12 curiosità su Palazzo Moroni, dimora storica di via Porta Dipinta a Bergamo Alta

Una delle cose che amo di più è visitare i luoghi d’arte quando non c’è nessuno, quando ho tutto il tempo di immergermi nella storia di musei e palazzi, e riuscire a fare due chiacchiere con chi quei luoghi li conosce bene perché li frequenta ogni giorno o li ha studiati per anni. Ho avuto questa fortuna recentemente recandomi in Città Alta alla ricerca di piccole grandi storie e curiosità su Palazzo Moroni e sui suoi abitanti “speciali”, quelli che non parlano (perché sono quadri) ma che, con la loro sola presenza, ci raccontano mille aneddoti: il Cavaliere il Rosa e sua moglie Isotta Brembati.

Cosa mi hanno raccontato? Lo confesso, loro non si sono sbottonati molto (del resto erano appena tornati da New York e forse erano un po’ stanchi), ma sbirciando qua e là e chiacchierando con chi li conosce bene e conosce bene il palazzo in cui abitano, be’, sono arrivata a collezionare 12 chicche davvero carine che non vedo l’ora di raccontarvi.

1 Il Cavaliere in Rosa e Isotta Brembati hanno percorso oltre 20.000 km dal 1998 a oggi.

Cominciamo col dire che il Cavaliere in Rosa e sua moglie Isotta Brembati sono le opere più significative di proprietà della Fondazione Palazzo Moroni . Il conte Pietro Moroni le acquistò nell’agosto del 1817 da Marcantonio Fermo Grumelli, insieme ad un altro dipinto del pittore di Albino come saldo di un debito. Sono tanto importanti e richieste che, per raggiungere musei lontani ed essere esposte in mostre prestigiose, negli ultimi 20 anni hanno percorso oltre mezzo giro del mondo.

Se andiamo a ritroso negli anni e calcoliamo i chilometri percorsi dalla coppia, sommando l’andata e il ritorno, superiamo i 22.000 km, ossia la metà della circonferenza terrestre. Non è poco. Sicuramente più di quello che si sarebbe mai potuto immaginare Giovan Battista Moroni quando li realizzò, lui che in vita aveva fatto la spola tra Bergamo e Brescia e poco più.

Per curiosità ho chiesto a chi ha accompagnato le opere in viaggio quali sono stati gli spostamenti più importanti di questi ultimi decenni, ed ecco l’elenco:
– 2019 – New York – A/R –  km 13.000
– 2016 – Varsavia (Polonia), Helsinki (Finlandia) ed Enschede (Olanda) – km 5.800 tot
– 2015 – Londra – A/R – 2.400 km
– 2013 – Bergamo Bassa, Credito Bergamasco – A/R – 4 km
– 2001 – Milano, Palazzo Reale – A/R – 124 km
– 1998 – Milano, Palazzo Reale – A/R – 124 km

Ecco qualche foto dei loro movimenti: se vi dicono che il Cavaliere in Rosa aveva i piedi per terra o che l’hanno visto scendere i gradini dello Scalone d’Onore, credeteci.


2. Il Cavaliere in Rosa è stato usato spesso come “uomo immagine”.

Il Cavaliere in Rosa è stato spesso l’uomo immagine sui cataloghi o sui poster delle mostre dedicate al 600 lombardo o a Giovan Battista Moroni (che, ricordiamo, nonostante il cognome non era imparentato con i Conti Moroni).

Sarà per il suo aspetto così contemporaneo, per i capelli corti e la barba che ritroviamo semplicemente passeggiando per la nostra città tra i ragazzi o per i colori degli abiti che lo fanno sembrare il principe (rosa) di una favola, ma possiamo proprio dire che Il Cavaliere in Rosa del Moroni è davvero il tipico fenotipo lombardo. 

E forse è proprio per il suo aspetto gentile, che piace così tanto. Negli ultimi vent’anni ha collezionato articoli di giornale, copertine e poster  in giro per il mondo come nessun altro ritratto dipinto dal Moroni conservato in un museo bergamasco. Un onore davvero che molto deve proprio ai colori e all’aspetto di quel giovane uomo ritratto.


3. Isotta Brembati era un esempio di cultura e di eleganza da ammirare.

Ma anche Isotta Brembati Grumelli, seconda moglie del Cavaliere in rosa, alias Gian Gerolamo Grumelli, non è stata da meno e ha attirato gli interessi di studiosi, curatori di mostre e giornalisti.

