Palazzo Medolago Albani: qui dormì la Principessa Sissi durante uno dei suoi primi viaggi in Italia

Non so quante volte ho fotografato questo palazzo durante le mie passeggiate sulle Mura di Bergamo e quante volte ho sognato di entrare a visitarlo. Magari un giorno ci riuscirò e vi racconterò la mia visita a Palazzo Medolago Albani, ma oggi ho qualcosa da raccontarvi che non necessita di varcare il portone del palazzo. Vi racconterò infatti di quando la Principessa Sissi, o meglio l’imperatrice Elisabetta d’Austria e lo sposo Francesco Giuseppe I dormirono in una delle stanze di questo meraviglioso palazzo sulle Mura di Città Alta, proprio di fronte a Porta San Giacomo. E lo farò cercando di non demolire per quanto mi è possibile il mito romantico della principessa dolce e amata che è ormai nel nostro immaginario grazie al film interpretato da Romy Schneider. Si, perchè la realtà era un po’ diversa da come ce l’ha raccontata questo film.

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La principessa che si rese conto di non essere amata

Francesco Giuseppe d’Austria e la moglie Elisabetta erano sposati da pochi anni e la vita di corte stava così stretta alla giovane imperatrice che appena poteva cercava di viaggiare con il marito pur di allontanarsi da Vienna. Il Gran Tour in Italia era molto di moda a quel tempo, ma quello che la coppia imperiale stava affrontando era un vero e proprio viaggio di Stato nel Lombardo Veneto per ricucire i rapporti fortemente compromessi e certamente la coppia non ebbe la stessa libertà e la stessa accoglienza che veniva riservata agli ospiti graditi. L’imperatore contava sulla curiosità suscitata in ogni parte dell’Impero per la giovane consorte e la sua decantata avvenenza.

Per la prima volta, l’imperatrice, sempre acclamata da folle festanti, si rese conto che l’impero non aveva il consenso di tutte le sue popolazioni dell’Impero. Il regime militaristico austriaco aveva portato come conseguenza il disprezzo e l’odio degli italiani nei confronti degli austriaci.

E fu proprio durante questo viaggio in Italia che Elisabetta si accorse che lei e lo sposo Francesco Giuseppe non erano per nulla amati. Anzi. Possiamo dire che erano caldamente detestati tanto che la nobiltà italiana (soprattutto quella milanese) fece non pochi dispetti ai due.  Elisabetta rimase accanto al marito in difficoltà per l’intero programma di viaggio nel Lombardo-Veneto che li aveva portati da Venezia, fino a Milano passando da Verona, Padova, Brescia, Bergamo e Monza. Un viaggio durato oltre tre mesi e mezzo, che dal punto di vista diplomatico si rivelò più complesso di quanto non si aspettassero.

L’accoglienza tiepida di Venezia, da Bergamo a Milano gela la coppia

Al loro arrivo a Venezia, nel novembre 1856, Francesco Giuseppe, la moglie Elisabetta e la piccola Sofia avevano attraversato Piazza San Marco acclamati soltanto dai soldati austriaci, mentre la folla di italiani rimase in silenzio. Il console inglese lì presente riferì a Londra: «Il popolo era animato da un unico sentimento, dalla curiosità di vedere l’imperatrice la cui fama di donna meravigliosamente bella è arrivata anche qui. Ma nulla più». Ed era proprio sulla bellezza della moglie che contava Francesco Giuseppe e che l’aveva spinto a portarsi dietro la famiglia in questo viaggio di Stato.

C’erano voluti 38 giorni di soggiorno e un grande lavoro di presenzialismo presso enti caritatevoli ed eventi sociali di beneficenza  dove l’imperatore e la moglie elargivano doni e opere d’arte, e una serie di grazie e amnistie per i nobili esiliati che avevano partecipato ai moti insurrezionali per riscaldare i rapporti tra i veneziani e la coppia imperiale. Ma lo stesso non si verificò nei loro spostamenti ad ovest. A nulla valsero la generosità dell’Imperatore e la garbata opera di seduzione dell’imperatrice a riscaldare i rapporti sulla via di Brescia, Bergamo e Milano.

Se volete vedere come andarono le cose a Milano, ecco una scena del film che ripropone quasi fedelmente l’accoglienza riservata alla coppia imperiale al Teatro alla Scala. Sappiate che non tutte le scene del film raccontano la verità su questa coppia e sulla cosiddetta Principessa Sissi. Infatti la giovane imperatrice non fu per nulla la dolce principessina raccontata nel film ma fu una giovane donna piena di problemi e di nevrosi, che disertava spesso le apparizioni pubbliche per indisposizione.

Ma nel caso della scena della serata di Gala alla Scala, le cose andarono proprio così: gli imperatori si ritrovarono a teatro con i domestici delle famiglie patrizie vestiti a festa e con i guanti viola in segno di lutto. Prima della rappresentazione fu intonato il Va’ Pensiero del Nabucco di Verdi. Non solo: ad un certo punto si levò un grido Viva Verdi, che era il modo usato per acclamare Vittorio Emanuele Re d’Italia con un acronimo insospettabile.

