Corte dove si recava a studiare Donizetti

Luoghi d’arte in Città Alta: le aule delle Lezioni Caritatevoli di Musica trasformate in atelier d’artista da Sandro Angelini

Simon Mayr (o Simone Mayer), Gaetano Donizetti e Sandro Angelini. Musicisti i primi due, architetto e artista il terzo. Cresciuti a cavallo tra il Sette e l’Ottocento i primi due, vissuto nel secolo successivo il terzo. Bavarese il primo, bergamaschi gli altri due. E dunque qual è il legame tra loro? Bergamo? Si, ma sarebbe troppo facile. Si tratta invece di un luogo preciso di Città Alta, a Bergamo. Due stanze che si trovano a Casa Angelini, residenza privata in via Arena a Bergamo Alta, le stesse dove nell’Ottocento si tenevano le Lezioni Caritatevoli di Musica, e che centocinquant’anni più tardi diventarono l’atelier dell’artista bergamasco Sandro Angelini.

Da Istituto Musicale di Carità ad atelier d’artista

Quest’antica dimora in via Arena risalente al 1200 e poi restaurata nella seconda metà del 1900, prima di diventare la dimora privata della famiglia Angelini era stata infatti, tra le varie cose, anche la sede dell’Istituto Musicale di Carità fondato dal musicista bavarese Simon Mayr (o Simone Mayer) nel corso dell’800, un ente di formazione caritatevole, dove i non abbienti talentuosi potevano frequentare le lezioni di musica. E fu proprio lì che, dal 1806 al 1815, studiò il futuro compositore simbolo di Bergamo, Gaetano Donizetti.

Quello che oggi definiremmo l’antenato del conservatorio si componeva di due stanze all’interno di un antico palazzo con la facciata affrescata in una delle vie più antiche di Bergamo Alta, via Arena. Le lezioni di musica istituite da Simon Mayr si tennero per alcuni decenni proprio in quella che sarebbe diventata la casa di Sandro Angelini e in particolare nelle due stanze che sarebbero diventate l’atelier dell’artista, in cui probabilmente pensava e progettava le sue opere, o semplicemente si riposava quando era impegnato nella scultura.

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Il passaggio non fu automatico: Palazzo Migliavacca dei Rivola (così lo trovate descritto anche su wikipedia) per alcune centinaia d’anni fu di proprietà della MIA. Intorno al 1870 fu venduto ad una famiglia bergamasca che già l’aveva in affitto da qualche anno e, intorno al 1960, venne acquistato dall’architetto Sandro Angelini.

Il luogo dove la creatività prendeva vita

Sono stata in visita in questa dimora un paio di volte: la prima per visitare gli affreschi conservati all’interno dell’edificio e la seconda per visitare la Domus Lucina. Ed è stato proprio la seconda volta che ho preso il coraggio a due mani e ho chiesto al mio ospite, Piervaleriano Angelini, di poter visitare le due stanze dove aveva studiato Donizetti. Non posso che ringraziarlo per avermi offerto quest’opportunità perché è stato davvero molto emozionante poter entrare nel luogo che un tempo era una scuola di musica e che un secolo dopo era diventato l’atelier di suo padre, l’atelier di un artista bergamasco.

Lezioni Caritatevoli di Musica a Bergamo

Le Lezioni Caritatevoli di Musica erano l’antenato del moderno conservatorio, dove i giovani studiavano musica e si preparavano all’attività professionale di musicista o di cantante.

Johann Simon Mayr, era il  Maestro di Cappella della Basilica di Santa Maria Maggiore e a tal fine istituisce delle lezioni gratuite per i giovani cantori, dette appunto Lezioni Caritatevoli di Musica, utili a modulare voci bianche da utilizzare durante le celebrazioni sacre del calendario liturgico. Fra i coristi della chiesa mariana c’erano il giovanissimo Gaetano Donizetti e il fratello maggiore Giuseppe.

