Sparavera col sole

Visita a Sparavera, uno dei borghi antichi più belli dell’Alta Val Brembana, pronto a diventare Luogo del Cuore FAI

Il borgo di Sparavera è una piccola frazione di Mezzoldo, ultimo comune della Valle Brembana prima di Passo San Marco, che segna il confine tra Bergamo e Sondrio. Si tratta di un antico e caratteristico borgo tra i meglio conservati dell’Alta Valle Brembana. Situata a 960 metri di altezza sul livello del mare, la frazione si presenta così, con un nucleo medievale raccolto e aggrappato al versante della montagna, con le sue case in pietra e i vicoli così stretti che anche una bicicletta farebbe fatica a passare.

La sorpresa più emozionante è stato scoprire come questo piccolo gioiellino, il cui centro storico si rivela essere uno dei borghi più belli dell’alta valle,  sia riuscito a resistere all’assalto dei piccoli condomini moderni che lo circondano. Anzi, sembra quasi che le case moderne lo proteggano.


Sparavera:  gioiello di architettura rurale rimasto intatto

Sparavera si presenta tutto raccolto lungo la strada pedonale che lo attraversa in piano e che si distende lungo la direttrice della Via Priula e del Ferro. Sembra che il nome dell’abitato derivi dal toponimo lombardo Sparavee, luogo ventoso (sparviere in dialetto milanese). Quasi certamente, vista la posizione, nasce come punto di osservazione sulla valle con un’unica torre che poi col tempo raccoglie intorno a sé nuovi edifici abitativi. Le prime tracce del borgo di Sparavera si trovano nei documenti del XIV secolo anche se un testo che ho trovato in rete (foto sotto), riporta le date di costruzione di alcuni edifici e il più antico, la Torre appunto, risale al X-XII secolo.

Oggi si possono ancora ammirare piccoli ballatoi lignei (lóbie) dotati di pertiche e graticci utilizzati per l’essiccazione dei cereali nel passato e che quindi rivelano la passata presenza di campetti coltivati che si contendevano gli spazi con il prato per gli animali.

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Non ci sono case che superano troppo le altre in altezza perché le abitazioni venivano realizzate in funzione del dislivello in cui erano poste le fondamenta. E’ un piccolo borgo con le case una appiccicata all’altra quasi a proteggersi da tutto quello che c’è fuori. Tutto intorno il verde dei prati, dei frutteti e dei boschi, l’azzurro del cielo e la maestosità delle montagne.

Chi viveva qui conosceva tutti i segreti della vita rurale, delle coltivazioni e dell’allevamento. Lo si capisce guardandosi intorno: oltre alle già citate lóbie, usate per essiccare i cereali, troviamo anche alcune cantine per la stagionatura del formaggio. Infine si possono apprezzare anche due antiche fontane che servivano da abbeveratoio per gli animali e da lavatoio per le donne.

Scorcio di Sparavera in Alta Val Brembana


Sparavera era una stazione di posta della Via del Ferro

Un tempo il percorso pedonale che attraversa Sparavera era un’importante via commerciale: la Via del Ferro. Era formata da una rete di mulattiere che attraversavano le pendici delle montagne brembane delle Alpi Orobie e che servivano al trasporto della produzione delle fucine locali verso la Valsassina.

Con la denominazione di Via del ferro si identifica quindi un antichissimo tracciato commerciale – di cui restano ancora tracce molto importanti, come ad esempio la strada porticata di Averara di cui vi ho già raccontato – che solcava le pendici brembane delle Alpi Orobie con un percorso avente per capisaldi il passo San Marco e i Piani di Bobbio; sostanzialmente un collegamento in quota tra la Valtellina e la Valsassina, confinanti con la Valle Brembana interessata da questa strada poiché utilizzata per il trasporto di minerale di ferro che veniva, ad esempio, lavorato nelle fucine poste nei pressi del Ponte del Bolgià di Valtorta (anche di questo vi ho già raccontato).

