Il Collegio Celana di Caprino Bergamasco: da scuola di patrioti, futuri papi, spie e calciatori a set di un reality

Da 4 anni va in onda in televisione Il Collegio, un reality girato in un ex collegio italiano cui prendono parte ragazzi e ragazze con età compresa tra i 14 e i 17 anni. Ogni edizione è ambientata in un’epoca diversa: obiettivo è prendere la licenza media, secondo le regole del tempo in cui è ambientato, facendo vivere ai ragazzi gli usi, i costumi, gli avvenimenti e le regole educative del tempo. Dopo il 1960 (prima edizione), il 1961 (seconda edizione) e 1968 (terza edizione) quest’anno si fa un notevole salto in avanti, catapultando gli studenti nel 1982 (anno in cui l’Italia vinse i Mondiali di calcio e in cui cominciò a moda dei paninari). Ma forse non tutti sanno che questo reality è ambientato negli edifici che un tempo ospitavano uno degli istituti scolastici più antichi d’Italia: il Collegio Convitto S. Carlo Celana (o più  semplicemente Collegio Celana) di Caprino Bergamasco in provincia di Bergamo.

Abitando a pochi chilometri da Caprino e avendo fatto più volte delle escursioni in quella zona (ricordate l’articolo sulla casa in cui visse Giacomo Puccini?) potevo mancare a questo appuntamento con i luoghi, la storia e le storie?

Collegio-Celana oggi in occasione del Reality

La storia del Collegio Celana (in breve)

Il Collegio Convitto Celana di Caprino Bergamasco, nasce nel 1579 per volontà di San Carlo Borromeo. Fu una struttura gestita da religiosi e funzionò come collegio maschile  e come istituto scolastico per i semi-convittori e per gli studenti esterni. Le ragazzine verranno ammesse da esterne negli anni Novanta.

Celana nei secoli

Immerso nella Val San Martino, il Collegio S. Carlo di Celana  rappresenta un esempio molto importante di architettura scolastica.

Racchiude al suo interno una parte di storia e cultura non solo lombarda, ma di tutta Italia, e ha rappresentato un tassello importante durato secoli interi di storia.

Epoca d’oro di questa scuola fu senz’altro il XIX secolo: sui colli di Caprino, immerso nel verde, era un vero e proprio antesignano dei campus all’americana. Qui erano presenti e studiavano oltre mille giovani, di cui 700 vivevano all’interno.

Il Collegio Celana chiuse però  battenti nel 2014 e due anni dopo diviene set per il reality Il Collegio della Endemol, adattamento italiano di un programma anglosassone.

Il mistero della datazione della sua fondazione

Carlo_Borromeo.jpgQualcuno fissa la fondazione al novembre 1566, a opera di san Carlo Borromeo. Altri, più rispettosi delle fonti, parlano del 9 febbraio 1579, data in cui l’istituto viene menzionato per la prima volta in un documento ufficiale, un privilegio di papa Gregorio XIII. Nel primo caso avrebbe 448 anni, nel secondo, 434.

In entrambi i casi avrebbe quasi mezzo millennio: non è poco, non trovate?

La tormentata chiusura dello storico Collegio Celana

Il 31 agosto 2014 il collegio è stato chiuso. Già nel 2013 il Cda dell’istituto, per tre quinti di nomina curiale e con due membri in rappresentanza del territorio della Val San Martino, aveva deciso di chiudere le aule: troppo alti i costi, esorbitanti i debiti. Peccato, perché il Celana è stata veramente un’eccellenza, un luogo immerso nei verdi colli di Caprino.

Chi vive in zona lamenta da sempre la cattiva gestione della struttura e non solo per via del fallimento che ha portato alla chiusura data dal netto calo di iscritti ma anche per tutto quello che è successo dopo. Fondi europei non chiesti, la possibilità che diventasse convitto per gli immigrati (anche questo progetto fallito) e la certezza che potrebbe diventare qualcosa di più, ma cosa?

Una chiusura non senza polemiche nella Bergamasca, essendo stato considerato un luogo storico che non si era riusciti a salvaguardare, visto che si trattava della scuola cattolica più antica d’Italia, nel quale aveva studiato anche Papa Giovanni XXIII, Angelo Roncalli. Un pezzo inestimabile di storia che chiude i battenti a causa di un dissesto economico profondo. Questo nonostante la Curia di Bergamo ne avesse guidato la gestione sin dal 1800.

