4 curiosità per guardare con occhi nuovi La Danza Macabra e il Trionfo della Morte di Clusone, in Valle Seriana

Era da un po’ che volevo scrivere un articolo dedicato a La Danza Macabra e il Trionfo della Morte di Clusone e l’ultimo giorno dell’anno mi sembrava il momento perfetto per parlare di quest’opera. L’anno sta ormai finendo e domani si apre con una nuova avventura tutta da vivere: il 2020! E proprio sulla spinta emotiva di questo fine anno eccomi qui per raccontare 4 curiosità su quest’opera attribuita a Borlone (al secolo Giacomo Busca o Giacomo de Buschis) che ogni anno attira migliaia di curiosi e turisti nella perla della Valle Seriana, Clusone, a meno di un’ora da Bergamo.

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Cos’è la Danza Macabra e dove si trova

Non potete andare a Clusone senza andare a vedere di persona La Danza Macabra e il Trionfo della Morte, l’affresco tardo medievale che si trova sulla facciata esterna dell’Oratorio dei Disciplini, di fronte alla Basilica. L’affresco, datato 1485 (leggibile nel primo cartiglio di sinistra), fu con molte probabilità eseguito da Giacomo Borlone de Buschis, pittore seriano.

Convenzionalmente  conosciuto come Danza Macabra, in realtà l’affresco è una sorta di antologia dei temi macabri quattrocenteschi, uniti in un’unica rappresentazione che possiamo suddividere in tre fasce.

In altro troviamo il Trionfo della Morte. Sempre in altro a sinistra, originariamente separata dal Trionfo da una finestra vi è la citazione dell’Incontro tra i tre vivi ed i tre morti.

Nella fascia centrale troviamo invece la vera e propria Danza Macabra, sotto forma di una lenta processione in cui ogni uomo è accompagnato dal proprio scheletro, alter ego post mortem.

La parte inferiore dell’affresco, ora purtroppo andata quasi completamente perduta, rappresentava una sorta di Giudizio Universale, in cui il giusti ascendono e il male sprofonda nelle viscere degli abissi.

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4 curiosità per ammirare  l’affresco in modo diverso

Potete andare a Clusone ad ammirare La Danza Macabra affidandovi ad una delle guide turistiche che propongono ogni settimana visite guidate nella cittadina della Valle Seriana.
Ma potete anche andarci da soli dopo aver letto questo articolo, portandovi dietro uno smartphone o un tablet sul quale leggere la poesia che descrive la Danza Macabra o da cui ascoltare la canzone ispirata proprio a quest’opera. Oppure potete andarci dopo aver letto il romanzo che la racconta perfettamente. E se siete dei Videogamer potete andarci con il vostro device dopo aver caricato uno dei giochi più venduti nel 2016… Tutto questo per ammirare la Danza Macabra e il Trionfo della Morte in modo diverso, non convenzionale.

1. La Danza Macabra e il Triondo della Morte è descritta perfettamente in una poesia

Se volete avere tutte le indicazioni per la lettura di quest’opera e non perdervi neanche un particolare non dovete fare altro che leggere o imparare a memoria la poesia di Tullia Franzi, professoressa dell’Accademia di Brera che la compose nel 1950. Oltre al valore dei versi, questo componimento descrive nei minimi particolari la Danza Macabra.

Ritta sull’orlo d’ampia sepoltura,
dove supini Papa e imperatore
tra rospi e vermi e vipere guizzanti
in ricca veste giacciono distesi,
la Morte ride, ed ha corona in capo e
sulle spalle prezioso ammanto.

Ride la Morte e pronti i suoi ministri
con l’arco teso l’un tre dardi scocca
e, poggiato a la spalla l’archibugio,
un altro mira e d’improvviso tira.

Sgomenti, ebrei vescovi mercanti
vasi colpi di gemme e diademi
sollevano in offerta, e cavalieri
fuggono e duchi giungono le mani.

Fischian le frecce, a scoppi il fuoco avvampa.
Sotto tanto terrore ecco la danza
«Oh non aver paura a questo ballo
venire» ghigna uno scheletro il braccio
a giovin donna offrendo, che ritenta
sorridere guardandosi allo specchio.

«Poi che chi nasce gli convien morire»
brontola un altro, rigido, al Fratello
che nel cappuccio e in bianco manto avvolto
con un flagello sferzasi le carni.

Tacitamente, per fraterna intesa,
lo scheletro contempla un artigiano
lacero, stanco, sui piedi malfermo.
A chi soffre che importa di morire?

