Al grido di Co-io, Co-io, Co-io, andiamo a toccare i c…ò del Colleoni

Basta andare in Piazza Vecchia, dietro il Palazzo della Ragione per trovarsi davanti alla Cappella del Colleoni e fare quello che i milanesi farebbero nella Galleria Vittorio Emanuele sul celebre Toro: toccare gli attributi del Colleoni. Tre, addirittura!

Li trovate sulla cancellata della Cappella e spiccano per essere più lucidi di tutto il resto della struttura, segno evidente di quante mani li abbiano accarezzati nella speranza di tornare a casa con un po’ di fortuna. Si, perché questo narra la leggenda: che i tre c…iò del Colleoni portino fortuna a chi li tocca.

Ma chi era Bartolomeo Coglione (che noi oggi chiamiamo Colleoni)? Di nobile famiglia bergamasca e guelfa, nacque a Solza, nei pressi di Villa d’Adda, nel 1400. Addestrato alla scuola del condottiero Andrea Fortebracci, detto Braccio da Montone, seguì Gattamelata, con il quale aveva combattuto contro Milano nelle campagne dell’Italia Centro Meridionale ed ebbe modo di fare valere le sue eccezionali qualità strategiche. Si distinse e consolidò la sua fama di Capitano al Servizio di Venezia nella guerra contro i Visconti.

La volontà inflessibile rifletteva il suo motto “Bisogna” così come il cognome originario era proprio quello che indica gli attributi della virilità maschile, i quali potenziati diventando addirittura tre, stavano dipinti degli stemmi e nei simboli della sua famiglia.

I co-leoni (ossia i due leoni posti l’uno accanto all’altro dai quali derivò il nobilitato Colleoni di Angò de Andeguvia con il quale fu soprannominato abitualmente) vennero quale concessione sovrana di Giovanna II di Angiò Durazzo, regina di Napoli (1371-1435), per i servii resi. Del suo cognome originario e di tale dignificato era talmente fiero che i grido di battaglia delle sue truppe, che lo obbedivano e lo ammiravano era appunto “Coiò! Coiò! Coiò!” versione bergamasca dell’originario Casato di Bartolomeo.

Come gli uomini d’arme del tempo, che, per lo più, non vedevano altri motivi e ideali per combattere se non danaro e potere, passò a servizio dei Visconti, allettato da più cospicui danari. Richiamato da Venezia, e ricompensato e onorato come meritava, se ne tornò a casa deluso per non avere ottenuto il bastone di comando, insegna dei Condottieri.

Si alleò per un certo periodo con Francesco Sforza signore di Milano, in contrasto con Venezia. Ma nel 1454 tornò al servizio della Serenissima, ottenendo finalmente l’ambito riconoscimento, il bastone corto di Conductor, con il quale è raffigurato nella famosa stata equestre che si trova in Città Alta.

Annunci

3 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...