Mura e fortificazioni veneziane Patrimonio Unesco Transnazionale

Famolo strano (sulle Mura Venete) | Patrimonio Unesco transnazionale: itinerario dall’Italia al Montenegro

Siamo così abituati a citare le Mura di Bergamo Patrimonio Unesco che spesso ci dimentichiamo che oltre alle Mura Veneziane anche Bergamo è Patrimonio Unesco come Città Fortificata. E che insieme fanno parte di un patrimonio transnazionale con le fortezze di Palmanova, Peschiera del Garda, Zara e Sebenico e Cattaro. Sono questi i siti che rientravano nel sistema di fortificazioni difensive volute dalla Serenissima Repubblica di Venezia per proteggere i propri territori dagli attacchi nemici. Insieme queste strutture costituiscono un’eccezionale testimonianza dell’architettura militare che si è evoluta tra XVI e XVII secolo, un periodo molto importante nella lunga storia della Repubblica di Venezia. E oggi vi propongo un itinerario virtuale collegando i 6 siti che compongono questo Patrimonio UNESCO Transnazionale, per andare alla scoperta delle Mura di difesa dell’antica Repubblica Veneziana.  Lo chiameremo: “Mura Venete Patrimonio UNESCO transnazionale: itinerario fra 6 siti di straordinaria bellezza”. 

Sono quasi 14 ore totali di auto che vi riassumo in un post: un affascinante viaggio tra le mura veneziane e le città fortificate che si trovano sul territorio italiano e non solo. Dalla Lombardia al Friuli-Venezia Giulia, sconfinando in Croazia e in Montenegro: un viaggio all’insegna dell’architettura miliare e della cultura a memoria di un passato glorioso.

Che ne dite? Mi seguite in questo viaggio? Mettetevi comodi e se vi va prendete appunti, che magari vi viene voglia di farci un bel viaggetto. 

Itinerario transnazionale Mura Veneziane

 

Bergamo (Italia) – Mura Veneziane e città fortificata

Bergamo Mura venete Patrimonio Unesco transnazionale

Partendo da Bergamo, facilmente raggiungibile in auto o in treno da Milano e Lecco, riuscirete davvero a capire l’imponenza e l’importanza delle Mura Veneziane Patrimonio Unesco.

Le Mura Veneziane di Bergamo (meglio conosciute come Le Mura) si presentano praticamente intatte e maestose, dato che la città non fu mai assalita. Vennero costruite tra il 1561 e il 1588 e si sviluppano per circa 6 chilometri con un’altezza che in alcuni punti raggiunge i 50 metri. Sono costituite da 14 baluardi, 100 aperture per bocche da fuoco e sono racchiuse da 4 porte: Sant’Agostino, San Giacomo, Sant’Alessandro e San Lorenzo. All’interno si trova un groviglio di passaggi e strettoie.

Durante i fine settimana il perimetro interno delle Mura diventa una grande isola pedonale che è meglio raggiungere a piedi per non rischiare di prendersi una multa (se volete sapere dove parcheggiare per raggiungere Bergamo Alta cliccate qui). Sotto vi segnalo anche 8 modi diversi per raggiungere Bergamo Alta a piedi: qualunque percorso sceglierete, finirete per camminare lungo le Mura godendo degli splendidi paesaggi immersi nella storia.

Famolo strano (salendo) | Come raggiungere Bergamo Alta a piedi: 8 itinerari tutti all’insegna della bellezza e della storia

Prima di lasciare Bergamo soffermatevi in Piazza Vecchia, nel centro storico, e rilassatevi con un caffè all’ombra del Torquatone. Poi immergetevi nelle stradine medievali e godetevi la città. Io consiglio sempre un po’ di Flanerie. Ecco, sappiate che vi state trovando nel mezzo di Bergamo città fortificata, patrimonio Unesco. 

Leggete anche Flanare nelle 10 vie più belle di Bergamo e meno frequentate dai turisti, per (ri)scoprire la storia e le storie della città

La storia della costruzione delle Mura di Bergamo

Perchè i Veneziani decisero di costruire un sistema difensivo di Mura, polveriere, baluardi, e chi più ne ha più ne metta, proprio a Bergamo? Il ruolo strategico assunto da Bergamo all’interno del sistema difensivo dello Stato Veneto, portò alla decisione di trasformare la città in una fortezza per dissuadere i potenziali nemici dal decidere di attaccare e di spingersi verso Venezia.

