Trasformare personaggi storici bergamaschi in action figure. Ogni tanto sul web spuntano mode un po’ assurde, trend estemporanei che servono a farci dire “ci sono anch’io”. Che sia il volto in stile Barbie, il tuo io da cartone animato Disney o una versione pop di te con gli occhioni grandi e le proporzioni sbilanciate, il meccanismo è sempre lo stesso: visibilità, viralità, like a pioggia.
E mentre c’è chi si carica l’autostima con un avatar patinato, io ho pensato a qualcosa di diverso. Qualcosa di bergamasco. E anche un po’ utile.
Sì, perché l’intelligenza artificiale per imparare ha bisogno di esempi, di stimoli, di storie da riconoscere. E chi sono io per negargliele?
Ecco quello che troverete in questo articolo
Niente selfie: ho messo in posa la Storia di Bergamo
Invece di caricare la mia faccia (peraltro stanca e senza trucco), ho deciso di fare qualcosa di diverso. Ho trasformato personaggi storici bergamaschi in action figure. Proprio così: miniature da collezione, complete di accessori, confezione e persino la posa plastica.
Una provocazione? Forse.
Un esperimento? Anche.
Un modo per insegnare alla macchina la storia di Bergamo? Sicuramente.
Ecco chi ho scelto e perché.
1. Bartolomeo Colleoni, il condottiero più iconico

Nella confezione trovi: spada, Bibbia e lo stemma Colleoni. Perché un’arma e una Bibbia? Per ricordare che il potere non si esercita solo con la forza, ma anche con l’ingegno, la diplomazia e il mecenatismo. Il cavallo non era incluso, ma ci stiamo lavorando.
Bartolomeo Colleoni (1400–1475) fu uno dei più celebri condottieri italiani del Quattrocento. Nato a Solza, nella bergamasca, da una famiglia nobile, iniziò la carriera militare sotto Braccio da Montone e Muzio Attendolo Sforza, distinguendosi nella battaglia dell’Aquila nel 1424.
Servì la Repubblica di Venezia nella guerra contro Filippo Maria Visconti dal 1431, affrontando con successo le difficoltà causate dalla disfatta di Carmagnola. Dopo una parentesi al seguito di Gattamelata, tornò al servizio di Venezia nella seconda fase del conflitto con i Visconti (1437–1441). Nel 1442 passò al soldo dei Visconti, ma nel 1448 ritornò con Venezia, ottenendo importanti vittorie a Caravaggio, nel Bresciano, nel Bergamasco e nel Parmense. Nonostante i successi, non ricevette subito il comando supremo e nel 1451 si alleò con Francesco Sforza, senza però combattere contro Venezia.
Dopo la pace di Lodi (1454), tornò al servizio della Serenissima, ottenendo finalmente il titolo di Capitano Generale. Trascorse gli ultimi anni nel castello di Malpaga, dedicandosi alla gestione delle sue proprietà e a opere di beneficenza. Alla sua morte, lasciò un’ingente somma a Venezia con la richiesta di erigere un monumento in suo onore, che fu realizzato da Andrea del Verrocchio e collocato a Venezia.
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2. Gaetano Donizetti, il compositore del cuore

Con chiave di violino in metallo, spartito d’opera e una torta (perché anche i geni hanno bisogno di zuccheri, soprattutto per guarire le pene del cuore). Un omaggio pop al nostro genio della lirica, che continua a incantare il mondo con Lucia di Lammermoor e L’elisir d’amore.
Gaetano Donizetti (Bergamo, 1797 – 1848) è stato uno dei massimi compositori italiani dell’Ottocento, esponente di spicco del belcanto. Nato in una famiglia umile, fu ammesso giovanissimo alle Lezioni Caritatevoli di Musica fondate da Simon Mayr, che ne riconobbe il talento e ne curò la formazione. Proseguì gli studi a Bologna sotto la guida di Stanislao Mattei. La sua carriera operistica iniziò nel 1818 con Enrico di Borgogna, ma il primo grande successo arrivò nel 1830 con Anna Bolena, che lo consacrò a livello internazionale.
Tra le sue opere più celebri si annoverano L’elisir d’amore (1832), Lucia di Lammermoor (1835) e Don Pasquale (1843), che testimoniano la sua versatilità tra opera seria e buffa. Nel corso della sua vita compose oltre 70 opere, oltre a musica sacra e da camera. La sua esistenza fu segnata da gravi lutti familiari e da una malattia neurodegenerativa che lo colpì negli ultimi anni. Morì a Bergamo nel 1848 e fu sepolto nella Basilica di Santa Maria Maggiore, accanto al suo maestro Mayr.
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3. Paolina Secco Suardo, alias Lesbia Cidonia