Ma morir non vorrebbe l’alchimista
che il mondo in oro sogna tramutare;
e quella mazza, che sopra il nemico
tante volte l’armigero ha calata,
perché non alzarla non può sulla sua guida?

Le melodie non valgono al cantore,
non le lusinghe al credulo amoroso
per commuover la perfida compagna
del ballo eterno, senza più ritorno

E sfilano così nel sol morente
in quel ritmico andar dinoccolato
con scricchiolio di stinchi e sordi gemiti,
di vivi e morti le coppie ritrose.
Perché senza tremor fisso io le guardo?

2. La Danza Macabra di Clusone ha ispirato una canzone di Vinicio Capossela

Quando ero piccola ascoltavo una canzone di Angelo Branduardi dedicata alla Danza Macabra. No, non era dedicata all’opera di Clusone, ma ad una Danza Macabra di Simone Baschenis (1495-1555) presente sulla facciata della chiesa di Pinzolo. Mi ha sempre intrigato e quando sono diventata grande ho pensato che sarebbe stato bello se qualcuno avesse dedicato una canzone anche alla Danza Macabra di Clusone. E non devo essere stata l’unica a pensarlo se a distanza di oltre quarant’anni, Vinicio Capossela si è lasciato ispirare proprio dall’opera clusonese per scrivere la sua ballata dall’aria medievaleggiante La Danza Macabra. Egli stesso ha dichiarato infatti di esserne stato ispirato mentre componeva il pezzo che avrebbe inserito nell’album Ballate per uomini e bestie. Vi consiglio di ascoltarla e se potete ascoltatela proprio davanti all’affresco.

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3. La Danza Macabra è il perno del romanzo Noir Bergamasco L’ombra dei Disciplini di Marco Carminati

Bergamo, al centro del rinnovato interesse dopo il recente riconoscimento Unesco delle sue Mura storiche, vede prosperare una serie di iniziative culturali dal respiro internazionale. Una di queste si svolge nel Palazzo Fogaccia di Clusone, che ospita un Convegno sull’arte pittorica di Giacomo Busca, detto Borlone, felice autore della Trilogia della Morte, commissionatagli dalla Con­fraternita dei Disciplini, potente a Bergamo nel tardo Medioevo, tanto da promuovere un pellegrinaggio diretto a Roma, per ottenere il perdono dell’anatema di Papa Giovanni XXII contro i cittadini orobici e progettare una Crociata contro i Turchi, che mai si farà.

Durante i moderni lavori accademici, volti a rivendicare la supremazia del pittore bergamasco nel panorama delle “Danze macabre” prosperate soprattutto nel Nord Italia ed Europa, si verificano alcuni omicidi a distanza di poche ore, nell’arco della stessa notte. Per quale motivo? E chi è, o chi sono, gli assassini? Che filo rosso – questa volta davvero un filo rosso di sangue – lega un serafico porporato della Curia pontificia, monsignor Antonino Pievanelli, docente di Storia della Chiesa, ad un vecchio e sulfureo monaco svedese, padre Axel Karlsson, in odore di eresia, allo scapigliato e ribelle professore della Sorbona, Jérôme Leclerque, e infine ad una docile suora scandinava, madre Norberta, assegnata alle necessità degli illustri ospiti durante il soggiorno scientifico?

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4. La Danza Macabra si trova anche in un videogioco

La danza macabra è finita anche in un videogioco e precisamente nel terzo capitolo della saga RPG dark fantasy Wild Hunt di The Witcher: compare in un edificio nell’espansione di  The Witcher 3, Blood and Wine.

TW3 è stato vincitore di oltre 800 premi e diventa il videogioco con più vincite nei GOTY Awards nella storia superando The Last of Us con 251 premi; acclamato dalla critica internazionale, è risultato uno dei videogiochi più venduti e votati positivamente del 2015. Il 9 giugno 2015 CD Projekt RED ha annunciato di aver venduto 4 milioni di copie di The Witcher 3: Wild Hunt in due settimane. Il 26 agosto 2015 il gioco ha raggiunto, dopo appena sei settimane dalla sua uscita, le sei milioni di copie vendute. Il 18 luglio 2016 viene annunciato che il gioco ha raggiunto le 10 milioni di copie vendute.

