Alla scoperta del Teatro Sociale di Bergamo: teatro all’italiana con platea alla francese nel cuore di Città Alta

La prima volta che entrai nel Teatro Sociale di Bergamo, nel cuore di Città Alta, era un edificio potenzialmente splendido, usato per mostre temporanee. Erano i primi anni anni Duemila e prima di allora ne avevo letto in qualche libro di storia cittadina. Già così, ammetto, mi piacque moltissimo: entrare in quello scrigno lungo la Corsarola (via Colleoni), progettato nell’Ottocento da Leopoldo Pollack su commessa dei nobili e borghesi che vivevano in Città Alta, era emozionante.

Intuivo ci volesse un sacco di soldi per restaurarlo e riportarlo a nuova vita, ma il solo fatto che ogni tanto fosse aperto, per me era già qualcosa. Quello un tempo era stato un vero teatro dove si faceva prosa e musica:  i palchetti in legno, la platea ovale, il soffitto in legno, lasciavano intravvedere lo splendore del passato e il potenziale per il futuro. E come me dovevano averlo pensato in molti visto che una decina d’anni dopo, fu restituito finalmente alla città come teatro, perfettamente restaurato. 

Nel 2019 a distanza di 10 anni dall’inaugurazione dopo il restauro, il Teatro Sociale è  a pieno titolo tra i luoghi più importanti di Bergamo in cui si fa cultura, sostituendo e accogliendo il calendario di iniziative del Teatro Donizetti chiuso per ristrutturazione. Quest’anno ho avuto il piacere di assistere alle prove aperte due opere di Gaetano Donizzetti durante il Festival DO e proprio in quell’occasione mi è venuta voglia di visitare il Teatro Sociale per approfondire la conoscenza di questo gioiellino neoclassico e di scrivere questo pezzo.

Quindi mettetevi comodi…

La storia del Teatro Sociale

Il Teatro Sociale nasce come teatro privato per volontà di un gruppo di nobili e borghesi bergamaschi che volevano restituire alla Città Alta quella supremazia che la costruzione del Teatro Riccardi (l’attuale Teatro Donizetti) aveva pericolosamente insidiato. Siamo a Bergamo all’inizio dell’Ottocento e i protagonisti di questa bella storia sono gli aristocratici e i ricchi borghesi e Leopold Pollack , un architetto dell’area milanese molto famoso a quel tempo.

Grazie all’incarico conferito a Leopoldo Pollack, considerato tra i maggiori esponenti del Neoclassicismo dell’epoca, e al lavoro dei migliori artigiani e decoratori, nel 1807 venne inaugurato il Teatro della Società (così si chiamava al tempo quello che sarebbe diventato Teatro Sociale di Bergamo).

Il progetto innovativo di Leopoldo Pollack

Realizzare un teatro lungo la stretta via Colleoni (la Corsarola) era una sfida non indifferente. Pollack doveva rinunciare a tutte quelle strutture esterne che l’avrebbero connotato da subito come teatro: niente colonne, niente portali monumentali, niente passaggi per le carrozze. L’architetto milanese dovette accontentarsi di una facciata elegante sì, ma senza soluzione di continuità con i palazzi limitrofi. Solo gli elementi decorativi, attinenti al mondo delle arti teatrali, attestavano la sua natura di luogo deputato a pubblici spettacoli. Si sbizzarrì invece con l’interno, progettando un teatro all’italiana con platea alla francese.

Avendo una committenza privata ben definita, per i palchi scelse la soluzione a più ordini, che realizzava l’esigenza di visibilità pubblica delle classi altolocate e dei loro rapporti gerarchici. Sopra i palchi distribuiti su tre ordini sovrapposti, il loggione.

Per i parapetti lignei degli 86 palchi, Leopold (o Leopoldo) Pollack progettò una linea continua, in modo da dare risalto alla dimensione orizzontale degli ordini di palchi e conferire alla forma complessiva della sala una armoniosa uniformità di impronta classica.

I parapetti lignei erano ricchi di decorazioni policrome, spesso sgargianti, come i colori delle pareti interne ornate, talvolta, con finti marmi e in contrasto con i materiali poveri della pavimentazioni e delle volte a calce.