Fu così che dal 1561 il Governatore generale della Serenissima, Sforza Pallavicino, diresse le operazioni della nuova struttura bastionata che mutò per sempre l’aspetto della città.   La cattedrale di Sant’Alessandro, il convento di Santo Stefano e di San Domenico, le chiese di San Giacomo e San Lorenzo e numerose case che si trovavano sul tracciato delle nuove mura, furono demolite causando ingenti danni economici alla popolazione mai risarciti.

Entro la fine del 1561 erano già stati tracciati e fondati i baluardi del Forte di San Marco, quelli di San Lorenzo, San Giovanni, Sant’Alessandro, San Giacomo e la tenaglia di Sant’Agostino.   I cantieri, aperti lungo il perimetro erano nove: diretti da otto proti, impiegavano 3760 guastatori per lavori di sterro e di demolizione, 263 spezzamonti per il taglio delle pietre, 147 muratori e 46 falegnami per l’erezione delle mura, e donne, assunte giornalmente per svolgere lavori di trasporto di materiale con carriole e gerle.

Negli anni successivi i lavori proseguirono a ritmi più lenti. Vennero realizzate, in corrispondenza delle principali direttrici stradali, le porte San Lorenzo, Sant’Alessandro, San Giacomo, e Sant’Agostino che erano già state progettate nei primi anni del cantiere (1562-1563), molto probabilmente da un’unica mano.   Solo dopo la morte di Sforza Pallavicino, avvenuta nel febbraio 1585, e la successiva nomina a direttore dei lavori di Giulio Savorgnan, si giunse alla chiusura definitiva della cinta fortificata con la realizzazione del baluardo della Fara, terminato nel 1588. Restavano tuttavia alcuni lavori da affrontare quali la sistemazione del Forte di San Marco, il rafforzamento della Cappella e la costruzione della strada e del ponte di accesso alla porta San Giacomo, che furono ultimati tra la fine del XVI secolo e i primi anni del successivo.

Se volete saperne di più sulle Mura, leggete anche: Mura Veneziane di Bergamo: dal 2017 sono Patrimonio dell’UNESCO. Inoltre a fine articolo troverete la risposta ad un dilemma che assilla molti: “Si chiamano Mura Venete o Mura Veneziane?” Qui, vi anticipo che troverete entrambe le diciture (anche se so benissimo quale sia quella corretta).


Mura venete a Peschiera del Garda (Italia)

peschiera del garda mura venete patrimonio unesco transnazionale

Percorsi circa 100 chilometri da Bergamo, sempre in auto oppure in treno con la linea Milano-Venezia, al confine con il Veneto arriverete a Peschiera del Garda (BS). Un bel paesino a forte vocazione turistica circondato da canali, che si affaccia sul lago di Garda. La sua fortezza è un’opera difensiva possente.

Fu ripresa nel Quattrocento da un progetto di Guidobaldo della Rovere, come cinta fortificata nella quale vennero aperte due porte: porta Verona e porta Brescia, collocate in direzione delle strade che portavano alle rispettive città. Negli anni, dentro la roccaforte, sono state edificate diverse strutture militari attorniate da cinte murarie in laterizio con cinque baluardi come difesa.

La storia delle Mura veneziane di Peschiera del Garda

Le architetture di difesa – tra cui sistemi fortificati, città-fortezze, forti isolati – furono erette tra il XV e il XVII secolo in tutti i possedimenti veneziani affacciati sul mare Adriatico, denominato, al tempo, “Golfo di Venezia”. La Serenissima, venuta in possesso di Peschiera nel ‘400, ne rinnovò le fortificazioni, comprendendo che si trattava di una posizione strategica per contrastare le mire imperiali, divenne sede doganale di primaria importanza per le merci provenienti dal nord Europa e luogo cruciale per assicurare l’integrità del dominio di Terraferma.

Nel 1549 iniziò la costruzione della nuova fortezza: la cinta venne munita di terrapieni e bastioni su progetti di Guidobaldo della Rovere, realizzati da Michele Sanmicheli. Furono aperte Porta Verona e Porta Brescia, mentre la Rocca Scaligera venne modificata per adattarla all’uso delle artiglierie.

Ma i veneziani non furono gli unici a incentivare il profilo militare di Peschiera. Nel 1800 gli Austriaci, insediati dal 1797, vi costruirono forti e caserme. Fu quartiere generale di Napoleone e nell’attuale Palazzina storica Vittorio Emanuele III partecipò alla Conferenza interalleata che decise la resistenza sul Piave dopo Caporetto, nel 1917.

