Originali, copie o citazioni? Monumenti e opere d’arte bergamasche che hanno uno o più gemelli in giro per il mondo

Itinerario bergamasco fra le opere (ville, monumenti, chiese, palazzi, opere d’arte e dipinti) che hanno gemelle sparse in giro per il mondo. Sono tutte bellissime e meravigliose, come quelle che si trovano a Bergamo e nella bergamasca. Ma, sono copie, originali o citazioni? Volete un’anticipazione di quello che leggerete in questo articolo pieno di curiosità? Dall’Isola Bergamasca al Lago d’Iseo, dalla Val Brembana alla Valle Imagna, per arrivare a Bergamo, ecco un itinerario tra le copie e i gemelli di opere bergamasche sparse in tutto il mondo.

Itinerario bergamasco insolito e curioso

Iniziamo con il nostro itinerario insolito e curioso tra le copie e le gemelle delle opere bergamasche.
La Chiesa del Villaggio Crespi sulle sponde del Fiume Adda è una copia di quella che si trova a Busto Arsizio, cittadina d’origine della famiglia Crespi. Il Grand Hotel di San Pellegrino Terme è molto (e non lo dico per dire) uguale ad un palazzo parigino che ora non c’è più: si tratta del Palace des Tuilleries, andato distrutto in un incendio. Oppure, ancora, la Rotonda di San Tomè di Almenno San Bartolomeo che ha addirittura sette sorelle gemelle (qualcuna più identica di altre) sparse tra l’Italia e la Francia.

Ma non solo. Il Ponte di San Michele, il ponte di ferro che collega Calusco con la sponda milanese del Fiume Adda ha un fratello gemello identico che si trova in Francia (che è stato protagonista di un film molto famoso: Cassandra Crossing) e uno in Portogallo.

Poi ci sono le ville e i palazzi che si ispirano fortemente a palazzi più famosi: è il caso di Villa Mapelli Mozzi che ricorda moltissimo la Villa Reale di Monza e Palazzo Daina di via Pignolo che per via del suo bugnato a forma di diamante sembra essere la citazione del Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

Se invece vogliamo parlare di opere d’arte, ecco che a Bergamo all’Accademia Carrara troviamo un ritratto di Giuliano de Medici di Botticelli realizzato in 3 copie (quella bergamasca dovrebbe essere la seconda), mentre nella Biblioteca Angelo Mai abbiamo due esemplari dei preziosi globi terra-acquei di Vincenzo Coronelli di cui se ne trovano altrettanto splendidi esemplari in molte parti del mondo.

 

Isola Bergamasca

Partiamo dall’Isola Bergamasca, quel piccolo territorio tra l’Adda e il Brembo e l’autostrada costituito da una quindicina di paesi. Qui troviamo Crespi d’Adda, Villa Mapelli Mozzi e il Ponte di San Michele.

1. La Chiesa di Crespi d’Adda e l’originale che si trova a Busto Arsizio

Realizzata dalla parte opposta di Piazza Cleopatra Bagnarelli, proprio di fronte all’ingresso dell’ex stabilimento Crespi, costruita su modello della chiesa di Santa Maria in Piazza di Busto Arsizio, la chiesa del villaggio rappresenta l’ideale collegamento tra la città natale della famiglia Crespi e la città che compiutamente ne rappresentava l’ascesa ai vertici dell’imprenditoria industriale italiana. L’edificio originale, progettato da Bramante, è stato riprodotto a Crespi d’Adda con rigida osservanza di dimensioni e decorazioni.

Busto Arsizio fu una delle primissime aree italiane dove avvenne un fenomeno di rivoluzione industriale, per molti versi paragonabile a quella inglese. Le antiche industrie, tessili soprattutto – oggi con destinazione d’uso differente – e il bramantesco santuario di Santa Maria di piazza ci faranno immergere nel mondo da cui, a fine Ottocento, Cristoforo Benigno Crespi trasse ispirazione, per la fondazione del villaggio presso Capriate (BG).

Un articolo pubblicato il 7 maggio 1893 dal quotidiano locale L’Eco di Bergamo riportava che l’idea ispiratrice della realizzazione a Crespi d’Adda di una copia, tale e quale, del tempio di Santa Maria di Piazza, fu di Pia Travelli, la signora Crespi.

