10 cose da fare a Bergamo e in provincia se vi piacciono gli alberi

L’autunno è senz’altro il periodo dell’anno in cui gli alberi acquistano un fascino a cui è difficile resistere. Sono da sempre appassionata di foliage e ogni volta che mi imbatto nei colori screziati dei boschi mi si apre letteralmente il cuore. Che piova o che ci sia il sole guardo in terra o per aria e il color ruggine delle foglie mi colpisce e mi fa sognare.
E per celebrare la bellezza di queste meravigliose creature, ho deciso di scrivere un post elencando tutte le 10 cose che si possono fare o che hanno a che fare con gli alberi di Bergamo, della sua provincia e non solo: dal foliage alla letteratura, da un pomeriggio di trekking cercando la casa sull’albero, ad uno trascorso  arrampicati sugli alberi di un Parco Avventura.

Dieci cose da fare se amate gli alberi

Ecco i miei consigli per le cose da fare a Bergamo e provincia almeno una volta nella vita se (come me) pensate che gli alberi siano creature bellissime e straordinarie

1. Fotografare il foliage a Bergamo e in provincia

Bergamo e le valli sono piene di alberi e questo è il periodo più bello per fotografarli. Se volete andare a colpo sicuro vi consiglio come prima cosa un bel giro sulle Mura Venete. Poi vi consiglio di fare un bel giretto in Valle Imagna, dove vi ho portato lo scorso anno. Ecco qui l’articolo dove vi raccontavo tutti i segreti per la foto di foliage perfetta.

Oppure andate nella zona del lago d’Endine, un  posto incredibilmente romantico che vale davvero la pena di essere fotografato. E che dire del Parco dei Colli? Dal Monastero di Valmarina al Sentiero dei Vasi, ogni foto è una cartolina.

Foliage in Valle Imagna.jpg

2. Abbracciare un albero di Città Alta

Un anno fa vi consigliavo di abbracciare Plà, il platano tenuto in vita dall’amore di un bergamasco. Oggi vi consiglio di abbracciare qualsiasi albero di Bergamo Alta. E non perché quel platano non ci sia più, ma perché abbracciare gli alberi è una delle pratiche della Silvoterapia che fa bene all’anima e al corpo. Potete crederci non crederci, ma abbracciare un albero è come assorbire delle energie positive che infondono tranquillità e benessere al corpo.

3. Andare alla scoperta degli alberi secolari della Bergamasca

Alberi secolari nella bergamasca ce ne sono davvero diversi. Io stessa abito immersa in un parco pieno di cedri secolari. Ma i più belli (e tra questi anche i più antichi) sono davvero dei monumenti di bellezza che andrebbero celebrati con amore.

magnolia-in-fiore.jpgIo amo molto le magnolie e quindi devo dire che la magnolia di Villa Finardi, quella sotto la quale si metteva la poetessa Paolina Secco Suardo a leggere e a scrivere le sue poesie è tra quelle che amo di più. Ma ce n’è una anche a Palazzo Barbò che mi ha rapito il cuore e la trovate nel parco della villa. Ne ho scritto l’anno scorso e potete andare a vedere le foto. E’ uno splendore.

Se poi questo percorso di scoperta vi piace e vi intriga, ecco un elenco di altri alberi secolari che vale la pena di andare a conoscere e fotografare di persona.

4. (Ri)scoprire la storia di Julia la Farfalla e la sua battaglia per salvare una sequoia millenaria

Ogni volta che mi imbatto in un albero millenario, uno di quegli alberi enormi, con tronchi pazzeschi, non posso fare a meno di pensare a Julia Hill, meglio conosciuta come Julia Butterfly Hill. Era il 1997 e su tutti i giornali apparve la notizia di questa giovane che aveva deciso di salire su una sequoia di 55 metri a rischio di abbattimento e di rimanerci a vivere fino a quando la Pacific Lumber Company non avesse deciso di risparmiarla. La notizia fece il giro del mondo e accese i riflettori sul tema ambientalista in modo dirompente. Tanto dirompente che Julia innescò un braccio di ferro con la PLC così rigido che dovette rimanere su quella sequoia per 738 giorni, fino al dicembre 1999.

Julia-Butterfly-Hill-vent-anni-dopo-Luna.jpgQuei giorni sono diventati un libro The legacy of Luna (Luna è il nome dato alla sequoia), tradotto in italiano con il titolo La ragazza sull’albero.

