napoli vista da via donizetti

Te voglio bene assaje: un mistero e il silenzio di Gaetano Donizetti

Te voglio bene assaje, una delle canzoni napoletane dell’Ottocento più famose nel mondo, al pari di Santa Lucia, pare che abbia un legame con Bergamo. O meglio che la melodia abbia un legame con Bergamo, e più precisamente con il nostro Gaetano Donizetti. Ma anche che tutto sia avvolto da un fitto mistero.

Volete saperne di più?

Da non confondere con Caruso di Dalla

Stanno per cominciare i festeggiamenti estivi dedicati al nostro amato compositore (il 15 giugno ci sarà la Donizetti Night) e qualche giorno fa h ricevuto l’invito ad un teatro-concerto dedicato alle arie più famose di Donizetti. In scaletta, in prima posizione: “Te voglio bene assaje“.
La cosa mi ha immediatamente colpito: possibile che quell’aria fosse sua?

Non lasciatevi trarre in inganno come me: non si trattava del ritornello di Caruso “Te voglio bene assai” cantata dal compianto Lucio Dalla. No, era proprio la canzone della tradizione napoletana cantata da interpreti del calibro di Mina, Murolo, Arbore, Ranieri.

Sapevo che Donizetti era stato parecchio tempo a Napoli (proprio nel capoluogo partenopeo infatti aveva composto e messo in scena la Lucia di Lammermoor), ma non sapevo che fosse lui l’autore di questa canzone popolare così famosa. Eppure sembra proprio di si, perché a Napoli si trova una targa che lo ricorda come il compositore della melodia.

Se volete ascoltarla, ecco la versione cantata da Branduardi e Finardi, la mia preferita.

Branduardi e Finardi cantano Te voglio bene assaje.png

Te voglio bene assaje

Questa canzone fu composta alla fine degli anni 30 del XIX secolo e nel 1840 Te voglio bene assaje aveva già un successo senza eguali. Tutta Napoli la cantava: nelle case, nei vicoli, nei locali. Persino in chiesa. Per darvi un’idea di quanto successo ebbe questa canzone, a quel tempo quella che noi definiremmo una hit vendeva tra le 3000 e le 5000 copie. Ma in quel caso ne vendette addirittura 180.000. Un numero davvero spropositato!

Tevogliobeneassaje.jpg
La canzone pare fosse la dedica di Raffaele Sacco ad un’avvenente signora, con la quale avrebbe avuto una relazione. Secondo tale interpretazione, i versi farebbero riferimento ad una polemica scherzosa sulla presunta doppiezza del poeta e sul mancato matrimonio della donzella. Altri autori ritengono invece che il ritornello della canzone facesse parte della solida tradizione orale della musica napoletana, e che come tale venisse cantato negli ambienti popolari molto prima della sua inclusione nella composizione.

Era così celebre e così che un parroco aveva chiesto di adattare la melodia ad un testo sacro, tanto che il vescovo dovette intervenire vietando l’utilizzo della musica che richiamava un testo decisamente profano.

Il mistero sulla targa

A Napoli, sulla facciata di un palazzo, esiste una targa marmorea posta su un negozio di Ottica in Via Domenico Capitelli, ancor oggi leggibile, che riporta testualmente:

Targa con Sacco e DonizettiQuesta sua onorata bottega
Raffaele Sacco
ottico poeta
scienziato accademico inventore
allietò del canto di
Te Voglio Bene Assaje
la prima canzone
che con le melodie di
Gaetano Donizetti
nel 1835 movendo l’estro popolare
fece della tradizionale Piedigrotta
la festa di Napoli canora
fascinosa nel mondo

Dunque, come recita la scritta, i versi di Te voglio bene assaje sono di Sacco, la musica è di Donizetti, l’anno di nascita 1835, l’occasione la festa di Piedigrotta. È così? In realtà fonti certe la fanno risalire a 3 anni dopo (1838), quando Donizetti era già partito per Parigi.

Nuovamene: non lasciatevi trarre in inganno. Questa targa, fatta murare dal Dopolavoro Enal di Napoli nel 1949, è un piccolo monumento eretto su… una sola verità.
Che Te voglio bene assaje è stata scritta da Raffaele Sacco. Tutto il resto non è vero!