Si racconta che il giovane Gaetano si dimostrò subito molto dotato musicalmente tanto che Simon Mayr lo prese sotto la sua ala protettrice e lo fece studiare garantendo per lui e per il suo enorme talento. Sostenuto dal maestro, Donizetti apprese i segreti della composizione da maestri come Francesco Salari, Antonio Gonzales e dallo stesso Simon Mayr.  In queste stanze si dice che Donizetti conobbe anche Vincenzo Bellini, per il quale molti anni dopo scrisse il Requiem in sua memoria.

Come si presentano oggi queste due stanze

Nonostante Casa Angelini (un tempo Palazzo Migliavacca) abbia una storia lunga quasi un paio di millenni, varcando la soglia di queste due stanze si ha l’impressione che siano state realizzate nel Novecento. Ci sono testimonianze dei vari periodi, di successive trasformazioni avvenute quasi certamente per l’evolversi o il cambiare del gusto nel tempo.

Oggi è  una biblioteca archivio con libri d’arte, di storia, legati alla vita della famiglia Angelini. Appeso alla parete un disegno realizzato dallo stesso Sandro Angelini dove si mostrano i punti di interesse di questa stanza che il figlio Pieravaleriano mi ha mostrato facendomici avvicinare, tanto da poterli addirittura toccare.

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Possiamo quasi definirla la stanza delle stratificazioni. E fu proprio così che la definì Sandro Angelini in un’intervista pubblicata nel 1998, mettendone in luce i vari periodi.

“Qui si può distinguere una finestrella romanica con panchette in muratura, tipica dei castelli, uno zoccolo dipinto a finto drappeggio a festoni, un pezzo di decorazione seicentesca dipinta nello sguincio. E poi la caminiera in stucco decorata con maestria dagli stuccatori bergamaschi secondi solo ai Ticinesi” raccontò l’architetto scultore bergamasco.

E ancora, troviamo la decorazione neoclassica del tempo in cui studiava Gaetano Donizetti. E qualcuno dice anche che una mattonella del pavimento un po’ più rovinata delle altre dovrebbe segnare il posto dove era appoggiata la rotella della spinetta sulla quale suonava Simon Mayr.

“Più in alto si vede la decorazione a finta tappezzeria con puttini e fronde a stampino, fatta per un matrimonio, risalente alla metà del secolo scorso. Poi c’è il soffitto dipinto tra il 1900 e il 1910. Non è liberty, ma eclettico, uno pseudo barocchetto…”

Uscendo si nota uno scalone. Fu costruito verso la fine del Settecento, quando venne collocata la scuola di musica che frequentò Donizetti. In questa zona del palazzo troviamo dei bassorilievi in bronzo di Sandro Angelini.

Sotto una bella testimonianza fotografica di Sandro Angelini al lavoro in queste stanze, ripreso dal grande e mai dimenticato fotografo Bepi Merisio e pubblicata sul libro Sculture di Sandro Angelini di Giorgio Mascherpa (ed. Bolis).

Note
Le informazioni contenute in questo articolo sono il frutto della rielaborazione di aneddoti raccolti in loco e letti su pubblicazioni varie. Le foto sono mie e sono state scattate durante la visita a Casa Angelini nel gennaio 2019.
Le immagini del libro mi sono state fornite da Piervaleriano Angelini, figlio di Sandro Angelini. 

5 commenti

  1. Ho sempre pensato che Bergamo fosse piena di gioiellini artistici e storici e questa è una dimostrazione! Davvero bella la storia di questo edificio. L’anno scorso invece avevo visitato il Monastero del Carmine durante una mostra fotografica ed era bellissimo!

    1. Questo è un gioiello tra i più nascosti di Bergamo, ma proprio per questo ho voluto condividere la sua storia.

  2. Mi è piaciuta tantissimo questa storia che parla di rinascita, creatività e passione. Mi hai fatto conoscere ancora una volta un tassello di Bergamo che proprio ignoravo, grazie!

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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