Antica chiesa di San Giovanni dei Boschi

All’antica chiesa di San Giovanni dei Boschi, tra le vigne di Moscato di Scanzo della Cascina San Giovanni.

Sono andata a visitare la Cascina San Giovanni della famiglia Martinelli e l’antica chiesa di San Giovanni dei Boschi a settembre, in occasione della Festa del Moscato di Scanzo, nelle Terre del Vescovado. Avevano organizzato un tour dedicato ai Sapori Scanzesi che non volevo proprio perdermi. Scanzorosciate è terra di vino, di olio e di moscato, passiti rossi e passiti gialli,  di arte e di natura: un mix che non delude mai.

Quella mattina eravamo stati svegliati da una pioggia settembrina che non lasciava sperare troppo nel sole: pioveva ad intermittenza e la passeggiata tra gli ulivi e le vigne di Scanzorosciate era stata annullata. Per fortuna, mentre eravamo a visitare l’Azienda agricola il Castelletto, il tempo è migliorato quel tanto da farci arrivare alla Cascina San Giovanni per scoprire qualcosa che non mi sarei mai aspettata: in poco meno di mezzo chilometro, dalla strada principale alla vigna dove si coltivano le uve per il Moscato Giallo ai piedi della collina, mi sono trovata nel bel mezzo di un percorso pieno di storie affascinanti. A partire dalla piccola chiesa diroccata di San Giovanni dei Boschi che, per quanto ridotto a un rudere,  era un gioiello che faceva venire voglia di scattare mille e mille foto.

1. Chiesa di San Giovanni ai Boschi


Una passeggiata attraverso Tenuta San Giovanni, fino all’antica chiesetta di San Giovanni ai Boschi

Pur appartenendo ad una zona densamente popolata, il territorio che oggi viene chiamato Terre del Vescovado offre numerose possibilità per chi ama stare a contatto con la natura. Negli ultimi anni infatti si sono moltiplicate le iniziative per rivalorizzare gli spazi verdi presenti, che hanno permesso di ritornare a scoprire e vivere angoli suggestivi, come ad esempio il Cammino del Vescovado, che si affaccia proprio su questo panorama.

 

Il percorso che si è aperto davanti ai nostri occhi era meraviglioso: dopo aver attraversato la vallata della Serradesca si raggiunge la Cascina San Giovanni, lungo una stradina che lascia passare a stento due auto in senso contrario. In fondo alla via si scorge l’antica chiesetta di San Giovanni dei Boschi (o San Giovanni al Boio, come anticamente veniva chiamata). Sulla sinistra l’imponente Cascina San Giovanni ristrutturata con chiesetta annessa e un maneggio circondato da campi dove pascolano tranquilli bellissimi cavalli.

Guardatevi intorno: tutto parla di natura, tutto parla di un grande amore per questi luoghi. Conoscendomi sapete che ero qui con il mio taccuino degli appunti e il mio inseparabile iPhone per immortalare tutto. Se non fosse stato per l’erba bagnata, mi sarei addentrata molto più di quello che ho fatto per scattare le foto che vedete in questo articolo: ogni angolo era una cartolina. Dal piccolo stagno in cui si trova una piccola colonia di germani, all’antico lavatoio ritrovato e sistemato, fino alla sorgente, il famoso Boio chiamata così per il rumore di acqua dell’acqua sorgiva in fermento…

 

Mistero sul nome: San Giovanni dei Boschi o San Giovanni al Boio?

La costruzione dell’antica chiesa di San Giovanni risale presumibilmente a poco prima dell’anno Mille, anche se le prime notizie certe risalgono alla fine del Medioevo, quando era gestita dagli Umiliati appartenenti all’ordine Carmelitano. Probabilmente nacque per opera di qualche religioso eremita che la posizionò qui proprio perché in prossimità di acqua sorgiva. Quasi con certezza fu costruita su una preesistente chiesetta dedicata a S. Giovanni Battista e per la località in cui era situata venne poi chiamata dagli abitanti del luogo “dei boschi” per localizzarla immediatamente.