Sparavera in lista per diventare un Luogo del Cuore FAI

A Sparavera generazioni di famiglie mezzoldesi hanno vissuto tramandandosi ritmi e pratiche della vita rurale, della coltivazione, dell’allevamento. Il comitato «Sparavera 960, il passato nel futuro» nasce affinché queste memorie così radicate nel territorio montano non vadano perdute e perché la riqualificazione delle parti comunali (viottoli, fontane, etc.) sia il punto di partenza per la promozione e per una più approfondita conoscenza del luogo. Il borgo è inserito nella classifica speciale del FAI «Italia sopra i 600 metri».

«L’idea di candidare Sparavera è nata mesi fa e da subito aveva ottenuto l’appoggio del sindaco Raimondo Balicco, che ci ha lasciati per Covid-19 a marzo. Per questo oggi ci sembra ancora più importante promuovere questa scelta e il fatto che stia andando così bene appare come un messaggio di speranza», ha raccontato Mauro Salvini, referente del comitato che sostiene la proposta, alla stampa.

Se volete saperne di più sulla classifica dei Luoghi del Cuore FAI e su quali sono i beni oggi che ne fanno parte e che hanno ricevuto gli aiuti finanziari per provvedere al restauro e alla conservazione dei luoghi, leggete: Itinerario FAI: scopri i 4 Luoghi del Cuore tra i più votati dal 2003 a oggi in provincia di Bergamo. 

Non fate mancare il vostro sostegno a questo luogo bergamasco e votate sul sito del FAI. Basta davvero poco: un clic ed è fatta.

Sparavera antico lavatoio


La mia visita a Sparavera

La mia esperienza a Sparavera è stata bellissima. Quando siamo arrivati a Sparavera era già ora di cena. Mi aspettavo di non trovare nessuno e invece abbiamo avuto una bella sorpresa. Ci siamo aggirati per le vie di questo borgo, fotografando gli scorci sapientemente sistemati ad uso di fotografi. Pensavamo di essere gli unici, poi pian piano abbiamo sentito che c’era vita.

Sparavera cesta di pomodori e vasi di piante

Abbiamo incrociato un cane che ci ha fatto le feste, poi andando lungo la direttrice principale del borgo siamo arrivati al confine e abbiamo visto alcune persone che stavano raccogliendo la frutta dagli alberi. Ci siamo fermati a chiacchierare chiedendo loro il permesso di fotografarli visto che loro stavano lavorando e noi no. Sono stati molto gentili e spiritosi: non stavano lavorando, per loro quello era un hobby, segno che Sparavera rappresentava un luogo dove ritemprarsi e fare quelle cose legate alla natura che ti fanno stare bene.

Persone che raccolgono le mele dai frutteti di Sparavera

Abbiamo ripreso a gironzolare per il borgo fotografando ogni scorcio: portoni, finestrelle, fiori, scale in pietra… Una meraviglia.

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Il cesto di patate che racconta una storia di montagna

Abitante di Sparavera che cammina nel vicoletto del borgoAd un certo punto abbiamo incrociato un signore che ci ha chiesto se eravamo venuti a fotografare. E siccome aveva un secchio pieno di patate appena raccolte in un campo gli abbiamo chiesto se potevamo fotografarle. E lui non solo ce le ha fatte fotografare, ma è entrato in casa a prendere un sacchetto per regalarcene un po’. Il suo nome è Luciano e da 8 anni vive a Sparavera con sua moglie Anna che affacciandosi alla finestra ci ha salutato e ha chiamato il marito a tavola per la cena.

Vi sembrerà strano, ma questo regalo inatteso da parte del signor Luciano mi ha davvero aperto un mondo. Anzi, lo ha spalancato sulla generosità delle persone che abitano questi luoghi. E mentre tornavo alla macchina con il mio sacchettino di patate novelle “bio che più bio non si può” (così le abbiamo definite ridendo insieme al signor Luciano) ho pensato alla raccolta di questo tubero che in passato scandiva il passaggio delle stagioni (come tutti i prodotti della terra, del resto) e che ha salvato molte famiglie dalla carestia.

