Al Museo del Falegname: un viaggio emozionante nel mondo del legno, dell’uomo e… della bicicletta.

“Chi visiterà il mio Museo del Falegname proverà quello che provo io nel vedere questi oggetti e nel capire quello che rappresentano: l’impegno, la fatica, l’arte e soprattutto l’amore per uno dei mestieri vecchi come l’uomo.” Tino Sana

Era un po’ che desideravo visitare il Museo del Falegname Tino Sana. Ci sono passata spesso in questi ultimi mesi per andare in Valle Imagna, e ogni volta mi dicevo che avrei dovuto fermarmi. L’occasione per non rimandare più me l’ha data l’apertura straordinaria al pubblico di domenica scorsa e, nonostante il freddo polare che non invogliava ad uscire di casa, ho deciso di andarci “cascasse il mondo”.

Eccomi quindi qui a dire che ho fatto davvero bene perché ho visitato un museo davvero interessante e carico di suggestioni del tempo passato, del tempo dei nostri padri e dei nostri nonni. Un museo che racconta le tradizioni della terra bergamasca e la storia della tecnologia del passato, un passato non troppo lontano, ma che oggi sembra lontanissimo.

Cosa si trova al Museo del falegname?

Si possono trovare le antiche botteghe con i loro arnesi ricostruite nei minimi particolari:  il seggiolaio, il modellista, il carraio, l’intarsiatore, il bottaio, il liutaio. Ma la civiltà del legno. E allora ecco che troviamo anche la storia dei burattini e l’evoluzione delle bicicletta, dalla draisina alle bici dei mestieri a quelle dei campioni, con la collezione di Felice Gimondi.  E ancora carri, slitte, barche. Fino ad arrivare ad uno dei pezzi più affascinanti del museo: l’aereo in legno del pilota bergamasco Antonio Locatelli risalente addirittura alla Prima Guerra Mondiale.

Credetemi, un museo davvero da visitare.

La storia del Museo del Falegname

Prima di cominciare questo “viaggio” nella storia della falegnameria mi sono chiesta quale fosse la storia di questo museo e quindi, come al solito, ho fatto qualche ricerca in rete. Eccola quindi riassunta qui sotto.

Era la vigilia di Natale del 1984. Tino Sana,  imprenditore bergamasco nel settore del legno, era alle prese con il progetto di ristrutturazione dell’edificio che ospitava la sua azienda. Stava cercando qualcosa di particolare per dare un volto nuovo all’ingresso: voleva qualcosa di significativo e non banale. E, girando e rigirando una pialla che aveva tra le mani, ad un certo punto ebbe un’idea: il Museo del Falegname.

Così, con l’amico Silvano Pessina e il cognato Gianni Rota, iniziò a setacciare la zona, dai rigattieri alle vecchie botteghe, raccogliendo oggetti che, dopo essere stati restaurati a dovere, finirono nel primo nucleo del museo inaugurato il 20 giugno 1987 proprio in corrispondenza della reception della fabbrica.

La raccolta continua a crescere e nel 1996 viene inaugurato il «secondo» Museo, in locali più ampi, ma separati dall’azienda. C’è anche una sala dedicata alla bicicletta, un museo nel museo che narra la storia della due ruote, dalla draisina del 1820 – una strana bicicletta con la ruota dietro più grande – ai giorni nostri, passando per le maglie e le bici delle vittorie di Felice Gimondi, campione bergamasco e amico di Tino Sana.

Tino Sana però non è convinto e la stessa sera dell’apertura decide di riportare il museo accanto alla fabbrica, perché “la memoria non può stare separata dal lavoro“. La terza versione del Museo del Falegname, quella definitiva, venne così inaugurata nell’ottobre del 2000.

Il Museo del Falegname: un viaggio che emoziona

L’esposizione si sviluppa su tre piani per un totale di 3.500 metri quadri. Racconta con oggetti originali la storia della lavorazione del legno dal 17° al 20° secolo.

Mentre lo visitavo mi rendevo conto che era davvero possibile viaggiare nel tempo, osservando  il lavoro del falegname e i suoi attrezzi e utensili di bottega, le macchine importanti per dimensioni e funzionamento, le ricostruzioni di falegnamerie antiche, segherie, laboratori di intarsio.  Ma non solo.

Questa passeggiata nel tempo prosegue attraverso il mondo rurale, dove tutto apparteneva alla civiltà del legno, dai mobili di casa a una delle calzature più diffuse, lo zoccolo, dall’intrattenimento con la baracca dei burattini agli strumenti agricoli, fino alla sezione dedicata ai mezzi di trasporto: carri, carrozze, slitte, barche , persino un’automobile del 1924 dei tempi di Al Capone e un aereo in legno della prima guerra mondiale che oggi ha 100 anni, lo stesso pilotato sia da Antonio Locatelli che da Gabriele D’Annunzio.

