Sotterranei dei castelli bergamaschi

Famolo strano (sottoterra) | Storie, leggende e misteri sui sotterranei dei castelli bergamaschi. E non solo.

Labirinti, passaggi segreti, strette vie di collegamento, cunicoli impenetrabili. Luoghi nascosti dove si celano tesori inviolati, forzieri di monete d’oro, carri usati dai condottieri più famosi. Nel medioevo i sotterranei dei castelli bergamaschi erano dei mondi pieni di storie.

Il sottosuolo della Bassa non nasconderebbe solo luoghi inaccessibili e sinistri. Racconti, leggende e un pizzico di verità si intrecciano a storie intriganti e piene di fascino. Io ne ho raccolte un po’. Se amate il mistero, ecco un itinerario della serie Famolo Strano che sono certa vi intrigherà.

Brignano: dal castello dell’Innominato verso Treviglio e Pagazzano

A Brignano Gera d’Adda, nella pianura Bergamasca, si trova un magnifico e sontuoso Palazzo. Uno splendido esempio del barocco lombardo,  da molti considerato il vero Castello dell’Innominato a cui il Manzoni si ispirò nei Promessi Sposi. In realtà Manzoni si ispirò al proprietario di questo castello per descrivere l’Innominato, non il castello, che invece era quello nel lecchese vicino a Vercurago e Calolziocorte.

Si narra che il castello del vero Innominato, Francesco Bernardino Visconti di Brignano Gera d’Adda fosse collegato a Treviglio da tre lunghissimi sotterranei. Da via Carcano, via Roma e via Cesare Battisti di Treviglio partirebbero infatti i cunicoli che racchiuderebbero fantastici tesori. Un quarto tunnel invece  sarebbe diretto a Pagazzano, come leggerete più sotto. Cosa se ne facessero di tre cunicoli così lunghi tutti diretti a Treviglio non è dato sapere: forse avere tre vie d’uscita verso il centro più importante in caso d’attacco dava molta sicurezza ai feudatari così a ridosso del confine col Ducato di Milano.

Se volete saperne di più sul (vero) Castello dell’Innominato, leggete: Brignano Gera d’Adda: alla scoperta del (vero) Castello dell’Innominato dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


Malpaga e Cavernago: due castelli colleoneschi collegati tra loro

Nel paese dei due castelli, Cavernago, non stupisce che le due fortezze fossero in qualche modo legate non solo da vincoli di parentela, ma anche da passaggi sotterranei. E il ritrovamento risale alla Seconda Guerra Mondiale.

A Malpaga, durante le ultime fasi del conflitto, si insediò un comando di milizie tedesche e slave. I soldati ispezionarono il castello alla ricerca di un nascondiglio per riporvi armi munizioni e viveri. Nel corso dell’esplorazione si imbatterono in un passaggio segreto: un tunnel a 10 metri di profondità, che partendo a nord del maniero, arrivava fino alla fortezza di Cavernago, che dista circa un chilometro.

La galleria è ora ostruita in più punti e non percorribile a causa del cedimento delle pareti e del crollo dei detriti.  

Se volete saperne di più sui due castelli di Malpaga e Cavernago leggete: Pomeriggio a corte nel castello di Bartolomeo Colleoni a Malpaga e Alla scoperta del Castello di Cavernago Martinengo Colleoni


Castello Torre di Martinengo: un forziere pieno d’oro nei sotterranei

Castello torre di Martinengo

Martinengo, sotto la fortezza si dice ci sia un forziere con 70 mila ducati d’oro, una piccola parte del tesoro del Colleoni.

Alla morte di Bartolomeo (1475) prima che gli eredi potessero mettere le mani sui beni paterni e su 150 mila ducati d’oro, sul posto giunse un gruppo di emissari di Venezia che mise i sigilli alla porta della casa del capitano di ventura e se ne andò con 80 mila ducati d’oro.

Ovviamente non sapremo mai la verità. Ma questa “verità” è arrivata fino a noi e la prendiamo per buona.

Se volete saperne di più sul Castello Torre di Martinengo, leggete qui.


Dal castello di Pagazzano verso il castello di Brignano

Anche la fortezza di Pagazzano nasconderebbe un passaggio segreto con il castello di Brignano. La cosa non stupisce in quanto tra gli abitati di questo castello c’erano molti legami. Non ultimo il fatto che il giovane Francesco Bernardino Visconti era stato istruito dallo zio che abitava questo castello.

