Arti e mestieri a Bergamo Alta

Famolo strano (lavorando) | Arti e mestieri bergamaschi nel tempo: tour insolito di Città Alta a Bergamo

Arti e mestieri bergamaschi nel tempo. Una delle cose che con cui ho imparato a convivere in questi 25 anni di vita in provincia di Bergamo è l’etica del lavoro tipica del bergamasco: il lavoro prima di tutto, il lavoro più di ogni altra cosa. Spiegarlo a un forestiero è difficile: il bergamasco si realizza lavorando, si lamenta, ma non può fare a meno di lavorare tante, troppe ore. La sua etica lo porta a considerare il lavoro un valore di per sé, al di là del reddito e delle condizioni di impiego. Tutto questo ha una storia lunga che affonda le proprie radici nel medioevo e si è consolidata nei secoli a venire, durante la dominazione Veneziana, quando i Bergamaschi emigravano nei territori più ricchi per far fortuna perché abili artigiani, uomini di fatica, di commercio e ingegno. In poche parole: i bergamaschi sono stati sempre “uomini del fare”.

Ora vi chiederete dove vi sto portando con questa introduzione sull’etica del lavoro. La risposta è semplice: vi porto in un tour insolito per le vie di Bergamo Alta alla scoperta di Arti e Mestieri che hanno attraversato i secoli e che hanno creato quel tessuto culturale ed economico cittadino che oggi ritroviamo nelle pietre e nelle botteghe di Bergamo. Seguitemi dunque in questo tour ispirato dalle Guide turistiche di Bergamo Sù e Giù che ho integrato con piccole storie bergamasche che ho raccolto in questi 5 anni di cosedibergamo.com.

Da dove cominciamo? Da Colle Aperto, in Città Alta, ovviamente. E poi con un tour ad anello che toccherà come punta estrema Piazza Mercato delle Scarpe, torneremo a Colle Aperto.

Porta Sant’Alessandro: da qui passavano gli ortolani

Porta Sant'Alessandro da Colle Aperto in Bergamo Alta

Siamo in Colle Aperto, in Città Alta. Se guardiamo a sinistra c’è Porta Sant’Alessandro, a destra c’è il Passaggio di Adalberto sovrastato dalla Torre, con il passaggio per entrare nella Cittadella.

Fermiamoci con lo sguardo su Porta Sant’Alessandro. Da quella porta che risale al tempo della costruzione delle Mura Veneziane, sono passati nei secoli i verdurai e gli ortolani che coltivavano i campi lungo iI declivio di Borgo Canale fin giù alla Valle di Astino. Frutta, vite e ortaggi venivano coltivati dai contadini e portati nei mercati di Città Alta e Città Bassa. Passavano sotto la porta con le loro gerle o carretti carichi di verdure e le portavano nelle case nobili di Bergamo per offrire le primizie ai signori che abitavano i palazzi e per venderle nei mercati che si svolgevano nelle diverse piazze della città.

Ancora oggi la zona di Borgo Canale viene detta Conca del Sole per la sua esposizione fortunata verso il sole, che permette di avere una temperatura più mite che nel resto della città, e quindi ideale per la coltivazione degli ortaggi. Ma non solo. Un tempo qui si coltivava anche la vite e lo dimostra la dedicazione della Chiesa di Santa Grata inter Vites (tra le viti). Oggi qui avviene la coltivazione della scarola bergamasca.

 

Piazza della Cittadella: il deposito del sale

Segno dei carri all'ingresso di Piazza della Cittadella Bergamo Alta

Entriamo nella Piazza della Cittadella. Qui, sulla destra, verso il Parco della Crotta si apre una porta con cancello da cui nel medioevo passavano i carri con le merci. Come potete notare nella foto, sulla pavimentazione si notano ancora i solchi dei carri nelle pietre.

Piazza della Cittadella  era un luogo importante per i Visconti che nel Quattrocento dominarono Bergamo  col pugno di ferro. Qui non solo c’erano gli armigeri, ma c’era anche il deposito del sale, luogo molto importante che determinava il costo della vita dei Bergamaschi e la ricchezza dei Visconti. Il sale era fondamentale perché il sale era un ingrediente del pane e di molti prodotti base dell’alimentazione bergamasca.