Isotta (perdonatemi la confidenza, ma ormai l’ho vista talmente tante volte che è quasi un’amica) fu una poetessa e figura di rilievo nella vita culturale bergamasca della seconda metà del Cinquecento. Viene descritta come una donna interessante e di spirito, capace di riunire a palazzo intellettuali e letterati. Pare che tra i suoi ammiratori ci fosse il pittore Giovan Battista Moroni che la ritrasse addirittura due volte.

Figlia di Gian Gerolamo Brembati, un nobile di Bergamo del XVI secolo, studiò lingue, in particolare il latino, il francese e lo spagnolo, lingua nella quale dettò molti motti per gli stemmi nobiliari.  Sposò Lelio Secco d’Aragona di Castro, dal quale ebbe quattro figli: Flaminio, Isabella, Lelia e Flaminia. Dopo la sua morte si risposò con il Grumelli con il quale ebbe cinque figli: Fulvia, Maria Virginia, Isotta, Bartolomeo Fulvio e Gianfranco morti nei primi mesi di vita.

Nei salotti dove si riuniva la nobiltà del tempo la poesia veniva prodotta abbondantemente e vi si cimentavano tanto gli uomini, quanto le donne anche se in numero minore. Ecco perché questo quadro è così importante per delineare la psicologia e il valore di Isotta Brembati. Perché nel ritratto, oltre alla ricchezza dell’abito e dei gioielli (dipinti magistralmente), si unisce la fermezza dello sguardo interpretabile soltanto come certezza di un consapevole valore intellettuale

I suoi nobili natali e i matrimoni con importanti famiglie le avevano dato infatti la possibilità di rendere pubbliche le sue capacità artistiche e letterarie: le sue poesie scritte in tre lingue ebbero una certa fama, tanto che alcuni suoi sonetti si trovano in raccolte di più artisti. E considerando che era una donna e che a quel tempo le donne non avevano molti spazi nella cultura, era davvero una donna fuori dal comune.


4. Il Cavaliere in Rosa e Isotta Brembati torneranno sempre a Palazzo Moroni.

Anche se il Cavaliere in Rosa e sua moglie sono molto richiesti all’estero, se qualcuno dovesse aver paura che un giorno possa arrivare l’offerta d’acquisto maiuscola, quella che nessuno può rifiutare (una, nel 1996, pare si aggirasse intorno ai 15 milioni di euro ed era arrivata dagli Uffizi di Firenze), sappiate che comunque vada, Bergamo non li perderà: i due quadri rimarranno sempre a Palazzo Moroni.

Infatti c’è una disposizione delle Belle Arti che lega indissolubilmente i due quadri del Moroni al Palazzo. Chiunque li dovesse acquistare quindi non potrà portarseli via per metterli in un altro museo, in casa propria o in un caveau svizzero. No, sarà obbligato a tenerli a Bergamo. E se anche dovesse darli in prestito per una mostra o un’esposizione temporanea, dovrà obbligatoriamente farli ritornare a Palazzo Moroni, a casa.


5. Il Cavaliere in Rosa e il Cavaliere in Nero sono stati vicini per alcuni anni. 

Avere dei quadri di Giovan Battista Moroni era un vanto tanto nel ‘600 quanto nei secoli che vennero dopo. E la famiglia Moroni per dimostrare tutto il proprio prestigio non si era limitata ad acquistare i ritratti del Cavaliere in Rosa e di sua moglie Isotta Brembati. Per alcuni anni nella propria collezione i Moroni poterono vantare anche il celebre Cavaliere in Nero che oggi si trova al Museo Poldi Pezzoli di Milano. A questo si aggiunge la dama ritratta con il libretto in mano che si trova  tutt’ora nella sala del Cavaliere in Rosa e di sua moglie. Insomma, quattro opere erano davvero un tesoro!

Le quattro opere sono state vicine vicine nella stessa collezione fino a quando la famiglia non divise i beni fra gli eredi e il Cavaliere in Nero seguì il nuovo proprietario. Anni dopo passò di mano per motivi economici fino ad approdare nella collezione di quadri del museo milanese Poldi Pezzoli e oggi lo possiamo ammirare nella sala.


6. Gli abitanti di Palazzo Moroni  nei secoli hanno messo insieme un archivio davvero straordinario ancora tutto a studiare.

Si parla sempre poco degli archivi delle famiglie nobili di Bergamo, ma l’archivio di Palazzo Moroni è un tesoro tanto prezioso quanto inesplorato che meriterebbe davvero di essere studiato approfonditamente. Contiene documenti di famiglia che si intrecciano alla storia di Bergamo e d’Italia che risalgono addirittura al 1300 per poi proseguire nei secoli fino ai giorni nostri. Lo trovate al piano terra, conservato in faldoni rilegati in pelle che sembrano libri antichi, dentro una scaffalatura in legno di radica.

