Cammino del Vescovado: scoprire un passo dopo l’altro cosa significa “aprire un nuovo cammino”

Qualche settimana fa sono stata contattata dal coordinatore dell’Associazione Terre del Vescovado , Salvatore Linguanti, con la proposta di fare un’esperienza assolutamente unica in provincia di Bergamo: aprire un nuovo cammino, il Cammino del Vescovado, 32 km tra natura arte e sapori. Non capivo bene cosa significasse. Ho immediatamente pensato agli scalatori che aprono le vie sulle pareti delle montagne o dei ghiacciai per raggiungere la meta. In realtà non era nulla di tutto ciò. Aprire un cammino significa percorrerlo per la prima volta in compagnia di un gruppo di esperti e giornalisti con l’obiettivo di raccontarlo e di renderlo fruibile dal grande pubblico prima della sua inaugurazione ufficiale. La cosa mi ha subito intrigato nonostante avessi qualche perplessità sulla mia preparazione atletica. E’ tre anni che non corro più, che mi limito a fare qualche tapasciata bergamasca la domenica mattina o a camminare un paio d’ore per andare a bere il caffè in Città Alta: ce l’avrei fatta?

Ci ho pensato per una settimana intera, ma alla fine, la mattina stabilita mi sono alzata, mi sono vestita come una vera camminatrice e sono uscita di casa per raggiungere il luogo dell’appuntamento: il mio motto sarebbe stato “un piede dopo l’altro, verso l’infinito e oltre” o più semplicemente “fino a quando avessi avuto la forza per camminare”. 

Aprire un cammino

Comincio col dire che aprire un cammino non significa armarsi di falcetto e macete per aprirsi un varco nella natura selvaggia dei monti. C’è chi lo fa e, durante la camminata, Margherita, responsabile dell’App Orobie  mi ha raccontato che si fa anche questo a volte. Ma qui c’era già stato qualcuno che aveva pulito la via qualche giorno prima per rendere accessibile al gruppo tutto il percorso stabilito. E quindi?

Aprire un cammino significa percorrerlo e viverlo per la prima volta insieme a chi l’ha studiato e concepito, provarlo per poi raccontarlo segnando e descrivendo tutti i tratti e i punti di interesse. Solitamente sono giornalisti o esperti di cammini che provano il percorso prima della sua inaugurazione ufficiale. C’è chi prende appunti per la propria testata, chi gira col GPS per fissare il percorso, chi attiva il pedometro per segnare le distanze e calcolare i tempi per i diversi livelli di preparazione. C’è chi prende appunti per segnare i tratti difficili o quelli in cui si ha bisogno di una determinata attrezzatura (pedule, scarponcini, bastoncini, zaino, etc). C’è chi valuta la segnaletica per fornire le giuste indicazioni. C’è anche chi segna i punti per il geocaching, iniziativa di cui sapevo molto poco ma di cui presto vi parlerò.

 


Il Cammino del Vescovado: 32 km tra natura, arte e sapori

Il Cammino del Vescovado (questo il cammino che si doveva aprire) è un itinerario di 32 Km attraverso 12 comuni delle Terre del Vescovado progettato da Michele Pellegrini, esperto di cammini e di montagna. E’ percorribile da Ovest a Est, ossia da Scanzorosciate a Chiuduno, ma nessuno vi impedisce di percorrerlo al contrario. Lo potete suddividere in tre tappe con distanze del tutto adatte anche ai principianti (come me, ad esempio).

È quello che viene definito cammino laico, anche se, come immaginerete, attraversando un territorio ricco di storia, questo sarà inevitabilmente puntellato da luoghi religiosi capaci di regalare momenti di misticismo e riflessioni importanti. Dal documento introduttivo avevo letto che avrei incrociato “chiesette in cima a colli, santuari in cui si narra siano avvenuti miracoli, parrocchiali che custodiscono opere d’arte“. Era il mio pane. Non potevo lasciarmi scappare questa esperienza. Dovevo farla. Dovevo raccontarvela. Ed eccomi qui, the day after, il giorno dopo: con un po’ di fatica ancora nelle gambe, ma nel cuore la gioia di aver sorriso attraversando meravigliosi paesaggi che mi porterò per sempre dentro.

