Attraversare un tunnel a Bergamo Bassa e scoprire di essere in un ex rifugio antiaereo

Rifugio antiaereo a tunnel

Vi siete mai chiesti dove si rifugiavano i bergamaschi in tempo di guerra quando partivano gli allarmi anti-aereo? In effetti non è una proprio la domanda che uno si pone la mattina quando si sveglia a Bergamo. Ma le Nottole (Gruppo di speleologi di Bergamo) qualche anno fa hanno censito tutti i rifugi presenti in città e ne hanno fatto una interessante pubblicazione con descrizioni e foto.

Il gruppo di speleologi ha visitato  siti ad uno ad uno e li ha suddivisi in rifugi in galleria e rifugi tubolari disegnandone una mappa. Si trovano dislocati in varie parti di Bergamo: Città Alta e Città Bassa.  Molti sono inagibili, qualcuno è solo nascosto e qualcuno ha cambiato uso nel tempo, come ad esempio il rifugio che si trovava in Piazza Dante, che negli anni Cinquanta divenne Albergo Diurno e che oggi (dopo 40 anni di chiusura) potrebbe tornare a nuova vita.

Galleria Conca OroMa forse non tutti sanno che ce ne è uno che viene quotidianamente percorso da centinaia di persone in macchina o a piedi. Si tratta della Galleria Conca d’Oro, un tunnel di quasi 300 metri. Ogni volta infatti che attraversiamo questo tunnel che da Via Vittorio Emanuele porta verso il Quartiere Santa Lucia stiamo attraversando quello che in tempo di guerra era uno dei rifugi anti aereo destinati a proteggere la popolazione dalle incursioni aeree nemiche (o alleate).

La Galleria Conca d’Oro

La Grande Storia si nasconde in luoghi apparentemente normali e dunque anche questo tunnel ci racconta un pezzo della nostra storia passata, di come uomini e donne si siano riparati nella terra per sfuggire alle bombe e alla distruzione.

concadoro1949Quella che vediamo oggi è una galleria moderna, illuminata bene ad ogni ora del giorno e della notte. Le foto di poco successive alla guerra (1949) raccolte da Storylab mostrano, invece, un tunnel privo di illuminazione, aperto sulla via che portava sul Viale Vittorio Emanuele (allora non c’erano ancora le rotonde) e sulla via Francesco Nullo.

Sappiamo dalle documenti di giornale, che questo tunnel non fu mai veramente utilizzato dai cittadini. La costruzione di questi rifugi non era del tutto nota alla maggior parte degli abitanti di Bergamo. Il procedere caotico dei lavori non permise di utilizzare le strutture, anche se incomplete, in caso di assoluta necessità.

Uomini, donne e bambini, appena suonava la sirena antiaerea si radunavano nei rifugi o negli scantinati dei palazzi, stretti gli uni agli altri,  condividendo il tempo e la speranza di uscire vivi e trovare ancora la propria casa.

galleria conca oro 2I bergamaschi finita la guerra decisero di sfruttare il fatto che fosse aperto alle due estremità per trasformarlo in una galleria transitabile dalle auto e collegare più agevolmente i due quartieri ai piedi di Città Alta.  Per percorrerla tutta in auto e a piedi dovettero attendere fino al 1953, anno in cui fu realizzato il tunnel con queste caratteristiche: «Lunghezza 245 metri e 70 centimetri; larghezza dieci metri; due marciapiedi di un metro l’uno sui due lati; sede stradale asfaltata, pareti rivestite di intonaco impermeabilizzato; illuminazione al neon». Illuminazione che aveva creato qualche problema, al punto da far slittare di alcuni mesi la cerimonia d’inaugurazione. Così raccontano le cronache ritrovate nell’archivio dell’Eco di Bergamo.

Rifugi in galleria e rifugi tubolari

In città furono progettati diversi rifugi in galleria. Oltre a questo (Galleria Conca d’Oro) ci furono anche la galleria di San Giacomo, la galleria Serbatoio (o rifugio di porta S. Alessandro), la galleria di Santa Grata, dell’Acquedotto, quello sotto il Parco della Rimembranza (Rocca), quella di via Porta Dipinta e di via San Lorenzo, le gallerie di S. Agostino e del Pozzo Bianco, le gallerie di piazza Terzi, di via Garibaldi e del Comando Germanico, di Collegamento e di via Locatelli.

Di tutte queste gallerie, furono realizzate e del tutto finite solo quella di Santa Grata e quella che congiungeva il Parco della Rimembranza a piazza Mercato del Fieno. La prima era lunga 29 metri, con una capienza di circa 300 persone e per realizzarla furono spese 673 mila lire. La seconda invece esisteva già dal XIII secolo, era lunga 61 metri e poteva contenere fino a 1000 persone. L’accesso avveniva sia dall’Asilo di piazza Mercato del Fieno, accanto al Museo Storico di Bergamo, sia da quello che era il parco faunistico della Rocca. Attualmente l’uscita sotto la Rocca è impraticabile a causa di una frana.

