10 motivi per visitare Gromo: arte, tradizione, storia e il piacere dello shopping vintage

Gromo in estate

Gromo, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, è uno dei borghi più belli d’Italia ed è senza dubbio una tappa  obbligata se siete alla ricerca delle bellezze della Bergamasca; se siete degli sportivi ma avete anche voglia di concedervi il lusso di trascorrere del tempo a contemplare la natura; se amate il cibo genuino e i sapori di una volta; se amate la storia o volete dedicarvi ad attività particolari come lo shopping di oggetti e abbigliamento vintage. Ecco, quindi, che visitare Gromo diventa una delle 101 cose da fare almeno una volta nella vita a Bergamo e provincia.

Dove si trova Gromo

Gromo si trova in Val Seriana (o Valle Seriana o Valseriana – non so mai come si dice veramente e a scanso di equivoci li uso tutti e tre). Da Bergamo si raggiunge abbastanza facilmente imboccando la statale 49 per l’Alta Valle Seriana. La distanza in macchina tra Bergamo a Gromo è di circa 43 km e ci vogliono circa tre quarti d’ora.

Quando arrivate parcheggiate in una delle aree destinate alle auto e ai camper che si trovano lungo la strada, poi prendete le scalette o le vie che portano al centro del paese e salite a piedi. In pochi minuti sarete nella piazza principale, in piazza Dante.

Nelle vie di Gromo: ogni angolo una sorpresa

Mentre salirete vi consiglio di guardarvi intorno perché scoprirete degli angolini davvero suggestivi, ricchi di storia e di sorprese. Nelle vie di Gromo vi imbatterete in edifici medievali, rinascimentali e Liberty con un’alternanza davvero affascinante. Ecco il mio tour.

1.   Ammirare l’architettura Liberty della Centrale Crespi

All’inizio del paese, venendo da Bergamo troverete una splendida centrale idroelettrica Liberty.  La Centrale Crespi (così si chiama), risale al 1920 e dal 1964 appartiene all’Enel. Non è l’unica della zona, ma questa è ancora in funzione e davvero ben tenuta. La centrale è collegata ad un’altra centrale più a monte e sfrutta le acque provenienti dal lago di Aviasco dal fiume Valgoglio. Entrambe convogliano a Gromo, le acque dei fiumi Valgoglio e Serio fino alle centrali di Ardesio e Villa d’Ogna.

Presenta alcuni elementi stilistici ed architettonici comuni alle altre centrali poste lungo l’alto corso del Serio, in particolare la costruzione con blocchi di pietra a vista e con finestre ad arco profilate in pietra. Un diverso stile caratterizza il magazzino e il portale delle condotte forzate, datato 1920, ispirato al revival medievaleggiante. Si compone di un corpo rettangolare su due piani con grandi archi a sesto acuto nella parte bassa, coppie di colonne tra una finestra e l’altra e decorazioni pittoriche in bianco e rosso sulla facciata. Interessante anche la casa del custode con  tetto a falde e decorazioni pittoriche sulla facciata a motivo geometrico e finestre profilate in pietra.

2. Passeggiare nel borgo tra costruzioni medioevali e palazzi deco

Addentrandovi nel paese vi imbatterete in edifici liberty molto belli. Alcuni con intonaco decorato a motivi floreali, altri in stile eclettico che riprendono le forme delle baite alpine ma più ingentilite.

3. Scoprire la leggenda del Rusì

Mentre passeggiavo ho notato quattro quadretti disegnati a mano e colorati appesi sulla facciata di un edificio in pietra nei pressi di una scaletta. Narravano la leggenda del Rusì. Non conoscendola, ma essendo come sempre curiosa, sono andata a cercarla ed eccola qua.


Si racconta che a Gromo, vivesse un omaccio tarchiato e dai cappelli fulvi, un brigante che viveva di espedienti e che entrava nelle case la notte a rubare formaggi, burro e uova. Si dice anche che nessuna pallottola di piombo sparata dagli archibugi degli sbirri che gli davano la caccia potesse ferirlo.

