col passare degli anni ti accorgi che il tuo fisico ne risente. Poi c’è il tema delle tutele: siamo liberi professionisti e tutto è nelle nostre mani, nel bene e nel male.
Ma la difficoltà maggiore è far passare la tua idea, il tuo progetto, non è solo una questione di argomenti. Spesso la questione, purtroppo, è banalmente estetica. 
Finché posso andare avanti non mi fermo: questa è la mia vita.

CDB – E rispetto al pubblico?

A.S. – 
Vuoi sapere come siamo accolti? Devo dire che c’è molta curiosità, anche se la prima cosa che ci chiedono quando ci vedono lavorare sul trabattello o elevatore e siamo in una zona visibile, è se abbiamo i permessi. Poi c’è qualcuno che si sorprende quando si avvicina e scopre che non sono una ragazzina, ma sono una donna. Non so dire se la sorpresa sia perché non ho più 20 anni o perché sono una donna. C’è pregiudizio? Lascio a voi la risposta. So solo che alcuni capiscono che siamo lì e che stiamo regalando una performance, facendo vedere a tutti come nasce un’opera, e che quest’opera sarà a disposizione di tutti gratuitamente. Alcuni ci filmano o ci fotografano e ci ringraziano. Altri ancora ci dicono di andare a lavorare, ma… io sto lavorando!

Giusto qualche settimana fa Ale Senso è tornata in Italia (lei vive a Berlino da alcuni anni con il suo compagno condividendo gli spazi con altri artisti) per lavorare a due murate. Una nella Bassa, per l’iniziativa Cavalca-Via di Pianura Urbana: ha dipinto sul pilone di un cavalcavia lungo una bretella della Brebemi. E una ad Arcene, in una scuola, dove ha  realizzato un murale sull’articolo 9 della nostra Costituzione.

Sono bellissimi non trovate?

CDB – Cosa c’è scritto sulla tua carta d’identità: artista? 

A.S. – (ride) Scenografa… per il semplice fatto che all’Accademia ho studiato Pittura e Scenografia ed era più semplice da inquadrare su un documento d’identità. E poi perché il titolo d’artista te lo devono dare gli altri, non puoi dartelo da solo. 

Le tre caratteristiche fondamentali di un’opera di Street Art

La mia chiacchierata con Ale Senso è durata quasi un’ora. Lei è stata davvero disponibile e mi ha aiutato a capire alcune opere di street art chiarendomi alcuni punti ai quali non ero ancora riuscita a dare una risposta ma che erano fermi dentro di me a livello di sensazione.

Va detto per gli scettici e i detrattori di questa forma d’arte che qui siamo di fronte a una professionista della Street Art, un’artista che non imbratterebbe mai un monumento o un muro a caso solo perché è il primo muro a portata di bomboletta. Questa forma d’arte, infatti, si basa su tre caratteristiche fondamentali che ritroviamo come comune denominatore in tutte le opere: il contesto, che deve essere riconoscibile;  il concept, cioè il messaggio che l’opera trasmette; e, caratteristica più importante, la partecipazione senza la quale la Street Art non ha senso di esistere.

Opere come la Divina Commedia vanno vissute e hanno una vita propria: nascono e muoiono. Sì, muoiono. E la loro morte non è un problema, neanche per l’autore. L’artista nel momento subito successivo alla creazione non se ne occupa più perché una volta che il messaggio è arrivato, il mezzo ha concluso la sua funzione.

Ma finché c’è abbiamo tutto il tempo di ammirarlo e cercare di scoprirne il messaggio e i segreti dobbiamo farlo.

 

 

 

Note

Le foto del murale allo stato attuale sono mie. Le altre foto e i bozzetti sono stati gentilmente forniti da Ale Senso. 

21 commenti

  1. Belo bello bello, mi hai fatto scoprire un mondo, quello della street art, che non conoscevo assolutamente. Sono sempre stata affascinata dai murales ma non mi sono mai chiesta cosa ci fosse dietro, i progetti, il lavoro, i contatti con le istituzioni. Questa serie di murales dedicati alla Divina Commedia è davvero bellissima!

  2. Per me la Street Art è pura arte, ovviamente deve essere fatta bene. Mi è piaciuto molto leggere l’intervista ad Ale Senso perché da sola non avrei capito molte cose, mi sarei fermata semplicemente davanti al fascino dell’opera ma è interessante sapere cosa c’è nel profondo, ampliandone lo sguardo.

  3. La Street Art sta diventando sempre più nota e bella, Non sapevo proprio dell’esistenza di questo murales ma ci farò un giro volentieri!

  4. Wow! Molto interessante questa storia! Visto soprattutto che anche io in questi giorni, in altri luoghi mi sono approcciata al mondo dei murales. Molto bello e articolato questo, quando verrò a Bergamo non me lo perderò

  5. grazie mille Raffy, mi hai fatto scoprire un mondo che non conoscevo affatto, se non attraverso i colori sui muri. E dietro quei colori e quelle onde e disegni ci sono persone che davvero sono degli artisti. E’ bello approfondire, vedere al di la dell’apparenza e conoscere persone come Ale. Grazie davvero, ora quando guarderò street art cercherò di andre oltre la bellezza grafica

  6. Meraviglioso mondo della stretta art. una continua scoperta, un esplosione di creatività. Queste sono iniziative che andrebbero sempre supportate, dai cittadini e dalle amministrazioni comunali!

  7. Amo la street art. Ce l’ho proprio nel sangue e mi piace ancora di più quando prende spunto da qualcosa di antico, di storico e lo rende moderno, contemporaneo come in questo caso con Dante e La Divina Commedia.

  8. Un murale che racconta la Divina Commedia, che bellezza! Non ne avevo mai sentito parlare.

  9. No ma è carinissimo! 🙂 Se avessi saputo del tuo blog prima di visitare Bergamo avrei dato sicuramente una letta!! Non ho potuto visitare la città bassa stavolta, un motivo in più per tornare!

  10. Ho iniziato ad amare le street art ad atene. Ce ne sono ovunque in tutti angoli della città, ti consiglio di andare.

  11. adoro la street art quando vedo dei murales mi fermo sempre a fotografarli che sia piedi o in macchina, chi li fa sono davvero degli artisti di prima categoria secondo me e colorano le città

  12. Bellissima questa cosa! Geniale l’idea di “esporre” la Divina Commedia attraverso i murales. Adoro la street art, i murales se fatti dove c’è l’autorizzazione a farli sono bellissimi a mio avviso, decorano la città in maniera originale e autentica.

  13. Il mondo della street art è vastissimo e bellissimo, c’è sempre così tanto da scoprire dietro quei disegni. Mi piace l’idea della Divina Commedia dietro a questi murales.

  14. Ci sono street art capaci di suscitare in noi emozioni, quelle fatte bene, da artisti bravissimi che comunicano lezioni di vita importanti o solo per gusto estetico. Ci sono invece quelle tanto per imbrattare i muri.

  15. La Divina Commedia così non l’avevo mai vista per davvero. La street art è a mio parere molto più profonda di quanto a volte si possa immaginare e questa intervista/chiacchierata ne è la prova. Ho potuto apprezzare e notare molti più dettagli di quanto da sola avessi fatto a prima vista. E poi che anniversario importante, non credevo ci fossero murales così antichi!

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