Brindare alla vita con il Moscato del Farmacista, passito rosso da meditazione di Scanzo

Volete assaggiare un vino bergamasco raro e prezioso perfetto per un brindisi con il vostro o la vostra amata? Volete assaggiare un passito eccezionalmente buono che si produce solo in una zona piccolissima in provincia di Bergamo, su una collina di pietra calcarea unica? Allora dovete proprio assaggiare il Moscato di Scanzo, un passito rosso da meditazione, che nella bergamasca (e non solo) è molto conosciuto e apprezzato. E se dovesse capitare che andate in una, due, tre enoteche di fiducia e vi dicono che è finito, non perdetevi d’animo: telefonate all’Azienda Agricola Pagnoncelli Folcieri di Scanzo e chiedete se ne hanno ancora. E se siete fortunati (e siete di strada), dopo averla acquistata, vi dicono di andarla a ritirare presso la farmacia di famiglia

Ecco quindi che una delle 101 cose da fare almeno una volta nella vita diventa un’esperienza doppia: “Acquistare una bottiglia di Moscato di Scanzo del Farmacista e scoprire i segreti di questo meraviglioso vino da meditazione chiacchierando con il dottor Pagnoncelli”.

La storia del Moscato Pagnoncelli Folcieri

Il Moscato del farmacista non è il vero nome del moscato, ma è il modo con cui a Scanzo si indicava il moscato prodotto dai Pagnoncelli e che  si chiama così anche perché un tempo era venduto non solo in enoteca, ma anche nella farmacia di famiglia.

La famiglia Pagnoncelli ha infatti una bella storia tutta da scoprire. Si stabilisce a Scanzorosciate verso la metà dell’Ottocento e, negli anni, avvia e porta avanti due realtà imprenditoriali che all’apparenza possono sembrare molto lontane: la farmacia e il vino.

Giancarlo Pagnoncelli Folcieri, farmacista di terza generazione, con la passione per la terra e la viticoltura produsse il suo primo Moscato di Scanzo nel secondo dopoguerra:  dalle poche gambe di vite tenute nell’orto di casa ricavò le prime 6 bottiglie di vino. E da quel giorno non si fermò più.

Il Moscato di Scanzo è un passito rosso, uno dei rari moscati rossi prodotti in Italia,  dalle note speziate con sapori di frutti rossi, rosa canina, ma anche liquirizia e cannella. Si produce sulle colline di Scanzorosciate e prende il nome dal vitigno di Scanzo. Un vino storico, molto particolare, di cui si parlava già nel 1300 e che era stato motivo di razzie tra guelfi e ghibellini.

Negli anni Sessanta Pagnoncelli contribuì con pochi altri appassionati all’operazione di salvataggio e di rilancio del vitigno di Scanzo, piccolo centro della bergamasca in quella zona collinare che porta verso il lago d’Iseo, a due passi dalla Valcalepio e dalla Franciacorta. Acquistò due vigneti posti nella migliore e più felice posizione della collina di Scanzo, l’area che oggi, con terminologia francese, potrebbe essere definita come première cru della zona. E quello che un tempo era “il vigneto del parroco” divenne per tutti “il vigneto del farmacista“.

La produzione continua sotto la supervisione del figlio Maurizio, anch’egli farmacista, e oggi coinvolge tutta la famiglia.

Il Moscato del Farmacista

Non immaginatevi quindi di acquistare il vino al banco della farmacia Pagnoncelli come un qualsiasi farmaco, mi raccomando. Una volta si, era possibile, ma allora non c’erano le norme e le autorizzazioni che ci sono ora per la vendita delle bevande alcoliche: una volta in farmacia si poteva trovare anche il moscato perché sfruttava la normativa della vendita di alcool. Non fate questo errore. Oggi è tutto diverso.