Abitava una antica casa con archi di pietra e neri sotterranei che portavano alle galleria che passavano sotto la piazza del paese fino al Serio, e nei boschi e prati della valle abitati anche da orsi e lupi. In autunno, quando ormai la transumanza riportava a valle i greggi, il Rusì si metteva lungo il percorso obbligato del paese di Gromo e riusciva a ghermire una sfortunata pecorella, che sarebbe diventata un buon arrosto, e il suo vello un caldo giaciglio.

Ma un autunno, al Rusì non bastò rapire una pecorella, rapì la bionda figlia del pastore, di soli 200 mesi. La portò nel suo rifugio e sprangò la porta. La povera, spaventata e atterrita rivolte le sue preghiere alla Madonna dell’Apparizione del paese di Ardesio.

La sua preghiera non rimase senza ascolto, la povera iniziò a tastare i muri fino a sentire il rumore delle acque del Serio, e a trovare le gallerie e passaggi che vi conducevano, e da lì ripercorrere la valle felice della grazie che le era stata accordata.

Questa volta il brigante l’aveva fatta troppo grossa, armati i tromboni di pallettoni d’oro, i gendarmi, lo cercarono e lo uccisero. Il Rosì venne sepolto con la sua corazza crivellata di pallottole d’oro sul molte Cornalta, oltre Corna Bianca, dove le aquile fanno il nido e dove mai arriva il sole né il suono di alcuna sacra campana.

4. Regalarsi delle chicche vintage di Egodì all’Emporio del Vecchio Forno di Gromo

Sono stata all’Emporio del Vecchio Forno di Gromo lo scorso Natale e ormai è una tappa fissa della quale non riesco a fare a meno. Ogni volta che Diego, titolare e anima di Egodì, apre il suo temporary shop (negozio temporaneo) in questa location così affascinante in una vietta pittoresca di Gromo caratterizzata da una scalinata in pietra sono obbligata ad andarci. Non che sia un obbligo, intendiamoci: è un piacere perché è un posto magico. Al Vecchio Forno trovo sempre qualche oggetto interessante e particolare da acquistare. Si tratta di oggetti vintage e d’antiquariato che Diego è capace di spiegare in modo così particolare che il loro valore cresce in modo incommensurabile solo per il fatto che diventano una “storia da raccontare”. E io adoro le storie da raccontare.

Quest’estate mi sono innamorata di un bellissimo uovo di struzzo decorato, dei primi del Novecento da posizionare su una credenza. Lui l’aveva esposto su una tavola apparecchiata, ma per me è troppo bello per tirarlo fuori solo in occasioni speciali: lo vorrei vedere sempre. Sono rimasta senza fiato sfogliando due libri antichi che Diego ha scovato nella casa di un anziano professore universitario. Ma la vera chicca sono i bicchieri in vetro antico fiorentino perfetti per la mia collezione. Sono fantastici. Vi consiglio di andarci.

Non ve lo dovrei dire, ma lo faccio lo stesso: ho acquistato tre alberelli in vetro soffiato con le palline colorate per Natale da regalare ai miei amici. Sarete sorpresi da quanto sono belli e… il prezzo è davvero interessate. Non lasciateveli sfuggire. Natale arriva in un soffio.

Ma non è l’unica cosa che troverete (fino al 7 settembre a Gromo dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 20.00, oppure su appuntamento cell 331 7171133): vasi in vetro di Murano, lampadari e mobili d’antiquariato, servizi di piatti in stile per una tavola chic…chissima.
E per gli amanti di Bergamo, tre quadretti con i luoghi iconici di Città Alta.