Ecco perché, quando i Visconti volevano aumentare le tasse senza farlo in modo diretto, aumentavano il costo del sale. Questo è il motivo per cui si dice che le “tasse sono salate”, perché nel Medioevo i governanti aumentavano le rimesse grazie alle tasse indirette che gravavano sul costo del sale.

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Piazza Mascheroni: il mercato dei tessuti e delle granaglie

Piazza Mascheroni colonnato rialzato su Palazzo Roncalli

Superata la Cittadella attraverso la porta sotto la Torre della Campanella, entriamo in Piazza Mascheroni. Facciamo un salto di un centinaio d’anni dalla cacciata dei Visconti e ci addentriamo nel periodo della dominazione Veneziana, iniziata nel 1428. Questa piazza detta anche Piazza Nuova si distingueva da Piazza Vecchia perché era stata voluta dai Veneziani come luogo aperto destinato ai commerci.

Palazzo Roncalli mostra ancora oggi, dopo un recente restauro, un colonnato sopraelevato dove certamente si trovata un deposito per conservare le merci.

Questa piazza era stata in diversi momenti:

  • la piazza dove avvenivano gli scambi dei tessuti; qui si vendevano sia i panni lana di produzione interna ( i Bergamaschi erano famosi per la produzione di questo tessuto garzato e reso impermeabile con una particolare battitura da bagnato) e i broccati, provenienti da Venezia e dall’Oriente, destinati alle famiglie nobili.
  • la piazza dove avvenivano gli scambi delle granaglie: qui si vendevano sacchi di granaglie e lo dimostra il fatto che sopra il Ristorante del Teatro si scorge un’immagine erroneamente definita “Il Bacio” che in realtà mostra due uomini impegnati nella contrattazione delle granaglie.

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La Corsarola: la via delle botteghe e del servizio postale

Addentrandoci nel cuore della città vecchia percorriamo quella che un tempo veniva chiamata Corsarola (l’attuale Via Colleoni). Lungo questa direttrice si trovavano le botteghe (oggi trasformate in negozi e ristoranti) dove lavoravano  i cosiddetti bottegai o artigiani. Le botteghe erano lunghe e strette, avevano un’ampia apertura a tutta luce proprio per illuminare. Sul davanti si trovava il bancone dove avvenivano gli scambi o gli ordini. Ancora oggi è possibile distinguere la pietra su cui poggiava il bancone in alcuni dei negozi più antichi.

I bottegai lavoravano da mattina a sera, fino a quando il Campanone suonava il coprifuoco. A quel punto i bottegai chiudevano tutto, spegnevano (coprivano) il fuoco e andavano a letto. In fondo alla bottega solitamente c’erano delle aperture che davano verso il brolo retrostante (giardini o ortaglie).

Dove oggi c’è il Ristorante Mimmo si trovava Palazzo Suardi, che ad un certo punto divenne il palazzo del Servizio Postale. Nella parte bassa si trovavano le botteghe, mentre il portale d’ingresso del palazzo si trovava spostato verso destra. Questo perché al piano zero gli spazi venivano affittati ai bottegai.

Ad un certo punto troveremo il negozio storico di un barbitonsore (barbiere) con un’insegna antica. All’apparenza sembrano baffi, ma in realtà erano quei piattini che si mettevano sotto il mento per accogliere i denti durante le estrazioni. Infatti il barbitonsore era anche un cerusico (antico dentista).

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Vicolo Ghiacciaia: dove si conservava la carne dei macellai e non solo

Vicolo Ghiacciaie Bergamo Alta

Una delle traverse della Corsarola, quella che costeggia il  che costeggia il Sociale di Bergamo Alta, un tempo si chiamava Vicolo Ghiacciaia. Per la sua posizione ha un particolare microclima che la porta ad essere sempre ventilata e fresca. Qui un tempo c’era la ghiacciaia dei macellai, dove venivano conservate le carni degli animali grossi come bovini e maiali che avevano bisogno di essere conservate dopo il macello per alcune settimane o anche mesi.  Questa via era direttamente comunicante con la via delle Beccarie (macellerie) che si trovava oltre Piazza Vecchia, in corrispondenza di Via Mario Lupo.

