Alla scoperta della Valle del Freddo, la Riserva Naturale dove crescono le stelle alpine

La prima volta che sono stata a  visitare la Valle del Freddo, in Val Cavallina (provincia di Bergamo), ero una bambina. La Valle del Freddo è una riserva naturale della Regione Lombardia, una valletta incastonata nella zona del Sebino, tra Endine e Solto Collina dove si riproducono le condizioni dell’alta montagna. Qui potete trovare a poco più di 360 metri s.l.m moltissime specie botaniche microterme, quelle che crescono normalmente ad alta quota: stelle alpine, rododendri, driadi e sassifraghe… Una vera rarità, non solo in Italia, ma addirittura in Europa.

Era un posto talmente interessante che è rimasto nella mia memoria come una di quelle esperienze straordinarie che rendono più preziosa la vita. Sono passati tanti anni da allora che non riesco nemmeno a contarli (sono alcuni decenni e non voglio dire altro). Ci sono tornata sabato pomeriggio, una calda e assolata giornata di luglio, e quello che ho (ri)scoperto mi ha colpito esattamente come mille mila anni fa.

Valle del Freddo: la montagna che respira

La Valle del Freddo è caratterizza da un raro fenomeno, una vera e propria attività “respiratoria” formatasi nella dolina 15.000 anni fa quando scomparso il ghiaccio di superficie i detriti del fondo sono stati ricoperti di uno strato di humus e sono determinanti per l’attivazione del fenomeno termico.

Nel deposito del pietrame di fondo esiste una fitta rete di intercapedini aeree comunicanti, si calcola che quasi un quarto dello spazio del deposito sia costituito da spazi vuoti. Durante l’inverno l’aria fredda viene aspirata, entrando in contatto con le pietre le raffredda a circa – 10 gradi, l’aria si riscalda ed esce dalle bocche. Le acque meteoriche delle piogge primaverili a contatto con la roccia gelida si trasformano in ghiaccio.

Bocche di freddo e massi di calcare

Durante l’estate il fenomeno si inverte completamente, l’aria calda esterna viene aspirata dalle bocche superiori e a contatto con il ghiaccio si raffredda sino a uscire dalle bocche inferiori con forte pressione e con temperature prossime allo zero. Fenomeno che si rilassa man mano sino all’autunno.

Ed è proprio in corrispondenza di queste bocche di aria fredda che si verifica quel particolare fenomeno per cui cresce e si sviluppa la flora d’alta quota.

La Valle del Freddo

Una riserva naturale scoperta per caso

La Valle del Freddo è stata per molto tempo una zona conosciuta solo dagli abitanti della zona. Solo nel 1939 si iniziò a comprendere l’unicità di questo luogo quando un botanico,  Guido Isnenghi che passava da Piangaiano, incrociò un cacciatore con una stella alpina sul cappello ed essendo appassionato di fiori d’alta montagna gli chiese dove l’avesse trovata. Il cacciatore subito rispose che non era andato lontano perché  in una valletta dietro il laghetto di Gaiano crescevano molte stelle alpine. Il botanico incredulo intuì subito l’eccezionalità di questa cosa e si fece portare nella zona indicata dal cacciatore, una gola sinuosa a soli 350 metri di altitudine, dove la temperatura esterna è leggermente più bassa, ma man mano che ci si avvicina al suolo questo cambia per via di buche che soffiano aria gelata dal terreno.

Qui trovò il paradiso. O meglio, il paradiso dei botanici. Oltre alle stelle alpine, Isnenghi nota una costante presenza di specie botaniche che vivono solo in alta quota. Sul fondo della dolina sono state sinora rinvenute 32 specie vegetali caratteristiche del clima alpino, cioè di un ambiente totalmente diverso da quello che caratterizza l’area.

Negli anni ’60 inizia lo studio sistematico del posto e l’emanazione di due decreti di salvaguardia della particolare flora locale. Nel 1973, inoltre, nacque a sua difesa il Nucleo Ecologico Alta Valcavallina (oggi denominato Nucleo Ecologico Valcavallina Alto Sebino – NEVAS). La riserva naturale della Valle del Freddo è stata riconosciuta come “biotopo” dalla Regione Lombardia il 3 dicembre 1981.