 

Palmanova città fortezza a forma di stella (Italia)

Palmanova città fortezza Patrimonio Unesco transnazionale

Infine, prosegui verso l’ultima meta, ancora 250 chilometri circa e sei a Palmanova, in Friuli-Venezia Giulia. La caratteristica di questa cittadina in provincia di Udine è la sua pianta a forma di stella a nove punte. Venne costruita dai veneziani nel 1593 e munita di tre cerchie di fortificazioni con cortine, baluardi, un fossato e rivellini per proteggere le tre porte d’ingresso alla città rivolte verso Cividale, Aquileia e Udine. Una vera fortezza.

Un esempio di città rinascimentale ideale e nello stesso tempo di architettura militare. È circondata da mura e fossati per circa 7 chilometri. Sono presenti sei strade principali e diciotto radiali che convergono verso il centro in una piazza esagonale.

Interessante è la Piazza Grande, uno spazioso luogo d’armi posta al centro della cittadella, dove è presente l’esposizione permanente di strumenti e macchine utilizzate per costruire Palmanova.

Un’altra caratteristica della città era la sua capacità di sparire agli occhi dei nemici, perché costruita più in basso rispetto alla linea dell’orizzonte e ricoperta di terra e vegetazione per mimetizzarsi. Fu dichiarata tra le più inespugnabili città di tutta Europa e ispirò la costruzione di fortezze in Spagna, Francia, Alsazia, Germania solo per citarne alcune.

La storia delle Mura di fortificazioni di Palmanova

Le tre cerchie fortificate, che rendono la fortezza di Palmanova simile ad una stella, non furono eseguite contemporaneamente, ma realizzate in tempi diversi: la prima e la seconda dai Veneziani, la terza dai francesi di Napoleone Bonaparte nei primi dell’Ottocento. Al termine dei lavori del periodo napoleonico Palmanova si trova circondata da tre ordini di fortificazioni composti da terrapieni, fosse, lunette, rivellini, porte e controporte.

Agli inizi del 1593 Giulio Savorgnan presentò un preventivo di spesa riferito all’esecuzione di un solo bastione con la relativa cortina, e Bonaiuto Lorini, subito dopo, propose il progetto di una pianta poligonale a undici lati. Il 29 gennaio dello stesso anno il Senato decise per un decagono, ma il 17 settembre optò per l’ennagono, anche per ragioni economiche (più alto il numero dei bastioni e più dispendiosa la costruzione). Insomma, pare che anche allora il contenimento dei costi avesse un impatto sui progetti.

Una curiosità: Marc’Antonio Martinengo di Villachiara, che nel 1593 ricevette dal Senato la nomina a capo da guerra, fu inviato in Friuli a individuare un’idonea ubicazione della nuova fortezza, e presentò al Senato il proprio progetto, che tuttavia non venne accettato. Si realizzarono invece due copie di un modello, nel quale i bastioni erano rappresentati in base alle proposte di Giulio Savorgnan, mentre la strada coperta, la controscarpa e la sezione dei parapetti su quelle del Villachiara. Una perfetta sintesi

Prima cerchia (1593)

I lavori per la realizzazione della prima cerchia e del fossato richiesero circa trent’anni e si conclusero nel 1623. Le prime operazioni attuate definirono il centro e le punte dei bastioni segnando i limiti della cinta. Per i lavori di scavo della fossa si procedette a gradoni asportando la terra e accumulandola per innalzare bastioni e cortine. Liberato il terreno dai sassi e battuta la terra si procedette al contenimento della terra con muri di pietra e mattoni, la cosiddetta “incamisadura”. Il materiale necessario per questi lavori fu ingente. A Palma arrivarono 50.000 carri di pietre e per la realizzazione dei soli rivellini furono necessari ben 40.500 carri di materiale. Le strutture principali furono ultimate nel 1599. Nello stesso tempo si completò un perimetro di 7 chilometri e si realizzarono passaggi sotterranei per 5 chilometri e mezzo.

Seconda cerchia (1658) e terza cerchia (1806)

La costruzione della seconda cerchia fortificata venne iniziata nel 1658 con l’innalzamento dei rivellini a protezione delle tre porte d’ingresso alla fortezza, e terminò nel 1690.