5. Soffermarsi ad ammirare Palazzo Milesi

Raggiunta la piazza principale di Gromo, rimarrete colpiti da Palazzo Milesi. Costruito del XV secolo, il palazzo Milesi è rivestito di marmo grigio venato delle vicine cave di Ardesio. Mantiene intatta la sua facciata, con le cornici e le profilature delle finestre, così come i travetti che formano il soffitto nei salone centrale al primo piano. Due loggiati, soprapposti al portico di pianoterra, con i capitelli dalle colonne a foglie angolari tipiche dell’edilizia bergamasca lo datano nella metà del quattrocento.

Palazzo del Comune di GromoIl palazzo Ginami, cambiò proprietari in Franzini prima e Scacchi poi, mentre verso la fine del Settecento passò alla famiglia Milesi. Una fontana circolare, presente nei documenti già dal 1399, di marmo bianco adorna la piazza di fronte al palazzo, che rimane uno dei pochi monumenti a non aver subito negli anni alterazione dell’arte barocca. Con atto del 1924, la famiglia Milesi cedette il palazzo all’amministrazione comunale, compresi i tanti documenti della fondazione Valerio Milesi, databili ad un periodo che va dal XIV al XIX secolo, testimonianza del patrimonio culturale del territorio. Attualmente il Palazzo è sede dell’amministrazione Comunale e dell’Ufficio Turistico, mentre ai piani superiori ospita il Museo delle armi bianche e delle pergamene ed il Museo EcoNaturalistico.

6. Visitare il Museo delle Armi bianche e delle Pergamene

E dopo aver ammirato Palazzo Milesi da fuori, entrate a Visitare il Museo delle Armi. Gromo e tutta la zona era famosa per la produzione di spade. Questo piccolo museo, proprio in piazza, è veramente interessante non solo per le armi, ma anche per gli affreschi recuperati. Durante i restauri del palazzo comunale sono stati trovati resti di affreschi che trattavano della compravendita di armi. Soggetto curioso, vero? La zona di Gromo infatti era nota in passato per la produzione di armi bianche, tanto da essere definita la Piccola Toledo.  Da tener d’occhio alcuni pezzi firmati da produttori locali e gli affreschi di cui accennavo. Al piano di sopra c’è anche un piccolo eco-museo con esemplari della fauna locale. Davvero interessante.

7. Scegliere un nuovo stile di outfit nel negozio di Moki

Entrare in questo negozietto a due passi dalla Piazza principale di Gromo significa decidere di abbandonare l’omologazione della grande distribuzione e pensare alle creazioni della moda come dovrebbero essere: originali e uniche, disegnate sul cartamodello e fatte totalmente a mano, pezzo dopo pezzo. Oltre ad alcuni pezzi in saldo della collezione estiva di Moki e alle capsule collection, troverete anche pezzi vintage davvero originali e fuori dal tempo.

Moki (Monica) la trovate anche a Bergamo in via Nullo (è qui solo per il mese di agosto) in un atelier a sua immagine e somiglianza. Ma potete trovarla anche on line per farvi un’idea di quello che è capace di realizzare. Potrete entrare e acquistare un capo di campionario, oppure potete ordinarlo della vostra taglia. Potete decidere di cambiare colori, tessuti, apportare delle modifiche che si studiano insieme…

Io mi sono innamorata dello splendido abito con un pappagallo colorato che si vede sotto. E’ bellissimo e non ne troverete in giro un altro uguale.


8. Visitare il Museo e la Parrocchiale di Gromo

Il museo parrocchiale di Gromo è molto particolare. Si divide su due piani con sale dalle differenti caratteristiche, l’ingresso con le raffigurazioni di santi e angeli vi accoglierà in questi ambienti ricchi di sacralità. Io non sono una grande esperta di arte sacra, ma in questo periodo mi è capitato di visitare anche il Museo della Basilica di Clusone e devo dire che comincio a comprendere il valore di certi oggetti dal punto di vista artistico in primis e poi per i fedeli.

