Porta San Giacomo Bergamo. C’è un punto a Bergamo dove il tempo si ferma. Un luogo che oltre ad essere passaggio, si è fatto racconto. Una soglia che separa due mondi — la città bassa moderna e il cuore antico di Bergamo Alta — e che li unisce con una grazia solenne, bianca come il marmo che la riveste. È Porta San Giacomo, la più monumentale e scenografica delle cinque porte delle Mura Veneziane di Bergamo (la quinta, poco conosciuta e poco raccontata è la Porta del Soccorso che si trova in una proprietà privata), e non esagero se dico che è anche la più affascinante.
È un teatro di storia, un’opera d’arte, un segno urbano, un ponte tra epoche. Porta San Giacomo Bergamo non si attraversa soltanto, si ascolta. Ogni colonna, ogni pietra, ogni incisione racconta. Basta fermarsi. Guardare. E lasciarsi stupire.
Ma sapete che in origine non avrebbe dovuto essere lì dove la vediamo oggi? E che ha vissuto battaglie, demolizioni, spostamenti e restauri?
Ecco 10 curiosità per scoprire (e riscoprire) Porta San Giacomo a Bergamo come non avete mai vista.
Ecco quello che troverete in questo articolo
In origine era progettata per essere più ad est: la porta cambiò posizione
La Porta San Giacomo originaria avrebbe dovuto essere più ad est, in corrispondenza dell’attuale Piazza Mercato delle Scarpe. Ma gli esperti di ingegneria militare decisero che la costruzione sarebbe stata troppo esposta al fuoco nemico, così nel 1592, durante il capitanato di Nicolò Michiel, sotto la direzione dell’ingegner Lorini assistito dal “proto” Bernardo Berlendis, la porta fu ricollocata e completata dove si trova oggi, affacciata sul grande campo di Sant’Alessandro. Un cambio di posizione strategico e scenografico.
È la porta più monumentale delle Mura Veneziane
A differenza delle altre porte (Sant’Agostino, Sant’Alessandro, San Lorenzo e quella del Soccorso), Porta San Giacomo ha un aspetto decisamente non militare. Ai tempi della Serenissima porta San Giacomo non era la più importante di Bergamo: la precedeva quella di Sant’Agostino, sulla strada per Venezia. Ma siccome era l’unica che si vedeva da città bassa e dagli eventuali nemici spagnoli provenienti di Milano, Venezia non badò a spese nel costruirla e usò il pregiato marmo bianco rosato di Zandobbio.
Progettata da Buonaiuto Lorini in stile classico, è interamente rivestita in marmo bianco rosato di Zandobbio, con due eleganti pinnacoli laterali e una facciata tanto imponente quanto armoniosa.
Leggete anche: Famolo strano (col monumento) | Itinerario insolito: i monumenti in marmo bianco di Zandobbio a Bergamo
Non fu sempre “San Giacomo”: prima si chiamava Porta di Santo Stefano

Il nome attuale deriva dalla Chiesa di San Giacomo, demolita per far spazio alla nuova cinta muraria. Secondo lo storico Angelo Mazzi, le porte erano quattro già in epoca romana, ed erano orientate verso i quattro punti cardinali, la porta di san Giacomo, che prima della demolizione della chiesa era chiamata porta di Santo Stefano, continuò a essere chiamata a mezzodì (e rappresentava già allora l’uscita della città verso Milano) e quella di Sant’Agostino (prima di San Andrea) in a levante essendo posizionata a est.
Leggete anche: Bergamo Alta | Alla scoperta del nuovo Museo delle Mura nella sala superiore di Porta Sant’Agostino
Una croce incastonata nelle Mura ricorda ciò che non c’è più
Camminando sul viadotto che, sostenuto da nove pilastri , conduce alla porta venendo da Città bassa, si può notare una lapide con una piccola croce sulla sinistra, incastonata nel fianco del Baluardo omonimo. È lì per ricordare la Chiesa di San Giacomo, demolita per costruire le Mura. Un simbolo discreto ma potentissimo: memoria scolpita nella pietra, per ricordare tutto quello che fu sacrificato nonostante le proteste dei bergamaschi per la costruzione di quelle che oggi sono un vanto di tutta la città (riconosciuto bene di valore universale da Unesco nel 2017), le Mura Veneziane.
