Fotografare i chiostri medievali e i cortili secenteschi che impreziosiscono il centro di Treviglio. 

Treviglio è la seconda città della bergamasca. Ci vado almeno una volta all’anno a trovare una mia amica che ha un negozio di accessori moda in centro, Righe a Quadretti, e a comprare la famosa Turta de Treì al Caffè Milano, ma questa volta ho deciso di visitarla con gli Igers di Bergamo, andando in quei luoghi che passeggiando da sola non avrei mai scoperto.

Fondata nell’alto medioevo per scopi difensivi, Treviglio si trova nella media Pianura Padana, a circa 20 chilometri da Bergamo, e rappresenta un punto strategico nel crocevia di strade e ferrovie che la collegano con Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Milano. E’ una cittadina viva e interessante, con bellezze architettoniche e artistiche tutte da scoprire.

Il ritrovo era alle 15.00 all’ingresso della Biblioteca Civica, nel complesso dell’Ex Ospedale, dove si trova anche il Museo Civico. Un’oasi di cultura e di pace, particolarmente frequentato dai trevigliesi che possono godere di questa bellezza per studiare, consultare documenti antichi o visitare una mostra.


Si tratta in un ex monastero medievale con un bellissimo chiostro a loggiato del primo 300 e innalzato nel corso del secolo, dove  fino al Settecento hanno passeggiato e pregato i monaci  i benedettini di San Pietro. Con l’editto di Napoleone il monastero fu chiuso e trasformato in ospedale e così rimase fino al 1971, anno in cui l’ospedale si trasferì e il Comune lo trasformò in un centro civico culturale polivalente.

La biblioteca civica, fondata nel 1861 e intitolata all’abate trevigliese Carlo Cameroni (Treviglio 1793 Torino 1862), figura importante del Risorgimento italiano, che poco prima di morire donò i 4.176 volumi che costituivano la sua biblioteca alla città affinché fosse costituita una biblioteca pubblica nella sua terra d’origine. Alla morte di Cameroni, il Comune accettò il lascito e aprì la biblioteca che nel tempo fu arricchita da alcune acquisizioni librarie e documentarie importanti.

Il Museo Civico è più recente ed è legato ad alcune donazioni significative: il fondo Dell’Era (tele a olio e tempera, disegni, cartoni),  la donazione Della Torre (che rappresenta il nucleo più consistente e dà il nome al Museo), il fondo Grossi (ritratti ottocenteschi). Altre sezioni del museo sono costituite da un interessante nucleo storico-archeologico cittadino, dalle donazioni Cassani, Trento Longaretti (trevigliese di nascita) e da opere provenienti dall’ex monastero di S. Pietro.

La prima tappa del pomeriggio esclusivo con gli igers è stato il Campanile, o Torre Civica, che costituisce sicuramente l’opera architettonica più rappresentativa della Città: alta circa sessantacinque metri, è visibile da tutte le strade che collegano il territorio a Treviglio. Se vi trovate in una qualsiasi via di Treviglio e la vedete, potete immediatamente sapere dove si trova il centro città.


Purtroppo non ci sono documenti che ne tracciano una storia precisa e molto lo si evince dalle rappresentazioni pittoriche che ci sono arrivate nei secoli. Edificato probabilmente nel corso del XI secolo, era originariamente più basso rispetto all’attuale: l’innalzamento avvenne nel XIII o XIV secolo, e fu comunque sicuramente concluso nel XV secolo.

Il tour mi ha permesso di salire su quello che oggi è il Museo Storico Verticale e di vivere un’esperienza direi unica, che merita un post dedicato.  Ecco comunque le informazioni e gli orari per salirci.


Dopo le foto di rito, siamo entrati nel cortine del Palazzo del Comune, un tempo Chiostro della Confraternita di San Giuseppe (1500).

Nel porticato all’ingresso si trova la copia della statua dedicata a San Martino, patrono della città.


L’esplorazione del centro di Treviglio è proseguita lungo la Via Galliari , intitolata ai celebri fratelli architetti e scenografi, dove si trovano dei palazzi secenteschi di notevole pregio spesso protetti da pesanti portoni, ma per l’occasione aperti per darci la possibilità di scoprirne la bellezza. Siamo nell’isolato un tempo occupato dal castrum vetus, corrispondente all’area compresa tra le attuali via Galliari, piazza Manara e piazza Garibaldi.

Partiamo da Palazzo Silva, uno degli edifici storici di maggiore interesse in città, apprezzato sia per la sua architettura che per gli affreschi che custodisce al suo interno. Entrando si nota appena la struttura di origine medievale. Nel secolo XIV la famiglia Donati che possedeva questo edificio vi consacrò una chiesa dedicata a San Cristoforo, di cui, nel retro del palazzo, si possono scorgere alcune tracce. Ma è stato nel corso del XVII sec. quando i marchesi Silva acquistarono il complesso, che questo complesso fu riordinato secondo il gusto e l’architettura tipici del periodo barocco ed è diventato come lo vediamo ora.