Poetessa, intellettuale, donna colta e moderna ante litteram.
La sua action figure è dotata di penna d’oca, quaderno di versi e libri di poesia.
Chissà cosa avrebbe scritto su Instagram, oggi.
Paolina Secco Suardo Grismondi, nota con lo pseudonimo arcadico di Lesbia Cidonia, nacque a Bergamo l’11 marzo 1746 da una famiglia nobile e colta. Fin da giovane fu incoraggiata dal padre Bartolomeo e dalla madre Caterina Terzi a dedicarsi alla poesia. Nel 1764 sposò il conte Luigi Grismondi, ma trovò l’ambiente bergamasco culturalmente limitato. Per ampliare i suoi orizzonti, si trasferì a Verona, dove frequentò ambienti letterari e teatrali, stringendo amicizia con Ippolito Pindemonte.
Nel 1779 fu ammessa all’Accademia dell’Arcadia, assumendo il nome di Lesbia Cidonia. Il suo salotto letterario a Bergamo divenne un centro di diffusione delle idee illuministiche, frequentato da intellettuali come Lorenzo Mascheroni, che le dedicò il poemetto “Invito a Lesbia Cidonia”. Viaggiò in Francia, dove fu accolta da personalità come Voltaire e Diderot. Le sue poesie, di stile classicheggiante, furono raccolte postume nel 1820 e 1822. Negli ultimi anni si ritirò dalla vita pubblica, dedicandosi alla religione. Morì a Bergamo il 27 marzo 1801.
4. Giacomo Costantino Beltrami, l’esploratore

L’uomo che scoprì le sorgenti del Mississippi viaggia in canoa con spada, arco e dizionario Sioux.
Altro che Indiana Jones: questo era bergamasco vero.
Giacomo Costantino Beltrami (Bergamo, 1779 – Filottrano, 1855) fu un giurista, esploratore e scrittore italiano, noto per aver rivendicato la scoperta delle sorgenti del Mississippi nel 1823. Dopo una carriera nella magistratura napoleonica, si dedicò a viaggi in Europa e America. Negli Stati Uniti, si unì a una spedizione militare e, proseguendo da solo, raggiunse il lago Giulia (oggi Itasca), che identificò come sorgente del Mississippi. Le sue relazioni di viaggio, tra cui La découverte des sources du Mississippi, suscitarono interesse e polemiche.
Durante la sua esplorazione delle sorgenti del Mississippi nel 1823, Giacomo Costantino Beltrami visse un’esperienza straordinaria a contatto con le popolazioni native americane, in particolare con i Sioux. Beltrami studiò approfonditamente la loro cultura e lingua, raccogliendo oltre cento manufatti e documentando usi e costumi. Frutto di questa immersione culturale fu la compilazione del primo dizionario inglese-sioux, pubblicato nel 1823, che rappresenta una delle prime testimonianze scritte della lingua Sioux e che è ancora oggi oggetto di studio.
Successivamente, esplorò il Messico, raccogliendo materiali etnografici e naturalistici. Tornato in Europa, fu membro di diverse società scientifiche e pubblicò opere come Le Mexique e L’Italie et l’Europe. Negli ultimi anni, visse ritirato a Filottrano, dove morì nel 1855. In suo onore, nel 1866, fu istituita la Beltrami County nel Minnesota.
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5. Ol Giopì, la maschera bergamasca