Le ghiacciaie medievali erano delle stanze interrate, rivestite di fieno e paglia su tutte le pareti e sul pavimento e ricoperte poi di neve riportata e pressata a formare uno strato di ghiaccio. Questo rivestimento rimaneva grazie alla temperatura del terreno in questa forma per molti mesi. Le carni venivano appoggiate su delle tavole di legno o pietra e lasciate lì in attesa di essere vendute. Con la bella stagione la neve in parte si scioglieva, ma mai del tutto, permettendo così alle carni di conservarsi per diverse settimane.

C’è un’altra curiosità in questa via. Vicino al portone d’ingresso del palcoscenico del Teatro Sociale, fatto costruire alla fine del 1700 dai nobili di Città Alta riuniti in un consorzio, ci sono una porticina e una strana apertura ovale. Si tratta dell’accesso e della biglietteria dei loggionisti che non dovevano mischiarsi con i nobili proprietari del Teatro Sociale che andavano a vedere le opere. Dall’apertura ovale si staccavano i biglietti e dalla porta si saliva su una scala ripida fino al loggione. Questa chicca racconta quindi un’altra professione di Bergamo, quella degli attori di teatro e dei bigliettai.

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In Piazza Vecchia un locale del 1473

Caffè del Tasso e Torquatone

Città Alta è piena di locali ed esercizi commerciali storici e forse un giorno faremo un tour dedicato tra ristoranti, pasticcerie, panettieri, tappezzieri, fabbri, venditori di cartoline, barbieri e salumieri. Piazza Vecchia non ha bisogno di presentazioni, ma visto che stiamo facendo un tour insolito tra le arti e i mestieri di Bergamo, vi segnalo una cosa per tutte: la presenza di un locale che è più vecchio della scoperta dell’America: il Caffè del Tasso. 

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Piazza Duomo: commercio e commercianti

Quella che oggi è Piazza Duomo un tempo era sì luogo di preghiera, ma era anche luogo politico e di affari. Sotto il loggione del Palazzo della Ragione si svolgevano funzioni politiche e di rappresentanza (venivano enunciate le grida dopo che le leggi erano state decise nella Sala delle Capriate) e venivano decise le sentenze e le pene dei condannati.

Sotto il Palazzo della Ragione si svolgeva anche uno dei mercati cittadini e sulla facciata all’ingresso della Basilica di Santa Maria Maggiore si trovano ancora le antiche unità di misura che venivano utilizzate per  le vendite. Quelle che vedete sul muro, non sono quelle originali, ma sono state recuperate e affisse negli anni Cinquanta; infatti troviamo anche la traduzione in metri e centimetri definiti solo ai tempi di Napoleone.

Una curiosità: una delle unità di lunghezza era il braccio e il modo di dire “avere il braccino corto” (essere tirchi) viene proprio da qui. Si diceva infatti di quei commercianti che quando dovevano dare un braccio di tessuto, misuravano un braccio più corto del dovuto.

Davanti al Battistero sulla pavimentazione potete scorgere un cerchio. Si tratta del punto in cui venne fusa la campana maggiore del Campanone. Infatti le campane di quelle dimensioni venivano fuse nella prossimità dei campanili e delle torri per evitare problemi logistici negli spostamenti. Immaginate nel 1500 come avrebbero potuto fare per trasportare una campana di quelle dimensioni in Città Alta: impossibile!

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Piazza Mercato del Pesce

Fontanone_Visconteo

Camminando tra il Duomo e la Basilica si prosegue verso il Fontanone. Il fontanone visconteo era la più importante fontana medioevale di Bergamo: si trova in piazza Reginaldo Giuliani, un tempo piazza del Mercato del lino e nel XVIII secolo piazza del Mercato del pesce.

Il fontanone è incorporato nel palazzo neoclassico dell’Ateneo di Arti e Lettere di Bergamo. Il fontanone era una delle 16 fontane presenti in Bergamo, venne così chiamata per la grande capienza della sua cisterna. Visconti l’avevano costruita, non solo per aver più acqua in città, ma anche per assicurarsi il rifornimento idrico in caso di assedio. Sull’edificio del Fontanone si trova anche l’unità di misura dei liquidi che veniva usata in passato da chi commerciava.

In corrispondenza del Fontanone potete scorgere un segno scolpito su una pietra usato dagli addetti dell’acquedotto per riconoscere il punto di accesso per fare i lavori di manutenzione. Ma non solo. Qui potete anche scorgere i punti dove si trovavano i lampioni a gas che venivano accesi e spenti a mano la sera da un addetto.

