Scoprire cosa c’è di vero nella leggenda del Portone del Diavolo in via Borgo Palazzo

Il Portone del Diavolo a Bergamo

img_2320Lungo la strada che collega Bergamo a Seriate, in via Borgo Palazzo, di fronte alle giostre di Celadina, ancora oggi s’incontra un grande e misterioso portone in pietra, conosciuto da tutti i bergamaschi come “Ol Purtù del Diaol”, il Portone del Diavolo.

Se chiedete ad un bergamasco dove si trova il Portone del Diavolo ve lo saprà sicuramente dire perché da piccolo o da grande ci sarà passato vicino andando alle giostre di Sant’Alessandro, ma se gli chiedete di raccontarvi come mai si chiama così otterrete qualche parola o poco più su un fantomatico Diavolo che l’ha costruito.

La leggenda del Portone del Diavolo

Costruito nel 1550 dall’architetto Sandro de Sanga su commissione di Giovanni Giacomo Tasso, il portone era l’ingresso di un’immensa proprietà che conduceva alla tenuta di campagna della famiglia De’ Tassi, il casato degli inventori dei Servizi Postali privati e di Torquato Tasso.

Passando noterete che il portone è isolato ed è proprio attorno a questo misteriosa posizione che è nata la leggenda che si tramanda nei secoli.

Una sera, de Sanga si presentò alla tenuta di famiglia per presentare il progetto della porta. Il progetto non piacque ai Tasso che non le mandarono a dire al povero architetto e lo subissarono di critiche e lamentele su quel progetto non abbastanza moderno (per l’epoca, si intende) e per i tempi di costruzione troppo lunghi.

Esasperato dalla situazione, de Sanga esclamò una frase che si trasformò in una invocazione chiara: “Neanche il diavolo riuscirebbe a costruirla!”. Così, quella stessa notte, il diavolo si presentò all’architetto, incredulo e impaurito, e ricordandogli la sfida lanciata (“Davvero credevi che il Diavolo non ci sarebbe riuscito?”) si mise a costruire il portone.

La mattina seguente i Tasso e il resto della popolazione restarono senza parole.  Tutto si sarebbero aspettati fuorché un portone costruito così, dal nulla in pochissime ore. Tuttavia i committenti non erano ancora completamente soddisfatti della costruzione e ripresero con lamentele e critiche.

De Sanga questa volta uscì dall’incontro con i Tasso meno esasperato perché sperava di avere un asso nella manica. Infatti quella notte si affidò nuovamente al diabolico muratore che, imprecando per le richieste dei Tasso, tra tuoni, fulmini e saette, distrusse il portone costruito la notte prima e, sotto una pioggia battente, lo ricostruì in un batter d’occhio.

Questa volta, i Tasso approvarono con entusiasmo la costruzione. Ma la leggenda narra che, da quel momento in poi, prima di ogni temporale o in caso di lite famigliare alla Villa, nei dintorni del portone si senta un forte odore di zolfo, segno inconfutabile della presenza del Diavolo.

Cosa c’è di vero nel racconto?

Come sempre succede in questi casi, le leggende, per quanto fantasiose hanno un fondo di verità, per questo ho deciso di capire come si sia arrivati a parlare di diavoli, fulmini, saette e zolfo per un ingresso in marmo bianco di Zandobbio che nel tempo è riuscito ad offuscare, quanto meno nella conoscenza popolare, la ben più lussuosa villa.

La verità è che fu sì Gian Giacomo Tasso nel 1550 ad affidare a tale Sandro da Sanga (cioè da Zanica) la costruzione di un adeguato accesso alla tenutaL’arco e la strada campestre che arrivava al palazzo vengono spiegati da una epigrafe: «Sandro Fator a fato questa strada e fato costruir questa porta».

Giovanni Galeazzo Tasso, figlio di Gian Giacomo, di ritorno dal suo viaggio di nozze, quando arrivò trovò quell’arco costruito in poco tempo, in suo onore.

A contribuire al mistero che gli è valso il nome tanto originale, pare che la porta venne costruita in una sola notte tanto che i passanti, trovandosela davanti agli occhi da un giorno all’altro e per giunta in mezzo alla campagna, la giudicarono un’opera diabolica e ci ricamarono sopra una storiella che col passare del tempo è diventata una vera e propria leggenda. In realtà venne realizzata direttamente in cava per poi essere montata rapidamente sul posto. 


Note

Il portone del Diavolo si trova alla Celadina, quartiere di Bergamo, in via Borgo Palazzo davanti al Mercato Ortofrutticolo di Bergamo. Si trova all’altezza di una rotonda. 

Le foto sono mie e le informazioni sulla leggenda e la vera storia le ho recuperate in rete e rielaborate. 

 

 

35 Comments

  1. Sono sempre molto affascinanti queste leggende che si nascondo dietro a certe opere. Grazie per avercela raccontata.

    1. In questa invece è il classico muratore bergamasco che tira su muri e portoni in una notte. 😂😂😂

  2. Da me a Cividale del Friuli c’è il ponte del diavolo. Ad ogni modo sono sempre monumenti davvero belli!

    1. Sono favole che spiegano quello che un tempo non si riusciva a spiegare. E così sono arrivate fino a noi.

    1. Lo so. Mentre facevo le ricerche per il portone bergamasco mi sono imbattuta in quello di Torino. E non solo in quello. 😉

  3. Queste storie che si tramandano di generazione in generazione, tante volte storpiandone i contenuti, mi hanno sempre affascinata. Bella leggenda, l’hai raccontata davvero bene. 🙂

  4. Bella la leggenda della porta del Diavolo. Le note di colore con cui vengono arricchite le storie popolari mi fanno sempre molta simpatia. In questo caso l’odore di zolfo prima delle liti in famiglia e dei temporali 🙂

  5. Mi entusiasmano molto le leggende ma questa é proprio particolare hahahah…molto interessante e il portone é davvero bello

    1. Bergamo è sempre lì. Quando tornerai potrai fare e vedere tutto quello che vuoi. E ti accoglierà a braccia aperte.

  6. Ne sai sempre una più del “diavolo”, altro che portone! Affascinante questa leggenda, devo proprio riuscire a venire a Bergamo, ma con tutti i tuoi consigli, dovrei pernottare almeno un mese!

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