Se vi dovesse venire il desiderio di prendere un faldone e sbirciarci dentro sappiate che non si può. Ogni volta che qualcuno ci mette il naso deve comunicare in anticipo il proprio nome e il motivo dello studio alla Soprintendenza Archivistica della Lombardia. E poi dovrà mettere in atto tutta una serie di accorgimenti per non rovinare i documenti che, in alcuni secoli, hanno addirittura più di cinquecento anni. Comprenderete anche voi la delicatezza di certi manufatti o scritti che vanno preservati e conservati e maneggiati adeguatamente. Se però siete curiosi e volete rendervi conto di persona del valore enorme che questo archivio ricopre, c’è un faldone che viene usato ad esempio ed è quello che contiene delle pergamene antiche. Me l’hanno mostrato, ma non ho potuto toccarlo con le mie mani.

Ovviamente c’è qualcuno che ha dato un’occhiata seppur veloce al contenuto di questo archivio per alcune ricerche storiche. Si racconta quindi che è composto da atti notarili, lettere, documenti di proprietà, libro dei conti di famiglia,  e diverse lettere tra gli appartenenti al casato e il Cardinal Furietti cognato del conte, che ne aveva sposato la sorella.


7. A Palazzo Moroni si conservano le carte del primo divorzio eccellente della storia di Bergamo (e forse d’Italia). 

Nell’archivio di Palazzo Moroni sono conservate le carte del primo divorzio della storia bergamasca. Una giovane della famiglia Moroni aveva sposato uno dei rampolli della famiglia Benaglio che viveva in uno dei palazzi di via Porta Dipinta. Evidentemente non si misero d’accordo sulla dote o per altri motivi che al tempo potevano essere solo economici (non certo per amore), e la giovane sposa, a pochi mesi dalle nozze, fu rispedita al mittente con tutti gli incartamenti del caso. Tutto questo fu evidentemente vissuto come un affronto dai Conti Moroni che non erano nuovi a beghe di vicinato.

Si racconta che ebbero dei contenziosi aperti anche con i Marenzi (imparentati con la famiglia Benaglio). Pare infatti che questi avessero fatto costruire il palazzo di Città Alta nel prato antistante Palazzo Moroni proprio per dispetto, “per via di certe questioni economiche che avevano mandato a monte un parentado” (che sia lo stesso?). Così lo raccontano Elia Fornoni, architetto bergamasco autore di importanti studi sull’architettura cittadina, e Girolamo Marenzi, autore della Guida di Bergamo (1824). Di quest’ultimo la descrizione della facciata di Palazzo Marenzi che pare fosse decorata “con teste di asino e di becco” (il maschio della capra, nel linguaggio di un tempo) come segno di sfida verso i Moroni. Non sorprende quindi che i Moroni vivessero la cosa con enorme fastidio e, quando i Marenzi decisero finalmente di abbandonare il palazzo a causa di preoccupanti crepe formatesi per lo smottamento del terreno a valle, i conti Moroni acquistarono il terreno dal capomastro Ferrari (noto demolitore di case che l’aveva fatto abbattere per rivendere le pietre come materiale da costruzione) felici di aprirsi così la vista sulla pianura, verso i Corpi Santi.

Oggi questo stesso terreno tra Palazzo Valenti Benaglio e la chiesa di Sant’Andrea è stato oggetto di parecchie dispute legali in quanto acquistato da una società che lo voleva trasformare in un silos per auto da destinare ai privati. Durante gli scavi scoprirono i resti di alcuni edifici preesistenti di diverse epoche, stratificati gli uni sugli altri e le soprintendenze  Archeologica e dei Beni Architettonici hanno immediatamente bloccato i lavori al fine di comprendere la portata storica di questi ritrovamenti. Oggi i proprietari dell’area  hanno trovato un accordo e nella parte superiore, praticamente il piano strada, si realizzerà un giardino, appena sotto una parte dedicata al famigerato silos su più piani con i box per i residenti e in corrispondenza delle mura, si potrà accedere per visitare quanto rinvenuto durante gli scavi.


8. A Palazzo Moroni tavoli, console e tavolini di parlano di arte antica e teatro.

Quando si visita una residenza storica ci si sofferma sempre sulle opere maggiori come affreschi, quadri e sculture. Questo Palazzo non è da meno perché ne ha davvero di straordinarie tanto da essere considerato un vero e proprio museo. Se volete saperne di più vi invito a rileggere un articolo scritto qualche tempo fa che parlava proprio di una visita che avevo fatto a Palazzo Moroni (una delle tante) o di andare sul sito della Fondazione Palazzo Moroni.