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Perchè questo affresco è così importante

Quando alziamo la testa per guardare quelle immagini scatta inevitabile una domanda: che significato avevano davvero scene come queste, che erano diffuse in tante chiese del nord Italia? È la domanda a cui due studiosi di calibro hanno fornito finalmente una risposta esauriente: si tratta di Chiara Frugoni, celebre medievalista, grande esperta del movimento francescano, e Simone Facchinetti, storico dell’arte e curatore del Museo Bernareggi di Bergamo. Insieme hanno scritto un libro molto interessante che potete acquistare in libreria o anche nel museo della Basilica a Clusone. Si tratta di Senza misericordia. Il Trionfo della Morte e la Danza macabra a Clusone.

Prende forma il concetto di Purgatorio

Nelle città, che rispetto all’Alto Medioevo si erano decisamente rianimate, e nelle quali nasceva il mondo moderno, si sviluppò il lavoro specializzato, ben diverso rispetto all’unico mestiere del contadino dei secoli precedenti. Così nelle città circolava una ricchezza meglio distribuita che aveva permesso la produzione di beni che non rispondevano più soltanto ai bisogni della mera sopravvivenza. Ebbene, questo spazio di libera iniziativa e anche di guadagno sul lavoro (si facevano i primi “utili” della storia) aprivano percorsi di coscienza che chiedevano risposte nuove. Impossibile essere perfetti, nel momento in cui il lavoro portava ad accumulo di ricchezza: per questo non si poteva pretendere di meritare il Paradiso, ma ci voleva un ambiente in cui poter scontare questa “imperfezione” del nuovo modello di società. Di qui il Purgatorio.

Un messaggio di fede e speranza 

L’affresco, per quanto macabro nelle immagini, incita a non perdersi d’animo. Basta leggere la bella scritta dipinta sul muro per rendersene conto: «O ti che serve a Dio del bon core non havire pagura a questo ballo venire ma alegramente vene e non temire poj chi nasce elli convien morire”. Quindi, chi ha ben vissuto può affrontare “alegramente” il momento inesorabile della morte personale.

A Clusone sia i vivi che i trapassati mantengono un aspetto dignitoso e si prodigano in gesti garbati, al limite della maniera. I partecipanti alla danza, ad esempio, si tengono per mano stringendo l’indice dei compagni, come d’uso nei balli del tempo, e formano una processione composta in cui non c’è spazio né per la paura né per la satira sociale. Se è vero perciò che anche nell’Oratorio dei Disciplini l’intento dei committenti era indurre gli spettatori a provare rimorso per i peccati commessi e al tempo stesso ricordare loro la necessità di condurre un’esistenza retta e giudiziosa, è altrettanto indubitabile che gli strumenti utilizzati per raggiungere tale scopo dalla Confraternita di Clusone erano profondamente diversi da quelli tradizionali. Si voleva ammonire i fedeli senza terrorizzarli.

Note

Le informazioni contenute in questo post sono la rielaborazione di informazioni che si trovano in Rete. Anche le immagini si trovano in Rete.

8 commenti

  1. Non conoscevo questo affresco e neppure le notizie che ne fanno da contorno pertanto ho letto con molto interesse il tuo articolo. Complimenti per la ricerca e le numerose informazioni e curiosità fornite.

  2. Non sapevo ci fosse una danza macabra anche nei dintorni di Bergamo. Ne ho vista una splendida in Slovenia anni fa e sono rimasta colpita sia dal soggetto sia dalle sensazioni che provoca. Complimenti per i tuoi post, sempre pieni di informazioni!

    1. Grazie dei complimenti. Mi fanno molto piacere. In realtà ce ne sono ben 4 e una addirittura ha una genesi misteriosa di cui parlerò presto. Se ti è piaciuto questo articolo, continua a seguirmi.

  3. Che storia interessante su questo affresco, e dire che è talmente ben conosciuto che hanno scritto libri e videogiochi, grazie della segnalazione

  4. Estremamente diffusi nel Medioevo, questo tipo di Memento Mori erano un messaggio chiaro e comprensibile per la popolazione che non sapeva leggere. Molto interessante e dettagliata la tua descrizione, mi è piaciuta molto la poesia di Tullia Franzi, che coglie perfettamente le atmosfere della Danza macabra.

  5. Molto interessante Raffaella questo tuo post! Non avevo mai sentito parlare di questo affresco e dopo aver letto queste info così curiose, devo assolutamente organizzare una gita a Clusone, paese che per giunta ho conosciuto leggendo questo tuo articolo

  6. L’Italia ha opere d’arte nascoste ovunque. Non conoscevo questo affresco e la sua storia. Mi piacerebbe molto vederlo e non abitando poi così lontano da Bergamo (sono a Milano) potrei ritagliare una macabra domenica…

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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