Una struttura antesignana dei moderni campus americani

Il periodo d’oro come ho già detto è stato alla fine del XIX secolo. Immersa nel verde dei colli bergamaschi, questa struttura moderna era riservata a pochissimi ed era quella che possiamo definire antesignana dei college americani. Enormi dormitori, impianti sportivi, teatro, biblioteca, cucine, refettori e un grande cortile: il Collegio Convitto di Celana, in ogni epoca, era un vero gioiello d’innovazione.

Ma non solo. Aveva anche delle opere d’arte di pregio. Come ad esempio un Lorenzo Lotto nella chiesetta e un globo secentesco di Cantelli.

Un museo, un globo secentesco e un archivio storico 

Al Celana erano presenti un’immensa collezione di minerali e fossili, ma anche un laboratorio con strumenti scientifici.

Il Globo secentesco era opera di Giacomo Cantelli (1643-1695), bibliotecario e geografo alla Corte di Francesco II d’Este, era una delle opere che si trovavano all’interno dei laboratori-museo del Celana.

Quando il collegio cominciò a versare in cattive acque il globo fu dato in mano ad un antiquario perché si occupasse della vendita presso le fiere di settore: con i soldi avrebbero ripianato in parte i debiti. Ma questo prezioso oggetto scientifico secentesco non venne venduto in quanto la quotazione era molto distante dalle aspettative e fu riportato in magazzino.

Stando alle dichiarazioni ufficiali oggi si trova al sicuro insieme all’archivio storico. Pensate che nell’archivio storico si trovano non solo documenti di secoli fa, ma anche pagelle celebri: quelle di Francesco Nullo e quella di Papa Giovanni XXIII per intenderci. Purtroppo non si possono mostrare perché non c’è l’autorizzazione del Consiglio di Amministrazione del Collegio (o qualcosa del genere), ma essendo chiuso da un pezzo nessuno può autorizzare la consegna ad altra istituzione di questi preziosi materiali.
Chissà se ora è stato dato in mano a qualcuno perché ne faccia un inventario e lo studi.

Gli studenti illustri

Da queste mura sono usciti politici, amministratori delegati e autorità ecclesiastiche. Fra i suoi studenti più illustri ricordiamo appunto Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, che per un anno frequentò il collegio e anche Francesco Nullo, eroe del risorgimento. Ma non solo. Nei registri si trovano anche figli di diplomatici, capi d’industria,  tenenti colonnelli dei servizi  segreti. Troviamo anche quelli che diventeranno calciatori che troviamo negli almanacchi del calcio, Meazza e Mazzola.

Celana era un mondo. Lo si avverte rivedendo le foto dei corridoi ombrosi, ascoltando il silenzio dei refettori, dei dormitori dai soffitti affrescati dove centinaia di ragazzi hanno vissuto sognando il loro destino.


Francesco Nullo, patriota delle Cinque Giornate, eccellente in “Gramatica”

Francesco Nullo.jpgChi vive nella bergamasca, anche se non conosce la storia risorgimentale a menadito conosce molto bene questo nome che ritroviamo spesso nella toponomastica delle città: Francesco Nullo, patriota.

Francesco Giuseppe Nullo nasce il 1°marzo 1826 a Bergamo. Primo di sei figli, proviene da un’agiata famiglia di commercianti. Arcangelo Nullo, il padre, è proprietario di un negozio di tessuti e la madre, Angela Magno, proviene da una famiglia di possidenti e commercianti. Si racconta che le Camicie Rosse furono di quel colore perché quella era stata la fornitura ottenuta dal padre di Nullo, quando egli entrò a far parte della Spedizione dei Mille. 

Tra il 1837 e il 1840 Francesco Nullo frequenta i corsi ginnasiali al collegio vescovile di  Celana. Entrò convittore iscritto al primo corso di «Gramática » e vi rimase sino al completamento dei 4 anni, avendo come compagno di camerata il fratello Carlo.
Superati con « eminenza » quattro corsi ginnasiali, lasciò la Val San Martino, non senza dichiarare una viva nostalgia per il suo collegio, dove aveva vissuto anni sereni, fortificando il corpo con una disciplina costante e nutrendo la mente con un’elevata cultura umanistica. Completerà i suoi studi a Milano, studiando diritto mercantile, scienze applicate e disegno fino al 1847.