Ma io amo soprattutto le piccole storie quelle che pochi  raccontano e a Palazzo Moroni ci sono degli arredi che da soli, secondo me, valgono veramente un racconto. E il caso di tavoli, tavolini e console che si trovano in alcune delle sale del Palazzo.

Partiamo dal primo, da quello che si trova nella sala che ospita il Cavaliere il Rosa e sua moglie Isotta Brembati: un tavolino da tè. Lo trovate al centro della stanza ed è in vetro e legno di noce. Guardate il piano sotto il vetro. E’ un pannello di legno decorato. Sapete cos’è? E’ la decorazione del palco privato della Famiglia Moroni che si trovava al Teatro Riccardi, quello che poi sarebbe diventato il Teatro Donizetti. Si, perché, ogni famiglia poteva decorare il proprio palchetto come desiderava e poteva persino arredarlo secondo la moda del tempo. E gli arredi erano di proprietà, tanto che potevano pure riportarseli a casa.

Tavolino-da-caffè.jpeg

E quindi veniamo al secondo tavolo, quello che si trova nell’ammezzato, o mezzanino, le due sale che si trovano tra il piano terra e il piano nobile e che vengono aperte al pubblico in rare occasioni. Sono due sale molto particolari, affrescate dal Bonomini (artista bergamasco originario di Borgo Canale che dipinse i macabri ancora oggi conservati in Santa Grata inter Vites) con splendide decorazioni. La mia preferita è la seconda stanza, quella con le decorazioni agresti. Be’, dopo esservi soffermati sulle decorazioni delle pareti, dirigetevi verso il tavolo e guardate il pannello in legno che si trova appena sotto il piano in vetro che fa da appoggio. Si tratta anche questo di un pannello decorativo di un palchetto privato di un teatro, ma questa volta del Teatro Sociale di Città Alta. E’ davvero splendido e dimostra ancora una volta l’abitudine delle famiglie nobili di abbellire i palchetti privati dei teatri secondo la moda e il gusto del tempo. E al Teatro Sociale questa pratica era molto più spinta, visto che si trattava di un teatro “privato”, ossia di proprietà delle famiglie nobili cittadine che si erano riunite in una Società appunto per la sua gestione.

Ma questi due arredi non sono gli unici così particolari. Nel Salone delle Feste, detto anche Sala della Gerusalemme Liberata in onore dei dipinti a soffitto con le scene dell’opera letteraria di Torquato Tasso, si trovano due console davvero straordinarie il cui piano d’appoggio è stato realizzato con mosaici antichi regalati dal Cardinal Furietti alla famiglia Moroni. Questi mosaici vengono direttamente da uno scavo romano e sono stati fatti montare sulle due console in marmo. Furietti, che tra le altre cose era cognato del conte, era un importante studioso di mosaici antichi e fu l’inventore dei tavolini con piano di mosaico. Il suo monumento funebre nella Chiesa dei Bergamaschi a Roma riporta il suo ritratto fatto a mosaico con il distico dettato da monsignor Francesco Carrara:

“Ars cui tu calamo vitam Furiette dedisti / spirantem vultum reddit et illa tibi” (L’arte musiva a cui tu con la penna la vita, o Furietti, desti, il tuo volto ispirato riproduce e lei la vita dona a te).


9. A Palazzo Moroni  alcune pareti sono state decorate dall’ultima erede della famiglia.

La passione per l’arte è stata una costante della famiglia Moroni, lo dimostra la splendida collezione di opere che si trovano a palazzo. Ma forse non tutti sanno che l’erede della famiglia Moroni, Lucrezia, è una bravissima decoratrice d’interni. E non solo. Artista, fotografa e decoratrice, da oltre trent’anni vive a New York. Discendente del conte Pietro Moroni, è la proprietaria di Palazzo Moroni, nonché presidente della fondazione che lo gestisce.

La curiosità è che alcune pareti del Palazzo sono state restaurate proprio da lei in persona alcuni anni fa: le decorazioni a stucco di alcune sale ormai fortemente compromesse da un’infiltrazione d’acqua dovevano essere sostituite e si decise di procedere facendo realizzare una tappezzeria in velluto e seta realizzata a mano che riproducesse le fogge e i colori delle tappezzerie di un tempo.