Moscato Pagnoncelli.jpgIl Moscato di Scanzo è pur sempre un vino, ottimo da sorseggiare con un bicchiere a ballon da vino rosso. Ottimo per una serata in compagnia (e visto che ci avviciniamo a San Valentino, perfetta per un tête-à-tête. Ottimo a fine pasto, con il dolce o con una tavoletta di cioccolato fondente 70%, magari proprio una di quelle che avete comperato sul Sentierone in occasione della Festa del Cioccolato.  In farmacia lo potete ritirare se le Cantine sono chiuse o se siete più comodi perché siete di strada: telefonate alle Cantine Pagnoncelli, pagate e vi mettete d’accordo per il ritiro.

Io in realtà non lo sapevo e quando non sono riuscita a trovarne una bottiglia nella mia enoteca di fiducia mi è tornato in mente che il Moscato Pagnoncelli era chiamato anche Moscato del Farmacista e ho provato a contattare la farmacia di famiglia per chiedere se ne avevano una confezione. Mi hanno risposto che avrei dovuto contattare le Cantine Pagnoncelli per acquistarla e che sarei potuta andare a ritirarle lì, in farmacia. Ed è stata la mia fortuna perché così sono riuscita a fare una chiacchierata con il dottor Pagnoncelli e a scoprire i segreti di questo profumatissimo vino da meditazione bergamasco.

Un vino passito, vinificato a rosso, raro e prezioso

Le prime etichette del Moscato Pagnoncelli risalgono al 1962. Oggi vi accorgerete che sono delle vere e proprie opere d’arte: riportano infatti l’immagine dello splendido dipinto che si trova sul soffitto della biblioteca di Villa Pagnoncelli, una dimora storica che risale addirittura al Seicento dove vengono organizzate le degustazioni per clienti e appassionati. Un tempo la bottiglia veniva sigillata con la ceralacca mentre oggi, per praticità, sono passati alla tradizionale capsula.

Il bassissimo quantitativo di bottiglie  ha da sempre contraddistinto l’altissima qualità di questo vino da meditazione e lo ha reso un prodotto pregiato e ricercato per la sua rarità. Fino a qualche anno fa arrivava al massimo a 7-800 bottiglie, ma oggi con un vigneto in più sono riusciti ad aumentare la produzione arrivando a circa 3000.
E con ciò che rimane della vite si produce una particolare grappa di Moscato di Scanzo e una nuova birra al mosto di moscato (che ho acquistato e di cui vi parlerò appena la assaggio).

La qualità del vino contraddistinta da una vera “produzione a dito”

Mentre chiacchieravo con il dottor Pagnoncelli ho chiesto se i moscati di Scanzo sono tutti uguali e cosa contraddistingue un buon moscato da un ottimo Moscato di Scanzo.
Per rispondere il dottor Pagnoncelli mi ha raccontato che “…in Umbria c’è una zona  molto piccola dove si coltivano le lenticchie più buone del mondo. Se vai a comprarle trovi due tipi di sacchetti con due prezzi molto diversi tra loro: il prezzo per quelle normali e il prezzo per quelle “passate a dito”, ossia quelle passate dal produttore una ad una con il dito per scegliere quelle più buone e scartare “quelle che non raggiungono la perfezione” o i sassolini. E mi creda: le prime sono buone, le seconde sono buonissime davvero. Ecco il Moscato di Scanzo è così: c’è il moscato buono e quello dove gli acini di uva sono tutti passati a dito. E più di una volta. Questo è il segreto“.

La raccolta e la pulizia dei grappoli  d’uva per fare il Moscato di Scanzo è infatti un momento importante e delicato. La prima deve essere effettuata con apposite cassette in cui il grappolo viene adagiato e dove i grappoli non devono essere sovrapposti l’uno all’altro per evitare che i singoli acini si rompano e vadano poi scartati. Gli acini rotti, infatti, rischiano di generare muffe durante l’appassimento e vengono eliminati. Così come gli acini che non hanno raggiunto la maturazione ottimale o che in qualche modo possono compromettere la qualità finale del Moscato. Via, tutti eliminati! Successivamente (e con un’attenzione quasi maniacale) alcuni fanno una seconda pulizia del grappolo al termine dell’appassimento.

Effettuare queste due operazioni con particolare rigore è l’arma vincente del Moscato Pagnoncelli e permette di ottenere un prodotto di alta qualità e contraddistinto da caratteristiche particolari.

