Fotografare la scultura extraterrestre a due passi dal Lago d’Endine e fare un tuffo… nell’arte contemporanea

Se da Bergamo andate a Lovere, poco prima di arrivare al Lago d’Endine, a Vigano San Martino, potete imbattervi in un cartello segnaletico decisamente strano che indica la direzione per raggiungere una “scultura extraterrestre”. Si, avete capito bene: una scultura extraterrestre.

Scultura. Extraterrestre. Due parole che mi hanno fatto subito accendere la lucina, ma prima di dire qualcosa, ho deciso che non potevo proprio perdermela, di qualunque cosa si trattasse. Così, ho imboccato la strada indicata dal cartello e ho continuato a guidare fino al punto segnalato.

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Devo dire che nelle poche centinaia di metri che mi separavano dal cartello alla meta mi sono fatta un sacco di domande: Di cosa si tratta? Da quando in Val Cavallina sono atterrati gli extraterrestri? Possibile che nessuno abbia mai detto nulla? Che nessuno abbia girato un documentario o scritto sul giornale per avvisare che a due passi dal Lago d’Endine si trova un extraterrestre, e che c’è addirittura una scultura? Sto per raggiungere la Roswell bergamasca e scoprirò che qui è precipitato un disco volante?

Poi, escludendo di trovarmi di fronte ad una Roswell bergamasca mi sono fatta mille altri film: Che sia  un meteorite ritrovato atterrato sul nostro pianeta secoli fa? Che sia qualcosa scolpito in orbita da qualche astronauta e poi portato sulla Terra? Che siano i resti di un satellite entrato nell’atmosfera e sopravvissuto alla distruzione?

La mia fantasia è corsa parecchio. Ad un certo punto, vicino a due alberi, ho notato una scultura dalla forma strana: “Sono arrivata: è lei!”. Vedendola mi sono ricordata che non era la prima volta che fotografavo un extraterrestre (mi era già capitato a Bergamo, nel Parco della Scultura)

Ho parcheggiato. Sono scesa dalla macchina e mi sono avvicinata per leggere il cartello con le spiegazioni. E no, nonostante le mie elucubrazioni, non era un oggetto arrivato dallo spazio. Anzi, era quando di più terreno si potesse immaginare. Ma la storia di questa scultura e del suo autore sono comunque molto affascinanti e meritano di essere raccontate.

La scultura extraterrestre

La scultura extraterrestre non è un oggetto che arriva dal cosmo, ma è l’opera dell’artista luzzanese Alberto Meli (1921-2003) . Ricavato dai resti di un tronco e delle sue radici divelte durante un temporale, questa realizzazione in bronzo (al museo di Luzzana si conserva l’originale in legno), rappresenta una visione sul mistero delle presenze che popolano lo spazio e l’infinito.

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Avvicinatevi, guardatela, giratele intorno: l’Extraterrestre di Meli non rappresenta un pericolo da temere o a un incubo da esorcizzare, ma esprime la sospensione di un’attesa in grado di scrutare l’universo come infinita mappa di presenze, tutte in qualche modo espressione di un atto creativo divino.  Partendo al dato naturale del tronco utilizzato, l’astrazione proietta questa realizzazione scultorea in un mondo abitato da forme nuove e fantastiche, che Meli ricavò dalla sua intensa esperienza vissuta a Locarno con gli artisti Arp e Richter.

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Carlo Pinessi, co-fondatore del museo di Luzzana,  intervistò lo scultore Alberto Meli. Ecco il ricordo di quella chiacchierata:

La storia di questo extraterrestre parte da lontano. Siamo nel 1938 e il 30 ottobre, alla CBS, Orson Welles, in diretta radio, ispirato dal romanzo “La Guerra dei mondi”, narrava l’invasione aliena in corso negli Stati Uniti. Questo creò apprensione, panico e qualche scena di isteria collettiva. Nacquero così due schieramenti contrapposti: chi credeva all’esistenza dei “Marziani” – oggi li chiameremmo UFO – e chi si accapigliava per sostenere il contrario.

L’inventore di Internet non era ancora nato e … le notizie d’Oltreoceano, in quegli anni, arrivavano con molta lentezza prendendo strade lunghe e tortuose, soprattutto nelle valli bergamasche. Ci vollero quindi vent’anni perché l’eco suscitata dalla messa in scena di Well arrivasse a Luzzana, a due passi dal Lago d’Endine, e che diventasse motivo di discussione. Siamo alla fine degli anni Sessanta e lo scultore Albero Meli, prese una posizione piuttosto risoluta: “Secondo me i Marziani esistono e prima o poi, sono sicuro, arriveranno sulla Terra.

