Giacomo Quarenghi: il ricordar (la sua storia) m’è dolce con la Torta Quarenghi

Ricordare un personaggio bergamasco che ha dato lustro alla cultura italiana nel mondo, come l’architetto Giacomo Quarenghi è quasi d’obbligo. Farlo con una torta a lui dedicata è una delle cose più particolari che si possa fare. E così, dopo la Torta del Donizetti, ecco un’altra torta da assaggiare con la curiosità e la voglia di saperne di più su un personaggio illustre che ha portato Bergamo nel mondo: la Torta Quarenghi.

 

La Torta Quarenghi, una ciambella che racconta una storia tutta bergamasca

La Torta Quarenghi racconta una storia di tradizione e di creatività valdimagnina a tutto tondo: racconta infatti la storia dell’architetto Giacomo Quarenghi e tutte le tappe della sua vita attraverso la creatività pasticcera di Nella Gritti, Chef e anima del Ristorante Gritti presso l’Hotel Resort & Spa Miramonti di Rota Imagna, che l’ha saputa interpretare con gli ingredienti di questo splendido dolce.

Non ci credete? Ecco gli ingredienti della ricetta originale:

250 g di burro della Valle Imagna
250 g di zucchero
200 g di farina gialla di mais
250 g di farina bianca
1 bustina di lievito
4 uova di aziende agricole valdimagnine
100 g di scaglie di cioccolato fondente
200 f di fichi secchi
300 g di pere spadona bergamasche
1 bicchierino di Vodka Russa
latte della Valle Imagna q.b.

 

 

… e la storia di Giacomo Quarenghi!

Una ciambella per ricordare le origini di Giacomo Quarenghi

La Torta Quarenghi è una meravigliosa ciambella, rotonda e perfetta come la ruota simbolo di Rota Imagna, località dove nacque il celebre architetto.

Giacomo Quarenghi nasce infatti a Capiatone, frazione di Rota Imagna (Valle Imagna) il 21 settembre 1744.  La famiglia Quarenghi è una delle più antiche di Bergamo e ha diversi possedimenti sul territorio. Sia il padre Giacomo Antonio che il nonno Francesco, notaio ed agrimensore, si dedicano alla pittura.

Sono stata a Capiatone e anche se non potete entrare nella casa secentesca di Quarenghi potete ammirare il piccolo borgo di case antiche dove nacque. Da lì il panorama è sensazionale. 

Nel 1763 il padre, pittore di cui troviamo alcune opere ancora oggi in Valle Imagna, lo mandò a Roma per perfezionarsi nella pittura sotto la guida iniziale di Mengs e, successivamente, presso lo studio di Stefano Pozzi. A Roman conobbe Vincenzo Brenna che lo avviò allo studio dell’architettura. Completò la sua formazione con studi sull’armonia musicale e con l’analisi dei monumenti antichi mediata, anche, dalla lettura del trattato di Palladio. Quest’ultimo con la sua opera, contribuì a raffinare il linguaggio architettonico di Quarenghi, linguaggio che lo caratterizzerà durante tutta la sua carriera di architetto.

La farina di mais e il cioccolato in scaglie per raccontare l’esotismo di Quarenghi

Il mais della tradizionale polenta bergamasca incontra il cioccolato, per raccontare l’esotismo che il Quarenghi rappresentò a San Pietroburgo con il suo stile neoclassico.

Nel 1779 fu chiamato in Russia come architetto di Caterina II, su suggerimento di Grimm e di Johan Friedrich Reiffenstein, rappresentante a Roma dell’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo.

Una volta arrivato a corte, l’intesa con Caterina fu immediata, tanto che la zarina dovette riconoscere che quel bergamasco “lavorava come un cavallo”. Costruiva in stile classico, perché sapeva che Caterina sognava che le sue capitali (lavorò anche Mosca) apparissero come le nuova Roma. E lui certo non la deluse: basta vedere il teatro dell’Ermitage costruito ad imitazione di quello Olimpico di Vicenza, o l’enorme palazzo dell’Accademia delle scienze che si affaccia sulla Neva con una sfilata di colonne come quelle di un tempio romano.

Il numero e la varietà dei suoi progetti, in gran parte realizzati, è senza pari. Suoi sono vere e proprie icone della città di San Pietroburgo, come la Banca di Stato,  l’Istituto Smolnyj e numerosi interventi nel complesso del Palazzo Imperiale (Sala del Trono, Teatro dell’Ermitage).

Le pere spadona bergamasche per raccontare il suo attaccamento alla terra d’origine

Le pere, ingrediente segreto del casoncello bergamasco, per raccontare i suoi rapporti con la sua terra d’origine che non si interruppero mai.