Sappiamo che l’edificio era di modeste dimensioni, almeno fino alla visita di S. Carlo Borromeo.  Tanto modeste che addirittura la  Messa veniva celebrata su un altare costruito sotto il porticato esterno per dare la possibilità a tutti di assistervi. Eppure al suo interno vantava affreschi risalenti all’inizio del 1500 eseguiti da Giovanni Zanchi del Beur. Tutto questo ovviamente lo sappiamo dai documenti conservati negli archivi storici, perché purtroppo questi affreschi sono andati completamente perduti.

Anticamente nota come Oratorio San Giovanni inter nemora in un documento del 1902 conservato presso l’archivio storico della Curia in Città Alta, si legge:

“La sua fondazione rimanda al principio del secolo XVI, come chiaramente rilevasi da una iscrizione sulla parete esterna a cornu Evangelii (il lato destro dell’altare) che dice: Zovane filiolo di Zovane di Canchi del Buro, Die VIII mense oratori MDXXVIII”.

Nel 1897 questa chiesina era stata ampliata, ma, nonostante l’intervento, non l’aiutò a sopravvivere. Si narra che la particolare collocazione, vicino ad una sorgente d’acqua rendeva tutta la zona difficilmente praticabile e i fedeli che dovevano raggiungerla la domenica mattina per la messa, si lamentavano che era sempre allagata. Provate ad immaginare cosa potesse significare camminare in un pantano, al freddo, quando le scarpe erano un lusso per pochi e si girava con gli zoccoli. Così, quando venne costruita la chiesa sulla collina, la chiesina fu lasciata a se stessa, in balìa della natura che si è fatta strada dentro e fuori le sue mura.

 

Quando ci sono ritornata qualche settimana dopo, per fare le foto con il sole (eh sì, non ho saputo resistere), ho scoperto che sono iniziati i lavori per riportare questa antica chiesetta, ormai ridotta a rudere, a nuova vita. Con ogni probabilità diventerà un luogo per eventi enogastronomici così importanti in questa terra.Non dimentichiamo infatti che siamo nella Terra del Moscato di Scanzo. I progetti sono molti e io non vedo l’ora di vederla terminata.

12 la chiesina ripulita dalla vegetazione


Passeggiare tra i filari del Moscato Martinelli: un’esperienza per tutti i sensi

A due passi dalla piccola chiesetta, sulla sinistra, troviamo il vitigno del Moscato Giallo. Daniela Martinelli (nella foto) e suo marito ci hanno permesso di fare un giro tra i filari prima della vendemmia. Mentre cercavo di camminare sollevando il piede per non bagnarmi troppo le scarpe mi sono accorta che sotto i filari c’era un manto verde di menta profumata. Non so perché, ma ho trovato questa cosa assolutamente meravigliosa. E mi si è riempito il cuore.

 

La vigna è una porta magica che si apre verso orizzonti di sensi e sensazioni. E’ fatta di anni che passano, di terreni che regalano sapori, di mani che colgono i frutti maturi, di nettari che invadono di profumi le cantine e, infine, di miracoli che si realizzano.

Cesare Pavese scriveva:

“La vigna che sale sul dorso del colle fino a incidersi nel cielo è una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono in una porta magica”.

Mentre pensavo a quanto fosse meravigliosa la natura, ho pensato che questi sono i profumi che mi ricorderanno per sempre sempre questo luogo: il profumo di uva e il profumo di menta selvatica. L’acino che diventa vino porta con sé le fatiche di uomini e donne, ma anche la gioia e la soddisfazione di aver fatto del proprio meglio. La menta che cresce come un tappeto sotto la vigna è un regalo, è un grazie, una coccola per queste piante che producono con tanta fatica un nettare unico e raro.

La Cascina Martinelli

La Cascina San Giovanni (o Cascina Martinelli visto che qui è visibile ovunque l’impronta della famiglia che la abita) è un luogo antico. Anche la viticultura era praticata sin da tempi antichi, probabilmente la vite era stata impiantata proprio dalla comunità religiosa dei Monaci Umiliati, residenti tra i secoli XII-XIV dove ora sono situati i ruderi della Chiesa Antica di San Giovanni nei Boschi. Pensate che durante lo scavo per l’impianto della Vigna Sporla (quella dove ho passeggiato) sono affiorati i resti di antichissimi terrazzamenti a testimonianza della coltivazione della vite nello spettacolare anfiteatro della cascina San Giovanni.