Quindi chi l’ha musicata?

Come viene fuori il nome di Gaetano Donizetti

Qualcuno ha insinuato il sospetto che l’ottimo don Raffaé (personaggio di spicco della Napoli tardo-borbonica: scienziato accademico nonché ottico reale, inventore dell’Aletoscopio, diabolico congegno in grado di individuare bolli e suggelli falsi) abbia voluto pubblicizzare la sua canzone inventandosi un apparentamento prestigioso e, perché no, verosimile.

È vero infatti che il compositore bergamasco, tra i maggiori operisti italiani della prima metà dell’Ottocento, era stato di casa a Napoli. Già nel 1822 era stato ingaggiato per il San Carlo dall’impresario Barbaia. Un altro suo soggiorno durò dal 1824 al 1826; il più lungo dal 1828 al 1838. Durante questi anni non disdegnò di comporre canzoni napoletane (La Conocchia; Lu tradimento; Canzone marinara).

La canzone napoletana cominciava a godere ormai di un grande prestigio, simile a quello della musica operistica e Te voglio bene assaje ricorda in alcuni stilemi classici proprio la musica dei grandi compositori ottocenteschi.

Lucia-di-Lammermoor-Al San Carlo di Napoli.jpg


Il silenzio di Donizetti

La canzone ebbe un successo tale che tutti ne parlavano e qualche anno dopo quando qualcuno chiese direttamente a Donizetti se fosse lui l’autore della musica di Te Voglio bene assaje, egli non disse nulla e rimase in silenzio: non volle prendersi la paternità di qualcosa che non fosse sua, ma non volle nemmeno negare di essere l’autore di una delle canzoni più celebri del tempo.  Insomma, un mistero.

Un mistero che sembra risolversi leggendo le lettere in cui Donizetti racconta ai suoi amici la sua vita durante la permanenza a Napoli, ma non cita affatto la canzone. Segno che potrebbe davvero non essere la sua, altrimenti perché non parlarne?

Gaetano Donizetti scritti autografi.jpg


Chi ha scritto la musica, dunque?

Se sull’autore del testo sembrano non esserci dubbi, Raffaele Sacco, una certa tradizione continua ad assegnare la musica a Donizetti, anche se nel 1839 costui era impegnato in altre opere e dall’anno precedente si trovava a Parigi.

Tali dati invece portano alcuni storici della musica a ritenere che la musica sia stata probabilmente composta dal maestro Filippo Campanella, compagno e amico del Sacco.

Ecco quindi svelato il mistero. E non è l’unico che avvolge la vita e la morte di Gaetano Donizetti. Ricordate il mistero della calotta cranica scomparsa? E che dire della Torta Donizetti che si racconta essere stata realizzata per lui e che invece…

Note

Le foto sono state recuperate da Internet. Le informazioni contenute in questo testo sono il frutto di ricerche on line. 

Durante le ricerche su youtube ho ascoltato questa canzone almeno 20 volte: è strepitosa. E struggente. E molto partenopea. Ma di quel partenopeo che ti riempie l’anima.  

5 commenti

  1. Non conoscevo la storia di questa canzone, mi nonna la canticchiava spesso nelle giornata di maltempo. Noi siamo molto vicini a Napoli, ne abbiamo sempre subito un po’ l’influenza. È stato piacevole leggere l’articolo.

  2. la canzone è bellissima e commovente, il mistero sull’autore della melodia la rende ancora più intrigante. Mi piace pensare che sia stato Donizetti, il binomio Napoli-Bergamo è simpatico.

  3. All’inizio avevi tratto in inganno anche me sai! Eppure da napoletana avrei dovuto capire subito di cosa stavi parlando. Niente, Raffi con te imparo sempre cose nuove e il bello è che sono cose tra le più disparate!

  4. Non conoscevo la storia degli autori della canzone, ma la canzone sì, la conosco benissimo. Come interpreti della canzone mi piacciono Massimo Ranieri e Mia Martini. Donizetti è un bel mistero!.

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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