Quanto all’impianto della platea, Pollack scelse una soluzione diversa da quella in voga a quel tempo e invece della pianta a ferro di cavallo optò per una più ricercata ed elegante forma ovale di stampo francese. L’abbinamento di questa forma con lo sviluppo verticale dei palchi costituisce forse l’aspetto più originale del progetto.

Il Teatro Sociale visto dal palco

Chi era Leopoldo Pollack

Allievo di Giuseppe Piermarini (col quale collaborò nella progettazione del Teatro alla Scala di Milano), Leopoldo Pollack era stato architetto della Casa d’Austria e, con il regime napoleonico, aveva inizialmente spostato la sua attività dall’area milanese verso la provincia e in particolare a Bergamo dove, in breve tempo, era diventato l’architetto preferito dall’alta borghesia e dall’aristocrazia cittadina.
Tra i maggiori interventi nella Bergamasca ricordiamo la progettazione di Palazzo Agosti Grumelli a Bergamo e di Villa Pesenti Agliardi a Sombreno, alcuni interventi nel Palazzo Medolago Albani di Città Alta, il progetto per il carcere di Sant’Agata ed il recupero del Castello Montecchio a Credaro.

Dall’aspirazione aristocratica alla chiusura

Il Teatro Sociale fu attivo, con alterne fortune, poco più di un secolo, fino alla fine degli anni Venti. Gli aristocratici di Città Alta lo utilizzarono un po’ come il “salotto di casa”: al Sociale si incontravano per fare conversazione, per salutare gli amici, per farsi vedere. I palchetti delle famiglie che avevano partecipato alla costruzione del teatro erano arredati coi mobili di famiglia e decorate secondo il gusto personale. Un esempio di queste decorazioni lo possiamo trovare a Palazzo Moroni, di cui vi ho già scritto: uno dei tavoli da pranzo del palazzo è realizzato proprio con un pannello del palchetto privato del Teatro Sociale portato a casa dopo la sua chiusura. E lo stesso avviene a Palazzo Terzi, dove in una saletta troviamo gli arredi che si trovavano nel palchetto privato al Sociale.

A evidenziare “l’aspirazione aristocratica” della ricca borghesia residente nella Città Alta, è interessante ricordare l’incarico affidato nel 1816 all’architetto Giacomo Bianconi (1780-1858), professore di architettura e ornato all’Accademia Carrara, considerato il massimo esponente del Neoclassicismo in Bergamasca (suoi i progetti per Villa Moroni e Villa Zanchi a Stezzano), per reinterpretare il palco del Teatro in occasione della visita dell’Imperatore Francesco I d’Austria.

Le sorti di questo teatro tuttavia vissero di riflesso il declino di Città Alta, con le attività commerciali, politiche e culturali che progressivamente “uscivano” dalle Mura e che riconoscevano sempre più nella Città Bassa il centro propulsore della vita sociale e culturale di Bergamo.

L’apertura della funicolare, nel 1887, migliorerà i rapporti tra le due parti della città, ma le fortune del Teatro Sociale tenderanno ugualmente a diminuire, fino a renderne antieconomica la gestione. Una spia significativa di quel declino fu la sostanziale marginalità del Sociale alle celebrazioni donizettiane del 1897 che ebbero invece nel Riccardi e in Città Bassa centro e sfondo.

Attorno al 1900 e nel primo decennio del secolo la sala (sottoposta a restauri nel 1902, visibili nella stagione 1903; poi nel 1907, per il 1908) aprirà anche a generi nuovi come l’operetta (1898, dal 1908), o addirittura a esibizioni di moderna tecnologia quali il grammofono (1898) e il cinematografo (dal 1908) che, se in altre condizioni potrebbero essere segnali d’apertura alle novità, in quel contesto di vita sempre più difficoltosa appaiono come ripieghi su repertori meno impegnativi. Buone stagioni si avranno ancora, nel 1915, e meno sporadicamente nei primi anni Venti: ma che per il Teatro Sociale fosse iniziata un’era nuova di prosperità, fu illusione di breve durata.

Il grido d’aiuto: Non fate morire il Teatro Sociale

Il Teatro chiuse nel 1929 e così rimase per parecchi decenni, mandando letteralmente in rovina l’edificio e il suo contenuto. La storia successiva agli anni Trenta, infatti, è segnata da progetti di demolizione, avventuristiche intenzioni di riuso e continui passaggi di proprietà, fino all’acquisizione dell’immobile da parte del Comune di Bergamo (1974) e ai lavori di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza compiuti tra il 1978 e il 1981.