L’esito della raccolta non è mai scontato: ci sono annate buone e annate meno buone. “Quest’anno è andata bene, ce ne sono molte. Sennò non ve le davo” ha detto ridendo. Non è sempre facile proteggere le piantine di patate, dal maltempo, dagli animali, dai parassiti. Una volta bisognava difenderle anche dai ladri e dagli affamati. Oggi no, nessuno va a rubare le patate nei campi per fame. Nessuno di noi può ricordare la carestia che si verificò nell’Ottocento e che diede il via alla coltivazione di patate anche in queste Valli, quando si scoprì che poteva essere un’ottima riserva alimentare. Allora sì che bisognava difendere i propri campi di patate. 

Agosto il mese delle patate

Secchio di patate e cipolle raccolte nei pressi di SparaveraLa raccolta delle patate generalmente avviene nel mese di agosto. Quest’anno pare sia un buon anno per le patate e si sta protraendo anche nelle prime settimane di settembre…
Anche a Sparavera a quasi mille metri di altitudine.

Il signor Luciano deve averle piantate circa quattro mesi fa. Avrà certamente scelto un pezzo di prato con il terreno soffice quanto basta per dare la possibilità a questi preziosi frutti della terra di crescere nel modo giusto. Non troppo profondamente, ma lì a portata di mano, a circa una spanna dalla superficie. Deve averle piantate in file come fanno i contadini da sempre, e per mesi deve averle curate. Soprattutto nelle ultime settimane, quando le foglie incominciano a ingiallirsi. Quello è infatti il momento di cominciare a testare che siano davvero pronte.

Raccogliere questi tuberi non è difficile, ma bisogna sapere quello che si fa. Le patate non si vedono, crescono sotto terra e bisogna cercarle con una vanga a forca a denti stretti  o con una piccola zappa, facendo attenzione a non rovinarle.  Ancora oggi il metodo migliore per capire se la loro consistenza è giusta e se si possono togliere dal terreno, è quello di fare alcune prove, dissotterrando alcune patate qua e là.

Certamente ha fatto così anche il signor Luciano prima di incontrarmi e regalarmi il sacchettino di patate.

Come si raccolgono le patate

Avete mai visto come si raccolgono le patate? Si estirpa la pianticella con la mano, creando un piccolo buco nel terriccio e mettendo in luce la maggior parte dei tuberi ad essa collegati, certamente i più consistenti. Solo successivamente si rivolta tutto il terreno circostante, per trovare le patate più nascoste, quelle di piccola dimensione, come quelle che ci sono nel secchio del signor Luciano.

Non tutti i giorni sono adatti per la raccolta: è necessario che il terreno sia asciutto e che la luna sia in fase calante, quindi nel periodo di riposo della natura. Dopo averle fatte asciugare, lasciandole depositate all’aperto, al riparo dalla pioggia e possibilmente anche dai raggi solari diretti.  Si ripuliscono una alla volta, dell’ultimo terriccio rimasto appiccicato, e le si ripone in cantina, accanto alle cipolle. Una volta venivano conservate in sacchi di iuta al buio e al fresco, perché il calore può farle germogliare: si dice che non siano più tanto buone ma sono certa che in passato le massaie erano svelte a ripulirle dei germogli e a utilizzarle comunque in cucina. 

Cosa visitare nei dintorni

Già che ci siete, vi invito a fermarvi anche a visitare Mezzoldo: l’ultimo paese della bergamasca sulla strada per il passo San Marco, prima di raggiungere la Valtellina. Ripidi versanti e boschi di abeti fanno da cornice al paese e rendono piacevole il soggiorno e la salita fino al passo. In quota i boschi lasciano spazio all’alpeggio, dove si producono ottimi e caratteristici  formaggi locali quali Bitto e Formai de Mut della Valle Brembana.
Edifici degni di nota sono la antica dogana veneta, posta in centro al paese e recante ancora gli antichi stemmi risalenti alla dominazione veneta, e la chiesa parrocchiale, edificata nel XVI secolo  ed intitolata a San Giovanni Battista, custode di un’importante opera pittorica di Lattanzio di Rimini e di un altare in marmo nero.