Costruita tra il 1891 e il 1893, ha una pianta quadrata con un basamento in ceppo dell’Adda e culmina in un’ampia cupola ottagonale, circondata, nella parte esterna, da un loggiato ingentilito da colonnine in marmo. All’interno, le piccole dimensioni dell’edificio lo rendono raccolto e suggestivo. Le ricche decorazioni delle pareti interne ricalcano in modo pressoché fedele quelle della chiesa bustocca, e raggiungono l’apice nella cupola, nella rappresentazione di un cielo stellato in una notte serena.

Qualche curiosità in più su Crespi d’Adda

Se volete saperne di più su Crespi d’Adda ecco alcuni articoli su questo straordinario esempio di archeologia industriale:

Un viaggio nel passato nel villaggio operaio di Crespi d’Adda, Patrimonio Unesco

Trezzo d’Adda: Alla scoperta della Centrale Idroelettrica Taccani, gioiello dell’ingegneria idraulica dal gusto liberty

Alla scoperta dei 10 videoclip musicali girati a Bergamo e provincia

Fantasmi orobici: storie di cavalieri, dame, orchi e misteriose presenze a Bergamo e in provincia

 

2. Villa Mapelli Mozzi di Ponte San Pietro e la Villa Reale di Monza

Villa Mapelli Mozzi di Ponte San Pietro (Località Locate) è uno splendido gigante addormentato che si incontra nella zona dell’Isola Bergamasca. E’ una bellissima villa privata, non accessibile che colpisce per la sua somiglianza (in piccolo) con la Villa Reale di Monza. Difficile dire “chi abbia ispirato chi”.

Eretta dai conti Mozzi verso la fine del Seicento, dove nel medioevo tale casato aveva probabilmente un castello a ridosso di un piccolo borgo rurale, fu poi ampliata nella seconda metà del Settecento con l’attuale gusto neoclassico. La villa non è deturpata dalla vicinanza di costruzioni moderne e rimane fedelmente immersa nei campi coltivi, anche se sul retro la continuità visiva naturale è interrotta da una serie di capannoni industriali che s’affacciano sull’antico tracciato di strada briantea. Il noto architetto Piermarini prese probabilmente spunto da questa costruzione per la villa reale di Monza (1777-1780). Diversamente, il progettista di Villa Mozzi – Mapelli, un tal Moroni da Ponte, fu assai vicino all’opera del Piermarini per tale incrocio d’influenze architettoniche che portarono al risultato da tutti ammirato.

3. Ponte di San Michele e il Viaduc francese di… Cassandra Crossing

Considerato un capolavoro di archeologia industriale italiana, il ponte di San Michele, conosciuto da tutti come Ponte di Paderno, collega le due sponde del fiume Adda permettendo non solo il passaggio di auto e pedoni, ma anche il transito del treno. Il ponte fu realizzato fra il 1887 e il 1889 per permettere il transito veloce delle merci provenienti da Milano in direzione Bergamo (e viceversa) attraversando una zona densamente popolata di industrie come quella fra Calusco e Ponte San Pietro.

E’ opera di un ingegnere svizzero, Jules Rothlisberger, direttore dell’ufficio tecnico della Società Nazionale Officine Savigliano.  Dal punto di vista storico il ponte di Paderno, identico al Viaduc de Garabit realizzato quattro anni prima in Alvernia da Gustave Eiffel, è importante per essere stato tra i primi esempi di costruzione in cui venne applicata la teoria dell’ellisse di elasticità. E divenne un caso di studio insieme agli altri grandi ponti metallici eretti negli anni immediatamente precedenti o nello stesso periodo, come il già citato Viaduc de Garabit e il ponte Maria Pia di Porto (Portogallo).

Non è la prima volta che ne parlo: gli appassionati di film del genere catastrofico si ricorderanno “Cassandra Crossing”. Fu girato nel 1971 e tra i protagonisti troviamo la nostra Sofia Loren . Ma troviamo anche un ponte che ad un primo sguardo sembra proprio il Ponte San Michele: un treno sta passando, il ponte non regge e crolla portando morte e distruzione. Ma se guardate bene quel ponte non è quello di Calusco, ma il suo gemello. Anzi, il fratello maggiore, quello costruito da Eiffel in Francia due anni prima del bergamasco.