In quelle pagine si trova il racconto di quest’impresa pazzesca: una battaglia combattuta con enormi sacrifici. Non penserete che sia facile rimanere a vivere su un albero a 55 metri d’altezza, con la pioggia, con il vento, con il sole e il caldo. Per non parlare degli insetti e della mancanza di stabilità che avrebbero piegato chiunque, ma non lei. Io la seguii da lontano (ovviamente), ma non me ne persi una notizia.

5. Leggere il Barone Rampante nel viale dei 100 alberi

Volete leggere un bel libro? Leggete il Barone Rampante di Italo Calvino. Niente a che vedere con la storia di Julia The Butterfly che era su un albero per salvare una sequoia. Sono certa che molti di voi l’avranno letto a scuola, ma rileggerlo da adulti e senza obblighi è tutta un’altra cosa. Credetemi, se vi piacciono gli alberi e la vita sugli alberi vi ha sempre affascinato, ecco, vi piacerà.

E’ la storia di un ragazzino in pieno Settecento che all’età di dodici anni, in seguito a un litigio con i genitori per un piatto di lumache, si arrampica su un albero del giardino di casa con il preciso intento di non scendervi più per il resto della vita. Cosimo, questo era il suo nome, dimostra ben presto che il suo non è solo un capriccio: continua la sua vita spostandosi solo attraverso boschi e foreste e costruendosi a poco a poco una dimensione quotidiana a stretto contato con gli alberi.

Lo stile di vita alternativo di Cosimo si traduce col tempo in un percorso di formazione e maturazione: egli conosce i ragazzini popolani, stringe amicizia col bandito Gian de Brughi (che Cosimo instrada alla lettura, fino alla condanna a morte del fuorilegge), si dedica allo studio della filosofia, arrivando addirittura a conoscere Voltaire per lettera, sventa un attacco dei pirati arabi, aiuta dei nobili spagnoli esuli ed organizza gli abitanti in gruppi contro gli incendi boschivi. Solo l’amore non andrà bene… Ma non vi voglio raccontare di più.

Andate un pomeriggio in Città Alta, portatevi il libro di Calvino, sedetevi su una panchina sotto gli alberi e iniziate a leggere. E se lo fate sul viale dei 100 alberi sarà ancora più bello.

Volete sapere dove si trova il viale dei 100 alberi?

cosimo salto

6. Cercare una casa sull’albero (come quella di Songavazzo)

Potrebbe essere un segreto, ma io ve lo racconto lo stesso. A Songavazzo, sull’altopiano di Falecchio, ampia area verde parte integrante del Parco del Monte Varro, c’è una vera casetta sull’albero. Una di quelle dove ci potete dormire in quattro, con la scala retrattile, il terrazzino, il tetto e forse anche il riscaldamento. Una casa vera, non una casa per bambini. Non si trovano molte notizie in rete. Anzi, non se ne trovano proprio. Ma se ci andate potete fotografare qualcosa di davvero carino. Io ci sono stata quest’estate dopo la mia gita alla Ca’ de Leber (se non ve la ricordate ecco il link) e ne sono rimasta incantata.

Ecco le foto che ho scattato. Ma è un segreto, ricordate.

7. Andare a rivedere l’Albero della Vita (o quel che si vede) alla MIA

Quest’affresco, (ri)scoperto per caso nel 1959 e mostrato integralmente al pubblico moderno solo nel 2015 nel 750 anniversario della costruzione della Basilica, fu eseguito tra il 1342 e il 1347 da un pittore di estrazione artistica lombardo-emiliana il cui nome rimase sconosciuto e che è ricordato come il “Maestro dell’Albero della Vita”.

L’Albero della Vita raffigura un grande albero dal cui tronco partono dodici rami, sei per lato. Dai rami pendono quattro tondi, nei quali sono rappresentate scene dell’Infanzia, della Passione e della Glorificazione di Cristo. Sul tronco dell’albero è inchiodato il Salvatore che Bonaventura definisce «Fiore aromatico».