Dobbiamo, inoltre, ricordare che per costruire la monumentale opera di difesa, ci vollero ben 27 anni a fronte di numerosi sacrifici. L’opera iniziata nel 1561 venne conclusa soltanto nel 1588, con un conto lievitato fino a oltrepassare il milione di ducati (qualcuno scrisse un milione e mezzo di ducati), al quale va aggiunto il prezzo della demolizione di 7 chiese (tra le quali la chiesa di San Giacomo, appunto, e l’antica cattedrale di Sant’Alessandro), un famoso convento e 250 edifici civili.
Leggete anche:
- Mura Venete di Bergamo: dal 2017 sono Patrimonio dell’UNESCO
- Famolo strano (sulle Mura Venete) | Patrimonio Unesco transnazionale: itinerario dall’Italia al Montenegro
Il ponte che attraversi risale al 1780

Prima di essere una passerella di pietra, il collegamento con la città che attraversava Porta San Giacomo era un ponte levatoio in legno. Fu il podestà Contarini (lo stesso che regalò a Bergamo la celebre fontana di Piazza Vecchia) a volerne uno nuovo in muratura, che venne costruito nell’inverno del 1780. Per mantenere comunque la possibilità di interrompere l’accesso di provvide a inserire in alcuni pilastri dei fori (visibili tutt’ora) ove posizionare delle eventuali mine. Quel ponte è lo stesso che viene calpestato oggi, ogni volta che saliamo in Città Alta a piedi. Ed è il motivo per cui la vista da lì è tra le più iconiche di Bergamo.
Leggete anche: Bergamo Alta | Tutte le curiosità sulla Fontana Contarini che (forse) non sapevate
Dall’Ottocento in poi fu ridotta sensibilmente

Se Porta San Giacomo vi sembra imponente, sappiate che negli ultimi 2 secoli è stata ridotta di larghezza e profondità ed è quella che ha subito le maggiori modifiche tra tutte le porte presenti sulle Mura.
I locali del corpo di guardia, che si prolungavano sul lato verso Città Alta, non appena sgomberati i militari del presidio Veneto vennero occupati dai cittadini; vi trovò posto un falegname e vi alloggiarono dei privati. Ai primi del 1800, l’edificio del corpo di guardia venne abbattuto e la porta fu ridotta di dimensioni sul lato Nord per far posto al Viale delle Mura nel tratto verso Colle Aperto (1829-1841), mentre verso Sant’Agostino i lavori erano stati fatti nel 1795-1800.
Nel 1939 il Comune eseguì un restauro radicale: vennero rimossi alcuni vani laterali (due casermette usate dalle guarnigioni) e aperti i due fornici, per motivi di viabilità. Si voleva anche costruire un passaggio pedonale utilizzando il fornice sinistro, ma la pratica si insabbiò con il sopravvenire della guerra. In precedenza, nel 1921, la Giunta comunale non aveva accolto un progetto dell’ingegner Luigi Chitò, il quale proponeva la costruzione di un nuovo varco carrale sul lato destro per far passare la filovia delle Mura.
Una curiosità che piacerà senz’altro agli appassionati di corse d’auto: l’attuale forma di rialzo della curva interna fu suggerito da Tazio Nuvolari per la corsa di auto Targa Bergamo da lui vinta nel 1935.
Leggete anche: Palazzo Medolago Albani: qui dormì la Principessa Sissi durante uno dei suoi primi viaggi in Italia
Lì davanti, c’era la grande fiera di Bergamo
Proprio di fronte a Porta San Giacomo, guardando verso Bergamo Bassa, dove ora si ammira il centro cittadino c’era il Campo di Sant’Alessandro, enorme spiazzo che ospitò fin dal X secolo una delle fiere più importanti del Nord Italia. Qui si scambiavano merci, si stringevano accordi, si faceva economia e si mescolavano lingue e culture. Oggi non restano che i due Propilei, ingresso della Fiera, ma se chiudi gli occhi il profumo di mercato e di merci, è ancora lì, nell’aria.
All’inizio dell’ultimo tratto si salita alla Porta c’era il casello del dazio, in prossimità del congiungimento con le antiche Muraine, e l’antica strada che scendeva al campo costeggiava la sorgente Bertello e l’antico Monastero di Matris Domini. La più ampia via Sant’Alessandro conduceva invece al popoloso quartiere di San Leonardo. Lì davanti c’era pure Piazza San Domenico, costata l’abbattimento di chiesa e convento omonimi. Anche il Fortino di San Domenico è parte delle Opere di Difesa Veneziane dall’Unesco.