Paesaggio Cammino del Vescovado.jpeg

Cammini bergamaschi

Quando si pensa ai Cammini, il pensiero va subito al Cammino di Santiago, oppure alla Via Francigena o al Cammino degli Dei. Il mondo è pieno di cammini spirituali e lunghissimi trekking in regioni dai paesaggi incredibili, ma è pur vero (e ieri ne ho avuto la prova) che il viaggio non è solo una questione geografica.

Spesso non serve andare tanto lontano per vivere esperienze uniche e questo blog ve lo dimostra ogni giorno: basta guardarsi intorno scoprire luoghi pieni di fascino e magia. E dunque anche la Bergamasca, con le sue Orobie, è in grado di offrirci diversi cammini, più o meno lunghi, più o meno wild, più o meno spirituali, ma ugualmente spettacolari e capaci di lasciare il segno (o un segno) dentro di noi.

Il Cammino del Vescovado si aggiunge ad alcuni cammini molto interessanti, di discreta lunghezza come ad esempio il Cammino di Carlo Magno, o il Cammino di Papa Giovanni XXIII. La particolarità di questo Cammino è che è nuovo pur attraversando “diversi PLIS (Parchi Locali di Interesse Sovracomunale), alcuni dei quali sono anche partner di Arco Verde, un progetto che mira a creare un corridoio ecologico nella fascia di connessione tra l’alta Pianura e i primi rilievi delle Prealpi Bergamasche” (così precisava Pellegrini nel documento introduttivo). Vi ho inserito il link nel caso voleste saperne di più.

Paesaggio visto dal Bosco

Definizione di Cammino

Come faccio ogni volta che devo affrontare qualcosa di nuovo, cerco di arrivare preparata. Dopo 10 minuti di ricerche on line avevo già capito che non avrei ovviamente avuto tempo per provvedere alla mia preparazione atletica, per questo mi sono concentrata sulle informazioni teoriche, sul reperimento e acquisto dell’attrezzatura tecnica di base e sulla storia dei cammini.

Nella Direttiva del MiBaCT che nel 2016 istituiva l’Anno dei Cammini e un “Atlante dei Cammini d’Italia”, era contenuta una definizione che riporto integralmente:

Sono considerati “cammini” gli itinerari culturali di particolare rilievo europeo e/o nazionale, percorribili a piedi o con altre forme di mobilità dolce sostenibile, e che rappresentano una modalità di fruizione del patrimonio naturale e culturale diffuso, nonché una occasione di valorizzazione degli attrattori naturali, culturali e dei territori interessati. In coerenza con la visione del Consiglio d’Europa, i cammini attraversano una o più regioni, possono far parte di tracciati europei, si organizzano intorno a temi di interesse storico, culturale, artistico, religioso o sociale” (Mibact decreto 567 del 16/12/2015).

Ho evidenziato le parole chiave di questa direttiva perché è proprio con questo spirito che ho voluto affrontare questa nuova esperienza, percorrendo a piedi, lentamente, un nuovo cammino immersa in un territorio che offre tutto: natura, arte, religione, sapori…

Nel bosco durante l'apertura del Cammino del Vescovado.jpg

Viaggiare a piedi, viaggiare lentamente dentro di sé

Camminare fa bene al fisico e anche alla mente. Tutti noi sappiamo che viaggiare a piedi è il modo più faticoso di raggiungere una destinazione, ma quando vi mettete in cammino scoprire che è anche il modo più intenso, profondo ed emozionante.  Io stessa, anche se non sono una camminatrice esperta, spesso mi ritrovo a camminare quando ho bisogno di pensare, di guardarmi dentro e trovare l’ispirazione per scrivere o risolvere un problema.

Mettersi in cammino significa molte cose. Significa ammettere a se stessi di essere alla ricerca di qualcosa, anche se, spesso, non si ha ben chiaro cosa. Significa scegliere e preferire alla frenesia del mondo contemporaneo la lentezza. Con tutto ciò che lentezza e fatica comportano. Significa scegliere di perdersi (a volte può succedere di perdere davvero la strada, o di non sapere se si è su quella giusta) e di lasciarsi trovare.

Quando sei lì, sulla strada, su un sentiero, in salita, sul piano o in discesa, con le tue gambe, non puoi fingere. Farai inevitabilmente i conti con i tuoi muscoli, ma soprattutto con i tuoi pensieri, le tue paure, e vivrai a pieno i momenti di meraviglia e gioia che ti si presenteranno lungo la strada.