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Elisabetta d’Austria a Bergamo

Ma veniamo alla visita di Elisabetta d’Austria (la Principessa Sissi) e del suo sposo Francesco Giuseppe a Bergamo. Era il 1857: i moti di insurrezione del 1848 sembravano così lontani, ma in realtà la voglia di indipendenza e di Unità degli italiani erano sempre più forti e di lì a poco sarebbero ricominciati. Bergamo si divideva tra filo austriaci e chi invece aveva combattuto per liberare il Lombardo Veneto dalla morsa dell’invasore. Lo stesso avveniva nelle fila della nobiltà, anche se molte famiglie patrizie cittadine avevano dovuto far buon viso a cattivo gioco e ospitare gli imperatori e alcuni dignitari di corte al seguito nei propri palazzi, l’ostilità era palpabile.

Il 13 gennaio 1857 la coppia imperiale raggiunse Bergamo e vi soggiornò per un giorno e una notte. Vennero ospitati a Palazzo Medolago Albani, in questo magnifico edificio dallo stile neoclassico di proprietà dei conti che l’avevano acquistato nel 1841. L’Imperatore Francesco Giuseppe e la giovane moglie Elisabetta di Baviera, sarebbero ripartiti l’indomani per andare verso Milano, dopo una breve tappa a Monza.

La fama della bellezza della giovane imperatrice aveva varcato i confini austriaci e tutti in Italia erano curiosi di vederla di persona. Ma alla curiosità non si univa il sentimento di simpatia del popolo italiano per questi ospiti illustri, anzi. La coppia imperiale fu accolta con grandi onori all’apparenza, ma senza il calore di popolo che avrebbe reso più piacevole il loro soggiorno in Italia.

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La notte in un palazzo affacciato sulle Mura di Bergamo

Chissà cosa pensarono i due imperatori quando varcarono la soglia di Palazzo Medolago Albani. Certo non era una residenza imperiale, ma la posizione invidiabile e l’affaccio sulla città dalle Mura alberate doveva certamente aver colpito la coppia.

La storia di questo palazzo si perde nella notte di 500 anni fa (501 per la precisione), quando nell’ultimo tratto di via San Giacomo, affacciato sulla pianura, nel 1519 sorse  il palazzo di Gerolamo Poncino (o Poncini). I lavori furono seguiti da Pietro Isabello su disegno di Andrea Ziliolo.  Rimasto sostanzialmente inalterato per quasi due secoli, l’edificio era stato venduto nel 1703 da Lodovica Poncino a Francesco Vailetti che ne aveva fatto la propria residenza di famiglia. Negli archivi non sono documentati ulteriori lavori fino al 1783, quando il conte Luigi Vailetti, pronipote di Francesco, ne decreterà la pressoché totale demolizione per costruirne uno nuovo su progettato di Simone Cantoni. L’architetto si avvalse della collaborazione del capomastro Giovanni Francesco Lucchini, che seguì il cantiere avviato prima dell’estate del 1783 e concluso cinque anni dopo.

La famiglia Vailetti ad un certo punto si estinse e il palazzo fu acquistato dal Comune di Bergamo. Era il 1835 e l’amministrazione aveva pensato di collocarvi il liceo, ma questa scelta si rivelò irrealizzabile a causa delle difficoltà di adattamento dei locali alla nuova funzione. Così, nel 1841, il conte Giacomo Medolago Albani lo acquistò e si occupò del suo restauro. Da allora, il palazzo appartiene a questa famiglia nobile bergamasca.

Un bel palazzo neoclassico

La posizione come si vede anche dalla foto di copertina è davvero invidiabile. Ubicato all’angolo tra il viale delle Mura e via San Giacomo, il palazzo presenta una pianta a C aperta sul panorama della Città Bassa. Tutti i prospetti, ad esclusione di quello su via San Giacomo, presentano un alto basamento bugnato che nasconde il dislivello di circa 6 metri tra le due strade.

La facciata, da cui si può notare con chiarezza la divisione in piani del palazzo, è costituita, nella sua parte alta, da un sottogronda lavorato a finti travetti sormontato da una decorazione al cui centro spicca lo spazio di un orologio arricchito da quattro statue dedicate all’Architettura, alla Scultura, alla Pittura ed alla Poesia e scolpite da Antonio Gelpi.

Sopra le finestre del piano nobile sono inseriti cinque pannelli a bassorilievo dedicati alla “Gerusalemme liberata di Torquato Tasso“, fatti realizzare dal Conte Medolago Albani a Giovanni Maria Benzoni nel 1848. Nel prospetto sulle mura, tre arcate con sovrastante terrazza, collegano le due ali laterali e delimitano il cortile interno.  Più sobrio il fianco lungo via San Giacomo, articolato da una fitta sequenza di finestre profilate di marmo bianco.