Ma ne vedrete solo una parte: quella bassa. La parte alta è coperta dal telero secentesco di Liberi, Diluvio Universale. Andate in Basilica, alla MIA di Bergamo, in Città Alta.
Perchè ve l’ho consigliato? Perchè è una bella storia: un’opera d’arte scoperta per caso e altrettanto per caso riscoperta. Se volete saperne di più leggete il post che ho scritto lo scorso anno.

albero-della-vita-1.png

8. Nominare un albero “maestro di vita”

Andata in giro. Cercate un albero. Guardatelo. Toccatelo. Sceglietelo. Fate come Hermann Hesse: lui amava gli alberi. Per lui erano delle guide, degli amici. Leggete questi passaggi e ditemi se non vi ha convinto.

hermann-hesse.jpg“Gli alberi sono sempre stati per me i più persuasivi predicatori. Io li adoro quando stanno in popolazioni e famiglie, nei boschi e nei boschetti. E ancora di più li adoro quando stanno isolati. Sono come uomini solitari. Non come eremiti che se la sono svignata per qualche debolezza, ma come grandi uomini soli, come Beethoven e Nietzsche. Tra le loro fronde stormisce il vento, le loro radici riposano nell’infinito; ma essi non vi si smarriscono, bensì mirano, con tutte le loro forze vitali, a un’unica cosa: realizzare la legge che in loro stessi è insita, costruire la propria forma, rappresentare se stessi. Nulla è più sacro, nulla è più esemplare di un albero bello e robusto. […]

Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi sa ascoltarli, conosce la verità. Essi non predicano dottrine o ricette, predicano, incuranti del singolo, la legge primordiale della vita. […]

Quando siamo tristi, e non possiamo più sopportare la vita, un albero può dirci: sta calmo! Sta calmo! guardami! Vivere non è facile, vivere non è difficile. Questi sono pensieri puerili. Lascia parlare Dio in te e questi pensieri taceranno. Tu sei angosciato perché il tuo cammino ti porta via dalla madre e dalla casa. Ma ogni passo e ogni giorno ti portano nuovamente incontro alla madre. La tua casa non è in questo o quel posto. La tua casa è dentro di te o in nessun luogo.


Il canto degli alberiLa nostalgia del peregrinare mi spezza il cuore quando ascolto gli alberi che a sera mormorano al vento. Se si ascoltano con raccoglimento e a lungo, anche la nostalgia del peregrinare rivela la sua quintessenza e il suo senso. 

Gli alberi hanno pensieri di lunga durata, di lungo respiro e tranquilli, come hanno una vita più lunga di noi. Sono più saggi di noi, finché non li ascoltiamo. Ma quando abbiamo imparato ad ascoltare gli alberi, allora proprio la brevità, rapidità e fretta puerile dei nostri pensieri acquista una letizia senza pari. Chi ha imparato ad ascoltare gli alberi non brama più di essere un albero. Brama di essere quello che è. Questa è la propria casa. Questa è la felicità”.

A questo punto nominatelo vostra guida. Sarà sempre lì per voi, per aiutarvi quando avrete bisogno di conforto e di indicazioni.

9. Adottare un albero da frutta (da mangiare)

Internet abbatte tutte le distanze. Anche quando si tratta di agricoltura. Ecco perché è possibile adottare un albero, creare un campo digitale, vederlo crescere, assaggiarne i frutti… Ho scoperto che grazie a internet è possibile adottare un albero, creare il proprio campo digitale e vedere da remoto gli agricoltori che si prenderanno cura del vostro albero adottato: ovunque ti troverai potrai monitorare la coltivazione dal tuo account con una web cam. Quando l’albero sarà pronto e avrà tutti i suoi frutti pronti per essere conti, si può decidere come, dove e quanta frutta ricevere. Non è fantastico?

Tutto questo con Biofarm.

Biofarm.jpg

10. Passare un pomeriggio sugli alberi al Parco Avventura di Torre Boldone

E se dopo aver letto, studiato, mangiato e sognato, vi è venuta voglia di fare una bella passeggiata sugli alberi, beh, c’è il Parco Avventura. Mancano pochi giorni alla chiusura invernale, ma questi pochi week end possono diventare una bella occasione per farsi un giretto sugli alberi e provare cosa significa guardare il mondo dall’alto di un ramo come hanno fatto Cosimo de Il Barone Rampante o Julia the Butterfly.

Sì, avete capito bene: imbragati di tutto punto potrete camminare letteralmente sui rami, passando da un albero all’altro, usando corde, funi, ponti tibetani, passerelle di legno… Insomma, una vera avventura. E non pensate che sia solo una cosa per bambini: io l’ho fatto e sono impazzita di gioia. Fatica si, ma anche divertimento puro. E tanta soddisfazione.

Solo fino alla fine di novembre. Affrettatevi.