Perché sì, una cosa è certa: sulla strada ci sarà sempre qualcosa o qualcuno pronto a sorprenderti. A farti venir voglia di fermarti un attimo a pensare, a guardarti intorno e a proseguire. La strada diventa un’amica che ti conduce verso orizzonti nuovi e personalissimi.

Raffi Garofalo ferma a riposarsi durante l'apertura del Cammino.jpg

Tutte le informazioni utili riguardanti il Cammino del Vescovado 

Effettuare tutto il cammino in giornata (32 km!) è un obiettivo che, negli intendimenti di chi ha studiato il percorso, può essere alla portata di camminatori ben allenati. Se però siete come me e non siete particolarmente allenati, fatevi del bene: suddividete il Cammino del Vescovado in due o tre tappe. Sono sicura che così riuscirete a godere con più calma non solo dei valori paesaggistici, naturalistici e culturali ma anche, perchè no, di quelli eno-gastronomici.

Con il Cammino del Vescovado vi troverete ad abbracciare con lo sguardo panorami ogni volta diversi. Passerete accanto a filari di vite coltivati a terrazza secondo le linee di massima pendenza (rittochino) o filari organizzati perpendicolarmente (girapoggio). Vi accorgerete che le viti si alternano a piccoli roseti e a oliveti messi a “controllo” della salute delle vigne. Sentirete i profumi della natura. Vedrete coniglietti e lepri attraversarvi la strada. Sentirete i versi degli animali. Ma non solo. Passerete accanto a castelli, ville nobili, cascine e cantine che vi racconteranno storie di uomini, di ricchezza e di fatica e di amore per questa terra. Non abbiate paura di guardarvi intorno, di prendere appunti, di scoprire quando e se tornare a visitare cantine e castelli durante le aperture previste in diversi periodi dell’anno. Il Cammino del Vescovado può essere una base di partenza per vivere questo territorio in modi sempre diversi.

Ecco infine qualche informazione utile tratta dalla Scheda tecnica del Cammino realizzata dal suo ideatore alle quali ho aggiunto qualche nota del tutto personale (che spero possa essere utile soprattutto a chi è principiante come me).

Comuni interessati

Scanzorosciate, Torre de’ Roveri, Albano S. Alessandro, Brusaporto, Bagnatica, Costa di Mezzate, Montello, Gorlago, Carobbio degli Angeli, Chiuduno.

Lunghezza complessiva

km 32

Dislivello complessivo in salita

m 800

Tempo di percorrenza e tappe

h 8 – 9 (otto-nove ore) se siete dei camminatori allenati

Se invece avete deciso di suddividere il viaggio in più tappe, ecco i tempi di percorrenza:

  • Scanzorosciate ad Albano Sant’Alessandro (12 km in 3 – 4 ore),
  • Albano Sant’Alessandro a Montello (8 Km in 2 ore c.a.)
  • Montello a Chiuduno (12 km in 3 – 4 ore).

I tempi di percorrenza indicati sono quelli adeguati ai camminatori con un grado di allenamento discreto e tengono conto delle eventuali (nel mio caso inevitabili) soste che vi serviranno per ammirare e fotografare i paesaggi.

Difficoltà

L’intero Cammino del Vescovado rientra nei livelli convenzionalmente definiti T (Turistico: strade asfaltate, strade bianche, carrarecce, mulattiere, sentieri facili) ed E (Escursionistico: sentieri, mai difficili ma talvolta ripidi e un po’ faticosi).

Acqua e cibo

Attraversare colline e tratti di pianura dove l’intervento dell’uomo è visibile ma armonico e sostenibile, farlo senza fretta e con il passo adatto alla propria preparazione aumenta sicuramente il valore di questa esperienza. Ma fa anche venire sete e anche fame.

Le fontanelle pubbliche lungo il percorso sono pochissime e, dopo alcune salite impegnative, un sorso d’acqua fa sempre piacere (se non addirittura una necessità). Sappiate che lungo l’itinerario fontanelle o draghi verdi sono cosa rara, anche se attraversando i centri abitati troverete negozi e bar dove acquistare una bottiglietta d’acqua e bere un caffè.  Comunque, per non avere problemi, è meglio premunirsi alla partenza di una borraccia o di bottiglietta d’acqua da mezzo litro o da 75 cl.  Ricordatevi di reintegrare sempre i liquidi e, se soffrite di crampi, munitevi eventualmente anche di sali minerali. Nelle salite si suda parecchio e male non fanno.