Attualmente la Valle del Freddo è stata in buona parte acquistata dall’Azienda Regionale delle Foreste, alla quale la Regione Lombardia ha affidato la gestione della Riserva Naturale, istituita ufficialmente il 24 marzo 1982.

Come arrivare alla Valle del Freddo

La Valle del Freddo si trova in Alta Val Cavallina, tra il lago d’Endine e il lago d’Iseo in località Solto Collina. Arrivarci è abbastanza semplice: trovate le indicazioni dopo l’abitato di Piangaiano, appena superata una rotonda. Tenete d’occhio la strada sulla destra e quando vedete un laghetto, superatelo e dopo un paio di centinaia di metri trovate la freccia che indica Valle  del Freddo. Seguitela e, anche se trovate il cartello di accesso solo per le auto autorizzate, proseguite sulla strada sterrata: arriverete ad un parcheggio dove lasciare l’auto e incontrare le guide che vi porteranno alla scoperta della Valle del Freddo.

Alla Valle del Freddo solo visite guidate

La Valle del Freddo è una riserva naturale che può essere visitata solo con le guide della Comunità Montana dei Laghi Bergamaschi . Questo perché ha un equilibrio molto delicato che deve essere protetto e preservato il più possibile. Saranno loro a condurvi e a raccontarvi tutto sulla valle e la sua vegetazione micro-termica il sabato dalle 13.30 alle 18, domeniche e giorni festivi dalle 9 alle 12 e dalle 13.30 alle 18 (ultima visita del mattino alle 10.45, nel pomeriggio alle 16.45), da maggio a luglio.

In caso di maltempo le visite guidate possono essere sospese. Al centro visitatori, dal quale cominciano le escursioni, le guide forniranno materiale informativo e promozionale su aree e siti d’interesse di tutta la zona dell’Alto Sebino e Valle Cavallina.

Le visite alla Riserva naturale della Valle del Freddo sono completamente gratuite. Sono un vero e proprio viaggio nel mondo della botanica e della geologia, ricco di spunti per appassionati e non, e sicuramente una piacevole e semplice passeggiata alla portata di molti.

La visita dura circa un’ora (comprese le soste per le spiegazioni fornite dalle guide) e non richiede equipaggiamenti particolari. Il percorso è lungo circa un chilometro ed è quasi del tutto pianeggiante. Vi consiglio di portarvi cappellino e una borraccia d’acqua perché nonostante il nome (Valle del Freddo), se c’è il sole che picchia, fa caldissimo.

10 curiosità sulla Valle del Freddo che scoprirete durante la visita

Unica nel suo genere, la valle sorge ad appena 360 metri dal livello del mare eppure, come comunica il suo nome, la vegetazione è quella che dovrebbe crescere al freddo di rilievi più alti (dai 2 ai 4 gradi). Se passeggiamo durante l’estate non aspettatevi di avere freddo, anche se per la vallata è addirittura possibile trovarvi stelle alpine e rododendri. Questa freddo lo troviamo solo in alcuni punti del suolo e  deriva dalla complessa struttura della valle che ho già spiegato sopra.

1. Il bosco e le praterie aride intorno alla Valle del Freddo

Iniziando la visita guidata passerete attraverso un bosco. Sappiate che non è autoctono, ma è stato messo a dimora alcune decine di anni fa per proteggere la Valle del Freddo. Infatti qui si chiusero delle cave e si impedì alle greggi di pascolare per non intaccare la valle. E’ comunque un bosco lombardo con piante di pino silvestre che si trovano comunemente in zona.