Palazzo Medolago Albani facciata principale

Dal portale un lungo vestibolo, che lambisce la cappella interna, conduce nell’ampio portico del cortile, dove uno scalone monumentale a rampe contrapposte sale al piano nobile. Qui, in corrispondenza del portico sottostante, si trova il grande salone, attorniato da sale minori, galleria e cabinet, decorate da Luigi Deleidi, Filippo Comerio e Vincenzo Bonomini (gli stessi che decorarono anche gli interni di Palazzo Terzi e Palazzo Moroni).

Elisabetta d’Austria: felice per esigenze di Stato

Dolce, sorridente e in armonia col marito: così Elisabetta doveva essere per la corte imperiale di Vienna, così il popolo austriaco doveva conoscere la sua imperatrice, così fu dipinta tante volte. E in questa maniera milioni di persone l’hanno conosciuta nella famosa Trilogia di Sissi con la bellissima Romy Shneider che anche dopo 50 anni è ancora un bestseller. Ma la realtà sull’imperatrice d’Austria era ben diversa .

sissi3Ecco uno scatto da una serie di fotografie “ufficiali” di Elisabetta, a 16 anni, poco dopo il suo matrimonio. Nonostante gli sforzi del fotografo di farla sorridere, Elisabetta non ci riusciva proprio. Il suo viso esprimeva piuttosto chiaramente la tensione, lo stress e l’angoscia che la giovane stava accumulando già dai primi mesi di matrimonio. L’ambiente ostile della corte viennese, la quasi totale assenza di vita privata, l’invadenza della suocera, la sua solitudine e l’indifferente “neutralità” di Francesco Giuseppe, suo marito, nei confronti delle sue sofferenze non si potevano nascondere. Il sogno d’amore si era trasformato, in pochissime settimane, in un incubo.

Inoltre, come si vede nel quadro più sopra, il marito è sempre stato dipinto più alto di lei, anche se in verità era proprio il contrario.

Principessa Sissi per esigenze di copione (italiano)

Tutti noi la conosciamo come “principessa Sissi”, ma in realtà non fu mai “principessa” e non si chiamò mai “Sissi”. Prima del suo matrimonio con Francesco Giuseppe d’Austria (lei aveva 16 anni, lui 24) il suo titolo era “Elisabetta di Wittelsbach, duchessa della Baviera”, dopo divenne “Elisabetta, imperatrice d’Austria”.

In famiglia la chiamavano sempre “Lisi” e per tutta la sua vita lei firmò le lettere private e le sue poesie con questo nome. Alla corte di Vienna fu chiamata “Sisi” (con una s), ma molto probabilmente questo fu risultato di un banale equivoco: il suo modo di scrivere la L maiuscola, un po’ ornamentale, era molto simile a un S maiuscola, come si vede in tutte le sue scritture private:

La firma 'Lisi'

Il nome “Sissi” (con due s) è invece una invenzione del regista Ernst Marischka che per la sua famosa trilogia (girata tra il 1955 e il 1958, con Romy Schneider e Karl-Heinz Böhm nei ruoli principali) credeva di dover rendere più dolce il nome della protagonista di quei film. Il titolo “principessa” è stato poi aggiunto per la versione italiana del primo film della trilogia, da chi credeva che così il film si vendesse meglio (il titolo originale è semplicemente “Sissi”).

Note

La ricostruzione storica di questo articolo è stata possibile grazie al testo di C. Tonini, M. Gottardi, Sissi e VeneziaTre incontri particolari, in Elisabetta d’Austria e l’Italia, catalogo della mostra a cura di M. Bressan, Venezia 2001, pag. 53-74

Le foto sono state recuperate in Rete. 

8 commenti

  1. Quando apro il tuo blog scopro sempre cose nuove e interessanti. Non sapevo che la principessa Sissi avesse passato del tempo qui. 🙂 anche questo palazzo va messo in lista!

  2. Ma che bello questo excursus sulla storia di Sissi in Italia! Appena tornata da Vienna dopo aver visitato castelli e palazzi di corte, non mi sembra vero trovare questo articolo che arricchisce anche di più la personalità e la storia di Sissi!

  3. Interessante scoprire ulteriori curiosità sulla principessa Sissi. Vivendo a Vienna conosco bene molti dei luoghi in cui la principessa risiedeva o aveva vissuto e in effetti già dopo aver visitato il palazzo di Schoenbrunn ho capito quanto è stata romanzata la sua storia, posso capire che non era ben vista in Italia eheh

  4. La storia della “principessa Sissi” la conoscevo grossolanamente ma affatto il discorso del suo nome Lisi. È stato davvero interessante scoprirne di più

  5. Questo viaggio nel Regno Lombardo Veneto deve aver davvero messo a dura prova la nostra “principessa”. Io ricordo di aver trovato tracce del suo passaggio sia a Trieste che a Merano. Grazie alle tue spiegazioni sulla storia di questa coppia ho potuto mettere apposto diversi tasselli di conoscenze che vagavano sparsi per la mia memoria.

  6. Sarebbe davvero bello poter visitare questo palazzo che già dall’esterno appare in tutta la sua eleganza. Se poi ci mettiamo il fascino che la storia della Principessa Sissi riesce comunque a sprigionare… anche se tra storia e romanzo le cose sono un po’ diverse.

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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