Quarenghi non perse i suoi legami forti con la terra d’origine, in particolare con gli amici Giuseppe Beltramelli, Paolina Secco Suardo, Sebastiano Muletti. Tenne i rapporti anche con Luigi Marchesi e la famiglia Terzi. A Bergamo tornò anche per trovare una seconda moglie, dopo che Maria Fortunata era morta nel 1793 dopo avergli dato 14 figli. E fu la volta di Maria Bianca Sottocasa, che lo seguì in Russia. Il matrimonio durò soltanto un paio d’anni perché Giacomo non sopportava, come si legge in alcune lettere, gli atteggiamenti leggeri della giovane consorte.

Decise di non tornare più in Italia, nemmeno quando gli Italiani contrapposti ai russi  furono richiamati in patria.  Fu una decisione difficile che gli valse l’esproprio di tutti i suoi possedimenti bergamaschi. Ma la sua vita era a San Pietroburgo e non poteva certo lasciare la sua attività

Nonostante questo Quarenghi rimase sempre legato alla sua terra d’origine, tanto che quando alcuni italiani furono dati per dispersi o prigionieri, lui si fece garante e parte attiva per ritrovarli. Ecco quindi che agì come avrebbe fatto un vero ambasciatore bergamasco in terra russa per ritrovare e riportare in patria i giovani delle famiglie bergamasche e grazie a tutto ciò, tornò in possesso dei suoi averi per meriti.

La vodka russa per raccontare 39 anni di vita in Russia

E la vodka russa per richiamare la cultura del paese che lo ospitò e che lo acclamò per le sue magnifiche opere.

Tranne due brevi viaggi a Bergamo (1794 e 1810), egli non abbandonò più quella corte: dopo la morte di Caterina II (1796) proseguì l’attività alla corte di Paolo I e Alessandro I.

In tempo neoclassico Quarenghi fu il maggiore interprete del Palladio in terra russa; non cercò in lui il pittorico, germe sviluppato dal barocco, bensì l’armonia spaziale delle masse, la scanditura degli elementi architettonici. Tale interpretazione riuscì semplice e grandiosa nel tempo stesso, sempre legata al concetto di severe masse murarie (dove spesso le finestre s’aprono senza cornici), armonizzate da logge, colonnati e pronai rotondi.

Finì la sua vita a San Pietroburgo, dove venne sepolto senza cerimonia ufficiale nel cimitero luterano di Pietroburgo e se ne perse la memoria. Fino al 1967: in occasione dei 150 anni della sua morte, i sovietici si attivarono e, con una serie di ricerche, rintracciarono la tomba e la salma di Quarenghi: lo traslarono nel cimitero degli artisti al Monastero di Aleksandr Nevskij.

I fichi secchi per raccontare un viso inconfondibile, anzi un naso inconfondibile

E poi i fichi secchi per ricordare l’aspetto dell’architetto e il suo naso pronunciato.

Il ritratto di Giacomo Quarenghi non lascia spazio all’immaginazione: il suo era davvero un naso importante!

 

La storia della Torta Quarenghi

La torta è il risultato di un concorso tra i pasticceri della Valle Imagna indetto per i le iniziative commemorative per il bicentenario della scomparsa di Giacomo Quarenghi. La premiazione è avvenuta nel 2017 in occasione della visita di una delegazione proveniente da San Pietroburgo.

La Torta della chef Nella Gritti ha vinto e oggi può fregiarsi del titolo e dare il nome ufficialmente alla torta.

Dove assaggiare la Torta Quarenghi

La Torta Quarenghi la potete scoprire e assaggiare presso il Ristorante Gritti dell’Hotel Resort  Miramonti  di Rota Imagna. Devo dire che è un’esperienza che consiglio a tutti, perché Giacomo Quarenghi si lega davvero a doppio filo con questo luogo. Potete infatti assaggiare anche il menù Quarenghi con i piatti della tradizione preparati in modo eccezionale dalla Chef Nella Gritti.

 

 

Note

Le foto della torta sono mie, così come quelle del menù Quarenghi e sono state scattate una domenica a mezzogiorno durante il pranzo al Ristorante Gritti dell’Hotel Resort & Spa
Miramonti di Rota Imagna. Le immagini che non sono foto le ho trovate in rete.

Questo post è stato scritto in collaborazione con Eco Turismo Valle Imagna e con la partnership di Turismo e Innovazione. Iniziativa realizzata nell’ambito del bando Wonderfood & Wine di Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia per la promozione di Sapore inLOMBARDIA.

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