Se volete saperne di più ecco un articolo per approfondire la storia del Ponte di San Michele: Scopri cosa c’è di vero nella sinistra leggenda del Ponte San Michele detto anche Ponte di Paderno

Valle Imagna e Val Brembana

Lasciata l’Isola Bergamasca ci dirigiamo verso la Valle Imagna per proseguire verso la Val Brembana. Ecco due chicche che sono certa vi lasceranno senza parole e  fanno riferimento alla Rotonda di San Tomè e al celebre Grand Hotel di San Pellegrino Terme.

4. Rotonda di San Tomè e la Basilica di San Benigno di Digione (Francia)

La rotonda di San Tomè ad Almenno San Bartolomeo è uno degli edifici romanici più conosciuti non solo in Valle Imagna, ma di tutta la bergamasca. Il motivo è semplice: si tratta infatti dell’unica chiesa della provincia a presentare una pianta circolare, una particolarissima struttura architettonica che per molto tempo ha interrogato i massimi esperti del settore. Sebbene sia piuttosto raro osservare edifici circolari in Italia, la nostra bella San Tomè può vantare diverse ‘gemelle’ sparse per l’Italia e persino in Europa.

Un’architettura di stampo romanico, dunque, che ricalca il periodo in cui si collocherebbe l’origine di San Tomè, ossia fra la metà del XI secolo e la prima del XII secolo d.C. La chiesa valdimagnina, però, non è l’unica a presentare queste inconsuete caratteristiche: in Italia può contare su diverse ‘sorelle’ piuttosto simili, sia in architettura che in periodo storico, di cui quattro particolarmente analoghe. Parliamo del Duomo Vecchio, a Brescia, della Rotonda di San Lorenzo a Mantova, del Battistero della Basilica di San Vittore di Arsago Seprio (Va), e di San Pietro in Consavia, ad Asti in Piemonte. Queste chiese, oltre a presentare la pianta ottagonale, racchiudono al loro interno corridoi affrescati e colonnati, tutti disposti su più piani sovrastati da una cupola, esattamente lo stesso schema con cui è costruita anche la nostra San Tomè.

Ma la vera gemella del complesso di Almenno San Bartolomeo non si trova in Italia, bensì in Francia, a Digione e si tratta della Basilica di San Benigno, edificata nell’anno 1001 su progetto dell’abate benedettino Guglielmo da Volpiano. Sebbene quest’ultima sia molto più grande di quella valdimagnina, con tre ordini di colonne disposti su tre cerchi concentrici di 8, 16 e 24 elementi, somiglia in modo quasi esemplare alla galleria inferiore di San Tomè.

L’ipotesi avanzata dal Prof. Adriano Gaspani è che l’architetto che si occupò della ricostruzione della nostra rotonda possa essersi ispirato proprio a quella cripta francese, riproducendola in maniera similare in Valle Imagna.

Chiesa di San Tomè e Chiesa di san Benigno (Digione, Francia)
ph. La voce delle Valli

5. Grand Hotel di San Pellegrino – Palazzo des Tuileries

Inaugurato nel 1904, il Grand Hotel di San Pellegrino Terme presenta diverse analogie con il Palazzo delle Tuilerie, un antico palazzo parigino che ormai non esiste più.

Chi l’avrebbe mai detto? Stiamo parlando del meraviglioso monumento del liberty lombardo che da anni si cerca di riportare a nuova vita e di un palazzo storico parigino che in vita non c’è più. Il Palazzo delle Tuileries infatti non esiste piùbruciato in un incendio doloso, ma è stato un testimone silenzioso dei secoli più accesi della storia francese. Fra i Giardini des Tuileries e il Palazzo del Louvre, con il quale formava un complesso unico, sorgeva dal 1564 al 1883 questo immenso palazzo, residenza dei monarchi più famosi e importanti, un grande progetto avviato da Caterina De’ Medici ma compiuto da Napoleone Bonaparte secoli dopo.

La struttura dell’edificio bergamasco, composta da un blocco centrale sormontato da una cupola inquadrato da due ali laterali molto simile a quella del palazzo francese, con la sola differenza che quest’ultimo era più esteso in perimetro. Anche le decorazioni sulla ricca facciata sono molto simili, con particolari ispirati al mondo vegetale, putti e festoni in ogni dove. Per non parlare degli interni: la scalinata incorniciata da colonne che si può incontrare all’ingresso del Grand Hotel, ricorda moltissimo lo scalone d’onore del Palazzo delle Tuileries.

