Rotonda di San Tomè

Itinerario del Romanico nelle Terre dell’Antica Lemine: passeggiata per famiglie tra arte e natura

Capita che un giorno ti svegli e decidi di andare a fare una passeggiata. Prendi un libro (Escursionismo nelle Valli Bergamasche di Stefano D’Adda) e dopo averlo aperto vai direttamente sull’indice e cerchi un itinerario T (turistico per famiglie). E, dopo averne individuati due o tre che ti piacciono parecchio, decidi di partire da quello più vicino a casa: Itinerario del Romanico nelle Terre dell’Antica Lemine, un percorso ad anello che parte e arriva ad Almenno San Salvatore (BG) e che tocca diversi punti d’interesse storico-artistici dei due Almenni, nella bassa Valle Imagna. E per concludere? Un bel pranzo in uno dei ristoranti migliori della zona per assaggiare piatti della tradizione di livello: Ristorante Camoretti di Almenno San Bartolomeo.

Cosa c’è dunque di più bello che organizzare una gita fuori porta con passeggiata immersi nella storia e pranzo con panorama sulle vigne del Lemine? Se queste gite piacciono anche a voi, seguitemi.

Itinerario del Romanico: percorso ad anello tra arte e natura

L’Antica Lemine è un territorio tra i più suggestivi della bassa Valle Imagna ed è un vero e proprio Museo Diffuso dell’arte romanica e post romanica, immerso nel verde e riconosciuto a livello Europeo. Quello che vi propongo oggi è l’Itinerario del Romanico: un percorso ad anello adatto a tutti e percorribile in circa due ore (ma dipende da quanto vi fermate a fotografare o a visitare i monumenti che trovate lungo la strada). Unisce al piacere di una passeggiata nella natura la possibilità di visitare monumenti e luoghi di grande valore in un’area molto ristretta.

Il notevole ruolo storico di quest’area è collegato a quello dell’Episcopato di Bergamo, a cui dobbiamo la concentrazione di edifici religiosi (ancora in buono stato di conservazione) da visitare assolutamente. Ben quattro chiese, veri e propri gioielli dell’architettura romanica e post-romanica: il Santuario Madonna del Castello, la Chiesa di S. Tommaso in Lemine detta Rotonda di San Tomè o Tempio di San Tomè, la Chiesa di San Nicola e la Chiesa di San Giorgio.

La partenza dal Santuario della Madonna del Castello

1 Santuario di Santa Maria del Castello

L’itinerario parte dal sagrato della Madonna del Castello, chiamata così per via della presenza di un castello risalente al IX-X secolo, che la repubblica di Venezia fece distruggere nel 1443.  Di questo castello rimangono i resti del possente muro affacciato sulla valle del Brembo, che si raggiunge andando a destra e fiancheggiando il lato meridionale della chiesa.

Da qui è possibile cogliere  l’articolata struttura del complesso religioso: la cripta della Pieve di San Salvatore, dello stesso periodo del castello, poggia infatti sulle murature dell’antichissima cappella palatina longobarda, di cui rimangono brani di murature e un’evidente porta ad arco murata.  Alla Pieve di San Salvatore nel XVI secolo venne addossato sul davanti il Santuario di S. Maria di Castello, nome che oggi viene attribuito all’intero edificio. Tutto in torno muri di sassi borlanti.

Lasciate qui la macchina e, se siete fortunati e capitate proprio nelle giornate e negli orari di apertura, entrate a visitare il Santuario. Poi costeggiando l’edificio dirigetevi verso il fiume e imboccate prima Vicolo del Santuario e poi via Ponte della Regina, quest’ultima dedicata al grandioso ponte posto lungo la strada romana Bergomun Comum. Scendete verso il fiume e lasciatevi incantare dal percorso che già dalle prime centinaia di metri promette bene.

Lungo la mulattiera ben sistemata e lastricata, incontrerete una cascatella, potrete fare delle belle foto del complesso di S. Maria di Castello dal basso, oppure al piccolo stagno artificiale nella zona pic nic ben tenuta proprio sotto la rupe.

Tappa al Ponte della Regina

Costeggiando il fiume, raggiungerete ciò che resta del grandioso Ponte della Regina di cui rimangono  i resti di un pilone sul fiume e altri isolati a un centinaio di metri da quello che oggi è l’argine. Un ponte sospeso fra storia e leggenda: basterebbero queste poche parole per descrivere il Ponte della Regina, imponente struttura un tempo in grado di collegare Almenno San Salvatore con Almè.

Benchè non vi sia certezza su quali fossero le sue reali dimensioni, l’infrastruttura avrebbe avuto una lunghezza complessiva di 124 metri divisa su otto arcate, un’altezza di 24 e una larghezza di 6,5 (Elia Fornoni nel  volume “L’antica corte di Lemine – Il ponte sul Brembo”).

Realizzato con buona probabilità in epoca romana, il viadotto erano degli snodi principali dell’area in quanto, posto lungo una strada militare, permetteva a coloro che provenivano da Bergamo di raggiungere agevolmente la Rezia.