Il castello fu palcoscenico di sfide sanguinose, ebbe fra i suoi più illustri ospiti anche Francesco Petrarca e tra quelli più temuti Bernabò Visconti. Ma non è l’unica curiosità che potrete scoprire sul Castello di Pagazzano, che tra le altre cose è l’unico della provincia di Bergamo ad avere il fossato che lo circonda pieno d’acqua.

Se volete saperne di più sul Castello di Pagazzano, vi invito a leggere: Un viaggio nel tempo nel Castello di Pagazzano, l’unico castello bergamasco con il fossato ancora pieno d’acqua

A Pumenengo: castello e palazzo Sauli collegati da un tunnel segreto

Chiamato anche Castello di Barbò, dai suoi più celebri proprietari, il Castello di Pumenengo è davvero una sorpresa. Costruito per difendere il territorio (sorge infatti in una posizione strategica per il controllo del Naviglio Pallavicino e del fiume Oglio), ricalca la forma del territorio, assumendo quindi una struttura a trapezio. Delle tre torri che formavano la struttura originaria, solo due sono però rimaste intatte.

Pur non avendo le grandi decorazioni di fortificazioni più celebri, offre tanti piccoli particolari decisamente curiosi, come ad esempio il fatto che   il Castello e Palazzo Sauli (nello stesso paese) sarebbero collegati da un tunnel sotterraneo. In realtà questa galleria non è mai stata trovata, ma non stupirebbe se se ne scoprissero le tracce. Non era infatti insolito trovare gallerie scavate nei vari paesini della Bassa Bergamasca che collegavano castelli e residenze nobiliari, utili in caso di assedio, per fuggire senza passare dalla porta principale.

Se volete saperne di più sul castello di Pumenengo e su Palazzo Sauli, leggete:
Visitare il castello di Barbò a Pumenengo, nella Bassa Bergamasca Orientale e  Visitare Palazzo Sauli di Pumenengo, accompagnati da una vera marchesa


A Romano di Lombardia il carro del Barbarossa nascosto nei sotterranei

castello visconteo romano di lombardia

Romano di Lombardia si trova un castello visconteo che comunemente viene chiamato Rocca di Romano di Lombardia. Si tratta di un edificio fortificato a pianta pressoché quadrata, con quattro alte torri agli angoli e mura merlate. Vi si accede tramite un portale protetto da un avancorpo a torre, che era munito di un ponte levatoio, ora sostituito da un ponte in muratura. All’interno vi sono due cortili denominati “Corte grande” e “Corte della cancelleria veneta”.

Prendendo in esame la tessitura muraria vi renderete conto dei diversi periodi in cui fu costruito: la struttura del castello primitivo è parte in ciottolame fluviale disposto a spina di pesce e parte misto a laterizio; le torri viscontee sono interamente in laterizio così come i rinforzi in periodo Veneziano.

Si narra che  il sotterraneo della Rocca di Romano di Lombardia custodirebbe il carro imperiale del Barbarossa, ma “nessuno si avventuri a cercarlo se ha cara la pelle”. Pare infatti che chi ci ha provato sia finito proprio male.

Se volete saperne di più sul Castello di Romano di Lombardia, leggete qui.

A Torre Pallavicina i sotterranei che uccidevano i nemici

Fosche leggende legate ai sotterranei di cui pochi conoscono l’esatta topografia aleggiano nel ventre del castello di Torre Pallavicina.

Il palazzo costituisce uno degli esempi più peculiari di commistione tra un’antica roccaforte, dal carattere tipicamente militare e un palazzo residenziale seicentesco, splendido e dalle linee armoniose. Il parco dei platani e tigli fa da cornice unica a queste due costruzioni così diverse eppure ormai complementari.
La tradizione popolare racconta che da uno dei passaggi che si dipartono dai sotterranei della torre si giungesse al vicino castello di Soncino ma i tentativi messi in atto dagli abitanti del paese non hanno dato esiti rilevanti, così l’ingresso al cunicolo è stato murato.

Il nemico che cercava di scovare i signori nascosti nei sotterranei cadeva in un pozzo e finiva a fettine. Solo gli amici conoscevano il tracciato esatto per non cadere fra le lame. Il consiglio è quindi quello di non avventurarsi nei sotterranei senza una guida.

