La transumanza è diventata patrimonio immateriale dell’UNESCO: pastori e Bergamini orgoglio di Bergamo.

Fiato alle trombe. Rullo di tamburi. Applausi. Sentite il lontananza il suono delle zampogne e i campanelli delle greggi? Da alcune ore ricevo messaggi (qualcuno sorpreso e qualcun altro entusiasta) che mi chiedono di scrivere un articolo sul nuovo riconoscimento UNESCO per la Bergamasca e le sue valli. Ed eccomi qui, alla tastiera per raccontarvi che la transumanza è diventata patrimonio immateriale dell’Umanità e che Bergamo e le nostre valli devono esserne fieri. Questo riconoscimento UNESCO, va detto,  non riguarda solo Bergamo, ma l’Italia intera e altri paesi alpini e mediterranei (tutti quei territori in cui da secoli si pratica la transumanza). Ma l’orgoglio è d’obbligo. Dopo il riconoscimento di Bergamo come Città Creativa per la Gastronomia (per i suoi formaggi), la nostra provincia può gioire nuovamente un risultato prestigioso che la vede coinvolta non solo per il passato, ma anche per il ruolo che ancora oggi ricopre come capitale delle transumanze del Nord Italia. Ricordate? Ne avevo già parlato in occasione del Festival del Pastoralismo. 

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Cos’è la transumanza

Se vi chiedete cosa centri il pastoralismo con la transumanza, be’, è molto collegato. La transumanza rappresenta infatti la migrazione stagionale delle greggi, delle mandrie e dei pastori che, insieme ai loro cani e ai loro cavalli, si spostano in differenti zone climatiche, percorrendo le vie semi-naturali dei tratturi. Un viaggio che dura giorni e giorni, durante il quale greggi e mandrie effettuano soste in luoghi prestabiliti, detti ”stazioni di posta”.

La transumanza è un elemento culturale dal forte contenuto identitario che ha saputo nei secoli creare legami sociali e culturali tra i praticanti e i centri abitati attraversati.  Rappresentava un’attività economica sostenibile caratterizzata da un rapporto unico tra uomo e natura, uomo e animali, uomo e territorio. Ha influenzato con la sua carica simbolica molti campi dell’arte e della cultura. Ma non solo. Ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della cultura alimentare ed enogastronomica locale.

Un riconoscimento che rende orgogliosa Bergamo

Da Bergamo, infatti, i Bergamini, con le loro vacche e i loro arnesi da caseificio, sono passati scendendo dalle valli (Valle Imagna, Valle Brembana e Valle Seriana) diretti per secoli verso le pianure di Lombardia, Piemonte, Emilia e Veneto contribuendo in modo importante allo sviluppo delle attività casearie. Ricordate la storia dello stracchino, il formaggio prodotto con il latte delle vacche “stracche” in viaggio dai monti verso la pianura? Senza la transumanza sarebbe rimasto una semplice formaggella di montagna. E lo stesso di può dire dello strachitunt e di molti altri prodotti.

Quanto ai pastori bergamasco-camuni, in estate migravano con le proprie greggi sino nella Svizzera interna, in Tirolo, sulle Alpi Piemontesi (settentrionali e occidentali) e, in inverno, nella pianura padana. Agli altri pastori transumanti hanno trasmesso il gaì – come lingua franca segreta della categoria – mentre le loro pecore hanno impresso il “tipo bergamasco” a buona parte delle popolazioni ovine delle Alpi.  La Bergamasca che oggi è parte delle 38 razze da proteggere, era da sempre la pecora di dimensione maggiore e la migliore produttrice di lana in termini quantitativi. Per queste sue caratteristiche così importanti ha dato vita a razze molto simili (la Biellese piemontese, la Bergschaft tirolese, oltre ad altre razze svizzere) e ha molto influenzato molte altre razze che oggi troviamo sulle Alpi.

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Patrimonio UNESCO: l’Italia dei record

Il riconoscimento della Transumanza come Patrimonio dell’Umanità, come ho già detto, riguarda tutta l’Italia, dalle Alpi al Tavoliere: le comunità indicate nel dossier come luoghi simbolici della transumanza sono diverse, tra cui i comuni di Amatrice (Rieti) da cui è partita la candidatura, Frosolone (Isernia), Pescocostanzo e Anversa degli Abruzzi in provincia dell’Aquila, Lacedonia in Alta Irpinia in Campania, San Marco in Lamis e Volturara Appula (il paese del Premier Conte) in provincia di Foggia. Ma ne fanno parte anche i territori della Lombardia, della Val Senales in Trentino Alto-Adige, e della Basilicata in modo più esteso.