Quando sarete vicino alla zona in cui si verificano le condizioni climatiche dell’alta montagna, troverete anche una zona con la vegetazione delle praterie aride. Qui potrete trovare il lino delle fate piumoso che vi lascerà senza parole: è una pianta graminacea con la parte sommitale leggera e fluttuante che si muove ad ogni refolo di vento in modo molto suggestivo, quasi pennellando il prato…

2. La leggenda del Diavolo che decise di sfidare Dio

La Valle del Freddo è ricordata con l’arcaico nome di Valle del Diavolo. Secondo un’antica leggenda, infatti, un giorno il Diavolo decise di sfidare Dio. Volle incontrarlo sulla cima del Monte Clemo, da dove la vista poteva spaziare sulla Valle Camonica, fino a tutto il bacino del Lago d’Iseo e Montisola, e quasi alle colline della Franciacorta. La posta in gioco riguardava naturalmente il diritto a dominare sulle anime che popolavano le quattro vallate sottostanti. La sfida consisteva nel lanciare il più lontano possibile uno di quei massi rossastri, arrotondati e grossi, che si trovano sparsi sui pascoli del Monte Clemo.

Lo sfidante Satana lanciò per primo e la sua pietra cadde su un colle dinanzi alla Valle del Freddo, rompendosi in quattro pezzi. A questo punto Dio lanciò il suo masso, il quale giunse addirittura al di là della valle. Dalla sua poderosa impronta si generò questa valle. Il Demonio, sconfitto, per la stizza, picchiò il tallone sulla roccia con tale forza che la montagna si spezzò, inghiottendolo nelle viscere dell’inferno. Da questo baratro, il Diavolo iniziò allora ad alitare un vento gelido, una sorta di respiro malefico.

E se una leggenda che lega il concetto di malvagità al freddo e non alle fiamme dell’inferno vi sembra un controsenso, sappiate che in realtà non è così. Possiamo spiegare questa apparente bizzarria tornando indietro al Medioevo servendoci addirittura di Dante Alighieri. Nella  Divina Commedia infatti i cerchi più bassi della terra di Lucifero (Caina, Antenora, Tolomea e Giudecca) imprigionano i dannati nel gelo. Satana stesso è per metà intrappolato dal ghiaccio.

3. I massi erranti

Le grosse pietre che la leggenda fa lanciare al Diavolo nella sfida con Dio esistono e sono state portate dal ghiacciaio centinaia di migliaia di anni fa quando i ghiacci si fusero. Sono i cosiddetti Massi erranti e provengono dalla Valcamonica. Si distinguono perché sono molto grossi, di forma tondeggiante, diversi da tutti i massi circostanti.

Quelli che troviamo nei pressi della Valle del Freddo sono massi erratici di Verrucano Lombardo. Sono rossicci e sono quelli più antichi della zona: sono frammenti di rilievi ercinici formatisi tra 450 e 280 milioni di anni fa quando l’area si trovava all’Equatore.

Questi enormi massi rotondi sono gli stessi che in dimensioni più piccole sono diventati i borlanti rossicci che troviamo nei fiumi e che vengono usati per la costruzione dei muri a secco della bergamasca.

4. Le distese di calcare di Zorzino

Percorrendo i sentieri ad anello che attraversano la valle noterete delle distese di pietre e pietrine spaccate. Sono i depositi di calcare di Zorzino, (frazione di Riva di Solto in cui si trova l’Hotel Miranda che un tempo era la casa dell’artista Aligi Sassu).

Qui intorno  tra gli anni 70 e gli anni 80 del Novecento si trovavano delle cave, che però sono state chiuse proprio per proteggere l’unicità di quest’area. La cosa non piacque molto ai cavatori che si vendicarono gettando diserbanti su tutta la zona, ma per fortuna la vegetazione autoctona così speciale ha resistito e ha proseguito ad esistere.

5. Le bocche che alitano aria fredda

Vi diranno che nella Valle del Freddo non serve accendere il condizionatore neanche a Ferragosto, ma non è proprio del tutto vero. In questa zona si crea una condizione climatica unica solo a pochi centimetri dal suolo: d’estate delle buche sul fondo della valle escono correnti d’aria a 2°-4°, raffreddate dal passaggio attraverso i grossi blocchi di ghiaccio che si creano in inverno sotto terra.

Se mettete le mani nelle buche vi accorgerete dell’aria fredda anche quando la temperatura esterna raggiunge i 30 gradi.