E se le previsioni di novembre non fossero incoraggianti, prendete nota: Parco Avventura della Roncola in Valle Imagna e Parco Avventura di Torre Boldone. Ci potete andare a partire dalla prossima primavera. E avrete tutto il tempo di  decidere quale percorso fare: dal più semplice al più complesso.

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Note

Le foto le ho recuperate in rete.

Questo post è stato scritto in collaborazione con Eco Turismo Valle Imagna e con la partnership di Turismo e Innovazione. Iniziativa realizzata nell’ambito del bando di Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia per la promozione del viaggio #inLombardia

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16 commenti

  1. Amo il foliage e sai che non avevo mai preso in considerazione queste zone? Ammetto che le conosco poco se non pochissimo, ma devo rimediare, perché mi sembra bellissima Bergamo con le sue tante cose da fare e da offrire.

  2. Bergamo è una città davvero molto verde. Si pensa sempre alle città come all’equivalente di smog e traffico. Invece più ti leggevo e più pensavo “Pensa quanto verde a Bergamo per potere fare tutte queste cose che hanno come fulcro gli alberi”! Mi devo decidere davvero a venirti a trovare!

  3. Che meraviglia il foliage… quest’anno sono riuscita (per ora) a vederlo solo in Svizzera il mese scorso. Purtroppo non ho in programma una gita a Bergamo, ma terrò conto dei tuoi consigli… casomai vedrò questi alberi in fiore in primavera visto che da febbraio vivrò a Milano e mi auguro, almeno un weekend, di riuscire a scoprire Bergamo 🙂
    ps: non conoscevo la storia di Julia, anche perché nel ’97 avevo appena 4 anni, ma mi ha colpito molto il suo gesto

  4. I colori dell’autunno possono essere incantevoli se si ama fotografare! Io mi incanto di fronte alle fioriture primaverili, ma recentemente ho scoperto quanto anche il foliage possa rendere poetico uno scatto.

  5. Questo post pieno di suggestioni mi capita a fagiolo. Al momento ti scrivo da un edificio che affaccia su un bellissimo parco e tra poco, quando mi libero, me ne vado a farci una passeggiatina, sperando di salutare anche i miei possum. Me la ricordo la storia di quella coraggiosissima Julia che lottò per salvare la sequoia… Persone così, in tutti i campi, ce ne vorrebbero di più *_*

    1. E’ stata uno dei primi lavori documentari che ho fatto mille mila anni fa quando iniziavo a fare la giornalista e lavoravo in un archivio fotogiornalistico. Leggevo tutto quello che la riguardava, raccoglievo le foto che arrivavano dai fotografi statunitensi e preparavo i dossier informativi per i giornali. Mi è rimasta nel cuore.

  6. Sono stata a Bergamo, anni fa, proprio in questo periodo e ricordo i bellissimi colori che avevo immortalato nelle fotografie in giro per la città! Ho riconosciuto anche il luogo della foto copertina, avevo scattato parecchio tra quegli alberi ^_^

  7. Ogni volta che entro sul tuo blog, Raffi, mi fai innamorare di Bergamo e dei dintorni pur non essendoci mai stata. Bellissima la casa sull’albero, cosí come la storia di Julia Hill che non conoscevo!

  8. Io amo gli alberi! Amo passeggiare in mezzo a loro, abbracciarli, ammirarli e fotografarli, soprattutto nel periodo del foliage! Dovrei proprio fare un salto a Bergamo e dintorni 🙂 Tra l’altro, mi hai riportato alla mente la coraggiosa battaglia di Julia!

  9. grazie per la condivisione di queste ricchezze della nostra meravigliosa bergamo e provincia, con te ( alla mia veneranda età) ho scoperto luoghi bellissimi a due passi da casa per passeggiate, da vedere, scoprire e fotografare con gli occhi, l’anima,e cuore .

  10. Quest’articolo è semplicemente splendido e completo. Mi è venuta voglia di abbracciare tutti gli alberi che incontro, di rileggere il Barone Rampante di Calvino e di pensare a quanti Alberi della vita sono raffigurati nelle chiese italiane: mi viene in mente ad esempio il mosaico sul pavimento della cattedrale di Otranto, da tutt’altra parte.
    A proposito di Calvino e della sua propensione per gli alberi: ho avuto nella mia vita il privilegio di poter incontrare il giardiniere del suo giardino a Sanremo: Libereso Guglielmi, un personaggio straordinario, scomparso da qualche anno ahimè. Un incontro che feci quand’ero bambina alle scuole medie e che mi è rimasto impresso per sempre.

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