Indicato nei documenti di epoca medievale come “ponte de Lemine” o “pontis de Brembo”, la storia della struttura iniziò a intrecciarsi con quella dei Longobardi a partire dal 1493 quando una piena distrusse buona parte di essa.

Passato il Ponte della Regina giungerete, sempre costeggiando l’argine del fiume, al primo salto artificiale del fiume Brembo. Qui potrete fare delle belle foto. Ma che ci siano le condizioni per farle, mi raccomando. State attenti alla portata dell’acqua e non avventuratevi sul salto, se non siete più che sicuri di non venire sorpresi dalla corrente.

Attenzione alle proprietà private

Dopo il salto artificiale del fiume ritornate verso il prato e portatevi sulla destra per risalire. Attenzione a non rimanere al centro del prato perché finireste in una proprietà privata e la proprietaria, va detto, non è particolarmente simpatica. Anzi. E dico “anzi”, per non dire altro.

Paesaggi di grande suggestione e antiche mulattiere

Superata la Contrada di Cà Plazzoli l’asfalto lascia prima spazio ad una sterrata e  poi ad un sentiero che retropassa Ca’ Gerone e si distende lungo il filo superiore della scarpata fluviale.

Attenzione a non entrare nella contrata: sebbene sia carina e ben tenuta, vi porterebbe fuori strada. Seguite le indicazioni del giro del Lemine o del Romanico direzione San Tomè, che è la prossima tappa.

In un paesaggio di grande suggestione si superano i resti della Porta di Ronco, del XII secolo, per poi scendere gradualmente a Molina un tempo sede d’intense attività molitorie. Stando a monte della contrada, si lascia l’asfalto per una stradella che sale ripida guadagnando il piano superiore del terrazzo alluvionale, presso i resti di un’altra antica porta.

E’ bella ripida, ma per fortuna dura poche decine di metri e poi il tracciato torna pianeggiante. Continuate verso ponente, tra coltivi e resti di muri in  borlanti, già in vista del tempio di San Tomè.

Il confine tra i due Almenni: il Put Tarchì

Oltre Ca’ Bagioli compare l’asfalto e si piega a nord: all’altezza dell’edicola della Madonna addolorata prima di raggiungere la provinciale si prende a sinistra una sterrata che scende al Put Tarchì. Detto anche Ponte del Tornago o di San Tomè è una struttura del XII secolo costruita in posto di quella romana sopra la suggestiva forra del Torrente Tornago, linea di confine tra i due Almenno.

Il ponte del Tarchì (conosciuto anche come Put del diaol), nei pressi della chiesa di San Tomè, grazie ad un intervento di manutenzione straordinaria ad opera del Comune di Almenno San Salvatore che ha previsto il ripristino del muretto in sassi di fiume e la posa di una barriera in ferro è tornato ad essere percorribile nel 2018.

Alla Rotonda di San Tomè

Lungo l’evidente sentiero si rimonta ora la scarpata destra e in breve si raggiunge la Rotonda di San Tomé con l’attigua cascina ora sede della Fondazione Lemine (fino a poco tempo fa si chiamava Antenna Europea del Romanico). Dedicata a San Tommaso da cui San Tomé è una delle chiese romaniche più belle e più caratteristiche della Lombardia. Le sue origini risalgono al secolo XII, pur se le numerose ricerche hanno confermato la preesistenza di strutture più antiche per altro in parte utilizzate per la formazione dell’attuale tempio.

Rotonda di San Tomè

Sappiate che al suo interno non è possibile fotografare, ma se andate sulle pagine instagram della Fondazione Lemine trovate delle foto bellissime. Io ho chiesto il permesso ed eccole qui sotto, mescolate alle mie.

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Il Put de la Noca

Lasciandovi alle spalle San tomè e proseguendo verso Nord con bella vista sull’Agro di Almenno e i suoi borghi dominati dalla mole dell’Albenza, si attraversa la strada provinciale e si percorre via Strada della Regina proprio di fronte, che in breve scende al Put de la Noca. Oltre il Tornago si risale lungo via Ponte della Noca raggiungendo la localitò Masonzano, ove all’altezza dell’edicola della Madonna di Lourdes si lascia l’asfalto per la Strada della Belladonna, una campestre che sale a sinistra lungo la collina di Umbriana.

 

Uno scenario di grande suggestione tra i vigneti dominati dal complesso di San Nicola si raggiungono con un’ultima piega a sinistra, oltre l’edicola di San Nicola le case della Porta, una delle più antiche e meglio conservate contrade di Almenno San Salvatore.

Il Complesso di San Nicola: la chiesa e il monastero

Tenendo a un bivio la strada alta, si raggiungono la chiesa di San Nicola, e l’attiguo monastero, un tempo convento dei frati agostiniani che oggi contiene le Cantine Lurani Cernuschi e il Ristorante La Frasca. Passerete tra i vicoli di una contrata davvero tenuta splendidamente, frutto di un restauro conservativo di gran pregio che conferisce al tutto grande eleganza.

chiesa di San Nicola

Il complesso venne edificato a partire dal 1488 e fu preceduto dalla costruzione del Conventino, una struttura minore che sorge accanto alla chiesa. Nonostante il nome, quest’ultima è dedicata alla Madonna della Consolazione, la cui statua compare nella nicchia più alta della facciata, accompagnata da quelle di San Nicola e Sant’Agostino. Tra le sue innumerevoli ricchezze si ricorda il cinquecentesco organo Antegnati, recentemente restaurato.