Il Leone di San Marco? Quello che vediamo è un’aggiunta moderna.

L’effige del leone alato, simbolo della Repubblica di Venezia, che oggi osserva i passanti dall’alto della trabeazione, è un’aggiunta del 1958, opera dello scultore Piero Brolis donata al Comune, su progetto dell’ingegner Luigi Angelini. Il leone originale era stato distrutto durante il dominio napoleonico. Il primo dipinto in cui la porta compare ben chiara è nel dipinto di Gian Paolo Cavagna del 1607.
Leggete anche: Famolo strano (cacciando) | A caccia di leoni in Città Alta, armati solo di macchina fotografica
Sotto la porta, una sortita diventata caveau di banca
Alla base della cortina di Porta delle Mura, nell’angolo ritirato a est del Baluardi di San Giacomo si nota ancora l’apertura di una sortita: un tempo serviva per la difesa armata, ma in tempi moderni ebbe diversi usi, tra cui anche essere il caveau della Banca Mutua Popolare di Bergamo dal 1942 al 1949. Un luogo pensato per la guerra, ma usato in modi diversi, da difesa dell’alta città a difesa del denaro cittadino in tempo di guerra. Negli anni ’60 ci si perse dentro un bimbo, ritrovato giorni dopo grazie alle Nottole, gruppo speleologico cittadino.
Un perfetto esempio di riconversione creativa che trasforma un luogo in qualcosa di nuovo. Così come creativo fu l’uso più recente di utilizzare questo spazio come spogliatoio di una squadra di calcio e, oggi, come ripostiglio per gli attrezzi dell’Orto Sociale.
Leggete anche: Entrare nell’ex caveau della Banca Mutua Popolare di Bergamo sotto Porta San Giacomo
Un orto sociale nascosto tra le pietre
Vicino a Porta San Giacomo, nel cuore delle Mura, c’è un orto sociale (LORTO) gestito da una cooperativa di persone con disabilità e fragilità. Un’oasi verde tra i bastioni, dove la cura della terra si fonde con l’inclusione sociale. Un luogo troppo poco raccontato, ma dal valore umano immenso, che arricchisce la porta con una storia di silenziosa bellezza.
Grazie all’aiuto dell’agronomo Marco Zonca, le tre sezioni dell’orto – un giardino e un vivaio per fiori e piante, un frutteto e un viale centrale con verdure e ortaggi – sono coltivate con sole tecniche naturali, senza l’utilizzo di pesticidi o altri agenti chimici, rispettando quella che è la naturale stagionalità delle colture. La bacheca esposta all’esterno dell’orto informa di giorno in giorno quali ortaggi sono pronti per la raccolta e invita cittadini, visitatori e turisti italiani e stranieri a cogliere ed assaggiarne i prodotti.
Leggete: Scopri tutte le porte di Bergamo (cinque).
Ciao, io sono Raffaella e sono l’autrice di cosedibergamo.com, il blog che vi suggerisce le 1001 cose da fare a Bergamo e in provincia almeno una volta nella vita. Appassionata da sempre di scrittura e comunicazione ho deciso di aprire Cose di Bergamo per condividere le mie esperienze, la mia conoscenza del territorio o quella di chi – come in questo caso – la conosce meglio di me. Il mio obiettivo è ispirare e aiutare voi, che mi leggete, a viaggiare e scoprire Bergamo e la sua provincia con occhi nuovi.
Questo articolo, in particolare, è stato scritto in collaborazione con Gli Amici delle Mura di Bergamo che mi hanno aiutato a districarmi tra la miriadi di informazioni che si trovano in Rete e che sono ormai inquinate dalle cosiddette “allucinazioni” dell’AI che non vengono corrette. A loro va il mio ringraziamento per la disponibilità e per le immagini che trovate in questo articolo.
Se questo articolo vi è piaciuto e siete innamorati delle Mura vi consiglio anche di provare questa esperienza: Bergamo Alta | Itinerario alla scoperta dei Segreti delle Mura Veneziane di Bergamo
Scopri di più da COSE DI BERGAMO | BLOG
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
Grazie Raffaella, sei una fonte continua di interessanti informazioni che valorizzano la bellezza di Bergamo e dintorni! Noi seguiamo spesso le tue indicazioni!!!