Naturalmente gli scettici gli diedero del pazzo visionario. Alberto accettò la provocazione e sbottò: “Se la pensate così vi faccio vedere io come sono fatti”. Trovò un tronco di pioppo e realizzò l’Extraterrestre rifinendolo con una patina dorata per renderlo più realistico.

La speranza che arriva dallo Spazio

Catalogo (141)Se capitasse di vedere – gli spiegò Alberto Meli mostrando l’opera questo essere vivente venirci incontro, caracollando con le tre corte gambette, alle due di notte, nella piazza del paese, alla fioca luce della luna, come reagiremmo?
L’inconsueta forma di quella creatura creerà stupore o paura con ogni probabilità. Tuttavia l’Alieno arriverà sulla Terra dopo un viaggio intergalattico, quindi non potrà che disporre di una tecnologia ancora a noi sconosciuta. Mani e gambe non gli servono più, si sono atrofizzate per l’intenso uso delle macchine; l’enorme testa, simbolo di intelligenza superiore, indica una massa cerebrale di gran lunga maggiore alla nostra e per questo lo dovremmo accettare di buon grado. Ancor più, potrebbe essere lui a salvare l’uomo, quando la Terra imploderà per incuria e inquinamento generati dalla nostra dissolutezza.

Ecco la spiegazione di questa scultura. Una spiegazione che la rende estremamente affascinante e decisamente attuale.

Come dobbiamo interpretare l’opera

Questo soggetto  non fu episodico nella produzione di Alberto Meli. Infatti è collegabile alla sua ricorrente indagine sulle misteriose manifestazioni dell’Essere (1950), dell’Enigma (1956), delle varie e ripetute redazioni di Ricerca dell’Infinito (1963-1966).

La ricerca della spiritualità nello sviluppo cosmico ha sempre appassionato Alberto Meli, che da essa ha tratto  spunti plasticamente sempre più convincenti per una scultura di rarefatto astrattismo, densa di significato dagli esiti liricamente evocativi. Tutto, fantasia e sogno, credibile nelle sue fattezze riporta a un mondo sconosciuto da esplorare e incontrare con un’attenzione decisamente particolare, carica di sorprese ma rispettosa delle diversità.

Chi era Alberto Meli

Alberto Meli, scultore bergamasco, nacque a Luzzana in provincia di Bergamo nel 1921. Scopre i primi metodi metodi di lavorazione dei materiali, in particolare la pietra e il marmo, presso lo studio dello scultore Remuzzi. Scomparso nel 2003 all’età di 82 anni fu un artista riservato, partecipò raramente a mostre ed esposizioni, lavorò per collezionisti privati e per l’ambiente ecclesiale. Ma soprattutto lavorò per se stesso, per l’amore per l’arte, senza avere un obiettivo prettamente “commerciale” da perseguire.

Studiò nella bergamasca e, al termine del conflitto mondiale, frequentò per sette anni la scuola d’arte dell’Accademia Carrara, sotto la guida del maestro Achille Funi. Fu un periodo particolarmente fecondo per la nascita e formazione degli artisti bergamaschi, ma dopo qualche anno decide di andare all’estero per confrontarsi direttamente con le nuove avanguardie e per imparare dai grandi artisti internazionali.

Nel 1955, tre anni dopo il matrimonio con la pittrice Ester Gaini, Meli lascia quindi l’Italia insieme alla moglie e parte alla volta della Svizzera per lavorare nell’atelier di Remo Rossi a Locarno. Qui entra in contatto con artisti di fama internazionale
quali Richter, Fischer, Max Bill e soprattutto Hans Jan Arp, di cui diventa l’esclusivo collaboratore dal 1957 e dal cui spirito dadaista assorbe l’amore per gli accostamenti
anticonvenzionali pur continuando a seguire la propria linea espressiva.

Nonostante Arp, ormai molto anziano, gli avesse proposto di rimanere a Locarno e
prendere in mano le redini della sua attività, nel 1965 Meli sceglie di tornare a vivere a Luzzana per non perdere la propria identità artistica. Qui comincerà a lavorare per committenze ecclesiastiche e private sperimentando materiali diversi fino al 2003, anno della sua scomparsa.

In quello stesso anno a Luzzana viene istituito il museo a lui intitolato.

Il Museo d’arte contemporanea di Luzzana

Se siete amanti dell’arte contemporanea e avete voglia di saperne di più su questo artista bergamasco, vi consiglio una visita a Luzzana  (in Val Cavallina, a due passi dal lago d’Endine) nel Museo d’Arte Contemporanea che si trova all’interno del Castello Giovanelli.