Se non volete girare con i panini nello zainetto e non disdegnate di mettere le gambe sotto il tavolo al termine di una bella camminata, vi consiglio di  prevedere una bella sosta all’insegna del turismo eno-gastronomico.  Sappiate che siete nella terra del Moscato di Scanzo, del Valcalepio DOC, dell’olio extravergine Lombardo DOP, dello Sbresa (l’olio EVO che viene prodotto nell’azienda agricola Il Castelletto di cui vi ho già parlato). Siete anche in una zona di agriturismi dove vengono preparati piatti della tradizione, selvaggina, ottimi salumi a base di cinghiale… Utilizzando internet o qualche buona APP troverete gli agriturismi nelle vicinanze nei quali recarvi per rifocillarvi. Nel week end, mi raccomando, prenotate prima.

Logistica

I punti d’arrivo e partenza di ogni tappa si trovano in prossimità di fermate dei bus urbani e interurbani e soprattutto delle stazioni ferroviarie. E devo dire che non finirò mai di ringraziare per questa lungimiranza.

I punti d’approdo sono tutti raggiungibili con i mezzi pubblici:

  • Scanzorosciate con il bus urbano ATB linea 5E e 5F;
  • Albano S. Alessandro, Montello-Gorlago e Chiuduno con la ferrovia lungo la linea Bergamo-Brescia .

Attrezzatura consigliata

Pedule da escursionismo, anche basse. Eviterei, se fossi in voi, le scarpe da ginnastica che potrebbero rivelarsi traditrici, sopratutto in discesa, sui sassi e le foglie. I bastoncini possono risultare utili, soprattutto nella prima tappa dove ci sono tratti abbastanza ripidi e faticosi. Io non li avevo e mi sono pentita 1000 volte di non averli portati perché mi avrebbero aiutato molto. Per il resto non serve nulla di particolarmente tecnico. Il cellulare prende in qualsiasi punto del cammino, se avete paura di perdervi o avete bisogno di aiuto. Le condizioni climatiche sono simili a quelle di Bergamo, ma una buona App (io uso 3Bmeteo, che è ho riscontrato essere quella più affidabile nella bergamasca) può aiutarvi a comprendere se è il caso di munirvi di felpa e Kway o se partire con una semplice maglietta di ricambio nello zainetto. Un altro consiglio che mi sento di darvi è quello di munirvi anche di una buona crema solare: le scottature in estate sono sempre dietro l’angolo.

La mia esperienza

Raffi Garofalo al Portone del Diavolo della Tribulina.jpgE ora eccomi qui, a raccontare la mia esperienza e quella delle mie gambe. Devo dire che come immaginavo non ero pronta a percorrerlo tutto e quindi ad un certo punto ho salutato il gruppo in uno dei paesi raggiunti e sono tornata alla macchina. Ma mi sono messa alla prova e questo mi è piaciuto. Ho scoperto luoghi straordinari che altrimenti non avrei mai potuto raggiungere in macchina e ora, che sto scrivendo seduta alla mia scrivania, ripenso ai pezzi più ripidi, a quelli che ho percorso con fatica e scopro che sono i più belli, quelli che ricordo meglio e che mi hanno dato più soddisfazione. Anche se poi, in realtà ricordo anche quelli sul piano, quelli dove ho potuto scattare mille mila foto con gli occhi sbarrati per la meraviglia dei paesaggi…

Se volete saperne di più, continuate a seguirmi. Nei prossimi giorni pubblicherò il racconto delle tre tappe. E molto altro ancora…

Note

Questo post è stato realizzato in collaborazione con l’associazione Terre del Vescovado e il comune di Albano Sant’Alessandro (BG) nell’ambito del bando regionale Viaggio #InLombardia.

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36 commenti

  1. Mi sono piaciute molto le tue riflessioni sul significato del cammino: la fatica, il silenzio, il poter/dover contare solo sulle proprie forze. Ogni nostra piccola conquista è di fatto un “cammino” che facciamo dentro di noi per arrivare alla meta. Farlo fisicamente e a contatto con la natura rende questa esperienza ancora più profonda. Grazie Raffi!

  2. Non ero a conoscenza della definizione di “apertura di un cammino”. Non si smette mai di imparare. Deve essere stata una bella esperienza poi, da camminatore, amo davvero questi percorsi e scoprire zone nuove. Ti ringrazio per l’articolo, e ti faccio i complimenti per la completezza e chiarezza. Brava davvero.