Ma credetemi, fuori continuerà a fare caldo caldo caldo.

6. La vegetazione microtermica

Intorno alle “buche del freddo”, dove il terreno ha una temperatura molto bassa, si possono trovare specie dette “microterme” come ad esempio la Stella alpina, l’Erba dei camosci, la Sassifraga (quella che assorbe il calcare), il Camedrio alpino, la rara e splendida Peonia selvatica e la Pinguicola alpina. Quest’ultima è una pianta insettivora che si alimenta attraverso le sue foglie carnose e ricoperte da peduncoli che intrappolano gli insetti che vi si posano.

valle_del_freddoRiguardo alle stelle alpine della Valle del Freddo, ho un ricordo personale di quando ero bambina che continuo a rivivere come se fosse ieri: la guida che ci aveva condotto nella valle era stata molto chiara: “Attenzione che cogliere le stelle alpine o qualsiasi altro fiore che trovate qui può costarvi molto caro, fino a 20 milioni di lire per fiore“. Mia madre ne fu talmente impressionata che tenne gli occhi addosso a me e mio fratello per tuta l’escursione accertandosi che non cogliessimo nulla. Oggi le lire non ci sono più, ma se tanto mi dà tanto, oggi quella multa dovrebbe essere arrivata a 20 mila euro almeno! Questo vi può dare l’idea di quanto sia preziosa questa valle!

Alcune piante, quelle vicine alle bocche dei aria fredda per intenderci, quando piove assorbono l’acqua che scivola sulle pietre calcaree e assorbono il calcare. Quello in eccesso viene buttato fuori colorando le foglie di bianco.

Tra gli arbusti presenti nella Valletta, molto diffusi sono i Rododendri pelosi dalle infiorescenze rosee, il Pino mugo e il Salice stipolato. Man mano che ci si allontana dall’area del fenomeno microtermico la vegetazione assume l’aspetto tipico del piano collinare. In primavera bellissimi tappeti floreali di pervinca caratterizzano il sottobosco, estese fioriture di Genziana, di Erica, di Timo e di Globularia ricoprono le pendici della valletta.

7. L’orto botanico

Genziane, Erica e Globularia sono alcune delle altre specie floreali che si possono ammirare insieme ai mille colori delle Orchidee spontanee che crescono nella valle: dal fucsia, al marrone, al bianco, al verde intenso della Listera Ovata, una specie che arriva fino ai 60 centimetri di altezza. Le troviamo tutte riunite nell’orto botanico realizzato appositamente per i visitatori  della riserva naturale, per dar loro la possibilità di vedere da vicino le specie che crescono qui, senza bisogno di avventurarsi al di fuori dei sentieri battuti.

8. I formicai della Formica Rufa

Una delle cose che mi ricordavo della mia priva visita alla Valle del Freddo era un enorme formicaio. Qui, regina incontrastata e protetta è la Formica Rufa. Essa rientra nella tipologia degli insetti sociali che si suddividono in caste, arrivando perciò ad un’organizzazione davvero mirabile, che comporta risultati eccezionali. Nel caso della Formica Rufa, l’elemento più spettacolare è dato proprio dai formicai che è capace di edificare. In questa riserva ce ne sono addirittura due. Essi sono a forma di cupola, ideale per captare il calore del sole ma anche per proteggersi dalla pioggia; sono alti mediamente 60 centimetri e hanno un diametro di 1,20 metri, arrivando a contare popolazioni tra le 200 e le 500 mila unità.

9. Tra la fauna della Valle del Freddo anche cervi e cinghiali

A farvi compagnia se sarete sufficientemente silenziosi durante la visita ci saranno anche volpi, scoiattoli, donnole e lepri. E se siete fortunati potete anche scorgere e riconoscere fringuelli, pettirossi, upupe e cinciallegre: nel caso non volessero affacciarsi oltre le fronde, potrete sempre sentirli cantare mentre vi godete il fresco…

Ma la cosa che mi ha colpito di più è sapere che qui scorrazzano indisturbati i cervi – che a volte si possono addirittura vedere sui macereti – o i cinghiali. E anche se questa cosa può sembrare “bucolica” in realtà può diventare pericolosa quando di notte si spingono sulle strade nei pressi della valle, perché possono causare incidenti stradali anche seri.