Poi potete procedere verso il Passo San Marco. Inserito in uno scenario mozzafiato,  è anche punto di partenza importante per escursioni di ogni livelli di difficoltà e luogo ideale per trascorrere una giornata all’aria aperta con la famiglia.

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Itinerario sull’antica Via del Ferro

Anche se Sparavera era un piccolo borgo a vocazione agricola, è fuor di dubbio che il nucleo medievale fosse un transito quantomai importante della Via del Ferro, visto che qui resiste un buon tratto dell’antica via. Vi invito quindi a percorrere questa antica via visitando: Valtorta e Averara

Nelle viscere basse del Pizzo dei Tre Signori, a Valtorta si  estraeva il ferro che veniva lavorato sul posto. In queste fucine, le ultime ad essere attive, si facevano chiodi e lame di coltelli a serramanico che dovevano poi essere commercializzati. Il minerale locale lavorato a Valtorta passava dalle valli di Averara e Mezzoldo e il trasporto della produzione della fucina sui mercati con lunghe carovane di muli che percorrevano appunto la Via del ferro (della quale resistono ampi resti) con passaggi e soste quasi obbligati in alcune «stazioni», in genere contrade come Sparavera.

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Come arrivare a Sparavera

Sparavera si trova a 40 chilometri da Bergamo in Alta Val Brembana, direzione Passo San Marco. Seguite le indicazioni per Mezzoldo e poco prima di arrivare al paese troverete una deviazione sulla sinistra che conduce al piccolo borco.

 

Note: Le foto sono in parte mie e in parte le ho recuperate sulla pagina FB Sparavera 960

 

16 commenti

  1. Mi vergogno a dire che conosco quasi più i bei borghi del centro sud, rispetto al nord (dove vivo). Non conoscevo questo bellissimo paesino, ma me lo segno, dato che non sono così lontana!

  2. Bello, proprio bello. Adoro questi borghi arroccati sulle colline, quello che hai descritto mi ricorda molto alcuni borghi che ho visitato in Liguria.

  3. Sempre interessanti i tuoi articoli, che svelano luoghi spesso, almeno a me, sconosciuti. Mi sa che mi organizzerò per una gita nella bergamasca il prima possibile

  4. Che bello questo articolo. Mi piace molto visitare piccoli borghi come quello che hai descritto tu. Ho scoperto una cosa che non sapevo delle patate: possono germogliare non solo per la luce, ma anche per il caldo. Buono a sapersi!

  5. Sembra davvero che il tempo qui Si sia fermato. Immagino il silenzio lungo le viuzze e gli odori intensi della natura circostante. Segno, mi piacerebbe molto vederlo dal vivo.

  6. Leggo sempre con piacere gli articoli che parlano di questi piccoli borghi, dai più dimenticati, ma che riservano invece piacevoli sorprese e hanno saputo mantenersi così legati alle tradizioni. Io me lo segno, grazie

  7. Adoro questi borghi dal fascino antico e dalle tradizioni millenarie. Il raccolto delle patate è poi qualcosa di comune ma raccontato da te assume un’altra sfumatura. Bellissimo il tuo racconto!

  8. Siamo davvero appassionati di borghi e questo (tanto più che il bergamasco lo conosciamo poco) è assolutamente da scoprire! Grazie per il tuo racconto e per le curiosità sulle patate 😀

  9. Hai vissuto una bellissima esperienza, soprattutto incontrando le persone del posto e la loro gentilezza. Cerco sempre di avere contatti con chi abita in questi paesini, per capire come si vive e che tradizioni si portino avanti. Di orto ne so abbastanza perché vivo in campagna e abbiamo sempre raccolto i frutti della terra ma è bello scoprire come funziona nelle altre famiglie, ognuno ha il proprio modo e le loro tradizioni 💕

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