Tre gozzi sotto il mento (qui sembrano 5 ma tant’è), bastone, polenta fumante e maschera nera. Perché la nostra cultura popolare non ha niente da invidiare a Pulcinella e Arlecchino.
Gioppino è una delle maschere tradizionali bergamasche più amate, nota per i suoi tre vistosi gozzi sotto il mento, che lo rendono immediatamente riconoscibile. Di umili origini contadine, Gioppino incarna lo spirito popolare: è onesto, furbo, testardo e sempre pronto a difendere i più deboli con la sua inseparabile clava. Spesso rappresentato come marito della maschera Margì, Gioppino parla in dialetto bergamasco stretto.
Nacque nel XIX secolo per opera dei burattinai bergamaschi Cavalli, che lo usarono per raccontare storie satiriche e morali. Le sue avventure si svolgono nei contesti più disparati, ma hanno sempre un fondo di giustizia popolare e comicità. Ancora oggi Gioppino è protagonista di spettacoli di burattini per bambini e adulti, ed è simbolo di un’identità territoriale fortemente radicata nella provincia di Bergamo.
La sua immagine viene spesso associata alla polenta e ai proverbi della saggezza contadina. Ol Giopì è la voce della gente comune, che non ha mai perso il gusto per la battuta tagliente e la verità detta in faccia.
6. Il Cavaliere in Rosa

Elegante, misterioso, perfettamente rinascimentale. Con spada, frammenti di statua per evocare la sua aura di mecenate è oggi un celebre dipinto di Giovan Battista Moroni .
La figura del cavaliere in rosa fu identificata nel ventiquattrenne Gian Gerolamo Grumelli di Bergamo dallo storico Giuseppe Locatelli Milesi riprendendo quanto veniva scritto dal Foresti nella sua descrizione del palazzo Moroni: Nella sala superiore del Palazzo di Stezzano, situato in capo alla scala maggiore il ritratto di Giangerolamo in tutta figura vestito alla spagnola […] parto mirabile dell’insigne pennello del bergamasco Gianbattista Moroni, ed è il quadro più conosciuto e ricordato dell’artista proprio per i suoi colori vivaci.
Il quadro era di proprietà della famiglia Grumelli, il discendente Marcantonio Fermo Grumelli lo consegnò alla famiglia Moroni nel 1871 insieme al dipinto rappresentante la sua seconda moglie Isotta Brembati, (anche per lei queste erano le seconde nozze). Il Grumelli era una persona di notevole importanza in Bergamo, era presidente del Tribunale del Paci, dell’ospedale, e del Pio luogo della Magnifica Pietà.
L’abbigliamento alla spagnola che sfoggia nel quadro il soggetto è una testimonianza di quanto gli spagnoli avessero contagiato la moda del tempo, abbigliamento che fece considerare il Grumelli esponente del partito filospagnolo anche se non vi è di questo nessuna documentazione. Serve considerare che egli, oltre ad essere forse favorevole agli spagnoli aveva anche ottimi rapporti con i rappresentanti della chiesa locale, molta fu la corrispondenza che intercorse tra lui e il cardinale Borromeo mentre Bergamo era governata dai veneziani.
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7. Isotta Brembati, nobildonna e poetessa