Al piano terra

Il nostro viaggio inizia al piano terra, pochi metri dopo lo shop e la biglietteria del museo. Qui sono ricostruite vecchie botteghe dove l’artigiano dava forma al legno e creava oggetti sempre diversi. Sono botteghe che raccontano l’uomo e la sua passione ma anche la fatica di tante giornate che, solo grazie alla determinazione e all’estro, davano da vivere ad un’intera comunità.

Ecco cosa troviamo al piano terra:

  • Le botteghe da falegname Lonni e Bonavita e Tino Sana;
  • La bottega del seggiolaio;
  • La bottega Rota Nodari per costruire pavimenti intagliati;
  • La bottega dell’intarsiatore;
  • La bottega dello scultore di Enrico Manzoni;
  • La torniera Pelaratti;
  • La bottega del liutaio e del gabbiaio.

Al piano inferiore

Un breve percorso ci porta alla scoperta degli alberi e del sistema bosco. L’albero da sempre è per l’uomo risorsa indispensabile. Troviamo quindi esposte delle seghe e degli attrezzi per trasformare il legno dei boschi in strumenti agricoli e di vita quotidiana. Poi vediamo gli ingegnosi strumenti di lavoro realizzati per coltivare, costruire, trasformare l’uva in vino. E mezzi di trasporto, da quelli agricoli a quelli per muoversi da un luogo all’altro in diverse situazioni: via acqua, sulla neve, sulle strade asfaltate e su quelle di pietra.

Qui vi renderete conto dei passi in avanti che abbiamo fatto in questi ultimi 70 anni a livello tecnologico e di quanto invece fosse stato lento (ma inesorabile) il progresso fino ad allora. E non esagero.

Cosa ci racconta il piano inferiore del Museo del Falegname:

  • Il taglio dell’albero e del suo trasporto sino alla segheria;
  • La storia dell’aratro;
  • Altri strumenti agricoli e di vita quotidiana, il bottaio;
  • La ruota impiegata nella costruzione;
  • Mezzi di trasporto: i carri e le carrozze, le slitte, le auto e le barche.

Al piano superiore

Era la via Vignola, quella che qui ad Almenno era la via del centro, piena di botteghe e laboratori. Passando in questa ala del museo non si può che ricordare quella via ora quasi dimenticata. L’andirivieni del gelataio e del molita, qualche volta dell’ombrellaio!

Il Museo racconta la vita di paese, la vita nelle case dei contadini, la vita di un’intera comunità e la storia dei suoi campioni:

  • Abitare nel paese e l’osteria;
  • La lavanderia;
  • Il calzolaio e il barbiere;
  • Il sarto e il ricamo;
  • Il gioppino con gli amici burattini;
  • Altri mezzi di trasporto: l’aereo e le moto storiche.

Il Museo della Bicicletta dello sport e dei mestieri

Al piano superiore del Museo del falegname troviamo un museo nel museo. Qui sono esposte 30 biciclette adattate ai diversi mestieri che raccontano la storia della professione dell’ambulante: veri e propri capolavori di ingegno. Un tempo, nei paesi e nelle cascine, si aspettava con ansia il loro arrivo. Troviamo la bicicletta  del barbiere, del calzolaio, dell’arrotino, del gelataio, del fotografo. Accanto a queste bici da lavoro ci sono quelle dei campioni, da Coppi, a Pantani, a Moser, a Gimondi che ha donato a questo museo la collezione delle sue bici e delle sue Maglie Rosa.

Da un lato l’epopea sportiva, dall’altro la quotidianità umile di chi usava la bici per lavoro. In comune c’è un grande senso del progresso e una voglia di riscatto da cui sarebbe bello lasciarci ispirare oggi. E così scopriamo la bici che portava in giro il latte, quella dello scrivano che aiutava le tante persone analfabete a leggere o scrivere le lettere per i familiari lontani, quella del caldarrostaio, o del barbiere… Bici a pedali e bici a motore.

I primi modelli di bicicletta offrono invece il pretesto per un’ulteriore collezione dedicata al mondo a due ruote. Era proprio nella sala delle biciclette quando un giorno del 1993 a Tino viene in mente di celebrarla, realizzandone una tutta in legno, salvo alcune parti in metallo per il movimento e la sicurezza. Ne realizza 220, numerate, collaudate alla Bianchi di Treviglio e brevettate, con debutto in piazza Duomo a Milano il 19 marzo 1994 al via della Milano-Sanremo. E una è ancora esposta, oltre che al Museo del Falegname, anche al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. L’ispirazione gli venne dalla bicicletta in legno usata in tempo di guerra, quando i metalli venivano requisiti per costruire armi per il conflitto…

Se volete emozionarvi… vi consiglio un libro: La vita a pedali

La vita a pedali di Paolo Aresi è un libro che vi farà emozionare. Se lo leggete dopo essere stati al Museo del Falegname quest’emozione sarà ancora più forte perché vedrete dal vivo le biciclette che hanno dato vita (o preso vita grazie) a questo romanzo.