Se volete saperne di più su Torre Pallavicina, leggete: Visitare Palazzo Barbò a Torre Pallavicina e lasciarsi sedurre anche da una magnolia in fiore

Castello di Marne: un tunnel (mai trovavo) per scappare 

Il castello di Marne si trova nell’Isola Bergamasca, a Filago, a pochi chilometri dal Casello di Capriate. Nonostante alcuni storici facciano risalire le sue origini ai tempi della dominazione di Roma, diversi rimaneggiamenti hanno conferito al complesso una struttura tipicamente rinascimentale, con ampi spazi, la fontana, il pozzo a muro, ma soprattutto un curato giardino interno, colorato da ricche varietà di fiori e piante.

E’ arroccato su uno sperone roccioso, sotto il quale scorre il torrente Dordo, affluente del Brembo, anch’esso poco distante. È proprio grazie a questa posizione strategica che il Castello di Marne era facilmente protetto… praticamente inespugnabile!

Si dice che durante il Medioevo vi si battesse conio perché sono state ritrovate delle monete. Qualcuno è alla ricerca di un tunnel che collegava il castello con l’aperta campagna, ma non l’ha ancora trovato. Probabilmente era una via di fuga che portava al letto del torrente Dordo o al letto del fiume Brembo.

Siamo certi che esista perché Marino Colleoni lo visitò, questo tunnel e dopo averlo fatto diede immediatamente ordine di murarlo perché – a suo dire- fece al suo interno dei macabri ritrovamenti.
Che cosa vide Marino? Forse ossa umane, chissà. Il tunnel venne murato e ancora oggi non sappiamo esattamente il punto esatto dal quale partisse il passaggio segreto.
Molti sostengono che il tunnel sotterraneo andasse dal castello di Marne al vicino castello di Grignano, oggi scomparso (Grignano è oggi una frazione di Brembate Sotto e dista circa un chilometro dal castello di Marne). Dal castello di Grignano, sempre secondo la leggenda, sarebbero partiti altri cunicoli che lo collegassero al Castello di Solza (dove nacque Bartolomeo Colleoni); altre versioni dicono che dal castello di Grignano si arrivasse al castello visconteo di Trezzo d’Adda. Dal castello di Solza partivano poi altri tunnel che giungevano al castello di Baccanello.

Se volete saperne di più sul Castello di Marne, leggete: Visitare il Castello di Marne di giorno per paura di incontrare il famigerato Fantasma di Ronda


A Trezzo sull’Adda, i sotterranei del Castello sono pieni di misteri

Castello di Trezzo sull'Adda

Ed eccoci ad un castello che non è nella provincia di Bergamo, ma che è così sul confine che non si può non parlarne. Si tratta del Castello di Trezzo sull’Adda, a poche centinaia di metri da Crespi d’Adda, Patrimonio Unesco e sopra la Centrale Taccani che alimentava il villaggio operaio. Storie e misteri legati a questo castello ce ne sono davvero tanti. Qui ne trovate selezionate solo una parte.

Due pozzi

All’interno del castello di Trezzo sull’Adda si trovano due pozzi, in uno di questi, si narra che Visconti gettassero gli ospiti indesiderati e i nemici catturati in guerra. Altri, venivano torturati.

La stanza della goccia

Nei sotterranei del castello si trova la “stanza della goccia”.  I sotterranei, scavati direttamente in grotte naturali, sono umidi, quindi specialmente in certi punti, cadono gocce d’acqua in continuazione dal soffitto. Questa stanza è caratterizzata proprio dal gocciolìo sinistro dell’acqua. Il prigioniero veniva legato proprio sotto una di queste gocce che lentamente gli scavavano il cranio provocandogli la morte atrocemente.

Le misteriose macchie rosse

Su alcune pareti dei sotterranei, vi sono delle macchie rosse. Si dice sia il sangue delle migliaia di persone morte lì sotto che sgorga dalla roccia per ricordare agli uomini di oggi quei tristi e maledetti momenti.  Come ad esempio la figlia di Bernabò Visconti, signore alla fine del XIV secolo, che venne murata viva nelle segrete del castello, colpevole di essersi innamorata dello stalliere, il quale morì anch’egli nel tentativo di difenderla.  Ma qui vi morì lo stesso Bernabò, avvelenato per volere di Gian Galeazzo Visconti.

La porta che non conduce da nessuna parte

Nei sotterranei del castello si trova una porta che non conduce da nessuna parte. Il soffitto in quel punto è crollato, impedendo ai posteri di capire dove portasse quel passaggio. Tuttavia, si ritiene che tale via conducesse nelle profondità della terra e poi ad un altro castello distante qualche decina di chilometri, addirittura passante sotto il letto del fiume Adda.

 

Note: le foto sono state recuperate in Rete. 

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