L’ipotesi che i due ideatori del colosso liberty brembano, l’architetto Romolo Squadrelli e l’ingegnere Luigi Mazzocchi, possano aver preso ispirazione dal Palazzo parigino c’è ed è sostenuta anche dagli storici dell’arte.  Rossana Bossaglia, famosa storica dell’arte italiana, che nel suo libro “Il Liberty in Italia” sottolinea nel Grand Hotel un edificio che “cita gli schemi degli antichi castelli francesi” e potrebbe essere una “copia in miniatura” del Palazzo delle Tuileries (ma non ci è dato saperlo con certezza).

Le foto qui sotto, recuperate in rete, ci danno veramente la misura di questa straordinaria somiglianza.

Grand Hotel San Pellegrino copia del Palazzo des Tuileries
Ph. La voce delle Valli

Lago d’Iseo

Lasciate le valli, vi porto sul Lago d’Iseo e nei dintorni: precisamente sull’Altopiano di Bossico alla scoperta di due ville gemelle.

6. Ville gemelle sul lungolago di Lovere e Bossico

Era un po’ che volevo parlare di questa curiosità e questo pezzo finalmente me ne dà la possibilità. Sul lungolago di Lovere, sul Lago d’Iseo, all’inizio del paese venendo da Bergamo c’è una bellissima infilata di ville liberty che si affacciano sullo specchio del lago. Sono ville costruite per la villeggiatura di industriali bergamaschi e bresciani che ogni anno trascorrevano le loro vacanze nella località lacustre che amo tanto. Ma non tutti sanno che queste stesse famiglie avevano anche delle ville in collina e precisamente a Bossico, sull’altipiano che guarda verso il lago da una posizione più rialzata.

Bossico, per la felice posizione panoramica sul lago d’Iseo, diviene nel secondo Ottocento una località di villeggiatura apprezzata dall’alta borghesia della zona, la borghesia imprenditoriale costruì ville chiamando le proprietà con nomi romani o risorgimentali, in conseguenza dei propri ideali politici e patriottici, a favore dell’Unità d’Italia con Roma capitale e sostenitori dei maggiori esponenti del Risorgimento democratico e Repubblicano: Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini .

Queste ville storiche, dislocate sull’altopiano di Bossico sul territorio del Comune di Lovere, portano il nome dei Sette Colli di Roma, Aventino, Campidoglio, Celio , Esquilino , Palatino , Quirinale, Viminale oltre a nomi di luoghi ed eventi che fanno riferimento alla capitale e nomi dei luoghi topici garibaldini: Vaticano, Gianicolo, Pincio, Caprera, Glori, Quattroventi.

Attualmente le ville sono tutte di proprietà privata. Ma c’è una curiosità che per mesi non mi ha fatto dormire e di cui avrei voluto raccontarvi la storia nei minimi dettagli. Si tratta della straordinaria somiglianza tra due ville: una che si trova sul lungolago di Lovere e l’altra nel centro di Bossico. Le riconoscete perché assomigliano tanto a degli chalet svizzeri, con le decorazioni in legno. Sono entrambe splendide.

Il sospetto che avessero utilizzato lo stesso progetto per costruirla è fortissimo. Quella di Lovere è stata ristrutturata una ventina di anni fa o poco più e appartiene a un noto medico. Quella di Bossico invece è stata lasciata andare, ma le citazioni tra le due sono evidentissime. Quello che ho scoperto è che c’erano delle parentele tra i proprietari delle due ville.

Villa Lovere e Villa gemella di Bossico

Bergamo

Torniamo a Bergamo? Per trovare copie e citazioni ci basta passeggiare per le vie della città ed entrare nei musei cittadini, l’Accademia Carrara e la Biblioteca Angelo Mai.

7. Palazzo Daina via Pignolo  che cita il Palazzo dei Diamanti di Ferrara e non solo

Passeggiando in via Pignolo non potete non notare Palazzo Daina de Valsecchi. E’ facilmente riconoscibile per i caratteristici bugnati in marmo di Zandobbio che ricordano il particolarissimo Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Più che una copia possiamo definirla una “citazione” e non solo del palazzo ferrarese, ma anche di un altro palazzo che si trova a Cremona.

La facciata si distingue soprattutto per il motivo inconsueto per Bergamo, delle bugne di marmo con forma di Piramide molto rilevata che ornano quasi tutti i contorni delle aperture, sia dei due portali che delle finestre.