Per raggiungerlo potete percorrere le stradine dell’antico borgo medioevale di Luzzana, alla scoperta di angoli caratteristici, strade strette, portici, case dalle murature in pietra e raggiungere il Castello Giovanelli. Questo  è l’edificio architettonico di maggior rilievo: la struttura risale alla fine del XIII secolo, poi ampliata e trasformata in residenza in due diverse fasi costruttive (sec. XVI e sec. XVII). Nel centro storico si trova anche il Fortilizio e la sua torre a difesa della porta ovest (Sec. XIII°) e il palazzo del Patriarca (Sec. XVIII°).

Il Museo d’Arte Contemporanea di Luzzana è un museo di cui non si parla spesso, ma vi assicuro che è davvero molto interessante, grazie alla donazione di oltre 220 opere da parte del maestro Alberto Meli scultore e di sua moglie, la pittrice Ester Gaini Meli. Il Museo permette, attraverso le opere del maestro Alberto Meli di leggere la cultura bergamasca, vista attraverso gli occhi disincantati di un artista che ha dimostrato una grande capacità di sintesi e  che ha racchiuso nelle sue opere importanti messaggi mediati direttamente dalla tradizione.

Il Museo è stato pensato come spazio aperto: non c’è un luogo importante del comune che non ospiti opere del maestro Meli e queste si possono raggiungere attraverso il percorso del “Museo diffuso”.

L’esposizione ha una sua estensione naturale nella chiesa parrocchiale dove si può ammirare ed approfondire il messaggio religioso espresso dall’artista e da sua moglie.  All’esterno di può ammirare uno splendido mosaico proprio di quest’ultima. Entrando, invece, nella chiesa parrocchiale si possono ammirare diverse opere dello scultore: un grande Cristo Crocifisso in legno di castagno selvatico creato a Locarno, una Via Crucis in piombo e vari arredi liturgici – tra cui l’Altare dell’Annunciazione , l’Ostensorio della Creazione, un portacero e un’acquasantiera – e il Portale maggiore dei santi Antonio e Bernardino, contraddistinto dalle maniglie a forma di mazzi di asparagi, tipici dei boschi locali.

Altre opere sono visibili oltre che in vari punti di Luzzana – il Monumento all’Ecologia posto nel giardino della scuola, la statua di Papa Giovanni XXIII al santuario di S. Antonio o la Genesi in via Nazionale –, anche su tutto il territorio bergamasco: dalle statue dei Santi Fermo e Rustico a Adrara San Martino, all’Altare conciliare della parrocchiale di Fonteno, dal Monumento ai caduti di Costa di Mezzate, all’altare conciliare con San Lorenzo sulla graticola  della Parrocchiale di Zogno. E a Bergamo e a Vigano San Martino, appunto, con le statue dell’Extraterrestre.

Il ricordo di quando l’extraterrestre è “atterrato”. 

Io c’ero veramente quando L’Extraterrestre è atterrato a Vigano nel 2004 – ha raccontato Carlo Pinessi. – Grazie alla sensibilità delle amministrazioni dei Comuni della Media Val Cavallina, il Museo di Luzzana iniziò a creare il museo diffuso e questo rese possibile l’investimento necessario per fondere in bronzo copie di due sculture di Alberto Meli presenti al museo di Luzzana, da esporre all’aperto: una a Luzzana, l’altra a Vigano San Martino e di valorizzare una terza opera dello stesso Meli a Borgo di Terzo.

Se vi capita quindi di passare dalla zona del lago d’Endine, ricordatevi di questo artista e non mancate di fare un bel tuffo… nell’arte contemporanea!

Note
Per saperne di più sugli orari di visita del Museo e prezzi delle visite guidate consultate il sito del Museo

Oggi il Museo Diffuso di Luzzana si può visitare h 24 guidati da una mappa scaricabile dal sito del museo.

Le foto della scultura Extraterrestre di Meli a Vigano San Martino sono mie. Le foto di Luzzana e delle opere in museo sono tratte dal sito internet del Museo e dal catalogo. Le informazioni sono estrapolate dal cartello informativo posto accanto alla scultura e da vari documenti trovati on line come ad esempio la tesi di laurea di Alessandra Ghisi che vi invito a leggere per approfondire. 

L’intervista a Carlo Pinessi è stata una vera fortuna: mi ha raggiunto dopo aver letto la prima stesura del post e mi ha aiutato a completare l’articolo. Non finirò mai di ringraziarlo.