Insieme ai due fratelli, Giuseppe e Ludovico, è tra i primi bergamaschi ad accorrere in aiuto degli insorti di Porta Tosa di Milano, durante le Cinque giornate del 1848.

Nel corso della Prima Guerra d’Indipendenza va a Treviso con i volontari della scuola di Artiglieria di Milano e partecipa agli scontri con le truppe austriache del generale Nugent. Il 14 giugno, capitolata la città, raggiunge i bergamaschi comandati da Gabriele Camozzi nella difesa dello Stelvio. Dopo la firma dell’armistizio di Salasco del 9 agosto e il ritorno degli austriaci in Lombardia, i corpi volontari schierati a difesa della linea Tonale-Stelvio ripiegano in Svizzera e poi in Piemonte. Qui Nullo si arruola con altri nella Divisione lombarda e continuerà la sua storia di patriota.

I primi studi di Angelino, il Papa Buono

Tra celebri professori e studenti meritevoli che passarono dal Collegio ci fu un bambino, figlio di contadini che oggi è uno dei più amati esempi di umanità e saggezza: San Giovanni XXIII. Nell’anno scolastico 1891-1892 infatti il futuro Papa Giovanni XXIII nel Collegio di Celana frequentò la terza classe ginnasiale con studenti molto più grandi di lui.

Quando il piccolo Angelino manifestò, da chierichetto, la sua volontà di diventare sacerdote il suo parroco, don Francesco Rebuzzini, si diede quindi subito da fare. Come prima cosa il bambino dovette ricevere lezioni di latino e per questo si resero disponibili due preti amici di don Rebuzzini. Il bambino ci mise così tanto impegno che a distanza di pochi mesi, pur continuando ad aiutare il padre nel lavoro nei campi, fu giudicato pronto per intraprendere gli studi al regolare corso scolastico.

Non potendo sostenere la retta del seminario il piccolo Angelino venne iscritto presso la scuola del Collegio di Celana. Così ogni mattina s’incamminava a piedi da Sotto il Monte e macinava 400 metri di dislivello prima di sedersi in classe. Frequentò solo un anno, ma pare che non dimenticò mai quei giorni. Dal libro “Giovanni XXIII Biografia ufficiale” di Benigni – Zanchi si legge un passo di una lettera che Roncalli scrisse da Arcivescovo al Rettore di Celana monsignor G. B. Merisio ricordando quei momenti.

papa_giovanni_xxiii.jpgBenché per circostanze forse indipendenti dalla mia buona volontà io non abbia potuto approfittare che in tenue misura dei pochi mesi di scuola che ebbi al collegio, allorché vi passai da giovine di soli dieci anni, pure i ricordi di Celana sono rimasti indelebili e carissimi nella mia anima che vi ritorna sovente col pensiero a ravvivarvi le memorie ingenue e serene dell’infanzia”.

Il giallo della pagella di Angelo Roncalli

Pochi anni prima della chiusura del Celana, è stata rinvenuta nell’archivio della pagella appartenuta al piccolo Angelo Roncalli, molto diversa da quella che venne divulgata alla stampa nel 1558 subito dopo la sua elezione a Papa. Il ritrovamento fu una sorpresa perché non riportava i numerosi voti negativi che erano noti. La pagella è stata rinvenuta da don Marcello Fumagalli, che per anni era stato parroco di Santa Maria Assunta di Celana e vice rettore del Collegio, grazie ad un minuzioso e paziente lavoro di ricerca, scartabellando tra i numerosi documenti presenti nell’archivio della biblioteca del Collegio (una vera e propria miniera inesauribile di notizie e di curiosità che sarebbe bello poter conoscere meglio).

Sono particolarmente contento ed orgoglioso – raccontò il sacerdote ai giornalisti – perché svela una vera e propria “novità storica”: infatti, almeno sino ad oggi, si raccontava di quanto i voti del piccolo Roncalli a Celana fossero negativi; cosa del tutto spiegata visto che Angelino, come un pesce fuor d’acqua, venne collocato in una classe di alunni molto più grandi di lui (anche diciassettenni): la terza Ginnasio del 1891/1892.

Con mio stupore, la pagella che ho ritrovato è completamente diversa da quella che tutti ormai conoscono. Non solo diversa, ma più realistica dal mio punto di vista, considerando che Angelino arrivò da noi dopo aver frequentato la terza elementare. Una pagella con buoni voti, tutti peraltro positivi. Toccherà ora agli storici aiutarci a capire come tutto ciò si sia reso possibile e questa pagella non sia stata resa nota in passato.