Nel suo complesso questa facciata costituisce un esempio unico nell’architettura bergamasca rinascimentale ed è messa ancora più in evidenza dalla colorazione tendente al rosato, attribuita all’intonaco applicato di recente. L’autore del palazzo e l’anno di costruzione precisa non sono noti. Si può tuttavia supporre che l’architetto abbia conosciuto l’opera di Biagio Rossetti che, a Ferrara nel 1462, aveva costruito per il principe Sigismondo d’Este il Palazzo dei Diamanti, nel quale il parametro delle facciate è interamente costruito con bugne di marmo d’Istria lavorato a piramide, di forma quindi simile a quella che si riscontra nei contorni di Palazzo Daina.

Ma non è l’unica citazione che ritroviamo. Anche a Cremona, il palazzo di Eliseo Raimondi, costruito intornoal 1496, e cioè trentaquattro anni dopo l’edificio di Ferrara, presenta le facciate a bugne in pietra, anche se con rilievo inferiore.

Messo tutto a confronto, e tenuto conto del ritardo con il quale normalmente gli influssi artistici dei centri più avanzati della cultura venivano assimilati e captati nelle città di provincia, pare sia possibile datare la facciata di Palazzo Daina de Valsecchi, negli ultimi anni del Quattrocento o i primi del Cinquecento.

8. Giuliano de’ Medici di Botticelli (Accademia Carrara, BG)

Il Ritratto di Giuliano de’ Medici è un dipinto a tempera su tavola (54×36 cm) di Sandro Botticelli, databile al 1478-1480 circa ed è conservato all’Accademia Carrara di Bergamo. Esistono tre versioni di questo dipinto: una si trova a Berlino, una a Bergamo e una a Washington.

Il dipinto raffigura Giuliano de’ Medici, fratello minore di Lorenzo il Magnifico, ed è con ogni probabilità una seconda versione rispetto a un altro ritratto di identica impostazione, conservato alla National Gallery di Washington, che differisce dalla presenza sullo sfondo di una finestra socchiusa, probabile simbolo funerario, e in primo piano di una tortora, simbolo di fedeltà e prudenza che potrebbe alludere all’amore per Simonetta Vespucci (G. Valagussa, in Grandi pittori del Rinascimento dell’Accademia Carrara di Bergamo, 2014). Per questo motivo il ritratto e le sue successive versioni, tra cui quella della Carrara, sono state talvolta datate a dopo il 1476, anno di morte di Simonetta. Tuttavia lo sguardo abbassato, le palpebre socchiuse e la smorfia malinconica della bocca farebbero pensare a un ritratto commemorativo, eseguito -forse sul modello della maschera mortuaria- subito dopo la morte di Giuliano, ucciso nella congiura dei Pazzi nel 1478. Ma, in accordo con Boskovits (in Italian Paintings of the Fifteenth Century. The Collections of the National Gallery of Art, 2003) la versione più antica di questa immagine pare essere quella dal semplice fondo blu, conservata agli Staatliche Museen di Berlino (n. 106B, tavola, cm 54 x 36): è presumibile che all’indomani della morte violenta di Giuliano molti lo volessero ricordare attraverso un ritratto e che Botticelli replicasse più volte la sua opera con il supporto della bottega.

L’opera divenne una specie di canone dell’immagine di Giuliano, tanto che ne esistono anche diverse copie più tarde, quali quella in controparte (tacciata di recente come falso: Koerner, 2006, p. 93) nella Collezione Mario Crespi a Milano, quella nella National Gallery of Scotland a Glasgow e un’altra allo Czartoryski Muzeum di Cracovia. A partire da Berenson nel 1899 che mise in dubbio l’autografia del dipinto, l’opera della Carrara, giunta al Museo con l’eredità Morelli, ha avuto una tormentata fortuna critica che rimanda sempre all’ambiente del Botticelli ma che vede l’opera o come eseguita dalla bottega, o come parzialmente autografa, o come copia, “senza mai escludere in vari casi la riaffermazione di un’autografia del maestro che poteva ragionevolmente intervenire in prima persona su un dipinto preparato nel suo atelier” (Valagussa, 2014).