Fonte di ispirazione del romanzo di Aresi è stato infatti proprio il Museo del Falegname di Almenno San Bartolomeo. Dalla felice unione della storia di Gimondi con quella dei diversi ciclisti dei mestieri, è nato un romanzo ambientato nel secondo dopoguerra.  Sullo sfondo lo scontro tra fascisti e antifascisti e la sana rivalità tra le due figure iconiche del ciclismo, Coppi e Bartali. Sempre presente nel libro di Aresi è la bicicletta, un essere animato e magico che dà coraggio, speranza e gioia a chi la utilizza per esigenze di lavoro, per una particolare missione finalizzata al bene o per semplice passione. Si tratta di storie belle di per sé ma che, grazie alla presenza della bicicletta, diventano ancora più belle.

Note

Le foto sono mie e sono state scattate con l’autorizzazione del Museo del Falegname. 

Il Museo si trova all’imbocco della Valle Imagna, ad Almenno San Bartolomeo in via Papa Giovanni XXIII, 59 . Se volete fare una visita ecco gli orari:

Lun – Ven: 9.00-12.00
Sab: 15.00-18.00
Dom: 9.30-12.00/15.00-18.00

 

Se volete continuare a visitare i dintorni, proseguite in Valle Imagna. Queste sono le cose che potete vedere e trovare:
Alla Rotonda di San Tomè
Clanezzo e i suoi ponti
Scuderia della Valle per il trekking sui lama
Ristorante Gritti per assaggiare la Torta Quarenghi

 

19 commenti

  1. Ma che bello .. l’aereo in legno poi spettacolare, davvero un pezzo di storia.
    Che peccato che alcune attività vadano via via sparendo .. Oggi come oggi in città non si riesce a trovare un bravo falegname ..

  2. Articolo molto interessante come altri già pubblicati, vorrei inviarli ad amici all’estero ma non tutti hanno Facebook mi può consigliare come fare? Grazie

    1. Basta entrare nell’articolo, copiare il link che si trova nella barra dell’indirizzo e inviarla via email o via whattsapp. Spero di esserle stata d’aiuto.
      Grazie del suo apprezzamento. A presto, Raffaella

  3. Ma che bello è questo Museo, non sapevo della sua esistenza. Questo museo piacerebbe tantissimo a mio padre, visto che di lavoro fa proprio il falegname 🙂 penso che impazzirebbe a vedere tutte queste bellissime creazioni

  4. grazie per questo post, leggere dei falegnami mi riporta alla mente mio papà, da sempre amante del legno. pensa che la mia cameretta l’ha fatta tutta lui con le sue mani! E’ speciale avere qualcosa fatto di legno a mano, non i soliti oggetti di massa. grazie grazie raffy

  5. E’ bello che esistano luoghi così, dove riscoprire gli antichi mestieri e poi… l’aereo in legno, che figata! Anche l’esposizione di biciclette deve avere un romanticismo particolare.

  6. Questo museo è una vera immersione nel passato. L’idea di rivedere o rivivere i mestieri di un tempo mi affascina sempre. Come radicare ancora di più le radici nella nostra storia e nelle nostre tradizioni. Le foto sono poi troppo carine, una più simpatica dell’altra. In particolare mi sono piaciute tutte le versioni delle biciclette che non avevo mai visto prima!

  7. Sarò sincera: il museo della bicicletta non mi attira molto, ma quello del falegname sì! Che bello che ci siano musei anche per ricordare quello che fanno le persone “normali” <3

    1. Pensa che invece io mi sono commossa al museo della bicicletta. Vedere la bicicletta con il tavolino per lo scrivano ambulante che negli anni 50 andava nelle cascine a scrivere o leggere le lettere ai tanti analfabeti mi ha commosso. Così come la bicicletta del caldarrostaio, o del barbiere che andava di paese in paese per “sistemare” gli uomini prima di un appuntamento importante, come battesimi o matrimoni…
      Perchè le biciclette non sono solo quelle dei campioni, ma sono anche quelle delle persone normali, quelle che fino agli anni 60 non si potevano permettere un automobile.

  8. adoro i piccoli musei, quelli un pò particolari, dove non ci sono solo statue e quadri, proprio come questo qui! e pansare che la bicicletta è proprio parte della nostra cultura, almeno di quella di qualche decennio fa!

  9. Per darti un’idea di quanto mi sia piaciuto leggere di questo museo (non posso che leggerne, per ora, date le distanze) e di quanto sono felice che esista, ti dico solo che il legname, da sempre, mi mette un benessere incredibile a livello mentale e fisico. Sogno una casa interamente ricoperta di assi di legno e mobili in legno, e il mestiere di falegname è uno di quelli che mi sarebbe piaciuto fare in un’altra vita. Sento una certa tristezza per non essere capace di lavorare il legno, intagliarlo, crearne cose, per il fatto che non sia più così proprio a livello di società. E’ proprio un sentimento atavico e ancestrale che ho da tempo… quindi lode al Museo del Falegname!

  10. Io adoro i musei come questo! Luoghi che esaltano e fanno conoscere gli antichi mestieri e le tradizioni, i valori e la storia di un posto. Mi piacerebbe molto visitarlo, e dopo leggere La vita a pedali!

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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