La terza cerchia, la più esterna, venne costruita a partire dal 1806 da Napoleone che incaricò il generale Chasselops per il genio. Alla direzione dei lavori attese il maggiore Laurent e alla supervisione Eugenio di Beauharnais. Le opere si protrassero fino al 1813, anno dell’abbandono del Friuli da parte delle truppe francesi.

Le Mura Veneziane di Zara (Croazia)

Opere di difesa veneziane Zara patrimonio unesco transnazionale

Le fortificazioni di Zara risalgono al XV e XVI secolo e sono state costruite dai Veneziani con l’intento di difendere il porto dalle incursioni della marina ottomana. Dopo averla conquistata nel 1409, la Serenissima fece di Zara la propria capitale dei domini dalmati e la controllò per quasi 400 anni, fino al trattato di Campoformio (1797).

Tuttavia, dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale e quelli causati dal conflitto serbo-croato degli anni Novanta, soltanto alcune porzioni delle mura sono oggi visibili e, tra queste, la celebre porta di Terraferma, il monumentale accesso alla città progettato nel 1543 da Michele Sanmicheli e che tuttora assolve a questa funzione.

Visitare le Mura Venete di Zara

Una passeggiata lungo le mura cittadine offre un’ottima introduzione alla storia di Zara. Partite dal tratto orientale, vicino al ponte pedonale, che rappresenta l’unica parte rimasta delle antiche fortificazioni romane e del primo Medioevo dal momento che la maggior parte delle mura odierne risale alla dominazione veneziana. Nelle vicinanze si trovano quattro antiche porte cittadine. A nord-ovest s’incontrano la Porta di San Rocco e quindi la Porta Marina. Quest’ultima, costruita nel 1573 e decorata con il leone di San Marco simbolo di Venezia, ingloba alcune parti di un arco di trionfo romano e reca un’iscrizione commemorativa della battaglia di Lepanto (1571). Poco più a ovest è situata la Porta Catena. A sud-est sorge invece l’elaborata Porta Terraferma (Kopnena Vrata), che risale al 1543 ed è stata completamente restaurata nel 2011. Presenta decorazioni in stile rinascimentale, tra cui un rilievo di san Grisogono (Sveti Krževan) a cavallo e il leone di San Marco.

Il Forte di San Niccolò di Sibenico (Croazia)

Bastione Mura di difesa veneziane Croazia

A Sebenico, è invece il forte di San Niccolò a far parte del patrimonio Unesco transnazionale insieme alle Mura Venete bergamasche. Altro gioiello dell’architettura militare veneziana, la fortezza fu costruita tra il 1540 e il 1547 a opera di Gian Girolamo Sanmicheli, membro della famosa famiglia rinascimentale dei architetti e scultori da Verona. Situato all’entrata del canale di San Antonio a ovest della città, il forte rinascimentale occupa interamente l’isolotto di Ljuljevac.

La fortezza di San Nicolò si trova di fronte al faro della spiaggia di punta Sant’Andrea, sul lato sinistro (meridionale) dello sbocco del canale marittimo di Sant’Antonio, il quale conduce alla città di Sebenico. La struttura rinascimentale costituisce uno dei rari esempi di fortificazione a forma triangolare,nonché una delle prime realizzazioni della cosiddetta opera a corno o a tenaglia. E l’unicità della fortezza risiede proprio nella conservazione della sua forma originale, esempio di un edificio classico veneziano isolato sul mare.

Curiosità. Un fatto interessante è che, così come Bergamo, la fortezza di San Niccolò in Croazia, non ha mai effettivamente svolto la sua funzione di difesa attiva. Nessun cannone militare ha mai sparato contro i nemici, ma la costruzione stessa e il suo aspetto imponente sono stati sufficienti per spaventare i nemici e proteggere così la città di Sebenico.

Due anni dopo l’ingresso nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, la Croazia ha iniziato il progetto di valorizzazione turistica della Fortezza di San Nicola. Dopo una lunga preparazione dell’edificio, la Fortezza di San Nicola è oggi aperta a tutti i visitatori interessati e amanti di particolari esempi di architettura rinascimentale. Oggi, l’isolotto di Ljuljevac può essere raggiunto con una barca da escursione dal lungomare di Sebenico.

 

Le Fortificazioni di Cattaro  (Montenegro)

Mura venete di Cattaro patrimonio unesco transnazionale

Lfortificazioni di Cattaro sono un sistema integrato di fortificazioni storiche che avevano la funzione di proteggere la città medievale di Cattaro (o Kottar), in Montenegro. Includono mura, torri, cittadelle, porte, bastioni, forti, cisterne, un castello, e altri edifici e strutture accessori. Tutto questo sistema difensivo è il risultato di secoli di architettura militare delle potenze di Illiria, Bisanzio, Venezia e Austria.