Le sale del palazzo presentano degli eleganti camini decorati con stucco. Di interesse sono i soffitti a cassettoni lignei su cui è possibile scorgere ancora oggi tracce di decori policromi, probabilmente realizzati nel XVII secolo.


Quello che si vede entrando nel cortile corrisponde pressoché integralmente all’impostazione seicentesca: un portale scenografico per l’ingresso principale, il cortile d’onore sulla strada principale, con loggetta al primo piano e un monumentale scalone in pietra che non sono riuscita a fotografare, ma che si vede sbirciando dalle porte.

Inutile dire che le mie foto non rendono giustizia a questo luogo, ma provate a fare uno sforzo di fantasia e sono certa che anche voi vedrete dame e nobili del Seicento abitare questo luogo.

Uscendo dal cortile di palazzo Silva, percorsi pochi metri siamo passati vicino a Palazzo Bacchetta. Questo si sviluppa intorno ad una corte al cui centro si trova un antico pozzo in pietra. Da questo cortile si accede alle abitazioni percorrendo un corridoio che collega i piani superiori al piano terreno, sede oggi di negozi e uffici. Quello che rende unico e prezioso questo palazzo sono gli affreschi con vedute prospettiche dei Fratelli Galliari, proprietari dell’immobile fino al XVIII secolo. Qui sono stati inoltre rinvenuti i resti di una delle torri e del camminamento dell’antico castrum vetus trevigliese che si possono scorgere anche guardando dentro la sede del Banco di Desio, sempre sulla strada.

Percorrendo la stessa via siamo arrivati a  Palazzo Semenza, un palazzo del Seicento, i cui stilemi sono riconoscibili dall’ingresso caratterizzato da un androne con soffitto ligneo cassettonato e dipinto e una cornice con motivi geometrici e floreali nella quale si distingue il gallo, stemma della famiglia Galli.

Entrando, sulla destra, si trova lo scalone che permette l’accesso al piano superiore, le cui stanze si affacciano sul cortile retrostante attraverso una loggia tripartita con archi a sesto ribassato. Il portico del piano terreno è definito dalla medesima foggia di arco, con pilastri rivestiti in pietra lavorata a bugnato.


Sia le stanze al pian terreno che quelle al primo piano, pare siano ricoperte di affreschi (non li ho visti, ma ne ho letto): paesaggi trompe l’oeil di ispirazione galliaresca e motivi decorativi di foggia rinascimentale.
La facciata è caratterizzata dalla presenza di motivi decorativi geometrici, datati 1921.
Le finestre al primo piano sono racchiuse entro cornici in stile classico sormontate da elementi triangolari e recanti il motto “Labor creat – Amor beat”. (C’è qualcosa di simile anche a Bergamo, appena lo recupero lo posto).

Il primo nucleo di Palazzo Galliari è riconducibile al XII secolo, ma successive trasformazioni furono attuate a partire dal XVII secolo fino al sostanziale rifacimento operato da Fabrizio Galliari, proprietario dell’edificio, nel 1779. Questo intervento è ricordato da un’iscrizione, racchiusa in un cartiglio, posta sopra la porta finestra centrale del piano nobile.


Palazzo Galliari è composto da un’imponente portale di ingresso in pietra, sormontato da un balconcino d’onore attraverso il quale si accede all’androne, con una volta riccamente dipinta a motivi decorativi in stile tardo-barocco, la cui paternità d’autore però non è certa. L’androne si conclude, verso il giardino, con un secondo arco, definito da colonne a semiserliana. Un cancello in ferro battuto separa l’androne dal cortile-giardino retrostante, di cui si scorge la presenza attraverso gli alberi visibili sullo sfondo.

Nell’androne si apre lo scalone in pietra che conduce ai piani superiori dove le modifiche apportate nel 1779 dal proprietario Fabrizio Galliari a cui si sono aggiunti i restauri di Gaetano Pirovano nel 2001 non permettono di riconoscere elementi di particolare pregio.

Al temine del tour siamo tornati al punto di partenza per la “coccola” di un gruppo di produttori di Treviglio che ci hanno fatto assaggiare le loro leccornie: formaggio dell’Azienda Agricola Ciocca, le freschissime marmellate biologiche di Castel Cerreto e il pane del forno artigiano Tilde.

Ovviamente prima di tornare a casa non è mancata una tappa al Caffè Milano per una fetta di Turta de Treì. Tutto #moltobuono.

Tutto #moltobello.