In questa zona una volta alla settimana c’erano anche i banchetti per la scrittura delle lettere: persone che sapevano leggere e scrivere che si mettevano a disposizione dei tantissimi analfabeti che avevano bisogno di inviare lettere o documenti. Ovviamente dietro compenso.

Una curiosità: la posta, fino a quando non fu inventato il francobollo, veniva pagata da chi riceveva la missiva e non da chi la inviava. Nel corso dei secoli il francobollo è stato preceduto da numerosi precursori. Già nel 1608 la Repubblica di Venezia aveva adottato un sistema di tassazione detta “Tagli delli Soldi Quattro per Lettera” che consisteva nell’emissione di un vero e proprio foglio di carta con sopra stampigliato il Leone di San Marco fra le lettere “A” e “Q”. Questo foglio doveva essere usato per accompagnare una lettera o come supporto per scriverla (nel qual caso veniva poi ripiegato su sé stesso) e la tassa riscossa andava versata direttamente al daziere.

Via delle Beccarie: la via dei macellai, in discesa per lavare il sangue

via Mario Lupo già via delle Beccarie Bergamo Alta

Da Piazza Mercato del Pesce arriviamo in Via Mario Lupo. Siamo nell’antica via delle Beccarie, ossia dei macellai. Questa via era in discesa perché i macellai dovevano poter lavare il sangue delle bestie macellate e far scendere l’acqua a valle. Oggi questa cosa ci fa sicuramente un po’ senso, ma stiamo parlando del Medioevo e a quel tempo il concetto di igiene e pulizia era molto diverso dal nostro. Considerate che nelle vie cittadine c’erano effluvi di ogni tipo e non vi si badava molto.

Sempre in questa via, intorno al 1800 arrivarono dei forni per il pane in sostituzione delle antiche macellerie. Il forno fu molto apprezzato soprattutto dalle lavandaie che si recavano all’antico lavatoio a fare i bucati perché potevano usufruire dell’acqua calda riscaldata dal fornaio.

Se volete saperne di più sull’antico lavatoio, leggete:

Leggete anche: Fotografare il lavatoio di via Mario Lupo in Città Alta, un luogo di storia e di storie

Via Donizetti: dove si batteva moneta e si stampavano gazzette

palazzo-pacchiani-rivola-dove si batteva moneta a Bergamo Alta

Via Donizetti, anche se sembra un po’ defilata rispetto alla via principale, fu una via molto importante dal punto di vista delle professioni. Qui, si trova un palazzo di foggia veneziana che accoglieva un giureconsulto (Palazzo del Giureconsulto, appunto) che serviva a dirimere tutte le dispute private e a definire la scrittura delle leggi.

Ma non solo. All’inizio della strada, venendo dalla Funicolare, c’era un palazzo in cui si batteva moneta. Si tratta di palazzo Rivola del Gromo, un edificio appartenente ad una famiglia che veniva da Gromo e che possedeva delle miniere. I Rivola avevano ottenuto l’autorizzazione a battere moneta e nel 1236 circa, inizia l’attività della zecca bergamasca, che produce una serie di monete particolarmente originale nel panorama numismatico dell’epoca, che presenta il busto di Federico II e la scritta IMP(E)R(A)T(OR) FREDERICVS al diritto e vedute idealizzate della città diverse a seconda del tipo di moneta con la scritta PERGAMVM al rovescio. Come a dire: noi, di nostra volontà, stiamo con l’imperatore! Una sorta di dichiarazione pubblica di autonomia, pur nell’alveo del potere imperiale.

Bergamo continua a battere queste monete fino al 1331, molto dopo la morte di Federico II. Il che, si potrebbe ipotizzare, dimostra la volontà di Bergamo di distinguersi dagli altri comuni lombardi avversari e di tener viva la tradizione politica e storica di quello che venne ritenuto dai reggitori del nostro Comune come un periodo positivo e glorioso. Ancora oggi una lapide apposta sul muro orientale di un edificio in via Donizetti in Città Alta ricorda il sito dell’antica zecca duecentesca

Dopo due secoli e mezzo nel Palazzo Rivola del Gromo prese sede fra il 1583 e il 1597 la tipografia di Comino Ventura, trasferendosi dalla Vicinia di Antescolis dove aveva la sede dal 1578 avendo acquistato la tipografia di Vincenzo da Sabbio, nei pressi dell’attuale piazza Rosate.