9. Il Globo Terracqueo di Coronelli ha fatto il giro del mondo

E veniamo all’ultima opera che abbiamo nella bergamasca e che ho ritrovato in altre parti del mondo. In realtà si tratta di un’opera realizzata in serie su commissione: è il globo terracqueo di Vincenzo Coronelli che Bergamo conserva nella Sala del Centro Studi Tassiani della Biblioteca Angelo Mai di Città Alta.

Coronelli nasce a Venezia nel 1650 e imparò l’arte della xilografia prima di entrare in convento nell’ordine dei Frati Minori Conventuali. Qui iniziò a studiare geografia e si specializzò proprio su questo argomento. In oltre trent’anni si dedicò alla costruzione di globi che rappresentassero la Terra e i corpi celesti, oggetti di pregevole fattura che gli vennero commissionati da tutta Europa.

La fama del Coronelli come “maestro nella produzione di Globi” divenne celebre in tutta Europa, tanto che il cardinale d’Estrées, ambasciatore francese di Luigi XIV a Roma, gli ordinò due globi da destinare a Luigi XIV, il Re Sole, per abbellire la Biblioteca Regia della Reggia di Versailles. Realizzati dal 1681 al 1683, questi due globi, uno terracqueo (con la rappresentazione del mondo allora conosciuto) e uno celeste (con la rappresentazione del cielo alla nascita di Luigi XIV, dipinta e miniata da Jean-Baptiste Corneille con rappresentazioni metaforiche delle costellazioni e dei corpi celesti). Appartengono oggi alle collezioni della Bibliothèque Nationale de France e sono esposti alla sede François Mitterrand.

Rientrato a Venezia nel 1684, Coronelli venne nominato cosmografo dell’Università della Repubblica Serenissima di Venezia e fondò l’Accademia degli Argonauti, la prima società geografica del mondo. Alcuni dei globi originali del cartografo sono oggi conservati nella Biblioteca Nazionale Austriaca e in quella dell’abbazia benedettina di Melk che ho visitato un paio di anni fa e di cui sono riuscita a rubare uno scatto fotografico, in Austria. Due esemplari di globi del 1688 e del 1693 si trovano nella biblioteca di Treviri, in Germania. Altre coppie di esemplari, della fine del XVII secolo, sono conservate nella Biblioteca Planettiana di Jesi, nella Biblioteca Federiciana di Fano e al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano. Un’altra coppia di globi (terrestre e celeste, della cosiddetta “quinta serie”) originali si trovano presso la Pontificia Biblioteca Antoniana, a Padova, e presso la Biblioteca Classense a Ravenna. Anche il Museo Galileo di Firenze possiede un’importante collezione di globi del cosmografo veneziano, che appartengono alla serie prodotta da Coronelli presso l’Accademia Cosmografica degli Argonauti.
Tra le collezioni private, troviamo un paio di globi anche nella villa palladiana veneta della famiglia Foscari, la Malcontenta.

Venendo a quelli conservati a Bergamo, be’, vi consiglio di leggere il post che ho scritto un po’ di tempo fa che ne racconta tutte le vicende avventurose: Scopri le meraviglie della Biblioteca Angelo Mai di Bergamo Alta con la visita guidata #maididomenica

Insomma, basterebbe rincorrerli uno ad uno per fare un bel tour nel tour. 😉

Ora tocca a voi

Mentre scrivevo mi sono accorta che ho fatto un elenco di sole 9 curiosità e si sa, il 9 chiama il 10. E con tutti gli sforzi che ho fatto, scandagliando internet, libri e amici esperti non sono riuscita ad arrivare a completare la famigerata lista di 10. Per questo vi chiedo un aiuto: conoscete altre copie o citazioni che potrei inserire in questo articolo?

Aspetto i vostri suggerimenti. E vi abbraccio tutti.

 

 

 

Note: le informazioni e le foto contenute in questo articolo sono in parte originali e in parte recuperate in rete. 

32 commenti

    1. Grazie. Sono sempre attratta dalle “citazioni” e dalle copie. Non è la prima volta che ne scrivo. Hai letto il mio articolo sulla copia della Gioconda che svela il segreto dello sfondo leonardesco?

  1. Come tutti i tuoi articoli, anche questo è super interessante e curioso. Proprio stamattina stavo guardando un documentario su Crespi d’Adda e ho sentito parlare della chiesa creata su copia di quella di Busto Arsizio. Non conoscevo gli altri.