Come si riconosce al gusto un ottimo moscato di Scanzo?

Siccome non tutti possono fare un giro nelle cantine di un produttore per verificare come avviene la pulitura dei grappoli, ho chiesto al dottor Pagnoncelli come si deve fare per riconoscere al gusto “un ottimo Moscato di Scanzo”.

La prima cosa è verificare la sua persistenza in bocca (valore che in francese viene chiamato Caudalie e si misura in secondi, ndr): più dura e più il vino è importante…
Il sapore del Moscato Pagnoncelli rimane in bocca a lungo, per oltre 30 secondi e questo non è poco, credetemi.

Poi bisogna verificare che ci sia equilibrio tra zucchero e alcool. Deve essere morbido e avvolgente, dolce ma non stucchevole...”
Mentre lo diceva mi è venuto in mente che questa è la caratteristica per cui, se il vino è buono, è difficile fermarsi al primo bicchiere.

E infine deve avere un’intensità di profumi ed aromi speciale, e dei sentori tipici del Moscato e in particolare dell’area cru dove si trovano i vitigni del Monte Bastia. Quale? Una nota di incenso, che in bergamasco si dice odur de chesae che è tipica dei moscati prodotti nella zona del Sass de Luna“.

Cos’è il Sass de Luna? è una pietra calcarea tipica di questo monte che trattiene il calore durante la notte e che rende questo vino unico al mondo, carico di zuccheri e di profumi.

Villa Pagnoncelli, una dimora che racconta l’amore per i viaggi e per l’antico

Il brindisi di San Valentino con un ballon di Moscato di Scanzo è stato il regalo che ho chiesto al mio compagno di vita. Questo desiderio l’avevo espresso al termine di una visita a Villa Pagnoncelli a settembre. Se vi capita, vi consiglio di visitarla. Io sono riuscita in occasione della settimana dedicata al Moscato di Scanzo, a settembre, quando è stata aperta al pubblico gratuitamente. 

La cantina è all’interno della casa in cui abita la famiglia, una villa di impianto seicentesco molto bella. Si accede attraverso un giardino che cambia colore con il passare delle stagioni.

Entrando sembra di varcare il portone del tempo e di essere catapultati nei primi anni del secolo scorso con le sue collezioni d’arte e di oggetti da farmacia.

 

La cantina dell’azienda agricola

La parte destinata alla lavorazione dell’uva e all’appassimento era un tempo denominata la “legnaia”. E’ stata ristrutturata completamente una decina di anni fa ed ora è funzionale al nuovo uso che ne viene fatto.

La cantina di stoccaggio delle bottiglie, dove si trovano anche le botti in acciaio, è piccola e perfetta. Non ha bisogno di aerazione e condizionamento artificiale perché  si trova ad un livello inferiore, nel sottosuolo, ed è protetta da antiche pareti spesse che da sole garantiscono la perfetta conservazione del vino.

E’ un luogo suggestivo carico di memorie, con a vista sulle pareti le borole o borlanti (pietre locali provenienti dal vicino fiume Serio, all’epoca unico materiale da costruzione), le bottiglie di tutte le annate di produzione del Moscato, a partire dal 1962, con un’antica ghiacciaia ricavata in un angolo, un profondo foro circolare che un tempo fungeva da frigorifero.

Insomma… non vi è venuta voglia di assaggiare questo vino passito?

Fatemi sapere!

Note

Le foto sono mie. Le informazioni le ho raccolte durante la visita guidata di Scanzorosciate che comprendeva la visita alle Cantine Pagnoncelli e alle Cantine Biava (altra eccellenza di cui vi parlerò presto). Alcuni approfondimenti sono il risultato della visita alla Farmacia di famiglia e alla lettura di molti articoli letti on line. Il vino e la birra sono stati regolamente acquistati

Se desiderate saperne di più sul Moscato di Scanzo, contattate il sito del Consorzio Moscato di Scanzo dove troverete tutti gli eventi (comprese le degustazioni) per conoscere e assaggiare questo vino passito a bacca rossa e i suoi produttori!