La via Donizetti, allora chiamata Contrada di San Cassiano divenne l’area di pertinenza della attività di Comino Ventura tanto che nelle fonti documentarie egli è denominato “Stampadore in detta vicinia
Ma la fama di Comino Ventura non fu solo nella Vicinia citata ma fu in tutta Italia e in buona parte d’Europa, ed è inoltre considerato da alcuni il precursore del giornalismo moderno avendo pubblicato nel 1591 la cronaca sulla distruzione a seguito di un incendio della Fiera di Bergamo per un danno che si calcolò allora di 600.000 scudi d’oro.

Piazza Mercato delle Scarpe: la piazza delle antiche corporazioni

Piazza Mercato delle Scarpe - palazzo Suardi

Piazza Mercato delle Scarpe, anticamente detta piazza delle Biade o mercato vecchio, è tra le piazze cittadine più antiche indicata già nel 1263 da Mosè del Brolo nella sua opera letteraria Liber Pergaminus. In documenti successivi viene indicata come sede della Domus Calegariorum e del Paratico dei Beccai, mentre un atto che determina i confini della vicinia di San Cassiano riporta: per ispsum mercatun usque a cantonum domus Clegariorum et Becariorum quandam et modo est domuns hantationis heredum domini Guidi de Suardis quam fecit levari super ipso mercato.

Fu durante la dominazione dei Visconti che le piazze della città presero il nome dai prodotti che vi venivano venduti, ogni nove giorni, come piazza Mercato del Fieno, e del Pesce. Questo per favorire il pagamento e relativo controllo dei dazi che nella dominazione viscontea erano particolarmente esosi.

 

Piazza Mercato del Fieno, un fabbro storico

Fabbro Raffaele Scuri Bergamo Alta

Piazza Mercato del Fieno è uno degli angoli più caratteristici di Città Alta e anche se prevalgono le auto (c’è un parcheggio a pagamento), rimane una delle piazze più belle di Bergamo Alta. Qui un tempo veniva venduto il fieno e oggi è la piazza che  accoglie una delle professioni più insolite ancora esistenti in città: un fabbro.

La bottega del fabbro Scusi ha più di un secolo di storia e nel corso del tempo ha realizzato opere in ferro di tutti i generi: arredi, barriere, cancellate, insegne, opere per la sicurezza. Per realizzare opere di qualità, il fabbro usa sapientemente gli antichi metodi di lavorazione e le nuove tecnologie. Inoltre, la bottega del Fabbro restaura abitazioni, palazzi d’epoca, chiese e monumenti.

Dal 2012 è iscritta al Registro Nazionale delle Imprese Storiche. Appena ne varchi la soglia sei immediatamente catapultato in un mondo altro: di cavalieri e spade, di nobildonne e case raffinate.

Via Tassis: la professione più antica del mondo

Casa coi comignoli Via San Lorenzo

Poteva mancare la professione più antica del mondo in questo tour insolito alla scoperta di arti e mestieri bergamaschi? Ovviamente no. Bergamo la Bianca non era diversa da tutte le altre città d’Italia e il mercato del sesso era fiorente tanto quanto nel resto d’Italia. C’era addirittura un quartiere in Città Alta dove di trovavano le prostitute e le case dedicate ai piaceri della carne.

Quella che vedete nella foto è la casa coi comignoli. E’ famosa perchè pare che ad ogni comignolo corrispondesse una stanza dove si praticasse la prostituzione nella casa di tolleranza. Se il comignolo fumava significava che la stanza era occupata da un cliente, se il comignolo era spento significava che la ragazza era disponibile.

Se volete saperne di più, leggete:  Famolo strano (nei Sex District) | La storia di Bergamo a luci rosse e i quartieri del sesso (che non ci sono più)

 

 

Note: le informazioni contenute in questo articolo sono una rielaborazione e selezione di quanto appreso durante la visita guidata di Bergamo sù e giù. Ringrazio le guide bergamasche che hanno condotto il tour e che mi hanno ispirato. Le foto sono in parte mie e in parte di repertorio recuperate sul web. 

 

 

 

 

2 comments

  1. Sempre belli, ricchi di descrizioni e originali i tuoi articoli. Grazie continua cosi!

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