Curiosità. Questo sito è l’unico tra i 6 ad avere il doppio riconoscimento Unesco. Infatti le fortificazioni di Cattaro insieme alla città vecchia e al suo ambiente naturale, le fortificazioni sono diventate patrimonio mondiale dell’umanità nel 1979 come Regione naturale e storico-culturale delle Bocche di Cattaro. Nel 2017 la città fortificata di Cattaro è stata nuovamente inserita nell’elenco dei patrimoni UNESCO tra le Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo: Stato da Terra-Stato da Mar occidentale.

Un sistema di fortificazioni complesso

Le mura cittadine proteggono la città dal lato nord e sud-ovest, verso il mare. Le pareti sono fortificate da bastioni, di cui quello più importante è la cosiddetta torre Kampana, e dalla cittadella (XIII-XIV secolo) che si trova alla foce del fiume Skurda. Il perimetro delle mura esterne è lunga 4,5 km, con uno spessore compreso tra 2 e 16 m e un’altezza fino a 20 m.

Vicino a esso vi è la Porta del Mare (detta anche Porta Principale) del 1555, che permette l’accesso alla città dalla baia, mentre le altre due porte della città sono la Porta del Fiume (detta anche la Porta settentrionale) con il vicino bastione Bembo entrambi del 1540 e la Porta Gurdica (Porta meridionale), quest’ultima modificata più volte e fortificata dal Bastione Gurdico del 1470. Erano presenti altre due porte aggiuntive, una posta a sud della Porte del Mare, mentre l’altra (chiamata Porta di Spiljarsky) era all’interno dei bastioni della collina verso la vecchia strada per Cettigne.

Dal bastione Bembo e dal bastione Gurdico le mura salgono fino alla cima del monte San Giovanni che domina la città. I bastioni hanno posizioni in vari punti: al loro interno vi è una rete di passaggi di comunicazione, oltre ad altri edifici tra cui la Chiesa di Nostra Signora del Rimedio del 1518.

In cima alla montagna, a 280 metri di altezza sul livello del mare, si trova il castello di San Giovanni che domina la baia orientale, il sistema fortificazione e la città. Dietro la collina del castello, il terreno inabitabile e montuoso sale verso il Monte Lovćen.

Una domanda: si chiamano Mura Venete o Mura Veneziane? 

Qualcuno dirà che è una questione di lana caprina, qualcun altro dirà che è una questione fondamentale, io mi trovo in mezzo e sono costretta a fare i conti con chi cerca Mura Venete o o Mura Veneziane e vorrebbe saperne di più. Ma come si chiamano o si dovrebbero chiamare correttamente le mura fortificate che circondano Bergamo e che sono diventate Patrimonio dell’Umanità nel 2017 insieme alle mura e alle fortificazioni di altri cinque siti?

La risposta è unica: sono Mura Veneziane! E questo perché il concetto di Veneto è arrivato molto tempo dopo e i Veneziani (quelli dell’antica Repubblica di Venezia) si rivolterebbero nella tomba se sentissero qualcuno chiamarle Mura Venete.

A supporto di ciò vi segnalo un interessante sito che parla proprio delle Mura Veneziane di Bergamo e del progetto Unesco. 

Per saperne di più sui Patrimoni Unesco in provincia di Bergamo

Con questo itinerario alla scoperta di un Patrimonio Unesco transnazionale vi ho portato da Bergamo al Montenegro. Ma non è l’unico itinerario possibile alla scoperta dei Patrimoni Unesco che si trovano in provincia di Bergamo. Se siete interessati all’argomento vi segnalo:

Itinerario UNESCO a Bergamo e nella bergamasca, dai siti, ai bioparchi, ai patrimoni immateriali transnazionali

Oppure più nel dettaglio:
La transumanza è diventata patrimonio immateriale dell’UNESCO: pastori e Bergamini orgoglio di Bergamo.

Muretti a secco: patrimonio immateriale dell’UNESCO. La Valle Imagna fa scuola.

Un tuffo nel passato visitando il Villaggio Operaio di Crespi d’Adda, Patrimonio dell’UNESCO.

 

 

Note: Le foto sono state recuperate in Rete. Le informazioni storiche contenute in questo articolo sono in parte frutto di ricerche personali e in parte recuperate in Rete. 

 

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