Quella che vedete nella foto sotto, è la chiesina della Cascina San Giovanni, finemente affrescata e restaurata durante i lavori di ripristino della cascina. Può ospitare celebrazioni e messe in occasioni speciali, come il santo patrono ad esempio, o la benedizione per la vendemmia.

La cascina oggi accoglie tre generazioni di una stessa famiglia accomunati tutti dall’amore e dal rispetto per questi luoghi e per… il Moscato di Scanzo DOCG, ovviamente!

 

Ho scoperto un segreto: il Moscato di Scanzo e il formaggio erborinato insieme sono top!

E dopo aver fatto un bel giro scoprendo gli angolini più suggestivi della Cascina San Giovanni, eccomi finalmente alla parte più attesa: quella della degustazione dei prodotti di questa splendida e generosa terra.

Una delle cose che ho imparato durante tutti i miei tour enogastronomici è che i bergamaschi amano il buon bere e il buon cibo e che sanno creare degli abbinamenti gourmet unici. E ne ho avuto conferma davanti al buffet messo a disposizione dei visitatori dalla Famiglia Martinelli. Qui ho finalmente provato un abbinamento molto interessante che ho apprezzato moltissimo:  il Moscato di Scanzo DOCG (Martinelli, ça va sans dire)  con un formaggio erborinato. Credetemi: insieme sono super!

Gli esperti ci insegnano che abbinare il Moscato di Scanzo non è semplice: spesso si preferisce berlo da solo, al termine di un pasto, o con un buon dolce. Ma degustarlo abbinato ad un erborinato blu è stato una esperienza piacevole e ben riuscita.

Mi sono sentita a casa: amo il Moscato di Scanzo e amo i formaggi, soprattutto quando sono saporiti ma non sfacciati. Ecco perché scoprire che questo vino passito rosso da meditazione si sposa non solo col cioccolato, ma anche con gli erborinati mi ha riempito di gioia. Inutile dire che è già diventato uno dei miei abbinamenti preferiti.

 

Note

Avrei potuto continuare a raccontarvi dell’ottimo Moscato di Scanzo Martinelli che ho assaggiato, ma ho preferito raccontarvi il luogo.  Non solo perché vi invito ad andare a visitare questi luoghi, magari percorrendo il Cammino del Vescovado e facendo una piccola deviazione verso San Giovanni dei Boschi, ma perché sono convinta che quando si è immersi in tanta bellezza e si ha passione per quello che si fa, i prodotti sono essere per forza ottimi. E questo luogo è una garanzia.

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Comunque, se volete saperne di più o assaggiare i prodotti della tenuta, ecco il sito del Moscato Martinelli. Fatemi sapere: sono curiosa di avere anche il vostro parere.

Le foto sono mie e sono state scattate in due occasioni: quelle con il cielo nuvoloso sono state scattate il giorno della Festa del Moscato di Scanzo; quelle con il cielo azzurro sono state scattate due settimane dopo.  

Le informazioni contenute in questo articolo sono il frutto di quanto raccolto durante il blog tour proposto dall’associazione Terre del Vescovado per il Comune di Scanzorosciate a promozione dei sapori del Vescovado. 

Iniziativa realizzata nell’ambito del bando regionale Viaggio #inLombardia (o #ViaggioInLombardia sui Social).

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4 commenti

  1. Molto interessante questo blog tour. E sono felice riguardo i lavori di ristrutturazione della chiesetta. La trovo affascinante già così, figuriamoci quando tornerà ai fasti di un tempo.

  2. La natura crea davvero una cornice unica! Hai ragione quando dici che il mx è davvero incredibile. La Chiesetta poi è un gioiellino. Ammetto che non so se la preferisco così, a fondersi con la natura, oppure ristrutturata e splendente come un tempo!

    1. E’ stata la mia stessa considerazione. Ma sapendo che verrà ristrutturata con amore, sono più serena e non vedo l’ora poterla visitare.

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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