Quando, nel 1972, Cesare Brandi, uno dei maggiori storici dell’arte e fondatore della teoria del restauro, aveva visto le condizioni in cui versava l’edificio, aveva lanciato un grido d’aiuto a favore del Sociale:

“…In questa città sacrosanta c’è un teatro. Non parlo del “Donizetti”: c’è un altro teatro, il “Sociale” del più grande architetto neoclassico lombardo, il Pollack … E’ malandato ma non in rovina. Certo vi andrà se non si rimedia alla falla che si è aperta sul tetto. … Il Teatro Sociale ha i giorni contati. Si è pensato di fare nascere la nuova Università di Bergamo sulle ceneri di un capolavoro distrutto: che tale è il Teatro Sociale, architettonicamente non inferiore alla Scala né alla Fenice…”

Fortunatamente proprio in quell’anno il grido di aiuto fu ascoltato e il Comune di Bergamo acquistò il Teatro. Negli anni successivi l’edificio fu messo in sicurezza e per un po’ ospitò solo esposizioni. Si dovette infatti aspettare il 2006 perché i progetti di restauro si concretizzassero.

Il Teatro fu finalmente restituito alla cittadinanza nel 2009, ritornando così a svolgere la sua funzione originale di teatro in tutta la sua bellezza originaria e recuperandone, in tal modo, la sua funzione culturale e aggregativa.

Il restauro del Sociale

Il restauro del Teatro Sociale ha visto i  progettisti e realizzatori dell’intervento ricevere premi e riconoscimenti: Medaglia d’argento al Premio internazionale di restauro architettonico “Domus – Restauro e Conservazione nel 2010; Premio “European Union Prize / Europa Nostra Award” indetto dalla Comunità Europea nel 2014; Premio “The Best in Heritage” nel 2015 come uno tra i migliori interventi già premiati nel 2014

Si è trattato di una forma di “restauro conservativo critico”, che ha previsto interventi rispettosi dei materiali tradizionali, con un approccio che non vuole emergere sull’esistente ma soltanto ridare decoro e unitarietà al tutto, ove possibile, senza la necessità di conservare in modo assoluto o di agire con integrazioni e aggiunte imitative.

L’ingresso

L’ingresso del Teatro Sociale è privo di portici o colonnati esterni in quanto inserito nell’ambiente medievale della storica via Colleoni, la stretta “Corsarola”. Troviamo alcuni elementi decorativi, attinenti al mondo delle arti teatrali all’esterno.

L’intreccio delle travi al soffitto

l soffitto ligneo sulla platea del Teatro Sociale di Bergamo Alta
La magia sta nel ciò che non ti aspetteresti di trovare una volta varcato l’ingresso: un ambiente elegante e accogliente, con meravigliosi ornamenti a stucco e, una volta in platea, la raffinatezza dei palchi in legno finemente decorati e il particolare intreccio delle travi del soffitto.

La platea che scompare

La riorganizzazione della platea ha rappresentato il cuore del progetto di restauro. E’ stata progettata come uno spazio versatile in grado sia di accogliere il pubblico in occasione degli spettacoli teatrali sia di liberarsi completamente delle poltrone per ospitare allestimenti espositivi temporanei.

Le poltrone della platea hanno delle caratteristiche uniche in quanto provengono dall’antico teatro ottocentesco del Carignano di Torino e il loro sistema di aggancio a pavimento consente facilmente lo smontaggio e la rimozione delle sedute a blocchi da cinque.

La suddivisione dei palchi è stata riportata nella condizione originaria: sono state inserite al primo, secondo e terzo ordine delle nuove pareti divisorie in legno, in modo da configurare una successione di singoli palchetti da quattro spettatori ciascuno invece di uno spazio unico a balconata (come prima dell’inizio dei lavori). Grazie a questi interventi, la capienza complessiva del teatro supera ora i seicentocinquanta posti, nel perfetto rispetto delle normative vigenti per i nuovi edifici teatrali.