  3. Non avevo idea che si potesse aprire un cammino. Erroneamente anche io credevo che ci fosse una fase di pulizia ma non che si potesse percorrere con gli esperti della zona per capirlo fino in fondo. Mi è piaciuto un sacco questo tuo racconto soprattutto la parte in cui parli del cammino non solo in senso geografico. Complimenti come sempre!

  4. Bellissimo racconto e riflessioni! Molto vero, io sono tra quelle ancora alla ricerca di qualcosa, ma non ho ben chiaro cosa 😊 un’emozione aprire un nuovo cammino!

  5. Aprire un cammino è anhe compiere un rituale iniziatico. Mi emozionerei nel percorrere un cammino per la prima volta, ufficialmente. Tante volte l’ho fatto in natura, durante le mie escursioni eseguite nel corso degli anni, e mi sentivo un selvaggia felice.

    1. Assolutamente. Anche se devo dire che ero con i veri artefici di questa meravigliosa esperienza. Primo fra tutti Michele Pellegrino, ideatore del percorso. E’ lui che ha reso possibile tutto questo.

  6. Il modo in cui ha descritto le tue sensazioni mi ha davvero emozionata. Il sentirsi un tutt’uno con sé stessi, la fatica, le paure, i pensieri. Hai davvero fatto una bellissima esperienze e sono curiosa di leggere le tre tappe!

  7. Io sono un’appassionata di camminate ed escursioni e il concetto di “aprire un cammino” mi piace moltissimo. Mi segno questo percorso perchè mi piacerebbe molto farlo.

  8. Per me che sono una curiosona ed un’amante delle passeggiate, il cammino del vescovado è un’occasione da non perdere. Quanto mi piace l’idea di perdermi tra paesaggi e fatiche lunghe 32km. Sicuramente è un’esperienza appagante ed arricchente non solo dal punto di vista fisico ma anche interiore.
    Maria Domenica

  9. Questa si che è una bellissima iniziativa! Anche io non sono “super allenata” ma i cammini sono la mia passione. Amo il contatto con la natura, le passeggiate nei boschi. Mi aiutano a ristabilire l’equilibrio che una città come Roma ti fa perdere spesso 🙂

  10. Adoro passeggiate all’aria aperta, scoprire nuovi sentieri, è davvero un avventura che chiunque vorrebbe fare. È un iniziativa davvero lodevole!

  11. Sarò sincera, per me 32 km sono davvero molti. Probabilmente sarei riuscita a farne più o meno la metà. Però credo che camminare sia sempre un’esperienza meravigliosa, ancora di più se si ha la possibilità di camminare in luoghi così carichi di fascino. Perchè camminando non si mette mai in moto solo il corpo, ma anche e soprattutto la mente. Ricordi, emozioni, sentimenti, introspezione, riflessioni, tutto questo fa di ogni cammino un’esperienza incredibie.

  12. E’ da un po’ che cerco dei cammini, ma di questo non sapevo nulla! Mi hai dato un’ottima idea per la prossima volta che capiterò a Bergamo. Grazie per questo prezioso post!

  13. Molto interessante quello che dice Margherita dell’app Orobie, riguardo a come si apre un cammino. Per questo genere di cose, non basta una falce o un rasa-erba, ma c’è il lavoro di un gruppo che ci mette tutta la passione, oltre che le varie conoscenze.
    Io mi ritengo abbastanza allenata, e credo che riuscirei a farlo in un giorno, ma penso che preferirei viverlo con più lentezza, quindi spezzare il percorso in due giorni, per vivere appieno i paesaggi che mi si presentano.

  14. Sicuramente un’esperienza emozionante, ma penso che anche io, pur amando camminare, per fare 32 km ci avrei pensato un po’. Sicuramente dividerlo in tappe é stata la scelta migliore 😊

  15. a moi piace tantissimo percorrere questo tipo di cammini, sono molto interessanti perchè si scoprono sempre dei posti nuovi che con la macchina non sono raggiungibili…… mi segno anche questo e chissà che magari la prossima primavera…..

    1. Da fare in autunno, in inverno (se il tempo lo permette) in primavera e in estate. Da fare sempre perchè ogni volta la natura regala paesaggi e colori sempre diversi.

  16. Ammetto di essere pigra come poche, non mi lancio mai in questo tipo di avventure, ma leggendo il tuo racconto mi hai fatto venire voglia di provare

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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