La pagella che apre il mistero era quella relativa ad un articolo apparso su “Epoca” il 9 novembre del 1958 (si noti che Roncalli era stato eletto papa soltanto alcuni giorni prima: il 28 ottobre ). Tale pagella aveva una sola sufficienza: sette in religione mentre in tutte le altre materie i voti erano a dir poco negativi. A dare alla stampa la pagella, prima di “Epoca” addirittura all’Osservatore Romano, era stato l’allora Rettore del Collegio, monsignor Angelo Alimonti, per motivi che ancor oggi sfuggono ai più.

Anche due calciatori famosi: Meazza e Mazzola

Ma al collegio Celana si sono incrociate, a distanza di un paio di generazioni, anche le storie di due dei più grandi calciatori italiani, Giuseppe Meazza, che lo frequentò dopo la Prima guerra mondiale, e Sandro Mazzola. Anzi, tre. Perché con Sandrino c’era il fratello Ferruccio. Ci rimasero un anno, nel 1950, subito dopo la tragedia di Superga in cui perse la vita il padre Valentino, che giocava nel Grande Torino. Il primo era in quarta, l’altro faceva la seconda elementare. Ecco un ricordo di Sandro Mazzola sull’anno trascorso al Celana, raccolto dal Corriere della Sera:

Mio fratello era un disperato , ogni tanto spariva e gli insegnanti venivano da me a cercarlo. Si nascondeva in qualche angolo a giocare a calcio.

Il vice preside ci concedeva di giocare alla fine delle lezioni e noi eravamo talmente felici che per ringraziarlo raccoglievamo i fiori del cortile, li mettevamo in un bicchiere e glieli lasciavamo fuori dalla stanza. […] Avere un pallone era un lusso. A volte, pur di giocare, usavamo i fogli di giornale appallottolati e bagnati. Non era il massimo, ma s’imparava a dribblare. 

Classe con MazzolaIl calcio era molto giocato tra le mura del Collegio Celana. Navigando on line sono finita nella pagina FB degli ex alunni e le foto di squadre di calcio si ripetono negli anni. Qui a fianco la foto che vede ritratto Mazzola da bambino (dovrebbe essere quello accosciato a destra)

E un colonnello dei servizi segreti

Tra gli ex alunni anche un tenente colonnello che per anni lavorò per i servizi segreti e di cui si conosce la storia per la fine piena di misteri. Il tenente colonnello Luciano Rossi frequentò il Celana negli anni Cinquanta e la sua storia si intreccia in più di un’occasione con le vicende italiane degli scandali e degli intrighi internazionali.
Luciano Rossi, in Finanza dal ’60 lavorò prima a Ravenna, poi fu trasferito a Roma, nel chiacchierato ufficio «I» ai servizi segreti della Finanza. Sulla costa adriatica, in quegli anni, cominciò a prosperare la colossale truffa dei petroli esentasse, scoppiata solo nell’autunno dell’80. Il successivo incarico assegnato a Luciano Rossi, fino al ’77, il più delicato di quelli assunti nella sua brillante carriera, fu proprio quello nella sede romana del servizio segreto della Finanza. Erano gli anni degli scandali e del contrabbando di petrolio.

Da Roma venne trasferito a Napoli, dove si impegnò in grandi operazioni contro la droga e il contrabbando. Quando ritornò a Roma nel ’78 diresse con successo anche nella capitale operazioni antidroga. Lavorava in un superteam antidroga che coordinava insieme polizia, finanza e carabinieri. Con i servizi segreti sembrava non avesse più niente a che fare. Negli ultimi anni però è andato più volte in Libia, ufficialmente per indagare sul traffico internazionale dell’eroina. Sotto questo incarico ufficiale forse continuò ad occuparsi di altri affari, più segreti e delicati. Sta di fatto che il petrolio, anni prima oggetto del colossale traffico, veniva proprio dalla Libia.

Rossi muore suicida in circostanze misteriose mentre stava preparando un memoriale sulla P2.

Da scuola a set: film e reality show al Celana

Navigando in rete ho scoperto molte cose. Infatti la troupe Endemol de Il Collegio, il reality show non è l’unica ad essere entrata al Celana. Negli Anni 60 infatti Ermanno Olmi girò alcune scene del film sulla vita di Papa Giovanni XXIII “E Venne un Uomo“.