Il Ministero delle Politiche Agricole e alimentali e forestali ha salutato con entusiasmo questo risultato, sottolineando che è la terza volta – dopo la pratica tradizionale della coltivazione della vite ad alberello della comunità di Pantelleria e l’arte dei muretti a secco di cui vi ho già parlato – che viene attribuito questo prestigioso riconoscimento a una pratica rurale tradizionale.

Va detto inoltre che dei 10 elementi italiani riconosciuti dall’Unesco Patrimonio Culturale Immateriale, ben 5 sono riconducibili al patrimonio rurale e agroalimentare, a conferma che in Italia l’agricoltura è un elemento caratterizzante la cultura del Paese. L’Italia acquisisce così il primato di iscrizioni in ambito rurale e agroalimentare superando Turchia e Belgio.

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Un riconoscimento che riempie di orgoglio

Ci sono voluti meno di due anni dalla candidatura al riconoscimento della Transumanza come Patrimonio Immateriale dell’Umanità ed è stato un progetto complesso che ha messo insieme diverse voci. La transumanza, ossia il movimento stagionale del bestiame lungo gli antichi tratturi nel Mediterraneo e nelle Alpi è stata presentata nel marzo 2018 all’ufficio candidature dell’Unesco dall’Italia (capofila) insieme alla Grecia e all’Austria.

In periodo così importante per la promozione e il sostegno di pratiche eco-sostenibili, ma delicato dal punto di vista economico e sociale, la pratica della transumanza è stata riconosciuta dall’Unesco come “pratica rispettosa del benessere animale e dei ritmi delle stagioni, un esempio straordinario di approccio sostenibile”.

E non dobbiamo dimenticare che arriva a poche settimane da un altro riconoscimento che vede in modo collaterale coinvolti ancora i nostri pastori e i Bergamini, che con la loro attività hanno contribuito allo sviluppo dell’arte casearia del nostro territorio.

 

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono una rielaborazione di take d’agenzia e di articoli pubblicati nelle ultime settimane e di materiali diffusi dal Ministero delle Politiche Agricole e sul sito Unesco (versione italiana). 

 

17 commenti

  1. Che belle queste usanze. E’ bene tutelarle perché piano piano si stanno perdendo. Mi piacerebbe assistere, sono anni che non ne vedo una.

  2. Il tuo articolo mi ha fatto ritornare bambina, era normale vedere le greggi che scendevano dalle montagne verso la pianura e si fermavano nei campi. E i pastori con il cappello e il tabarro…..i mie bisnonni paterni erano bergamini, che bello vedere riconosciuto il loro lavoro

  3. Sono contenta di questo riconoscimento, per Bergamo ma per tutto il nostro territorio che in questa tradizione trova le sue radici. Spero che questo aiuti a preservarla e a mantenerla vera e non solo un fenomeno per attirare turisti!

  4. Se mia nonna fosse ancora tra di noi sarebbe stra orgogliosa di questa notizia! Era ciociara ma ricordava sempre la sua infanzia impegnata a guardare le mandrie e mi raccontava ogni dettaglio. Anche il fatto che avesse imparato a contare proprio in quelle occasioni 😀

  5. Questa notizia mi ha reso molto felice perché ho pensato a quei “malgari” delle mie parti, in Veneto. E ho pensato alle migliaia di pastori che ci sono ancora nel nostro paese e fanno un lavoro durissimo.

  6. Ho assistito (per caso) una volta alla transimanza nel lecchese. Mi sono ripromessa di andare ad uno dei tanti eventi in Lombardia dedicati all’evento, perché mi affascina molto!

  7. Provengo da un territorio dove la transumanza è stata sempre protagonista. Il Parco Nazionale del Pollino, quindi apprezzo enormemente l’articola e la tematica.

  8. Che bello questo post si lavori tradizionali di pastorizia che ancora oggi esistono e coesistono con questo mondo tecnologico

  9. Che cosa bella! Un riconoscimento Unesco! Conosco bene la transumanza perché qui da me in Veneto è molto sentita e sono convinta che i pastori ne saranno davvero lusingati dopo tutto il lavoro che fanno!

  10. Che bello che venga riconosciuto e soprattutto tutelato un modo tradizionale, antico e genuino di allevare le greggi. Grazie alla transumanza e al pascolo nelle verdi vallate si possono ottenere dei formaggi non solo buoni ma anche salutari. Sarebbe bello farlo conoscere anche a tutti i bimbi delle scuole per far conoscere di più questa realtà

  11. Queste tradizioni sono da tutelare
    Quando mi è capitato di vedere pastori con pecore sulle strade resto stupita e voglio guardare, è come vedere qualcosa di diverso, ma ancor più qualcosa che qualcuno ancora prosegue e continua la tradizione

  12. Mi era capitato di leggere che nelle comunità montane facessero delle celebrazioni proprio alla fine della transumanza. è molto bello che sia stata riconosciuta patrimonio Unesco immateriale

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