Nella prima sala al piano terreno si trovano esposti dieci quadri raffiguranti gli apostoli, opere di Antonio Cifrondi, mentre due tele laterali, sono di un periodo sicuramente successivo e di autore ignoto. Lungo la parete è presente una cassapanca di fattura settecentesca, che conteneva gli arredi sacri. La stanza successiva è dedicata al vescovo Morstabilini e contiene cimeli a lui riconducibili, la casula e i paramenti che indossava durante il Concilio Vaticano II. Due grandi crocifissi presenti nella sala veniva portati nella solenne processione del Venerdì Santo lungo le vie del paese.

Al primo piano, una stanza è dedicata all’esposizione di Cartagloria, esposte in cornici di argento, mentre in un altro locale sono esposte lampade che vengono adoperate durante le funzioni eucaristiche, angeli in legno del XVII secolo, e un tronetto dorato dove veniva esposto l’ostensorio con l’ostia consacrata durante le festività solenni.

Ovviamente non perdetevi una visita nella splendida parrocchiale di Gromo.

9. Concedersi un pranzo nella storia al Posta al Castello

Il borgo medioevale, dominato dal castello costruito nella prima metà del XII sec. per la famiglia Bucelleni che, nel XVI sec., diviene proprietà della famiglia Ginami, da cui prende il nome. Il grande affresco di San Cristoforo, sulla parete del castello che domina la piazza, accoglie chi desidera andare a mangiare al ristorante Posta al Castello (conosciuto semplicemente come “Posta”) che, dal 1979, è ospitato nelle sale dell’antica fortezza.

Rimasto immutato fino al XV secolo e poi ampliato, il castello presenta oggi oltre alla struttura originaria, numerosi affreschi e mobili antichi. Il ristorante è ospitato in un’ampia sala con volte a crociera, e sono inoltre disponibili numerose sale per banchetti e matrimoni. Al Piano terra il bar è aperto tutti i giorni per una colazione o un aperitivo con una bella sala interna e un grazioso giardino esterno con vista panoramica sulle montagne circostanti.

Entrando potrete ammirare anche delle opere d’arte di autori locali che rendono il luogo ancora più suggestivo.

10. Passeggiare col naso all’insù per ammirare le ville Liberty

Be’ io sono malata di Liberty, ormai lo sapete e Gromo, nonostante sia un borgo medievale arroccato sulla montagna presenta dei gioielli Liberty meritevoli di un giro con il naso all’insù per ammirarli. Vi consiglio di prendervi almeno una mezz’ora per fare un giretto e sbizzarrirvi con le inquadrature delle foto. Valgono davvero un viaggio.

Note
 Le foto di questo articolo, ad eccezione di quelle diversamente segnalate, sono mie o di mia proprietà. L’articolo è frutto di una collaborazione con Egodì. 

8 commenti

  1. Un borgo medievale con ville in stile Liberty è davvero una chicca! Adoro leggerti perché non solo fai conoscere nuove angolazioni della tua zona, ma da questo tuo condividere traspaiono un occhio attento e acuto ed uno sguardo ampio.

  2. Molto bello….Sarebbe stata una chicca accennare alle mostre di pittura che si svolgono lungo via Milesi, in Sala Filisetti e Sala Ombrello

    1. Grazie del suggerimento. Se vuoi aggiungere qualche notizia in più i miei lettori apprezzeranno sicuramente e non è detto che non integri con altri punti. 😉

  3. Pazzesco quante bellezze si trovino nei piccoli borghi, paesini e villaggi italiani. Una ricchezza che quando stavo in patria non apprezzavo del tutto, troppo abituata a dare per scontato certe cose…
    Ps: il bellissimo tucano (sul vestito) non è un pappagallo, ma di una famiglia a parte… sai che mi aggrappo a qualunque dettaglio pur di parlare dei miei amati pennuti ahah! 🙂 (sto giusto indossando una maglia con pappagalli :D)

  4. Ti giuro che non l’ho mai sentito nominare e non capisco come sia possibile perché e bellissimo! Conosco gente della zona che non lo hai nominato, probabilmente neanche loro lo conoscono. Adesso gli giro il tuo articolo!! Un posto stupendo!

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