Questo restauro avvenne quando il conte era ancora in vita e il palazzo non era ancora stato aperto al pubblico per le visite. In quell’occasione Lucrezia che viveva già a New York, aveva trascorso alcuni mesi a Palazzo Moroni per fare le sue ricerche storiche sui tessuti di fine Ottocento e trovare quelli che meglio si adattassero alle pareti e all’arredamento del palazzo.

Sala Gialla 1.jpg

10. Nel giardino di Palazzo Moroni si trova un anfiteatro (non) naturale.

I giardini di Palazzo Moroni costituiscono il parco privato più grande di Bergamo alta. Sono composti da una parte con terrazzamenti formali di impianto seicentesco e da un area vasta, detta ortaglia, in parte terrazzata, frutto di annessioni ottocentesche e destinata un tempo a colture produttive.
Passeggiando nella zona digradante della collina, verso le vigne, ci si accorge di un ampio spazio ad anfiteatro, che sarebbe perfetto per eventi musicali e rappresentazioni teatrali all’aperto.

Ecco, sappiate, che quello che sembra così naturale, in realtà è frutto dell’attività dell’uomo, e in particolare dell’ultimo conte Moroni, ingegnere, che fece sbancare un pezzo di parco per realizzare questo anfiteatro.

L’ultimo evento che si ricordi è stato un Esterno Notte con proiezione di film, alcuni  anni fa, quando il Conte era già morto.

Parco 1.JPG


11. Nel giardino di Palazzo Moroni si trova il “pensatoio del Conte”

E’ una sorta di torretta medievale, la potete scorgere in una delle terrazze superiori del Parco di Palazzo Moroni. Era il “pensatoio del conte”, così lo chiamavano quando il conte era in vita e così è rimasto nell’immaginario fino ai nostri giorni.

Ma non immaginatevi un luogo dove ritirarsi a leggere o a schiacciare un pisolino, no. I pensatoi li troviamo in molte ville ottocentesche secondo la moda del tempo e in genere erano torrette poste sulla sommità degli edifici o nei giardini, arredate con un divano, uno scrittoio e qualche libro…

Al momento non è visitabile all’interno perché la scala xin legno che si trova nella torretta è pericolante e non ci sono i requisiti di sicurezza, ma si spera che presto si possa restaurare e aprire al pubblico.


12. Palazzo Moroni da oggi è anche in un video trap

Palazzo Moroni non è un luogo solo per amanti dell’arte e delle dimore storiche. Da oggi è un luogo anche per gli amanti della trap. Si lo so, esagero un po’ con questa affermazione, ma perché non dovrei visto che proprio in questo palazzo è stato girato il video del giovane (t)rapper Cane Secco?

Cane Secco è uno degli esponenti della musica rap che va per la maggiore. Ha iniziato a rappare alla fine degli anni ’90, rilasciando fino al 2004 materiale solo ad amici e conoscenti. Dal 2007 in poi è attivo con questo nome bizzarro e ha realizzato diversi prodotti tra Ep, Street Album & Mixtape (Solisti e non) che hanno raccolto diversi consenti tra i giovanissimi.

Il video musicale di Cane Secco , diretto da @byronrosero , è stato interamente girato nelle sale e nei giardini di Palazzo Moroni. Ai puristi dell’antico possiamo dire che questo video non toglie nulla all’atmosfera di Palazzo Moroni. Anzi, la contaminazione è molto intrigante.  Lo dimostrano alcune scene che sono riuscita a sceeenshottare e che vi metto qua sotto a dimostrazione delle opportunità offerte da questa location.

Per vedere il video completo cliccare qui

Che ne dite? Non era il caso di conoscerle tutte prima di andare a visitare Palazzo Moroni? Così, per guardare le cose con occhi diversi…

Note

Le immagini dell’archivio sono mie, come mie sono quelle dei tavoli e del quadro del Cardinal Furietti. Le altre sono state gentilmente offerte dalla Fondazione Palazzo Moroni per questo articolo.  Si consiglia quindi di non scaricarle e non utilizzarle senza autorizzazione perchè coperte da copyright. 

Le immagini del video sono state screenshottate. 

3 commenti

  1. Interessante questo post, davvero informazioni curiose.
    Riesci a farmi sempre scoprire cose nuove su Bergamo.

  2. Mi piacerebbe molto sbirciare dentro l’archivio di Palazzo Moroni, dev’essere davvero interessante! Penso che sarebbe molto bello se facessero ancora delle attività in quell’anfiteatro (non) naturale che è stato creato all’esterno… dev’essere una location molto speciale!

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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