I rifugi tubolari invece furono progettati prevalentemente per Bergamo Bassa, per fornire alla cittadinanza un’ulteriore protezione, in aggiunta agli scantinati dei palazzi dove si rifugiavano le persone. I rifugi tubolari erano costituiti da scavi cilindrici di due metri di diametro, spesso posti a zig-zag, o con separazioni tra un cilindro e l’altro, per evitare che gli effetti distruttivi delle bombe si propagassero in tutto il rifugio.

Al termine della guerra la maggior parte dei rifugi fu smantellata per motivi di igiene e sicurezza. Uno dei rifugi scampati alla demolizione è quello di via Serassi (sotto il parcheggio del cimitero), costituito da due cilindri e oggi usato come magazzino. Un altro rifugio sopravvissuto è  quello di Piazza Dante,  per vent’anni trasformato e utilizzato come Albergo Diurno.

I bombardamenti su Bergamo e provincia

Bergamo,  in realtà, non fu  mai veramente bombardata, e la Galleria Conca d’Oro non fu quasi nemmeno completata, mentre Dalmine, a pochissimi chilometri, che aveva una fabbrica che lavorava l’acciaio in funzione, fu colpita duramente dalle bombe.

Il 6 luglio 1944 il 99° Gruppo Bombardieri comandato dal colonnello Ford J. Lauer e i l463° Gruppo Bombardieri comandato dal Comandante Frank Kurtz vennero incaricati di eseguire “l’operazione 614”, ossia bombardare le acciaierie della Dalmine. 27 aerei sorvolano prima gli altipiani veneti per poi dirigersi verso Sarnico, individuato come punto iniziale dell’attacco.

DalmineLa pioggia di ordigni dirompenti colse di sorpresa la maggior parte dei dipendenti dello stabilimento e della popolazione. Infatti l’allarme aereo non venne trasmesso, o per lo meno, fu comunicato dalla centrale di Milano, alla quale lo stabilimento era collegato telefonicamente, solo ad incursione ormai conclusa.

Ricordo che tanti anni fa avevo conosciuto signore che al tempo era un giovane operaio della Dalmine. Mi raccontò che quando gli alleati bombardavano obiettivi strategici occupati o in mano ai tedeschi, passavano qualche ora prima lanciando dei volantini per avvisare la popolazione di mettersi in salvo. Non so se anche quel giorno videro scendere dal cielo i volantini, ma ricordo che a distanza di tanti anni era ancora molto scosso e arrabbiato mentre raccontava del rumore delle bombe sganciate dalla flotta di aerei partiti dal Veneto su Dalmine e di tutti i suoi amici e colleghi morti.

Dalmine 2In data 26 luglio 1944, L’Eco di Bergamo riportava un lungo e drammatico elenco di persone decedute a causa del bombardamento. La cifra era di 269 morti, dei quali 248 erano dipendenti delle acciaierie e delle piccole aziende operanti all’interno del perimetro dello stabilimento, e 21 i civili su 4000 persone presenti sul luogo della disgrazia, oltre ad aver causato all’azienda qualcosa come 600 milioni di danni. Infatti, malgrado le forze da bombardamento statunitensi praticassero il bombardamento diurno alla ricerca della massima precisione, molte delle oltre 600 bombe sganciate in Le informazioni sui rifugi antiaerei le ho trovate in rete nel sito delle Nottole, così come quelle sui bombardamenti di Dalmine.quella occasione colpirono anche zone limitrofe il complesso industriale.

 

Note

Il racconto del bombardamento ascoltato dalle mie orecchie era del signor Charlie Mazza e l’ho raccolto circa trentacinque anni fa. Ero piccola, ma mi è rimasto in mente una sua frase: “Il rumore di una bomba è come un forte tuono, solo che è più lungo, più sordo, fa tanta paura e ti rimane dentro per tutta la vita”.

Le informazioni sui rifugi antiaerei le ho trovate in rete nel sito delle Nottole, così come quelle sui bombardamenti di Dalmine.
Le foto le ho trovate in rete. Ad eccezione di quelle storiche che non saprei come recuperarle, quelle che fanno riferimento alla situazione attuale della Galleria Conca d’Oro saranno rimpiazzate al più presto (oggi, quando sono andata a fotografarle, c’era una nuvola così minacciosa che sono scappata via subito). 

32 Comments

  1. Conosco la città di Bergamo, ma non conoscevo questa storia e questo posto, lettura molto interessante!

  2. Bello, adoro le gallerie e i posti nascosti. Mia cugina e’ speleologa e mi ha portato nelel gallerie del Grappa, dove si nscondevano i soldati nella 1 guerra modiale. Affascinante, bello ascoltare i racconti, a volte penso a chi ha vissuto quei momenti e oggi si ritrova con lo smartphone in mano! Pazzesco. Questo tuo racconto e le gallerie dovrebbero essere viste da tanti bambini, per comprendere l’oggi attraverso il passato.