Quando Ermanno Olmi girò alcune scene del film sul Papa

Ermanno Olmi, classe 1931, bergamasco nato alla Malpensata e cresciuto a Treviglio, è uno dei grandi registi del cinema italiano. Nel 1964 girò un film, uscito nel 1965, dedicato a Papa Giovanni. Si intitolava E venne un uomo.... documento storico importantissimo per capire la figura di Giovanni XXIII.

L’arrivo di ERMANNO OLMI e della sua troupe mise in fermento tutto il Celana e divenne quasi una festa per i ragazzini:

“… per la novità delle persone per il dispiego di tanti mezzi: riflettori, macchine da ripresa, un’ infinità di fasci di cavi neri che arrivavano dai pressi delle cucine sino alle zone interessate e delle attrezzature necessarie”.

Locandina film Ermanno OlmiLe prime riprese ebbero luogo nel settore delle elementari, ma gli studenti non le videro perché avvennero durante le ore di lezione e non erano che poche sequenze. La seconda parte invece fu vissuta di più dai ragazzini a convitto perché le riprese furono fatte nelle prime due classi a destra del corridoio, delle quarte o quinte che si incontrano salendo dall’ex bar. Per ricostruire il set con gli arredi del tempo, si erano recuperati i vecchi banchi  di scuola, quelli a doppio posto con porta calamaio inserito. Erano sparsi nelle varie zone del collegio come piani d’appoggio, come ad esempio i tavoli per riporre le sacche da ginnastica, ma siccome erano stati dipinti di grigio non vennero usati.

Le riprese durarono in tutto una decina di giorni. Gli ex alunni riconosceranno sicuramente don Balicco mentre celebra la messa nella chiesa parrocchiale, i dormitori delle prima e seconda superiore, la cappella interna al collegio, le aule scolastiche delle elementari. Qualche ragazzino fece anche la comparsa.

Al termine delle riprese il rettore invitò a pranzo la troupe e i ragazzi se ne accorsero perchè sapevano che quando il rettore aveva ospiti passavano vassoi di insalata russa e anche loro di riflesso mangiavano meglio del solito.

Un reality che diventa esperimento sociologico

Il Collegio, il programma che va in onda su Raidue è un inedito esperimento sociologico che mescola i linguaggi dell’observational documentary e del reality show. In quattro puntate settimanali, 18 teenager saranno protagonisti di un particolare viaggio nel tempo che li trasporta  in un’altra epoca nel Collegio Convitto di Celana a Caprino Bergamasco per un’esperienza educativa di formazione e di relazioni molto diversa e lontana dalla loro realtà quotidiana.

Genitori in piena crisi di autorità, con un sentimento di inadeguatezza rispetto ai loro figli adolescenti, chiedono a Il Collegio un metodo educativo alternativo, un inedito ritorno ai principi della “vecchia” scuola.

Gli studenti, insofferenti all’autorità e spesso ritenuti indolenti, si scontreranno con un metodo e una disciplina ferrea e un rigore comportamentale ormai fuori moda difficile da affrontare: niente cibo nelle stanze, finire tutto quello che si ha nel piatto e soprattutto fare i compiti senza Wikipedia, senza lo smartphone o senza avere davanti tv, computer e musica accesi contemporaneamente. Non possono truccarsi, avere piercing e tanto altro ancora. A sette professori, un preside e due sorveglianti il compito di istruirli al meglio per la prova finale.

Ma com’era davvero la vita in un collegio?

Se  qualcuno si chiede come fosse davvero la vita in un collegio a metà del secolo scorso possiamo senz’altro dire che non era per niente facile. Ma nessun ragazzino aveva vita facile in quel periodo perché i paradigmi educativi erano completamente diversi da quelli che conosciamo oggi.

Navigando sulla pagina FB degli ex alunni ho trovato questa bella testimonianza ricordo di un uomo che da giovane frequentò il collegio a metà degli anni Sessanta. Qui abbiamo uno spaccato molto reale di quello che furono i sistemi di educazione dei giovani anche di buona famiglia e dell’organizzazione quasi militaresca dei collegi religiosi. Niente a che vedere con i metodi Montessori, ovviamente: il collegio era una scuola soprattutto di vita, dove la disciplina era rigida e a volte data anche a suon di schiaffoni.