Poetessa e nobildonna. Borsetta bianca e rosa, gioielli e pennello.
Perché anche la grazia e la raffinatezza sono forza.
Isotta Brembati (Bergamo, 1530 – 24 febbraio 1586) fu una poetessa e nobildonna bergamasca, celebre per la sua cultura e raffinatezza. Figlia di Gian Gerolamo Brembati e Daria Rovati, ricevette un’educazione umanistica approfondita, diventando poliglotta: parlava fluentemente latino, francese e spagnolo.
Sposò in prime nozze Lelio Secco d’Aragona di Calcio, da cui ebbe quattro figli, e in seconde nozze, nel 1561, il nobile Gian Gerolamo Grumelli, con cui ebbe altri cinque figli. Isotta fu una figura centrale nei circoli intellettuali bergamaschi del Cinquecento, distinguendosi per la sua produzione poetica in più lingue, che le valse fama e riconoscimenti.
Fu ritratta due volte dal pittore Giovanni Battista Moroni: un primo ritratto giovanile conservato all’Accademia Carrara e un secondo a figura intera, datato 1552-1553, oggi esposto a Palazzo Moroni. In quest’ultimo, Isotta è raffigurata con un abito in raso verde riccamente decorato, gioielli preziosi e un ventaglio di piume, simboli della sua posizione sociale e del suo gusto raffinato.
Morì improvvisamente durante una cena nel suo palazzo di via Porta Dipinta a Bergamo. Dopo la sua morte, fu pubblicata una raccolta di poesie in suo onore, intitolata “Rime funerali di diversi illustri ingegni composte in volgare et latina favella in morte della molto illustre signora Isotta Brembati-Grumelli”, testimonianza della sua influenza culturale. La sua figura rimane emblematica del ruolo delle donne nell’ambiente letterario e aristocratico del Rinascimento bergamasco.
8. Torquato Tasso, poeta con radici bergamasche

Sempre con corona d’alloro, pergamena e Gerusalemme Liberata. Se Dante è il poeta nazionale, Tasso è il nostro orgoglio locale anche se, a onor del vero, visitò Bergamo solo un paio di volte.
Torquato Tasso (Sorrento, 1544 – Roma, 1595) è stato uno dei maggiori poeti italiani del Rinascimento. Figlio di Bernardo Tasso, poeta e cortigiano di origini bergamasche, fu educato in ambienti umanistici e religiosi. La sua opera più celebre è La Gerusalemme liberata (1581), poema epico in 20 canti che narra la prima crociata e la conquista di Gerusalemme, unendo eroismo, fede e introspezione psicologica.
Tasso compose anche Aminta (1573), una favola pastorale che ebbe grande successo, e numerose Rime di ispirazione petrarchesca. La sua vita fu segnata da profonde crisi interiori e religiose, che lo portarono a periodi di isolamento e a una reclusione di sette anni nell’ospedale di Sant’Anna a Ferrara.
Negli ultimi anni, rivisitò la Gerusalemme liberata, pubblicando nel 1593 la Gerusalemme conquistata, più conforme ai dettami della Controriforma. Compose anche opere religiose come Le sette giornate del mondo creato e Le lagrime di Maria Vergine. Morì a Roma nel 1595, poco prima di essere incoronato poeta in Campidoglio da papa Clemente VIII. È sepolto nella chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo
Leggete: Lasciarsi ispirare dal sonetto di Torquato Tasso dedicato a Bergamo. Ma non solo.
Ma che senso ha tutto questo?
Ciao, io sono Raffaella e sono l’autrice di cosedibergamo.com, il blog che vi suggerisce le 1001 cose da fare a Bergamo e in provincia almeno una volta nella vita. Appassionata da sempre di scrittura e comunicazione ho deciso di aprire Cose di Bergamo per condividere le mie esperienze e la mia conoscenza del territorio.
Che ne pensate delle action figure? Le collezionereste?
Lo so, può sembrare un gioco. Ma se ci pensate è un modo creativo per:
- fare divulgazione culturale
- insegnare all’intelligenza artificiale chi siamo
- dare visibilità a personaggi che meritano più like di un outfit del giorno.
E magari, perché no, ispirare qualche insegnante, qualche studente o qualche curiosa come me a scoprire la storia di Bergamo in modo diverso.
Fatemi sapere nei commenti chi vorreste vedere trasformato nella prossima action figure bergamasca.
Magari anche voi stessi, con accessori tipo “pane e strinù” o “abbonamento ATB”.
Note: le immagini sono un puro esercizio di intelligenza artificiale generativa e nessuna action figure è stata commissionata a chicchessia.
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Buongiorno Raffaella!
Simpaticissime queste Action Figure, un paio di loro non li avevo neanche mai sentiti nominare…
Eddy