    1. Hai ragione. So che un gruppo guide di Bergamo ha cercato di organizzare delle visite a questi luoghi, ma non è sempre facile perchè prima bisognerebbe metterle in sicurezza. Questa galleria invece è molto più semplice perchè è aperta e utilizzata tutti i giorni dai bergamaschi. Diciamo che basterebbe conoscerne la storia e avere qualche fotografia del passato… I bambini hanno fantasia e riuscirebbero sicuramente a capire.

  3. Leggo con interesse il tuo blog 🙂
    Adoriamo “rifugiarci” nella romantica Bergamo e sto scoprendo il suo essere poliedrica attraverso ciò che scrivi, grazie ! Anche se i miei figli hanno solo 6 e 7 anni, amano le descrizioni storiche delle città che visitano e questo post soddisferà la loro curiosità ! anzi, sarà un vero generatore di altre domande ihihih :p

    1. Se ci sei stata e sei andata in Città Alta con la funicolare, ci sei passata di fianco. Si trova nella rotonda che dalla stazione porta alla Funicolare.

  4. Ho letto da qualche parte, ma onestamente non mi ricordo dove, probabilmente su internet/Facebook, che Bergamo è piena di tunnel e gallerie e rifugi sotterranei costruiti ai tempi della seconda guerra mondiale ? Sarebbe interessante fare una ricerca storica.

    1. La ricerca è già stata fatta dalle Nottole e pubblicata nel 2006. Loro sono addirittura andati a visitare tutti i luoghi, anche quelli più impervi e inaccessibili perchè invasi d’acqua.

  5. Grazie, uno splendido racconto, non ne sapevo niente. Sono stata tantissimi anni fa a Bergamo con una mia amica (Claudia, un’archeologa che adesso vive in Africa), e devo dire la verità che all’inizio pensavo fosse una città poco interessante e non attrattiva per i turisti. Invece Claudia mi ha fatto ricredere e scoprire una città splendida. Non ricordo nomi o strade, ma solo che alla fine della breve vacanze ho portato a casa una valigia di emozioni!
    Dovrò tornarci

  6. Conosco Bergamo, in realtà solo la parte alta della città, dentro le mura, che giro sempre con molto piacere. Però, avendo letto con attenzione ed interesse il tuo articolo, sarei molto interessata a visitare questi rifugi. Mi segno i nomi delle piazze che hai citato e al prossimo giro in città ci passerò

  7. Bellissimo racconto, molto emozionante e lo deve essere stato moltissimo anche per te se le parole di quel signore ti sono rimaste impresse per tutti questi anni.

  8. Mi piace tanto questo post.
    Un topic forse poco battuto, ma interessante vedere come anche un tunnel può avere la sua importante storia.
    Grazie

  9. Questo post è stupendo!! Nemmeno io sapevo dei rifugi tubolari. Sono attratta da tutto quello che le persone creano sottoterra… ho visitato un bunker e un rifugio antiaereo, se prima o poi passerò da Bergamo tornerò di sicuro su questo post!! Quanto al racconto in prima persona, quel dettaglio sulla bomba mi ha colpita tantissimo.

  10. Bello questo post (al di là dell’argomento triste). Penso che pochi immaginino che quella galleria in effetti sia stata un rifugio antiaereo! Sono stata a dicembre in Toscana, a Campo Tizzoro, dove si trovano i rifugi antiaerei più estesi d’Europa… è stata una visita molto interessante e istruttiva

  11. La storia insegna e regala allo stesso tempo. I tunnel sono parte di una storia che resta impressa nelle menti e mi fa tanto piacere che ne abbiate parlato. La mia attenzione è stata catturata anche dal tunnel che era diventato un hotel e che potrebbe riaprire. Spero davvero che sia così, sarebbe bello rivederlo a nuova vita magari dopo essere passati dalla galleria Conca d’Oro!

    1. In realtà quello che riaprirà sarà l’ex Albergo Diurno, un luogo dove negli anni Cinquanta i bergamaschi andavano a fare il bagno, la doccia e a giocare a biliardo. Ovviamente non sarà ripristinato l’antico uso, ma potrebbe diventare un centro culturale polivalente. Già oggi viene utilizzato per mostre e installazioni d’arte concettuale.

  12. Come sempre, un post completissimo. La seconda guerra mondiale è un capitolo di storia cui mi sono appassionata negli ultimi anni, e ogni volta scopro qualcosa di nuovo e di diverso. Una storia che non dobbiamo assolutamente dimenticare. Bene fanno Le Nottole a preservarne le gallerie

  13. Sempre molto interessante la storia, se poi raccontata sa chi l’ha vissuta lascia quell’amaro in bocca che dovrebbe insegnarci qualcosa per il futuro. I pochi partigiani che ancora possono raccontarci qualcosa di quel periodo sono preziosi come il tuo Sig. Charlie Mazza. Grazie a te che hai condiviso con noi questa storia e alle Nottole che permettono a tutti di poter conoscere i tutti i rifugi di Bergamo.

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