Era il 1964. Il nostro primo vicerettore si sceglieva ogni anno il suo “cocco”: una specie di agente, tutt’altro che segreto, intoccabile ma anche emarginato da tutti. Tre anni dopo, il secondo vicerettore, faceva sempre tintinnare un mazzo di chiavi a mo’ di secondino e quand’era nelle vicinanze non avevi bisogno di girarti poichè lo precedeva di un passo l’aroma amarognolo della sua bevanda preferita. 

Il Rettore, a pensarci oggi, era per noi come il megadirettore galattico di Fantozzi. Nessuno lo vedeva mai, ma si aveva la sensazione che incombesse in ogni dove. Chi invece era sempre presente erano i prefetti – i Signori Sorveglianti, come li chiamano nel reality – studenti degli ultimi anni che facevano assistenza per un bonus sulla retta. 

Durante la scuola c’erano i professori e in tutti il resto della giornata c’era il prefetto. In dormitorio, in refettorio, durante la ricreazione e durante le ore di studio, questo giovanotto era il nostro vero Grande Fratello: secondino a tempo pieno. Controllati a vista come per il 11 bis. 

E il rigore quasi militaresco viene perfettamente descritto in questo passaggio del racconto dell’ex alunno.

Durante il servizio militare c’era il CPR: Carcere di Punizione e Rigore. Il nostro CPR collegiale era “Campanella, Punizione e Regole”. 

Campanella

Regolava i ritmi della giornata, ora dopo ora, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese. La campanella era la prima cosa che udivi al mattino: sveglia, colazione, scuola, intervallo lezioni, pranzo, ricreazione, studio, cena. L’ultima che sentivi la sera sotto le coperte. Quello scampanellare segnalava l’inizio e fine della doccia settimanale, con l’acqua che al secondo tintinnio si interrompeva. E se se eri ancora insaponato… “Cavoli tuoi”.

Punizioni

Corridoio per pattinaggio o partite a biglieChiedetelo a Regazzi cos’era una punizione, costretto a imparare a memoria Marzo 1821 di Manzoni da un giorno all’altro perché il professor Pezzini voleva togliergli il vizio di dire “cacchio”. Chiedetelo a tutti quelli che son dovuti stare “alla colonna”, che voleva dire stare in piedi, immobili, appoggiati al pilastro durante l’ora di ricreazione per aver lanciato una mollica in refettorio.

Camerate del COllegio CelanaChiedetelo a quelli che son stati messi in ginocchio perché avevano parlato in dormitorio. Chiedetelo ad Acerboni e al prefetto Beretta e a tutti quelli della 2a A , che , siccome non saltava fuori chi aveva parlato, per andare a letto si son beccati tutti quanti una sonora sberla mentre erano in ginocchio ai piedi del letto. Contenti per non aver rischiato di perdere la libera uscita.

Chiedetelo a chi veniva spedito per i più futili motivi nello studio di don Balicco e ne usciva piangente con le guance rosse a forza di ceffoni. Dire di no, rifiutarsi, ribellarsi equivaleva a essere consegnato. Stai punito. Questo mese niente libera uscita. Per un collegiale un evento non molto diverso da una immane tragedia.

Regole

La prima era quella del silenzio e dell’impossibilità di muoverti dal banco o dal letto senza permesso, anche per necessità fisiologiche. Non sono mancati travasi di liquidi. Messa tutte le mattine. Tre giorni di esercizi spirituali con obbligo di silenzio assoluto come frati trappisti . Durante la settimana, inoltre, era quasi impossibile comunicare con l’esterno. Chiedetelo a quel padre che per poter informare il figlio che era nato il fratellino dovette scrivergli un telegramma: “Nato bambino Romeo. Mamma Bene . Papà”. Dopo un mese hanno provveduto a consegnarglielo. Non è mancato l’epilogo tragico: una mattina il portinaio riceve una telefonata con la quale una signora gli chiedeva di poter parlare con un alunno, ricevendone un netto diniego. Insistette disperata: “Mio figlio ha dei problemi, non è tornato a casa … è una questione di vita o di morte”. Spiacente ma il regolamento non lo consente! Si seppe poi che Angelo si era tolto la vita gettandosi dal ponte di Paderno…Nessuno avrebbe potuto salvarlo. Certo il regolamento interno non perse occasione per dimostrarsi al di sopra della disperazione di una madre.