Se alcuni abbinamenti cromatici vi sembrano poco coerenti e magari contrastanti tra loro, sappiate che questo era il teatro nel suo momento di massimo splendore e questo è quello che ci è stato tramandato: un teatro costruito da soci privati, che amavano abbellire il proprio palco anche in maniera differente l’uno dagli altri, che avevano voluto materiali poveri nella pavimentazioni e nelle volte ed invece  finti marmi a colori allegri e sgargianti nelle pareti e nell’aspetto della sala.

Il palcoscenico e la graticcia

E’ stato realizzato un nuovo palcoscenico, completamente apribile, con piano in tavole di legno massiccio per assicurare al contempo ottima resa acustica e grande versatilità.
La fossa orchestrale è stata dotata di una piattaforma meccanica che si alza su tre livelli.

Per garantire il miglior funzionamento della “macchina teatrale”, è stata realizzata una “graticcia” sopra al palcoscenico e, sfruttandone gli spazi laterali, nuovi locali per i camerini.

Un foyer polifunzionale

Recentemente è stato restaurato anche il foyer che dà su Piazza Vecchia. Nel corso degli anni il ristretto del Sociale aveva avuto diverse destinazioni, da mensa universitaria a biblioteca della Facoltà di Lingue. Dal 2018  ritorna a quella originaria, ospitando fra le varie parti anche una sezione bar. Può ospitare incontri, approfondimenti, esposizioni, tutte quelle attività culturali che ruotano intorno alla programmazione di un teatro cittadino. Non ho altre foto oltre a quelle che vedete qui sotto perché l’iphone si è scaricato sul più bello, ma sono certa che quando ne avrete l’occasione, le foto me le manderete voi. 😉

 

Note e piccola polemica

Le foto che trovate a corredo di questo post sono mie e sono state scattate in occasione dell’apertura straordinaria di domenica 7 luglio 2019. L’ingresso (2 pax) è stato regolarmente pagato e la ricevuta è conservata su supporto digitale. 

Avrei voluto poter scrivere questo articolo molto prima, ma l’edificio, quando non è aperto per gli spettacoli in cartellone, è chiuso e non è visitabile. A inizio giugno ho contattato la Fondazione Donizetti chiedendo una deroga e un aiuto per scrivere l’articolo (no soldi, ma una guida a disposizione e poter fare delle fare le foto a corredo del pezzo). In risposta mi hanno chiesto 165 euro per “apertura e guida abilitata”. In alternativa (devono avermi scambiato per una “scroccona pretenziosa scappata di casa”, non c’è altra spiegazione!) mi hanno segnalato la possibilità di entrare “pagando 3 euro durante l’apertura di luglio. 7 euro con la visita guidata”. Soluzione che ho accettato: non avendo uno sponsor che contribuisca alle spese, e se la Fondazione non ritiene interessante aiutarmi, devo fare di necessità virtù. Uno dei meriti che mi riconosco da sola è quello provare di persona tutte le iniziative che suggerisco e di suggerire solo quelle per cui penso che ne valga la pena. Mi chiedo se mi fossi presentata come giornalista (a proposito, faccio anche questo lavoro, tra le altre cose) mi avrebbero comunque suggerito l’ingresso a 3 euro o si sarebbero fatti in 4 per aiutarmi? Forse bastava una chiacchierata al telefono per trovare una soluzione, che non una mail che sapeva tanto di listino prezzi. Ma tant’è.

Ho solo il rammarico di non aver potuto raccontare il Teatro Sociale  prima della data di apertura al pubblico per invogliare chi mi legge ad andare a visitarlo.

 

3 commenti

  1. Grazie. Il suo articolo è stato più esauriente e ricco di informazioni, rispetto alla visita guidata del 7 luglio, a cui ho partecipato.Personalmente sono rimasta molto delusa. Guida poco preparata e di gran fretta.Non si può pensare di coinvolgere il pubblico senza la giusta preparazione, pensando solo a far cassa

  2. Siamo state in città alta un paio di volte, anche se molto frettolosamente. Non abbiamo mai visto il teatro e le meraviglie che ha da offrire. Spesso tendiamo a cercare posti lontani da scoprire, ignorando quello che ci circonda.

    Blery&Ily

  3. Articolo molto esauriente. Mi sono immersa.completamente nella realtà del teatro.
    È un peccato che chi è responsabile della gestuone di questi patrimoni non investa 1 euro nel pubbicizzarli alla cittadinanza. Personalmente penso tu abbia fatto un gran lavoro e come minimo dovevano omaggiarti la visita.

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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