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I Vigneti della Collina Umbriana

L’itinerario si dirige ora verso la chiesa di San Giorgio, scendendo nuovamente tra le case della Porta e poi tra i vigneti dell’Umbriana. Lasciando a destra la strada della Belladonna si percorre quella delle Corne Büse che con alcune svolte raggiunge l’asfalto di via Dante Alighieri: seguitela a destra per pochi metri fino alla santella di San Cristoforo, la si abbandona per una stradella che a sinistra passa dietro Cà Fadino.

Una breve discesa porta nuovamente su Via Ponte della Noca che si traversa per poi fiancheggiare il Rio Armisa e raggiungere l’antica Cà Armisa, nei pressi dell’edicola dedicata alla Madonna del Rosario.

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La chiesa romanica di San Giorgio

Proseguendo verso levante si attraversa l’asfalto di via Borgo Antico e si raggiunge la chiesa romanica di San Giorgio, isolata tra i campi ove un tempo sorgeva Lemine Inferiore. Costruito probabilmente a metà del XII secolo, l’edificio si caratterizza esternamente per la disomogeneità delle murature, formate da pietra arenaria grigio verde di Sombreno, calcare chiaro del Tornago e borlanti di fiume. Originariamente la chiesa era quasi totalmente affrescata da opere realizzate tra il XII e il XV secolo.

Se la trovate aperta, entrate a visitarla: è davvero suggestiva. La cosa che colpisce subito è la trama del soffitto ligneo che riporta indietro di qualche secolo. Poi lasciatevi affascinare dai resti degli affreschi che si trovano sulle pareti. Se avete un po’ di dimestichezza con l’iconografia dei santi, procedendo da destra dell’ingresso distinguerete immediatamente San Cristoforo con Gesù Bambino sulle spalle molto simile ad un San Cristoforo che si trova nella Chiesa di San Michele al Pozzo Bianco in Città Alta, tanto è vero che si pensa che siano opera della stessa mano.

Ma non è l’unica curiosità che si trova all’interno di questa chiesa. In corrispondenza dell’altare, appesa al soffitto si trova una costola di drago. Si avete capito bene: una costola di drago. Curiosi?

Se volete sapere tutta la verità sulla costola di drago e su altre curiosità legate a questa chiesa leggete:  Scopri tutte le curiosità sulla Chiesa di San Giorgio in Lemine e sulla costola di drago che… non è di drago!

L’arrivo al punto di partenza

Si continua verso levante costeggiando il lato meridionale della chiesa e imboccando la stradella che lascia presto il posto all’asfalto di via Ospedaletto, impostata su un decumano della centuriazione romana. Una curva a sinistra precede l’innesto in via Carducci, che si segue a destra attraversando l’incrocio semaforico e giungendo nuovamente alla Madonna del Castello.

madonna-castello-interno

Il pranzo al Ristorante Camoretti di Almenno San Bartolomeo

Terminato il giro ad anello dell’Antico Lemine, vi consiglio a questo punto di continuare a godere di questi splendidi paesaggi e di trasferirvi con l’aiuto del navigatore al Ristorante Camoretti di Almenno San Bartolomeo. Sono solo 11 minuti d’auto, ma credetemi, ne vale la pena: mangerete in un complesso costituito da ristorante e hotel con un vista magnifica affacciati dalle colline di Almenno sulla pianura sottostante.

Camoretti la vista

E’ un ristorante che quest’anno compie 70 anni di attività (nasceva come agriturismo nel primo nucleo di quello che oggi è un elegante ristorante e hotel con piscina, cantina e terrazza coperta. Con la bella stagione potrete mangiare anche all’aperto, sul patio coperto per continuare a godere del paesaggio e delle temperature estive.

Come si mangia? Benissimo davvero. Qui potrete gustare ottimi antipasti e salumi (da provare il salame prodotto proprio qui dal padre del proprietario), i primi piatti con la pasta fatta rigorosamente nelle cucine del ristorante, e dei tagli di carne nobili di fassona di gran pregio. I dolci? Spettacolo! Fatti tutti da loro, compreso il gelato che viene fatto direttamente con le loro gelatiere artigianali.

La cucina è di ottimo livello e i prezzi sono medi.

 

 

Note 

Le foto sono mie o di Barbara Savà, guida turistica professionista e mia compagna di avventure, e sono state scattate il 6 agosto 2020. 

Articolo scritto in collaborazione con Turismo Valle Imagna e con Ristorante Camoretti che ringrazio di avermi accolto in modo splendido e raccontato la loro bella storia lunga 70 anni. Ringrazio inoltre la Fondazione Lemine per l’utilizzo delle foto ufficiali degli interni delle 4 chiese. 

 

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