Certo con gli anni la struttura adeguò i propri metodi educativi con quelli del tempo e sono certa che negli anni Ottanta o nel Duemila certe pratiche per mantenere la disciplina cambiarono radicalmente, ma certo non fu facile per quei ragazzini. E lo dimostrano alcuni passaggi che ho letto nella pagina FB degli ex alunni. Ma devo anche dire, ad onor del vero, che sono più i commenti di chi ricorda quegli anni con affetto, con la sensazione di aver vissuto degli anni di vera formazione.

Ci sono dei passaggi anche divertenti, dove gli ex alunni raccontano delle fughe e delle scorrazzate nei campi di Caprino, dopo essere passati da pertugi di fortuna, o delle rivolte dei formaggini spiaccicati su una colonna per protestare contro il cibo cattivo. O di quando due di loro vennero incrociati in paese mentre bigiavano da una delle professoresse che li fermò, gli offrì un cappuccino e li riportò a scuola in macchina. Insomma, un piccolo microcosmo che avrebbe davvero mille storie da raccontare. Io ne ho prese in prestito alcune e le ho volute raccontare, spero che nessuno se ne abbia a male.

Da Sotto il Monte al Celana: il sentiero di papa Giovanni XXIII

È il percorso che il piccolo Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII percorreva per andare a scuola dal suo paese, Sotto il Monte, a Celana di Caprino.

Il sentiero ha inizio dalla casa natale di Papa Giovanni XXIII e tocca i Molini a Carvico, la località Valle di Villa d’Adda, quella di Faida e Cà De Rizzi a Pontida; quindi attraversa la provinciale e si risale verso località Ombria a Celana di Caprino, Sant’Antonio di Caprino e San Gregorio di Cisano. Si snoda per una quindicina di chilometri tra i boschi e i centri abitati ed è oggi molto frequentato dagli escursionisti.

Il tracciato è un vero e proprio percorso della memoria. Vi si trovano sette pietre commemorative: ogni pietra indica una tappa del percorso e il passaggio del Santo nel paese.

Note

Le informazioni le ho raccolte in rete e possono essere fallaci mancando di aggiornamenti. Nel complesso rispecchiano la storia e le vicende vissute dai suoi ospiti noti e meno noti, così come vengono ricordate nei documenti, nelle testimonianze on line e negli scritti giornalistici. Ringrazio chi mi ha fornito i materiali.
Sono a disposizione per aggiornare informazioni, eliminare o integrare con materiali che mi fornirete. Ritengo che questa sia una di quelle storie che debba essere raccontata. 🙂

8 commenti

  1. Una rettifica. Il collegio era solo ed esclusivamente maschile, le ragazze potevano accedervi solo da studentesse esterne. Solo a metà anni novanta fu aperto anche alle ragazze.

    1. Grazie della precisazione. La integro in modo che si capisca meglio. In effetti le informazioni che avevo raccolto facevano riferimento all’ingresso delle ragazze nel studentato a metà degli anni Settanta. Ma evidentemente l’informazione era errata.

  2. Ma sai che non sapevo che il reality fosse girato lì? Io ho sempre avuto un certo rispetto (misto a paura) per i collegi. Il mio liceo era un ex collegio e, benché non avesse più nessuno che dormisse lì, mi faceva diventare matta questa cosa.

  3. A Torino esiste ancora una scuola che è chiamata “Collegio”. Mi associo a qualche commento più in su: il solo termine incute già un po’ di terrore! Non seguo il programma tv, ma – scambiatemi pure per una vecchietta petulante – un po’ di regole in più a scuola non farebbero male! Certo, magari non essere puniti con lunghe poesie da imparare a memoria…

  4. Non sapevo nemmeno dell’esistenza del reality e ora che ne hai scritto sarei curiosa di saperne di più. Immagino che un esperimento simile sia molto più interessante di altri reality tipo isola dei famosi o robe simili.
    Comunque ti confesso di aver avuto più volte i brividi lungo la schiena leggendo questo articolo: per quelli della mia generazione il collegio era praticamente la realizzazione di un incubo. Per fortuna non ci sono mai stata ma ricordo che quando io e mio fratello litigavamo, nostra madre ci zittiva dicendo: “Se non la smettete vi mando in collegio!”

  5. Che bello questo post. Mi piace molto leggere questi racconti di vita legati al nostro passato. Di certo non sarà stato facile per tanti ragazzini vivere in luoghi come questi. Sono contraria alle punizioni fisiche, ma oggi a qualche bambino (e anche ai genitori) farei fare qualche mese in collegio. : DD

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