    1. Pensa che combinazione, allora! Adoro le connessioni con il mondo e le coincidenze sincroniche. Spero che anche le altre somiglianze riportate nell’articolo ti siano piaciute. 🙂

  2. Le due ville che sembrano chalet svizzeri sono adorabili!! Comunque pazzesco quello che esiste. D’ora in poi guarderò alle somiglianze di questo tipo con occhio diverso.

    1. A dire la verità l’avrei anche trovata, ma prima di inserirla, aspetto che qualcuno mi suggerisca la propria sperando di non conoscerla ancora. Sarebbe una bella scoperta. 🙂

  3. La storia del ponte la ricordavo bene e già quando ne avevi scritto ero rimasta impressionata dalla somiglianza con i suoi “gemelli” (e dalla storia, come sempre). Anche per il Gran Hotel devi giocare a “trova le differenze” con Las Tuileries, ma le due case che assomiglio a chalet svizzeri mi sembrano praticamente identiche. Tra l’altro ce n’è una molto simile non lontano da casa mia, chissà se si tratta dello stesso architetto? Appena si potrà uscire vado a fare una fotografia e te la mando!

  4. Beh in fondo è un po’ come la musica. Gli accordi di base sono quelli, mescolando gli stili e le varie tecniche capita spesso di avere riproduzioni! Bellissimo questo articolo!

  5. No, vabbè, ma è un articolo meraviglioso. “Smascherare” le copie dei monumenti che sono nella tua zona è stata un’idea molto originale e che trasmette una grande conoscenza del tuo territorio. Complimentoni. Dove vivo io dicono che la cattedrale sia stata costruita seguendo l’ispirazione di Santa Maria del Fiore di Firenze e in effetti ci somiglia parecchio.

  6. Ma che articolo interessante, ho scoperto un sacco di posti che non conoscevo prima. E soprattutto ho scoperto delle curiosità stuzzicanti, come il ponte di Cassandra Crossing 🙂

  7. Complimenti, hai fatto un lavoro davvero certosino! Purtroppo non ti so aiutare, ma quando verrò a Bergamo, girerò in città con occhi diversi, stanne certa!

  8. Alcune delle somiglianze sono davvero palesi, un articolo davvero interessante! Gli chalet svizzeri poi sono parecchio bizzarri per la zona 🙂

  9. Ci sono davvero un sacco di parallelismi e copie tra Italia e Francia e l’ho notato dal tuo articolo. Pazzesco quante copie in giro per il mondo ci siano delle stesse cose!

  10. Molto interessante questo articolo! il confronto fa guardare quei monumenti con altri occhi. Certo che sul ponte di San Michele non vorrei passarci mai, sono rimasta traumatizzata da Cassandra Crossing!!

  11. Questo articolo è frutto di un’attento spirito di osservazione! Scovare questi elementi e analogie non deve essere semplice, è proprio significativo di quanto tu ami e approfondisci tutto della tua città. Non conosciamo Bergamo ma queste piccole chicche ci aiuteranno a guardarla con occhi diversi…

  12. Raffaella ti leggo sempre volentieri perchè pur raccontandoci solo della tua terra riesci a trovare sempre tante curiosità. Negli edifici come nella musica o nella scrittura ci sono tante copie .
    Interessante la storia del ponte di “Cassandra Crossing”. Alla prossima

  13. Che fatto curioso, tutte queste copie in giro per il mondo sono davvero singolari! I tuoi articoli sono sempre molto interessanti.

  14. Con questo articolo – ben strutturato a livello di idea e di argomenti – ho avuto la possibilità di fare ritorno a Bergamo e nel suo suggestivo territorio prealpino. Ho trovato interessante il legame fra alcuni dei suoi edifici monumentali – come il Grand Hotel di San Pellegrino – ed altri che condividono con essi il concetto architettonico. A proposito di quest’ultimo sito – che ho avuto modo di ammirare da vicino – trovo che sia un bellissimo esempio di architettura Liberty, come anche il Casinò di San Pellegrino ❤️

  15. Guarda, davvero incredibile. Leggendoti man mano mi sono accorta che davvero ci sono tantissime copie o gemelle in giro ed è davvero difficile capire chi abbia influenzato o ispirato chi. Le case chalet sono le mie preferite, forse perché le ho scoperte proprio grazie a te, se non erro in un altro articolo avevi accennato a qualcosa già. Complimenti comunque Raffaella, questo articolo fa emergere quanto profonda sia la conoscenza che hai del tuo territorio!

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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