10. Il silenzio, la Valle del Freddo e la Valle dei Cani

Il silenzio è qualcosa di eccezionale qui. Eppure siamo ad un passo dalla Statale che porta al Tonale. Qui non sentirete nulla. Silenzio assoluto. Nemmeno le campane dei paesi vicini. Ed è proprio sul silenzio che troviamo la seconda leggenda legata a questo luogo, quella ”Busa del Mat Bunadöl”. Si racconta infatti che un cacciatore non particolarmente socievole perdeva la Messa ogni domenica per andare a caccia nella zona con i suoi cani. E nessuno riuscì a fargli perdere questa abitudine. Quando morì, du sepolto nel cimitero di Esmate, ma ogni volta che le campane del paese suonavano, la sua cassa da morto”ribolliva” e affiorava dal terreno. Così, dopo un po’, per evitare che i frequentatori del campo santo si spaventassero, fu traslato in un luogo lontano, dove non si sentissero le campane e per questo fu scelta la valle del Valle del Freddo. E qui, col silenzio della valle, trovò finalmente pace. La dolina profonda venne chiamata “Busa del Mat Bunadöl”.

Nelle notti di luna piena, invece, si udivano anche là i suoi cani abbaiare e da allora in poi la faglia situata a lato del Monte Clemo, a est della Valle del Freddo, viene chiamata Valle dei Cani.

Note

Le foto sono mie. Le informazioni le ho raccolte durante la visita grazie a Francesca Romeli, la bravissima guida che mi ha accompagnato nel percorso e che ha risposto pazientemente a tutte le mie domande. Sicuramente qualcosa me lo sono perso e qualcos’altro me lo sarò dimenticato. In caso, sono pronta ad integrare.
Se pensate anche voi che questa sia un’esperienza  e un luogo da conoscere assolutamente, ricordate che la Riserva è aperta al pubblico solo da maggio a luglio. 

7 commenti

  1. Ci sono stato anche io da bambino, molti anni fa. A quel tempo si poteva accedere liberamente, ma un signore esperto che ci aveva accompagnato era stato un’abile guida.
    Il tuo articolo mi ha fatto venire la voglia di tornarci, portando i bambini… È il cerchio della vita! 🙂

  2. Che posto meraviglioso! Non avevo mai sentito parlare di questa valle. Meglio non dirlo a mia mamma, che quando vede le stelle alpine vuole sempre prenderle e io glielo impedisco. Sono fiori incredibili e stupendi, ma sono belli li, nella loro terra! Camminerei per questa valle per ore e ore, da un senso di pace infinito

  3. Conosco la Val Cavallina ma non questa valle.
    E’ la prima volta che sento parlare delle bocche e questo fenomeno mi incuriosisce parecchio .
    Chissà che non ci scappi una gita una delle prossime domeniche

  4. Devo dire laverità, non conoscevo questo luogo. E’ veramente stupendo, e le foto rendono l’idea. Una bella passeggiata me la sono già prenotata, infatti quando tornerò a visitare i parenti a Como, ci farò un salto di sicuro. Sono curioso di fotografare la Stella Alpina, se possibile…… Grazie per tutte le informazioni

  5. Credo che questo posto possa fare letteralmente per me. A dire il vero, guardando la cartina, mi sono accorta di esserci passata un sacco di tempo fa. Passata senza fermarmi. Toccherà tornare.

  6. Vorrei poter essere ora dinanzi quelle bocche di aria ghiacciata! Sarebbe un vero toccasana per il
    Mio fisico sfinito dal caldo disumano di questi giorni. Fanno benissimo ad organizzare solo visite guidate! Questo dovrebbe valere per tutte le riserve naturali del mondo. Purtroppo siamo e rimaniamo, in grande percentuale, dei grandi incivili.

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